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Bulldozer Il gigante buono ci lascia a ottantasei anni
L’attore napoletano verace da tutti conosciuto come Bud Spencer, ha detto “grazie” e se n’è andato. “…Era curioso di vedere quello che accadeva dall’altra parte e ora starà sicuramente ballando con le stelle…” ci dice la figlia Cristiana Pedersoli 

Angela Saieva

Si è spento a ottantasei anni Carlo Pedersoli, l’attore hollywoodiano da tutti conosciuto come Bud Spencer, icona degli spaghetti western, il gigante buono che ha conquistato il mondo con le sue scazzottate. È stato tra quelli che ha portato, di fatto, Napoli nel mondo attraverso i suoi film come Piedone lo sbirro, una fortunata serie poliziesca ambientata a Napoli. Da pallanuotista nella nazionale italiana degli anni cinquanta incominciò ad allenarsi proprio nel golfo campano. Innumerevoli sono giá le proposte di fare un qualcosa dedicato al mito scomparso, tra queste anche quella di una piazza in suo onore nella città che gli ha dato i natali e che proprio lo scorso anno gli ha consegnato una medaglia ufficiale, Napoli. I suoi concittadini non lo hanno dimenticato e vogliono intitolagli una piazza, a un vero napoletano, all’Ambasciatore di Napoli nel mondo, a un mito per quattro generazioni.

Nella sua vita ha saputo scegliere e dire in certe occasioni anche “NO” come quello detto a un non indifferente Federico Fellini quando, secondo lui, gli aveva trovato un ruolo perfetto nel Satyricon ma Pedersoli rispose: Ah Federì, abbi pazienza, ma io non lo faccio. Io nudo in piscina con i putti che mi mordono il sedere non ci sto. Io sono un personaggio che il pubblico ha gradito. Conosco i miei limiti. Ha detto “NO” anche al teatro, ad esempio quando gli proposero di recitare nell’Uomo, la bestia e la virtù di Pirandello. Ha sempre rifiutato le offerte teatrali perché riteneva che il vero attore di teatro apra il palcoscenico e se sbaglia una sillaba, diceva, è buttato fuori dal pubblico. Mentre nel cinema al quarantesimo ciak anche una scimmia riesce a far bene la scena. Ha detto anche molti “SI” e tra questi mi sento onorata di esserci anch’io. Di avermi concesso l’intervista. Anche se devo dirla proprio tutta, più che un’intervista fu una lunga, scorrevole e piacevole chiacchierata durata più di 50 minuti a scorrazzare per lungo e per largo nella storia. È stato davvero un incontro straordinario il nostro. Mi é sembrato com sfogliare un libro di storia.

La camera ardente rimasta aperta dalle dieci del mattino fino alle diciannove è stata allestita nella Protomoteca del Campidoglio, dove centinaia di persone, colleghi, stuntman, fan, amici e la famiglia hanno voluto dare l’ultimo saluto e rendergli omaggio. Mentre Giovedì 30 giugno alle ore dodici si sono tenuti i funerali nella Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo a Roma. All’arrivo della bara, tra emozioni, applausi e pianti, s’intonavano le note della colonna sonora di “Altrimenti ci arrabbiamo”, uno dei suoi film più celebri. Accanto alla bara è stato deposto oltre ai fiori bianchi e celesti un barattolo di fagioli pasto simbolo degli spaghetti western e in ricordo di uno dei film più amati dai suoi fan “Anche gli angeli mangiano i fagioli”, come anche una bandiera della S.S. Lazio, squadra di cui era sostenitore.

Insieme all’ex sindaco della capitale Gianni Alemanno, Massimo Ghini, il produttore Fulvio Lucisano, i fratelli Carlo ed Enrico Vanzina, Dario Argento, Nicola Pietrangeli, Giovanna Ralli, Domenico Procacci, Nino Benvenuti e molti altri con gli occhiali da sole e il cappellino da baseball in testa c’era anche lui Mario Girotti, il compagno di viaggio delle tante “scazzottate” cinematografiche che hanno reso celebre la coppia: “Bud Spencer e Terence Hill”.   Per l’eroe dei due mondi anche al match Germania Italia, con una petizione partita da Milano e diretta al Presidente dell’Uefa Ángel María Villar, al Presidente della Figc Franco Tavecchio e ai due presidenti della Lega calcistica tedesca, è stato chiesto di giocare Sabato 2 luglio 2016 con la fascia nera, in segno di lutto.

“Scompare un grande del nostro cinema, ha detto il ministro Franceschini. “Ha saputo divertire intere generazioni e conquistare il pubblico con la sua grandissima professionalità”.   “Lui ha trasmesso la sua libertà con una gioia di vivere immensa. Desiderava fare tante cose ma era curioso anche di vedere quello che accadeva dall’altra parte e ora starà sicuramente ballando con le stelle” ha detto la figlia Cristiana Pedersoli, non ha mai avuto paura di nulla, dei dolori, dei giudizi della solitudine, neanche di questa morte che lo ha accolto mentre era fra le nostre braccia.” “Sono fiera di averlo avuto come padre, sono fiera di lui, che fortuna averlo incontrato trattenendo a fatica le lacrime dice la sorella Diamante“. “Era un uomo libero come nessuno al mondo…” racconta il figlio Giuseppe Pedersoli. Ha lasciato tanto amore. É scomparso circondato dall’affetto dei suoi cari e senza dolore, Mio padre si definiva un dilettante di alto livello ma per me era un campione. Lui si arrabbiava solo quando vedeva l'ingiustizia, la violenza, il sopruso, per i più deboli, i piccoli, le donne, non lo sopportava. Non ha sofferto, aveva tutti accanto e la sua ultima parola è stata “grazie”. “Ha fatto sognare, sorridere e appassionare intere generazioni, ha detto la prima Cittadina di Roma Virginia Raggi ma è a lui che il cinema e questa città dice GRAZIE”. Chiusa con un invito spetta a un nipote di Carlo Pedersoli leggere in breve quanto nonna Maria ha scritto a nome del marito:   “Godetevi le buone cose che vi possono capitare, io l'ho fatto, ora io vi abbraccio... e ancora una volta, "futtetenne".

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al Festival di Castrocaro vince Ethan Lara
La diretta su Rai Uno parte ma con un'edizione speciale “dobbiamo essere una piattaforma per la popolazione colpita dal terremoto in questi giorni".

Angela Saieva

La diretta su Rai Uno parte ma con un'edizione speciale “dobbiamo essere una piattaforma per la popolazione colpita dal terremoto in questi giorni". La giornata di lutto nazionale non ferma la prima serata del concorso di canzoni e la Finalissima del 59esimo Festival di Castrocaro Voci nuove volti nuovi Sabato 27 Agosto è andata in diretta in prima serata su Rai Uno e su Rai Radio due, dove ha visto in azione la rosa dei dodici finalisti: Vittoria Tampucci, Anastasia Pacilio, Tomas Tai, Christian Riccetti, Luce Gamboni, Anna Guerra, Francesca Notarfrancesco, Lucia Golemi, Andrea Tortolano, Nicole Stella, Rosa Chiodo e il vincitore Ethan Lara di diciotto anni, originario di Firenze.

L’esibizione dal vivo con cover e brani inediti è stata accompagnata dall’orchestra diretta dal Maestro Stefano Palatresi mentre la conduzione quest’anno è stata affidata all’inedita coppia formata dall’attore e presentatore televisivo Flavio Montrucchio e da Samanta Togni, insegnante di danza e volto storico del grande successo televisivo Ballando con le stelle.

Le dodici promesse della musica italiana sono state valutate da una Giuria formata da Mara Maionchi, discografa di grande esperienza e che non ha perso occasioni nel dire la sua in diverse occasioni, Claudio Lippi e Valerio Scanu.   Nella serata inevitabile è stato incontrato anche il dipartimento europa managing SDA Sanremo Eventi, la rinomata casa artistica italiana con sede a Pforzheim, in Germania.

Un’organizzazione nota soprattutto nell’essere riuscita nel corso di questi ultimi trent’anni a fare aprire le porte ai nostri connazionali residenti all’estero ambiziosi di riuscita, coordinando in esclusiva selezioni di numerosi concorsi canori, cinematografici e di bellezza di chiara fama, come nel 2014 anche quella del Festival di Castrocaro.

Sono dure battaglie d’intesa con le organizzazioni madri del concorso ma che alla fine ti portano a ottenere meritevoli risultati, commenta lo stesso direttore artistico della SDA Sanremo Eventi. Questo mondo artistico in generale mi appassiona o per meglio dire fa parte sicuramente del mio DNA. Forse è questa la vera ragione perché ho scelto di costruire le mie basi in Germania. Organizzare e coordinare determinate selezioni che porta a un reale scambio di cultura e origini sono gratificanti. Non potevo non essere pertanto presente anche a questa kermesse. Oltre ad un emozionante scenario ho visto grande partecipazione e complicità tra i finalisti e zero competizione. Tutti, più o meno, elementi meritevoli. Quello che mi ha colpito di più in questa serata comunque non sono state tanto le canzoni in gara ma la grande umanità, sensibilità e solidarietà rivolta ai terremotati. A mio avviso sono loro i veri vincitori, se pur solo morali, in questa edizione.

Durante la serata è stata presentata l'ultima registrazione di Nilla Pizzi, scomparsa pochi anni fa, "Non sono sogni" realizzata in duetto virtuale con Kelly Joice e che è giá nelle radio dal 29 Agosto. Il premio per il brano più radiofonico è andato a Rosa Chiodo mentre per il vincitore Ethan Lara la kermesse si è trasformata in un trampolino di grandi opportunità messe a disposizione dagli organizzatori, dall’entrata di diritto nei primi sessanta concorrenti che parteciperanno alle selezioni per l'area “Nuove Proposte” del festival di Sanremo 2017 fino ad aprire già dai prossimi mesi i concerti degli Stadio ospiti d'onore al Festival di Castrocaro e vincitori dell’ultimo Festival di Sanremo con il successo "Un giorno mi dirai".

Una Band che vanta una lunga carriera di successi e di collaborazioni tra i tanti con Lucio Dalla, Irene Grandi, Noemi, Laura Pausini, Patti Pravo e che rinsalda il forte e storico legame fra i due Festival canori più importanti e longevi d’Italia.

Il Corriere d’Italia è vicino al dolore di tutti i terremotati e a tutti quelli che soffrono in generale e si associa naturalmente al messaggio lanciato dalla protezione civile: il 45500.

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Quando i miei vennero in Germania

Licia Linardi - Pierluigi Vignola


60 anni dagli accordi bilaterali tra Italia e Germania a cura di Licia Linardi e di Pierluigi Vignola Il 20 dicembre 1955 Italia e Germania firmavano a Roma il primo accordo per l’invio di manodopera italiana in Germania.   Quell’accordo “Anwerbevertrag” ancora oggi viene considerato l’atto ufficiale di nascita del fenomeno migratorio verso la Germania, dove oggi risiedono ufficialmente circa 700.000 italiani.   Per ricordare questo avvenimento, 60 anni dopo, abbiamo chiesto ai figli degli emigranti di narrare la propria storia. Di come hanno vissuto loro l’emigrazione, l’insediamento a scuola, le amicizie tedesche ecc... Le lettere ricevute qui in redazione sono molte, belle e interessanti e in questa edizione speciale del Corriere d’Italia ne pubblichiamo alcune. In occasione del 60° anniversario, varie sono le manifestazioni che si sono tenute e terranno per ricordare l’avvenimento.   Amburgo - In collaborazione con il MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero), la Fondazione Migrantes ed il Patronato EPAS si è tenuta presso la Missione Cattolica alla fine di Ottobre un Convegno sul tema: “La cultura dell’Emigrazione italiana nel mondo” La nuova emigrazione italiana in Germania: Oppurtinità e rischi.   Stuttgart - Le Acli-Germania, assieme a KAB e Fondazione Migrantes, hanno promosso presso l’Accademia di Stuttgart/Hohenheim una duplice manifestazione per celebrare l’avvenimento: venerdì sera 18 dicembre 2015 una cerimonia commemorativa con diverse autorità politiche e religiose; sabato 19 dicembre un Simposio sull’emigrazione italiana in Germania.   Colonia - Martedì 15 dicembre si terrà alle ore 19.00 al Domforum (prprio davanti al duomo, la manifestazione finale dedicata ai 60 anni di presenza italiana in germania: “Emigrazione 2.0. Da Gastarbeitern a Brain-Drain”.

Questo solo per citarne alcuni   Ma fondamentalmente quale è stato l’apporto tra le due nazioni con la firma di tale accordo?   Le trattative che condussero alla firma di tale accordo furono il frutto sia di esigenze nazionali, sia di istanze internazionali. Il flusso emigratorio che ne scaturì fu influenzato, a sua volta, dalla progressiva entrata in vigore della libera circolazione dei lavoratori all’interno della Comunità economica europea, e dall’andamento economico registrato nelle nazioni coinvolte. La prima fase dell’emigrazione diretta verso la Germania federale fu definita “assistita” poiché pianificata a livello istituzionale e organizzata attraverso i Centri di emigrazione. La seconda fase dell’emigrazione fu caratterizzata della libera circolazione dei lavoratori e da forme di reclutamento indipendenti dalla mediazione dei Centri di emigrazione. I lavoratori italiani trovarono lavoro recandosi direttamente all’estero. Le trattative che condussero alla firma dell’accordo bilaterale italo-tedesco si possono far risalire all’ottobre del 1953, quando il governo italiano chiese al governo tedesco di occupare lavoratori stagionali italiani a causa della diminuzione costante delle importazioni italiane da parte tedesca. La discussione sul saldo negativo dei pagamenti e sul reclutamento della manodopera caratterizzò i rapporti economici italo-tedeschi per tutto il 1954.

L’apice si raggiunse a luglio, quando l’Italia, davanti alla reticenza tedesca, minacciò di “tornare ad una politica commerciale restrittiva se gli altri stati non fossero stati disposti ad un’attuazione liberale dell’assunzione di manodopera”. Alla richiesta italiana, però, Bernhard Ehmke (dirigente del ministero federale del lavoro) rispose chiaramente che il bisogno di manodopera nella Repubblica federale tedesca poteva «ancora essere soddisfatto con quella locale» e rifiutava i “legami contrattuali” con l’Italia perché li riteneva prematuri. Le forti interdipendenze esistenti tra l’Italia e la Germania federale erano il frutto della ricostruzione economica post-bellica che ponendo le esportazioni al centro della rinascita economica europea, si basava sulla liberalizzazione del commercio estero. Il progetto di un’Europa economicamente integrata, progetto che, come afferma lo storico Charles Maier, era rimasto parzialmente irrealizzato, era stato il progetto degli Stati Uniti di Truman che, con il piano Marshall, aveva proposto alle nazioni europee un piano di crescita economica comune. Gli Stati Uniti pensavano all’Europa come a una “regione”, dove ogni nazione avrebbe dovuto ricoprire ruoli funzionalmente interdipendenti dettati dalla propria storia e dalle proprie risorse. Il compito degli Stati Uniti sarebbe stato quello di attivare un meccanismo “self help adatto a rimettere in moto la spina al recupero di produttività”. La crescita economica avrebbe garantito la stabilità politica e la pace sociale dell’Europa e sarebbe stata l’unico antidoto sia contro i partiti comunisti, forti soprattutto in Francia e in Italia, sia contro il pericolo sovietico.

Da sottolineare il valore principalmente politico assunto dagli aiuti economici americani tanto da affermare che “gli aiuti americani furono politicamente decisivi alla ricostruzione europea”.   Gli Stati Uniti individuavano, nel recupero politico ed economico della Germania occidentale, la condizione necessaria e indispensabile per la rinascita economica europea, e contemporaneamente ne facevano il baluardo della loro politica di contenimento. Se da un lato, infatti, alla Germania federale con il suo carbone e con le sue capacità tecniche veniva riconosciuto il ruolo trainante per la ripresa economica del continente, dall’altro lo scivolamento della Germania occidentale nell’area comunista avrebbe potuto significare la perdita dell’Europa. Questa storia di cui parliamo è stata una storia di straordinario successo che è lì a dimostrare quello che possiamo fare insieme e soprattutto il metodo con cui possiamo gestire anziché subire le grandi questioni come quella dell’immigrazione. Già al tempo dell’intesa del 1955 le due giovani democrazie italiana e tedesca avevano compreso la possibilità di ottenere dalla cooperazione reciproca e dall’integrazione europea nuove opportunità, come i temi della solidarietà europea, della piena occupazione e del progresso economico e sociale, che anche oggi vengono perseguiti dai governi italiano e tedesco. A sessant’anni da quell’accordo si può dire che oggi comincia ad esserci al governo dei paesi europei una “generazione Erasmus” che conosce i vantaggi che l’Europa ci porta. Oggi più che mai sappiamo cosa vuol dire essere o non essere in Europa e come i nostri interessi e valori siano tutelati meglio in un’Unione Europea, anche se imperfetta, piuttosto che in assenza di tale struttura. Lavorare dunque per accelerare il rilancio politico dell’Europa che passa innanzitutto dall’affrontare in maniera molto più convinta la grande sfida dell’immigrazione che deve avvenire nel pieno rispetto dello stato di diritto e dei diritti fondamentali della persona. Valori, questi ultimi, che, al fine di rilanciare il processo politico d’integrazione europea, vanno portati avanti insieme al completamento della costruzione economica e sociale dell’Europa.

Foto: Bundesstadtarchiv. 1955 Emigranti italiani   Avviso importante!Come già accennato nell’edizione di settembre u.s. nel 2016 pubblicheremo il volume “Quando i miei vennero in Germania” con tutte le lettere arrivate in redazione. Chi ha interesse a partecipare può continuare a spedire la propria storia qui in redazione: Corriere d’Italia - Mainzer Land Str. 164 - 60327 Frankfurt oppure via e-mail: redazione@corritalia.de.

Renzo Arbore e l'Orchestra Italiana scelgono Stoccarda. L’ambasciatore nel mondo della musica napoletana dopo ventisei anni arriva finalmente anche in Germania portando il suo pubblico in delirio.

Angela Saieva

Lo showman, vincitore di tantissimi premi, riconoscimenti, onorificenze e conosciuto per i suoi concerti in tutto il mondo dall’Italia a Rio de Janeiro, Sidney, Tokyo, Parigi, New York, Londra, Mosca, Buenos Aires, Caracas, Shanghai, Toronto, San Paolo, Montreal, Melbourne, Pechino, etc., con lo storico gruppo è approdato in suolo tedesco abbracciando finalmente i nostri connazionali e non solo. Fin dal primo pomeriggio abbiamo assistito il Backstage dell’incomparabile Orchestra Italiana dopodiché, il maestro Renzo Arbore, con grande umiltà ci ha dedicato il suo prezioso tempo.

Maestro Arbore, lei ha girato ininterrottamente con la sua Orchestra Italiana da un'estremità all'altra del mondo impiegando ventisei anni ad arrivare in Germania. Non è un po’ tanto?
È vero, mi rammarico ma non è colpa né degli artisti né degli impresari. Il mondo è grande e le mie tappe sono infinite ma è stato sempre vivo il pensiero di arrivare anche dai nostri amici in Germania e devo dire che, oltre ad avercela fatta, sono molto felice di avere inaugurato oggi il mio tour proprio qui da Stoccarda. Adesso ripartiremo per l’Italia per completare tante altre tappe, dopo essere stati a Padova, a Genova etc. Poi sarà la volta del Canada per un altro lungo giro e così via.

In questo suo nuovo tour, cosa porterà ancora in giro per il mondo?
Porteremo la musica napoletana ma non solo perché, accanto ad essa, abbiamo arrangiato secondo la lezione di Renato Carosone e in maniera internazionale (affinché possa piacere anche ai giovani e quindi parliamo di musica caraibica, ritmi cubani, esotici e tanto altro ancora) anche un po’ di Swing, Jazz, musica Jamaica e tanto altro ancora. Poi ci sono delle canzoni scritte con Claudio Mattone e che ho fatto diventare famose. Canzoni delle mie trasmissioni televisive come Ma la notte no, il Materasso, Vengo dopo il TG, La vita è tutto un quiz, e via dicendo. Ho ripreso pure il Clarinetto, perché questa rilanciò in Italia la canzone nuovista e che era ferma dai tempi di Renato Carosone.

Si è distinto in innumerevoli occasioni e fondando l’Orchestra Italiana, con lo scopo di diffondere nel mondo la canzone napoletana classica, le è stato attribuito il Premio America per avere raggiunto un importante risultato a favore dell'amicizia transatlantica. Ci racconta un aneddoto?
Ovunque sono andato ho girato il mondo con un vasto programma di canzoni napoletane e devo dire che le comunità sono sempre state generose sin dal primo concerto. Noi abbiamo incominciato prendendo il toro per le corna e quindi con Radio City Music Hall di New York. Cerano tutti da Ben Gazzara, Antony Queen e tanti altri. È da lì che è decollata l’Orchestra italiana, anche se gli Indigeni sia a New York allora sia poi quando siamo andati in Russia e in Cina dove non ci sono le comunità, queste canzoni sono state ugualmente amate grazie anche al lavoro che hanno fatto i tenori, i soprani da Enrico Caruso a Luciano Pavarotti che hanno portato da sempre in giro le canzoni napoletane, anche se i nostri stessi artisti napoletani le consideravano un po’ turistiche. Sicuramente non avevano capito che erano assolutamente dei capolavori e che avevano dei versi di poesie straordinarie, canzoni senza tempo, eterne e delle musiche e melodie che sono pari soltanto al melodramma delle opere di grandi compositori italiani.

Lei ha scoperto e lanciato personaggi non indifferenti come Roberto Benigni, Gegé Telesforo, Giorgio Bracardi, Mario Marenco, Marisa Laurito, Nino Frassica, Milly Carlucci, Daniele Luttazzi e valorizzato altri come Michele Mirabella, Luciano De Crescenzo e la Microband, Maria Grazia Cucinotta, Nina Soldano, Luana Ravegnini e Ilaria D'Amico, Francesco Paolantoni, Feliciana Iaccio, Pietra Montecorvino e tanti altri ancora. Ma a lei, chi l’ha scoperta?
Per la verità ho fatto un po’ da me. Ho partecipato a un concorso in radio e l’ho vinto. Poi un funzionario della televisione che si chiamava Ducci mi vide esibirmi in radio e mi propose di portargli un’idea televisiva. Così, tanto per provare a vedere cosa sapevo fare in televisione. Così inventai e gli portai il mio primo Talk Show nella storia della televisione italiana. Non c’era ancora Maurizio Costanzo. Si chiamava “Speciale per voi”. I ragazzi parlavano liberamente con i loro idoli ad esempio da Modugno a Lucio Battisti, da Nada che debuttava con me a Patty Pravo e da lì partirono i miei grandi successi.

Lei ha imposto stile e idee innovative fin dalle sue prime trasmissioni degli anni sessanta a oggi. Sembrava uscito dagli schermi televisivi invece lo troviamo ad avere anche una sua televisione. Vuole parlarcene?
Questa domanda mi fa davvero piacere. Per quelli che pensavano che non facessi più televisione dico che, ultimamente, ho fatto anche un programma dedicato a quelli dello Swing e che è andato in onda su Rai due rilanciando proprio lo Swing italiano. Musica giovane e che ricorda anche la mia gioventù. Inoltre ho un canale televisivo - renzoarborechannel.tv - dove mi ci dedicherò sempre di più. Naturalmente è un canale gratuito che trasmette ventiquattr’ore su ventiquattro e dove troverete tante mie performance, miei programmi e scelte di personaggi che ho fatto e che non si possono dimenticare come Valter Chiari, Aldo Fabrizi, Alberto Sordi e tanti altri. Insomma, ci sono cose importanti soprattutto per i giovani che navigano in rete e che credo giusto che conoscano quelli che hanno inventato alcuni generi italiani, sia in fatto di canzoni come Domenico Modugno che nel fatto di umorismo come Valter Chiari.

Oltre a questo ha altri progetti in vista? Naturalmente. Proprio adesso in Italia, con il Corriere della Sera, sono usciti quindici DVD di tutte le mie opere televisive. In tutto ne usciranno ventiquattro. È un’antologia completa di tutte le cose che ho fatto nell’arco di tutti questi miei anni fatti sia in televisione sia anche in radio.

Da cantautore, musicista, clarinettista, showman, attore, sceneggiatore, passa con grazia dalla conduzione di storiche trasmissioni radiofoniche presentate con Gianni Boncompagni a quelle televisive. Da regista ha diretto inoltre una colonna sonora con musiche sue e di Claudio Mattone. Ha scritto il soggetto di una storia Disney Zio Paperone e i concerti predatori. Ha sposato diverse iniziative ed è testimonial della Lega Filo d'Oro, l'Associazione che si occupa di persone sordocieche. Come spiega il suo legame a quest’ultima?
Questa è una mia seconda famiglia. La Lega del Filo d’Oro di Osimo, Ancona nelle Marche, (come anche all’Esmo in Lombardia, a Terminimerese in Sicilia, a Modena in Emilia Romagna, a Barletta e Morfetta in Puglia etc. non dimenticando anche le organizzazioni che aiutano i bambini di Napoli, Roma etc.) è un’iniziativa formidabile e molto seria che da molti anni si preoccupano dei bambini e degli adulti sordociechi. Con la solidarietà della gente come anche attraverso la mia che ne sono il Testimonial, si riesce ad aiutare non solo gli stessi sordociechi ma anche le famiglie coinvolte. Il compito è di dare loro l’opportunità, attraverso chi gli sta accanto, di vivere la loro vita attraverso la traduzione dell’olfatto e il tatto che gli trasmette chi gli sta accanto. Perché è chiaro che hanno bisogno sempre di qualcuno accanto. I contributi raccolti hanno quindi una buona destinazione.

È nato a Foggia, figlio di un dentista e di una casalinga. Si è laureato in giurisprudenza a Napoli. Come spiega l’inverso di tutto quello che lei è ora?
È vero. Io ho studiato giurisprudenza ma con la passione dentro della musica. Mi ero comunque appassionato tanto che ho fatto per sei mesi anche l’avvocato a Napoli. Ho capito subito però che era meglio continuare a fare musica. Mio padre invece voleva che facessi il medico. Gli studi di medicina però, per me, erano complicati perché pur avendoci provato svariate volte svenivo sempre e quindi mi sono detto: prendiamoci sta laurea in Giurisprudenza che doveva servire per lavorare un giorno, anche perché con la musica non si guadagnava tanto. Ammetto però che mi sono serviti questi studi e che ancora oggi sono appassionato ai casi importanti che riguardano la magistratura. Forse più che un avvocato penale o civile avrei fatto il magistrato. Ritengo che sia un lavoro nobile giudicare i nostri simili e anche, per carità, aiutarli se è il caso.

In conclusione Maestro Arbore, vuole dare un messaggio ai nostri connazionali italiani in Germania?
Certo che i ragazzi sono abituati ad ascoltare tanta musica scritta per loro però, come sta succedendo anche in Italia, invito questi giovani a scoprire anche la musica del passato. Quella importante naturalmente. Quella che rimane e quindi non quella di una stagione che passa e se ne va con un addio, arrivederci e grazie. Ma la musica che diventa classica, pensate ad esempio “Volare” (Nel blu dipinto di blu) o “Ciao ciao bambina” di Domenico Modugno, Il mio canto libero di Lucio Battisti e via dicendo. Insomma è bello riscoprire le radici per andare sempre più avanti, godendo una musica straordinaria. Ricordatevi che la canzone italiana nel novecento è stata la più produttiva in assoluto.

Renzo Arbore e l’Orchestra Italiana composta dai quindici impeccabili solisti musicisti a incominciare dalle straordinarie voci di Barbara Buonaiuto, Gianni Conte e quella ironica di Mariano Caiano, i virtuosismi vocali e ritmici di Giovanni Imparato, le percussioni di Peppe Sannino, la batteria di Roberto Ciscognetti, il basso di Massimo Cecchetti, le chitarre di Michele Montefusco, Paolo Termini e Nicola Cantatore, la direzione orchestrale e il pianoforte di Massimo Volpe  e gli storici mandolini di Nunzio Reina e Salvatore Esposito, hanno dato vita a Stoccarda ad un travolgente concerto durato ben tre ore.

Il Maestro, che ha girato ininterrottamente con la sua Orchestra Italiana da un'estremità all'altra del mondo con innumerevoli concerti acclamati in un clima da record, ha regalato al pubblico una performance artistica musicale e vocale unica nel suo genere. Con un gioco maestrale ha coniugato il nuovo e l'antico suono di Napoli attraverso assoli strumentali, voci e cori da capogiro, sprigionando melodie della musica napoletana che hanno rievocato albe e tramonti, feste al sole e serenate notturne, gioie e pene d'amore, passando magicamente dal Cabaret alla musica melodica, dal Jazz allo Swing alla musica caraibica.

Renzo Arbore non si è risparmiato. La sua performance è andata ben oltre all’immaginabile. Le battute umoristiche sapientemente unite a un medley di grandi successi e immagini storiche mozzafiato, da Alberto Sordi a Totó a Luna rossa alle suggestive immagini della nostra Italia proiettate in un mega schermo, hanno travolto il pubblico portandolo in delirio. Si è alzato, ha ballato, ha cantato in coro a squarciagola e si è perfino commosso nel sentire rievocare ricordi di vita vissuta nella propria terra e che è stata costretta a lasciarla per colpa di un tozzo di pane in più e una vita dignitosa da fare però da emigrato. Cose che non ritorneranno più e che lasciano sicuramente il segno e un vuoto incolmabile. È stato davvero uno scenario emozionante, ricco di colpi di scena per il quale il pubblico di Stoccarda non dimenticherà così facilmente e che ha premiato comunque lo spirito assolutamente travolgente e contagioso dell'inimitabile artista Renzo Arbore e l’Orchestra Italiana.
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a Neliah Antonella Di Ganci, va il prestigioso premio del Festival Canta Italia 2016

Angela Saieva

Si è conclusa presso il Bürgerhaus Möhringen CANTA ITALIA 2016, la kermesse canora dedicata alla prima edizione del Festival della Canzone Italiana a Stoccarda.

Per: espressione, padronanza della voce, parte tecnica, presenza scenica e capacità interpretativa, ha proclamato vincitrice a pieno merito Antonella Di Ganci in arte “Neliah” con il brano -Come saprei- di Giorgia. In otto sono stati a contendersi il primo posto.

Durante il backstage abbiamo avuto l’opportunità di incontrare i candidati che hanno avuto il novero di entrare alla finale del notevole Festival scoprendo un po’ di più i loro sani principi e qualche loro ambizione.

Dora De Giacomo
, ventinove anni, arriva da Basilea (Svizzera). Nella vita fa l’architetto ma la sua passione del canto le ha dato l’opportunità nell’ambito della musica di partecipare a svariati festival di spicco. A breve sarà impegnata con un Musical “La luna di Arcano“ assieme a Massimo di Cataldo.

Roberto Scaffia (omonimo a un altro candidato in gara) è laureato in pedagogia e arriva in Germania per suo dovere spirituale personale. Si occupa di bambini e d’infanzia ma nello stesso tempo si dedica alla musica puerizia e della stessa si serve anche per vivere. Fa parte di una compagnia teatrale in Italia ed è venuto in Germania per un breve periodo. Fare ascoltare questo brano è molto importante per lui. L’augurio è che possa piacere a chi ha davanti ma soprattutto che possa arrivare a una persona da poco scomparsa.

Antonio Straface, ha venticinque anni, viene da Heilbronn (Baden-Württemberg). Sta uscendo proprio in questi giorni il suo primo album inedito “J’m” ed è felicissimo di partecipare al Festival Canta Italia a Stoccarda. Partecipare è il suo obiettivo per far notare le proprie doti artistiche.

Marcelo Paletta viene da Ludwigsburg (Baden-Württemberg). È nato in Argentina. È un cantante amante di tango e appassionato della musica italiana. Felice di partecipare a questo festival auspica che possa essere per tutti una bellissima esperienza.

Roberto Scaffia ha cinquant’otto anni. Da un po’ si cimenta nella musica ma la sua vera passione è imitare Zucchero cantando le sue cover. Ha partecipato a un noto festival in Italia che gli ha segnato la vita e questa sera tenterà di conquistare l’importante premio interpretando uno dei suoi pezzi da battaglia.

Fabio Schwarz Guglielmino, arriva dai club di Amburgo e Francoforte e oggi si trova a Stoccarda, felicissimo di partecipare a Canta Italia. Gli piace tantissimo il rock'n roll all’italiana desidera fare semplicemente una buona impressione e quindi augura a tutti un buon ascolto.

Victoria Linardi è mamma di sei figli. Canta Italia le sta dando l’opportunità di aprire finalmente questo sogno chiuso nel cassetto ormai da lungo tempo e lei ne sta approfittando senza fare tante storie. Ama cantare e qualsiasi rumore è musica per le sue orecchie.

Antonella Di Ganci viene da Bagheria, provincia di Palermo. Da appena due anni e mezzo vive a Stoccarda. Fa la mamma a tempo pieno ma nello stesso modo il suo lavoro è essere una cantante. Ascolta in sostanza musica venti ore su venti quattro. Nella vita ha partecipato a svariati rinomati concorsi. Quello che si augura che in quest’occasione sia apprezzata la sua performance.

L’evento è stato moderatore dal cantautore Marco Augusto Kunz, autore del celebre singolo “La tua anima“. Fatte le presentazioni e proposto alcuni suoi pezzi, si è entrato nel vivo del concorso. Il Festival intento a promuove la lingua italiana attraverso la canzone, è stato ideato dal produttore Maestro Francesco Maggio per ARCES KULTUR di Stoccarda e realizzato in collaborazione con le ACLI Baden Württemberg e TeleVideoItalia.de.

Il compito di decretare il vincitore di Canta Italia 2016 è toccato ad una giuria d´eccellenza, composta dalla poetessa e docente di Italiano di scuola professionale e universitaria Barbara Golini, dal presidente delle ACLI Baden Württemberg Pino Tabbì, dal direttore artistico dell´Accademia della Canzone Italiana in Germania nonché del dipartimento europa manager SDA Sanremo Eventi Dino Saieva, dalla straordinaria e incantevole pianista diplomata al Conservatorio S. Cecilia di Roma Elisa Viscarelli che in occasione ha deliziato il pubblico con alcuni brani.

La premiazione invece è stata fatta direttamente da una delle mani più storiche per eccellenza quale il fondatore ARCES e.V. (Associazione Recreativa Culture d'Europa e Sport) Domenico De Palma.

Unanime è stato il voto della giuria e pienamente approvata dal pubblico esploso in un clamoroso applauso nel sentire pronunciare il nome di “Neliah” Antonella Di Ganci, per molti definita l’eccellenza italo-sicula in Germania.

È la ragazza della porta accanto, lanciata sin da bambina dal padre musicista a calcare i palchi di tutta la Sicilia. Tanto forte tanto fragile non ha saputo contenere la sua emozione ed è scoppiata in lacrime. A forte richiesta ha fatto riascoltare parte del brano e con grande umiltà, dote che la contraddistingue su tutto quello che lei fa, ha cantato abbracciata a tutti i suoi compagni in gara.

"È stato un piacere e un’emozione oltre ad un bel momento..." racconta ai nostri microfoni Neliah. "Essere riuscita a fare emozionare tutti è stato il mio vero grande obiettivo. Mi si era presentata l’occasione di entrare in finale a un altro concorso che avevo fatto e mi sono trovata a decidere in quale dei due andare. Ho scelto la via più breve, quella del cuore.

Il destino mi ha premiato, anche perché in questa serata ho conosciuto davvero delle bellissime persone di alto livello e con grandi qualità canore. Si è creato un bel legame tra di noi senza alcuna rivalità e concorrenza, tranne il divertirci e passare una bella serata insieme e questo mi ha fatto davvero molto piacere.

Auspico di continuare a fare ascoltare e apprezzare la mia voce, le mie doti e che magari qualcuno si accorga di me e mi apra una porta. Io sono qui! Ringrazio tutta l’associazione ARCES KULTUR di Stoccarda per avermi dato quest’opportunità ma soprattutto mio figlio di appena un anno.

"La peculiarità del rinomato Festival della Canzone Italiana a Stoccarda si contraddistingue per l’attenzione rivolta non più al brano in gara, ma alla pronuncia della nostra madre lingua..." spiega lo stesso Maestro Francesco Maggio. "Si tratta di un evento che sensibilizza tutta la comunità italiana presente a Stuttgart e nel Baden-Württemberg ad aver a che fare con la propria lingua d´origine, l’italiano.

Una lingua spesso poca parlata dai nostri connazionali poiché una volta arrivati hanno dovuto necessariamente rapportarsi con il tedesco o continuare a parlare con il proprio dialetto d´origine. Abbiamo avuto più di quaranta iscritti e non è stato facile scegliere gli otto candidati per la finale di Canta Italia.

Tengo a precisare che questo concorso non cerca solo la qualità nell’artista ma anche la predisposizione a lavorare assieme per sviluppare attraverso la canzone italiana questa lingua e pertanto promuoverla. La mia è stata inizialmente una scommessa. L’esito ottenuto in questa prima edizione o meglio dire “collaudo” è perfettamente riuscito quindi le basi ci sono tutte, perlopiù vincenti.  

La scelta di una conduzione tedesca è stata fatta per il semplice motivo che siamo in Germania e non potevamo non favorire anche la loro presenza. Il tedesco stima la nostra lingua, la nostra origine, la nostra cultura, la nostra tradizione culinaria, canora e tanto altro ancora.

Anche questo favorisce l’integrazione. Progetti per il prossimo anno sono davvero tanti a partire proprio dalla nuova edizione di Canta Italia 2017 (bando di concorso disponibile su Arces Kultur Stuttgart a partire da Luglio) a Italien Musiziert che sta continuando a presentare nell’arco di questo anno un vasto programma italiano e non solo, presso la Haus der Musik im Fruchtkasten di Stoccarda.

Ringrazio il conduttore e i giurati che hanno accettato di aderire in questa edizione, tutto il cast di Canta Italia che ha lavorato minuziosamente dietro le quinte, il caloroso pubblico avuto in sala, Annamaria Maisto che ha creduto sin dall´inizio a questo progetto e donato sicurezza a tutto lo staff e agli artisti in gara, a Giovanni Baruzzi per i suoi preziosi scatti fotografici, la vostra presenza mediatica attraverso TeleVideoItalia.de e il Corriere d'Italia e l’impegno con cui date sempre vita e priorità alle notizie sui nostri connazionali emigrati.

                                                                                                                                                                                                                                               89%
Pforzheim celebra la Santa Cresima nel giorno di Pentecoste con la presenza di Sua Ecc. Mons. Dr. Michael Gerber

Angela Saieva

Si è tenuta Sabato 14 Maggio presso la Barfüßerkirche di Pforzheim la celebrazione eucaristica della Santa Cresima.  Il grande evento è stato presieduto dal Vescovo ausiliare di Friburgo Sua Ecc. Mons. Dr. Michael Gerber.

Indescrivibile è stato l'emozione tra i fedeli del posto, i cresimandi e lo stesso p. Maria Arokiadoss Antonyraj, comunemente conosciuto p. Rocky della Missione Cattolica Italiana di Pforzheim.   Efficaci le parole di Mons. Dr. Michael Gerber quando nella sua omelia ha ricordato a tutti i cresimandi che lo Spirito Santo viene sempre in aiuto nella nostra vita, tuttavia, non basta riceverlo.

Ogni giorno dobbiamo richiederlo, desiderarlo ardentemente nel nostro cuore e avere sete di questo dono immenso che nostro Signore fa a tutti. Dobbiamo riconoscere che senza lo Spirito Santo non possiamo far nulla e in questo momento prezioso, dove lo Spirito ha effuso i suoi doni in abbondanza, ricordatevi che anche “oggi” è la vostra Pentecoste. Mons. Michael Gerber ha posto l’accento e li ha esortati a vivere lo spirito della Pentecoste lasciandosi guidare dallo stesso che è paracleto, è difensore, è l’avvocato che non perde mai.

Ha preso spunto infine dalla seconda lettura per dire che ci sono due frutti: quelli che vengono dalla carne e che conducono all’infelicità, quello che viene dallo Spirito che li conduce, se si lasciano guidare, alla realizzazione della felicità vera.

A ricevere il sacramento della confermazione direttamente dalle mani del Vescovo Mons. Dr. Michael Gerber affiancato da p. Rocky sono stati diciotto creimandi: Azzellini Massimiliano, Capanna Luca, Carrara Antonio, Carrara Gabriel, Catania Adriana, Curto Maria Giovanna, Curto Vincenzo, Domicoli Luigi, Domicoli Simone, Esposito Carmine, Mastromatteo Angela, Mastromatteo Incoronata, Mongitore Marco Vincenzo, Nigriello Diego, Perrone Leonardo, Pitarrese Agata, Pitarrese Francesco, Ruccia Tiziana Maddalena.

Il momento più importante ed emozionante è stato naturalmente l’unzione con il Santo crisma in cui i cresimandi sono diventati i futuri testimoni della fede in cui credono. In una chiesa particolarmente piena e raccolta, la partecipazione straordinariamente composta dei fedeli, i canti eseguiti minuziosamente dal gruppo della Missione Cattolica Italiana di Pforzheim e i movimenti ecclesiali tra questi il Rinnovamento nello Spirito, ha reso l’evento unico in tutte le sue forme.

É stato un incontro tra il popolo di Dio e nostro Signore Gesù Cristo. L’omaggio floreale offerto in segno di gratitudine dai cresimandi a Mons. Dr. Michael Gerber e a p. Rocky accompagnato da un affettuoso applauso ha chiuso la liturgica manifestazione.

Dopo la Santa messa Sua Ecc. Mons. Dr. Michael Gerber ha ringraziato la nostra presenza, la discrezione con cui le nostre telecamere si sono mosse durante l’omelia e l’interesse che abbiamo in generale verso le comunità italiana emigrata nel divulgare tali eventi spirituali.

Un grazie particolare lo faccio a p. Rocky, ha aggiunto  Mons. Dr. Michael Gerber. Avere dei sacerdoti anche guanelliani nella comunità è molto importante e sono felice di avere fratelli e confratelli con cui viverci spiritualmente.

A distanza di duemila anni il giorno della Pentecoste oggi è sempre un grande evento e una realtà per questi giovani. Mi auguro che nel loro cuore questa benedizione gli dia la forza di essere testimoni del vangelo e di stabilire relazioni profonde.

Siamo in comunione con Cristo, anche se noi non vediamo lui. A tutti fedeli, a quelli che sono stati presenti all’omelia e a chi seguirà e leggerà questa mia intervista, va il mio più grande augurio di potere fare un’esperienza con Dio. Perché Dio è con noi. É con voi. É con tutti, anche nei momenti particolari e più difficili.

Particolarmente emozionato p. Rocky ha ringraziato Mons. Dr. Michael Gerber per avere accolto il loro invito. La sua presenza nella nostra comunità e l’avere conferito il sacramento ai nostri giovani ci ha onorato davvero tanto. Riceverlo inoltre proprio dalle mani di un vescovo così giovane non può altro che fare nascere in loro l’ispirazione di continuare a testimoniare con coraggio e fermezza la parola di nostro Signore, Gesú Cristo, così come anno fatto anche i suoi discepoli.

Sono stati mesi intensi di preparazione ma il risultato raggiunto lo dobbiamo soprattutto alla complicità avuta dai membri della Missione Cattolica Italiana di Pforzheim, ha detto p. Rocky. Ad incominciare dalla segretaria della nostra missione Tina Marsella attenta nelle pratiche burocratiche e non solo. Le coriste Tiziana ed Enza Di Naro, Messina Enza, Amella Francesca. L’organista Vincenzo Amella che ha guidato i canti. Il chitarrista Nino Carrara che ha curato anche la parte organizzativa e la designazione dei posti dei fedeli in chiesa. Antonio Trovato che cura minuziosamente da 26 anni la preparazione del  nostro altare e non solo. La catechista Michela Carrara che con la preparazione fatta ai cresimandi, ha permesso non solo di conoscersi ma anche di pregare insieme per crescere in un’amicizia e in una fede, pregustando così i frutti dello Spirito nella gioia, nella pace e nell’amicizia rafforzando l’unione di questo piccolo gruppo di discepoli.

Un saluto caloroso va al nostro predecessore padre emerito Don Santi Mangiarratti, che ogni tanto ci viene pure a trovate, perché noi stiamo solo continuando a edificare e a migliorare le basi che lui ha creato e che ci ha lasciato con grande umiltà come solo un fratello sa fare.

Grazie di vero cuore a tutti a nome anche di p. Wieslaw Baniak che, anche se in questo giorno particolarmente importante si è dovuto assentare per dare un sostegno a un’altra comunità bisognosa, spiritualmente lo abbiamo avuto ugualmente accanto. Del resto, ha terminato p. Rocky, siamo qui per questa e unica ragione: andare ovunque ci sia bisogno della nostra presenza, della nostra parola, del nostro conforto e del nostro amore spirituale.



Michael Gerber (Bischof) - Wikipedia
- Leben

Michael Gerber studierte nach seinem Abitur am Hans-Furler-Gymnasium in Oberkirch von 1989 bis 1995 Philosophie und Katholische Theologie in Freiburg im Breisgau und an der Päpstlichen Universität Gregoriana in Rom.

Nach Tätigkeiten in Bietigheim bei Rastatt (1992–1993) und in der Pfarrei „Herz Jesu“ in Ettlingen und in der Pfarrei St. Georg in Völkersbach bei Malsch (1995–1996) erhielt er 1996 die Diakonenweihe.

Am 11. Mai 1997 empfing er durch Erzbischof Oskar Saier das Sakrament der Priesterweihe.

Er war Kaplan in Malsch bei Ettlingen (1997–1999) und Hochschulseelsorger der katholischen Hochschulgemeinde Freiburg-Littenweiler (1999–2001).

2002 wurde er Subdirektor am Erzbischöflichen theologischen Konvikt und engagierte sich für die Studienphase der Priesterkandidaten.

2006 wurde Gerber zum Subregens am Erzbischöflichen Priesterseminar Freiburg ernannt.

2007 wurde er mit einer Arbeit zu theologisch-anthropologischen Grundlagen für die Formung und Ausbildung geistlicher Berufe zum Dr. theol. promoviert (magna cum laude).

Von 2011 bis 2014 war er Regens des Erzbischöflichen Priesterseminars Collegium Borromaeum in Freiburg im Breisgau.

Bereits seit seiner Jugend engagierte er sich in der Schönstattbewegung und trat während seiner Studienzeit dem Säkularinstitut Schönstatt-Institut Diözesanpriester bei.

Von 2005 bis 2013 gehörte er der Generalleitung der internationalen Priestergemeinschaft an.[2]

Am 12. Juni 2013 ernannte ihn Papst Franziskus zum Titularbischof von Migirpa und zum Weihbischof in Freiburg.

Die Bischofsweihe spendete ihm der Freiburger Erzbischof, Robert Zollitsch, am 8. September desselben Jahres im Freiburger Münster.

Mitkonsekratoren waren die Freiburger Weihbischöfe Bernd Uhl und Rainer Klug. Sein Wahlspruch lautet Tecum in foedere („Mit dir im Bund“).

73%


Biagio Izzo in Che peccato é peccato l’attore comico partenopeo in Tour con il suo nuovo spettacolo, fa il tutto esaurito  anche in Germania.

Angela Saieva

A Stoccarda la sua grande attesa non delude il pubblico. Umile e semplice, giá da appena pochi minuti dopo essere arrivato in Albergo, l’attore napoletano Biagio Izzo racconta e si racconta ai nostri microfoni.

Artista comico televisivo e cinematografico. Ma tornando indietro con il tempo chi è Biagio Izzo?

È una persona che è nato in una famiglia di nove fratelli. Nato secondo me con la passione per l’esibizione, per il teatro, per l’amore della televisione e di quello che è l’arte in genere. È stato il mio desiderio fin da piccolissimo tanto è vero che talmente forte è stato questo tipo di arte, che giá all’etá di cinque sei anni facevo rappresentazioni. Ho coltivato questa mia passione e pensare a quanti per esigenze non possono intraprendere questa strada, io mi sento davvero fortunato di  averlo fatto da professionista, e cioè a vivere solo di questo pane giá all’etá di sedici anni.

Quanto è importante questa sua arte per i giovani che desiderano intraprendere questa strada in questa era?
La tua domanda è giá una risposta. Nel senso che è quasi una richiesta di comicitá. In questo momento storico, difficile e preoccupante che stiamo vivendo, la gente vuole distrarsi, staccare la spina, rilassarsi un pó, farsi due risate e magari ridere di loro stessi. Va bene. Fa molto bene. L’importante è ridere perché ridere fa buon sangue.

È possibile o meglio, è vero che le storie che lei monta sono piú realtá?
Sono solo realtá. Nonostante non mi definisco ancora un attore comico, mi sento di dire che io sono forse uno dei pochi comici che si rifá nella quotidianitá e alla vita che mi circonda. Io attingo a tutto quello che mi circonda. La mia tesi sono sprazi di vita quotidiana. Un po´ esasperati peró, come detto, mi piace la gente che si ride addosso per quello che racconto, perché si intravede, si riconosce a se stesso, al padre, al nonno o alla propria moglie. È questo mi fa ridere.

Avendo intrapreso cosí giovane la sua carriera, c’è mai stato un momento in cui ha detto basta, fermate il mondo voglio scendere?

Io mó sto incominciando! Dammi il tempo di dire basta, sono appena all’inizio. Lasciamelo godere un pó.

Quanto è importante il suo pubblico ma soprattutto riesce a fare una differenza tra quello che vive in Italia e quello emigrato in Germania?
Il pubblico è pubblico e va sempre rispettato ovunque tu vai, qualunque sia la categoria, la classe sociale. Ci sono differenze sostanziali minime magari sul fatto che in Italia, ci sono piú opportunitá e possibilitá di vederti in qualche modo. Io con la mia compagnia teatrale ad esempio giro l’Italia e ora sono in scena con L’amico del cuore di Vincenzo Salemme e con la regia dello stesso Salemme (un nostro primo film che abbiamo fatto) ma comunque senza difficoltá l’italiano riesce a raggiungerti in quella data Cittá. Diversamente all’italiano emigrato manca questo e quindi per cercare qualcosa di te devono accontentarsi di vedere un film o andare su youtube.

Quello che io ho notato quando arrivo all’estero é… la sete, la fame di quello che diciamo, dei personaggi che facciamo. Ti fanno sentire in famiglia, un amico. Ti stringono, ti abbracciano. Ad esempio ieri sera eravamo a Leverkusen, neanche al mio matrimonio ho fatto tante fotografie. Una cosa pazzesca ma l’ho fatto con il cuore! Anche perché io sono cosí. Mi piace stare in mezzo alla gente, amo stare e socializzare con loro perché ti arricchisce. Io noto molti artisti che non lo fanno anzi, li allontana, quindi mi chiedo: noi facciamo questo mestiere che è anche difficile e cerchiamo in tutti i modi e con tutte le nostre forze, anche condizionando la nostra stessa vita, per cercare di ottenere un pó di popolaritá e nel momento in cui tu l’hai ottenuta… tu che cosa fai? Allontani la gente?!? Ma allora tu non hai capito niente!

Biagio Izzo ieri, oggi o domani.
No, io dico Biagio Izzo. Spero di vivere a lungo. Ieri oggi e domani fa comunque parte di un’unica parabola che é vivere. E speriamo di vivere quanto piú a lungo possibile continuando a fare anche questo mestiere.

Concludendo, il pubblico seguirá la nostra intervista, vuole dirgli qualcosa in proposito? Io voglio ringraziarvi. È stato un onore per me venire in questi posti perché è chiaro che sono stato chiamato da voi, pertanto siete voi la parte fondamentale. Vi voglio bene davvero con il cuore e spero nel mio piccolo di riuscire a portarvi un pó di sorriso, un pó di laritá che vi faccia per un momento staccare la spina e cosí arrivando a casa: “attenzione per caritá i guai rimangono tali e quali, non è che cambia qualcosa pa’ mor’ d’iddio, ma almeno potete dire… be, stasera abbiamo passato una bella serata con Biagio Izzo!” Un bacio a tutti quanti, vi voglio bene.

In sala le luci si spengono, di colpo cala il silenzio, un mega schermo proietta spezzoni di alcuni dei suoi film, fioccano risate. Il pubblico lo acclama e lui non si fa attendere. Decide cosí, inaspettatamente, di scendere le scale attraversando il bagno di folla tra urla, applausi, stretta di mano e interminabili flash che immortalano l’attimo. Un gesto il suo inteso come a volerli abbracciare e ringraziarli uno ad uno per essere venuti al suo spettacolo perché “voi siete uno spettacolo“ grida Biagio Izzo. Entrati nel vivo, Biagio Izzo ha regalato due ore di sane risate, anche se sempre troppo poche per chi vive la crisi, l’indifferenza, l’ineguaglianza, la nostalgia, il dramma della quotidianitá.

L’artista comico napoletano, con il suo modo sagace, irriverente e divertente nel dire le cose ha parlato di cose che riguardano la vita di tutti, almeno dal suo punto di vista. Ha trascinato il pubblico a rispecchiarsi e a confrontarsi con la veritá. Ha cercato di creare disordine dove c’è un ordine precostituito. Ha parlato di peccati che prima si fanno poi ci si pente e di quelli invece che è un peccato pentirsi. Ha parlato di quegli strani e indecifrabili atteggiamenti essenzialmente riconducibili ai vizi capitali, perché ci sono certi vizi che è davvero peccato considerarli “peccati” come il gusto del mangiare o il piacere dell’amore. E che dire dello sfizio di non osservare le regole scritte per una convivenza civile e ordinate, come anche quello di non fare niente.

Questo spettacolo é stato insomma un invito a sorridere ma per lo piú a riflettere su certi comportamenti e atteggiamenti adottati dell’essere umano. Nel suo monologo non c’é stato niente di tutto quello che una mente perversa immaginava bensí, solo di quello che ognuno vorrebbe parlare, avrebbe da dire ma che non dice perché è banale, sconveniente o forse ritenuto solo poco intelligente. Senza freni inibitori. Parlando parlando a fatto passare la verità per bugie, ha mentito spudoratamente su verità assolute: le bugie sono l’espressione più alta della creatività umana, dice Biagio Izzo, quando sgorgano poi dalla mente sublime di una donna…sono geniali capolavori! Peccato sarebbe non usarle. E allora é li che esplode Izzo: “Che peccato è peccato, eh ccà nun se po’ fa…se ogni sfizio è nu vizio manca l’aria per respirà!”

Giunto al termine Biagio Izzo rivuole sul palco tutti i componenti che hanno realizzato, accompagnato e diviso queste sue tappe in Germania, cominciando dal neo cantante Armando Quattrone che ha aperto i suoi spettacoli teatrali, la presentatrice Carmela Barretta, Giuseppe Fascina l’organizzatore delle tappe in Germania dell'incomparabile artista comico Biagio Izzo. http://tvitaliade.wix.com/televideoitaliade                                                                                                                                                              

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Notte delle stelle. Premio Bacco a Berlino.   
Berlino - Alla 24° edizione di Notte delle Stelle, manifestazione che fa da cornice al Filmfestival di Berlino, anche quest’anno è stato conferito l’ormai conosciuto, amato e ambito Premio Bacco.
In questi ventiquattro anni sono stati premiati molte attrici, attori, registi e personaggi del cinema italiano e tedesco, ma soprattutto si è consolidata un’intesa molto forte tra questi due gruppi.

di  Patrizia Damerow  ( C.dI.)

Berlino - Alla 24° edizione di Notte delle Stelle, manifestazione che fa da cornice al Filmfestival di Berlino, anche quest’anno è stato conferito l’ormai conosciuto, amato e ambito Premio Bacco.

Il 19 febbraio 2016 si è svolta la ventiquattresima edizione di “Notte delle stelle”: una serata di gala, inserita nell’ambito del Festival internazionale del cinema di Berlino, durante la quale viene assegnato il Premio Bacco dai critici e dagli inviati italiani.

 Per tutti gli amanti dell’Italia e del cinema la manifestazione “Notte delle stelle” è dal 1993, quando fu consegnato per la prima volta il premio a Sofia Loren, una delle attrici e donne italiane più celebri all’estero, un appuntamento doveroso.

In questi ventiquattro anni sono stati premiati molte attrici, attori, registi e personaggi del cinema italiano e tedesco, ma soprattutto si è consolidata un’intesa molto forte tra questi due gruppi.

L’ideatore e finanziatore dell’evento è Massimo Mannozzi, proprietario del ristorante Bacco, spesso frequentato da volti noti del mondo culturale, politico e cinematografico internazionale.

Ma come è nata l’idea del Premio Bacco?

Il cavaliere Mannozzi ci comunica che “L’idea nacque nel febbraio del 1993 nel corso di una serata al mio ristorante, dove erano presenti alcuni critici cinematografici italiani.

In quell’occasione, a tavolino decidemmo come doveva essere organizzata la manifestazione. Infatti l’atto costitutivo fu scritto in primo luogo su un tovagliolo di carta e solo dopo fu portato a termine in un vero e proprio contratto”.

Quest’anno per la prima volta l’evento è stato organizzato in collaborazione con la RDM-Neujahrs-empfang e come negli anni precedenti, l’evento ha avuto luogo nella splendida cornice dell’hotel Maritim, a due passi dall’Ambasciata italiana a Berlino, da dove è giunto l’ambasciatore italiano Pietro Benassi.

Dopo le foto di rito per la stampa, in una sala gremita di un folto pubblico e di ospiti d’eccezione, si è dato il via alla grande festa.

Presenti alla serata personaggi dello spettacolo come l’attore Bruno Eyron e Barbara Schöne, il produttore di film Martin Krug, così come il regista Volker Schlöndorff e il regista Artur Brauner.

Tra i politici presenti Gregor Gysy (Die Linke), così come il portavoce del senato tedesco Bernhard Schodrowski. A condurre la serata e a dare il benvenuto agli ospiti è stato Harald Pignatelli, conduttore televisivo/radiofonico di orignie italiana.

Il clou della serata è stato quando sul palco sono saliti Otto Retzer, Devid Striesow e Gabriel Garko, ai quali è stata consegnata la statuetta Sofia, realizzata dal pittore e scultore italiano Fulvio Pinna.

I Premiati Otto Retzer, il quale ha girato molti film in Italia, ha ricevuto il Premio Bacco per la sua attività artistica come registra e attore. Devid Striesow (Ich bin dann mal weg) è stato premiato con la statuetta Sofia come miglior attore tedesco, non solo cinematografico ma anche teatrale.

“Il premio è una sorpresa” ha detto l’attore tedesco, “vediamo cosa mi porterà il futuro”. E l’ultimo premio è stato assegnato a Gabriel Garko, come migliore attore italiano, il quale ha dichiarato “Non me lo sarei mai immaginato di vincere questo premio”.

Gabriel Garko è attore di cinema e televisione italiana.

Ha iniziato la sua carriera a fine degli anni novanta e ha raggiunto la notorietà ed il successo nel 2006 con la fiction televisiva L’onore e il rispetto dove ha interpretato il ruolo del boss mafioso Tonio Fortebracci, che ne ha poi confermato il successo della carriera negli anni successivi, e a marzo tornerà in tv come protagonista della fiction “Non è stato mio figlio”.

La serata si è presentata molto variegata, con un menù di tre portate e, in un padiglione a parte con la Piazza italiana, dove sono state offerte varie specialità italiane agli ospiti.

L’intrattenimento è stato stupendo, con musica italiana, balli e canzoni.

Ora il prossimo appuntamento con la “Notte delle Stelle” e i suoi prestigiosi ospiti è per il prossimo anno, sempre a Febbraio, dove si celebrerà la venticinquesima edizione e dove sarà presente, da informazioni che ci ha rilasciato Massimo Mannozzi, la madrina del festival Sofia Loren.

Nella foto i vincitori del Premio Bacco da sx: Devid Striesow, Gabriel Garko, Fulvio Pinna, ideatore della statuetta Sofia e il regista/attore Otto Retzer:

http://www.corritalia.de/eventi/dettaglio/notte-delle-stelle-premio-bacco-a-berlino/6a6b8cfef01df7c583434a59e11acafd/




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Uno straordinario incontro a Stoccarda con due icone della musica, Bruno Battisti D’Amario e Giovanni Tovalusci

Angela Saieva

Sono in compagnia di due icone apprezzati musicalmente nel mondo. Il primo é Bruno Battisti D’Amario chitarrista compositore storico, dove le sue mani e la sua chitarra hanno segnato la storia musicale del cinema nei film western di Sergio Leone e collaborato alla realizzazione delle colonne sonore di Ennio Morricone da Un pugno di dollari, Per qualche dollaro in piú e tanti altri. L’altra icona è lo straordinario flautista Gianni Trovalusci, grande collaboratore di Battistelli e Maestro di primo livello. Attivo nel panorama della musica classica contemporanea, antica, nel teatro musicale e performance d'avanguardia. Incominciamo la nostra chiacchierata dal maestro Bruno Battisti D’Amario.

Maestro, la sua carriera vanta prestigiose collaborazioni con nomi come Nino Rota, Armando Trovaioli, Riz Ortolani, Fiorenzo Carpi. Com’é stato lavorare peró con un kolossal come Ennio Morricone e soprattutto ricorda un aneddoto? É stata un’esperienza straordinaria. La musica di Ennio Morricone e le sue immagini dove  peraltro ho condiviso tanti anni, sono state per me un fatto che ancora oggi rimangono nella cultura cinematografica di tutto il mondo. Un fatto curioso è successo nel film Per qualche dollaro in piú. C’è stata una famosa scena del triello in un campo santo in cui Sergio Leone prima ha registrato le musiche e poi ha girato le scene sulla musica. Mai fatto prima. Ecco, questo credo che è stata un innovazione importante.

Essendo nato in una famiglia di musicisti, come spiega la sua passione per la chitarra? È il mistero della musica. Mia madre studiava il violino. Mio padre era primo violinista dell’orchestra della B Rai di Roma ed io, ascoltando loro, mi ero immerso in questo strumento. Andando da mio nonno peró, quasi per caso, lui tiró fuori questa chitarra e suonando un pezzo rimasi folgorato da questo suo affascinante suono tant’è che ancora oggi rivivo quella straordinaria sensazione che non mi ha piú abbandonato. Piu avanti, il film Giochi proibiti dove tutto il commento musicale era fatto da una chitarra meravigliosa e da un brano stupendo, contribuí nella decisione che la chitarra era il mio vero strumento.

Da studente prima, é ritornato poi da docente a insegnare nei piú storici conservatori italiani tra questi quello di Napoli, Firenze e Roma. Quale sono state le sue emozioni, gli approcci alla didattica, i suoi metodi d’insegnamento della chitarra ai suoi allievi? È stata un’esperienza importante. Insegnare dove prima ho studiato fa senza dubbio una certa impressione e soprattutto determina una certa responsabilitá. Sono convinto che non c’è un buon maestro, se non c’è un buon allievo e viceversa. Credo che le cose coincidano. Del resto ho sempre avuto una grande considerazione per i giovani e ho cercato di trasmettere il messaggio della musica piú che la tecnica, insegnando naturalmente anche questa. Ma quello che la musica puó determinare nell’animo di un giovane è qualcosa di molto piú importante.

Lei attraverso la sua chitarra ha fatto e continua a fare sognare il mondo. C’é mai stato qualcuno che è riuscito ha fare sognare lei? Guardi sarebbe troppo facile poter dire mia moglie, le mie figlie ma io a queste cose che sono naturali e vere aggiungo la musica. La musica mi ha fatto sempre sognare e mi aiuta ancora oggi a farlo e spero di riuscirci per tanto tempo ancora.

Con grande maestria lei passa dalle colonne sonore, alla musica classica, alla canzone d'autore di Fabrizio De Andrè, al pubblicare una splendida opera sui Tarocchi. Chi tra tutti ha segnato di piú la sua vita? Sicuramente il lavoro che ho fatto sui tarocchi che è un lavoro molto particolare. È un viaggio iniziatico. Un viaggio che l’uomo fa dentro se stesso per ritrovare se stesso, trovare gli altri e ritrovare una fratellanza comune con tutti gli uomini, di tutte le parti, di tutto il mondo, di tutte le religioni.

Oggi, dove la musica metallica sembra fare da padrona alla nuova generazione, cosa rimpiange degli anni sessanta? Soprattutto in Italia gli anni sessanta settanta sono stati dei periodi particolarmente fecondi è bellissimi. Non rimpiango niente nel senso che la musica fa un suo corso misterioso e continuo. Aiuta i giovani. Io ho imparato soprattutto che non esistono i vari generi ma solo la musica bella e quella brutta ma forse anche in quest’ultima c’é una sua funzione. Io comunque sono sempre fautore di fare tanta musica nelle scuole, cosa che invece non succede cosí frequentemente o perlomeno in Italia. Ecco quello che forse rimpiango di piú.

Maestro Gianni Trovalusci, a noi due! È diplomato in flauto presso il Conservatorio Santa Cecilia a Roma. Ha lavorato con artisti come Parker, Krause, Hogdkinson, Ovadia, Bartolomei, Ludi, Battistelli, Lupone, etc. . Ha approfondito il repertorio contemporaneo con Pierre-Yves Artaud a Parigi e la prassi esecutiva della musica antica con Jesper Christensen e Oskar Peter presso la Schola Cantorum di Basilea. Che effetto fá essere chiamato “Maestro”? Per quello che mi riguarda é una parolona. Poter mettere in circolazione un pubblico, stabilire con loro un circolo comunicativo dove ci si ritrovi in quel momento particolare (che poi questa è l’essenza della musica dal vivo e non come ascoltare quella registrata) e che lí avvenga quel miracolo di comunicazione dove tutti riescono a portare la loro energia, la loro sensibilitá, la loro attenzione, è una cosa grande. Ecco, forse in questo contesto che è inteso l’essere chiamato maestro. Ma é chiaro che la responsabilitá di chi suona è molto grande e che un concerto comunque non si fá mai da soli e il sapersi e sapere dirigere un pubblico in un viaggio e condividere con lui questa esperienza, ti porta a distinguerti in qualche modo.

A chi è ispirato il titolo del vostro programma “I colori del canto”? Questo programma che è dedicato anche alla collaborazione storica del maestro Bruno Battisti D’Amario con Ennio Morricone è un viaggio bello, dove ci sono tanti colori e non solo musicali. Sono colori del sentire dell’uomo, dell’anima e il flauto in tutto questo ha molto a che vedere. L’incontro poi con la chitarra del M. D’Amario riesce a fare una particolare miscela di colori unici e inimitabili.

La musica l’ha trascinata nel teatro, nella poesia, nella danza e si è evidenziato inoltre con la vasta gamma dei flauti moderni, storici, etnici. Cos’é dunque per lei un flauto? Il flauto è uno strumento che lavora innanzitutto col soffio e sappiamo bene che il soffio è l’alito vitale quindi, da questo punto di vista, è molto profondo. Un bel suono ha sempre ha un adualitá sia a livello fisico come concettuale. Mi ha sempre affascinato.

Musica e italianità sono senz'altro elementi principali che sono apprezzati nel tempo. Ferma restando nella musica, nota una differenza tra il passato e il presente? Si! Noto che è cambiato proprio il modo di suonare il flauto. C’è una forte variazione proprio nell’interpretazione e nella pratica. Nel senso che una serie di circostanze, da un lato la grande esperienza della nuova musica ricordando il grande Severino Gazzellone che è uno dei fondatori della nuova musica (si trova a Darmstadt negli anni cinquanta con Bruno Maderna, Luciano Berio, Franco Evangelisti e tanti altri maestri musicisti all’avanguardia) e il flauto venne usato anche per quella sua caratteristica, diciamo… sporca, di essere e al tempo stesso c’è stato un fortissimo recupero della prassi esecutiva della musica barocca attraverso la pratica sugli strumenti originali. Avendo studiato traversiere alla Schola Cantorum di Basilea trovo le due cose, l’attenzione sulla nuova musica e su quella barocca, che hanno fatto sí che si approfondisse molto l’interpretazione sul flauto facendo in modo particolare piú attenzione ai suoni e ai suoi colori.

Per concludere, maestri,  Stoccarda ha potuto beneficiare della vostra importante e storica presenza. Volete aggiungere una nota particolare ai nostri connazionali? Unanime è il pensiero di lanciare un forte messaggio ai giovani, voler bene la musica. La musica aiuta molto. Distrae da tante altre cose negative che vediamo nella nostra societá. La musica è un valore aggiunto, perché quello che dobbiamo far curare ai giovani è l’anima e la propria interioritá che non si deve disperdere.

Il concerto ha ottenuto il tutto esaurito. Acclamati dagli applausi i maestri D’Amario e Trovalusci sono rientrati ben tre volte, omaggiando infine il pubblico con la famosa canzone “Roma nun fa la stupida stasera”. Un grazie particolare lo hanno rivolto a CIDIM che è un organismo in Italia presente per la promozione della musica classica e che ha promosso e in parte sostenuto il concerto. Lo stesso ringraziamento è andato alla Dott.ssa Adriana Cuffaro dell’Istituto Italiano di Cultura a Stoccarda e al Maestro Francesco Maggio (il nuovo Presidente della sezione culturale della storica associazione italiana a Stuttgart ARCES, fondata da Domenico De Palma e che quest’anno compie cinquant’anni) per la realizzazione non solo del loro concerto ma per l’intera iniziativa.

Il Maestro Francesco Maggio ai nostri microfoni ha commentato: a seguito della nuova ondata di immigrazione che sta vedendo il sud della Germania in generale e Stoccarda in particolare, meta ambita dai giovani italiani neo laureati o semplicemente in cerca di un sogno, l´Associazione ARCES con i suoi 300 soci ha deciso di allargarsi ulteriormente dando spazio e aprendo le orecchie ai giovani. Tra le tante mancanze che i “nuovi” riportano non appena tastato il territorio svevo è la mancanza di uno spazio per gli italiani, ricreativo in primis, culturale in secundis. Uno spazio, tengo a specificare, che non contrasti l´attività della IIC Stuttgart già impegnato nel rispondere a parte di queste funzioni e con il quale dagli ultimi mesi abbiamo avviato una fortissima collaborazione. Ma che la incrementi rispondendo a tutte le richieste di cui il nuovo immigrato oggi si aspetta: la vera cultura italiana. Quella delle nostre radici e quella contemporanea, dal Barocco a oggi. “Italien musiziert” nasce per dare un’opportunità alla nuova ondata d’immigrazione italiana e di sentirsi culturalmente a casa proponendo: concerti di musica classica italiana e artisti tra i più rilevanti nel panorama musicale italiano. Prova è le prossime date in coda e che troverete nel nostro programma. Ringrazio l’appoggio di coloro che mi hanno sostenuto e il Corriere d’Italia per l’attenzione dedicata.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                   100%
incontro con Padre Wieslawe Baniak della MCI di Pforzheim

Angela Saieva

Ad un anno dall’insediamento avvenuto nella Missione Cattolica Italiana di Pforzheim dei sacerdoti guanelliani padre Wieslaw Baniak e padre Maria Arokiadoss Antonyraj detto Padre Rocky, li rincontriamo e insieme scambiamo quattro chiacchiere.

Padre Wieslawe, ringrazio la sua disponibilità. Ad un anno dal benvenuto che le abbiamo dato, oggi le chiedo un riscontro e gli aspetti di questa sua comunitá.
Avendo lavorato nella Casa Famiglia e con bambini di famiglie disgregate o nelle periferie, come dice Papa Francesco, penso che io sia cascato in una realtà completamente ben diversa. Oggi ad esempio mi trovo al centro della Germania e in mezzo alla popolazione italiana. Posso dire che è stato un anno ricco di esperienza e testimonianze e di esserci inseriti bene assieme a loro. Abbiamo proseguito con i percorsi ordinari di queste missioni italiane aperte (almeno ufficialmente) cinquantacinque anni fa dalle autorità della diocesi di Freiburg e portate avanti bene dal nostro predecessore.

Ci sono stati dei problemi che avete incontrato e affrontato in questo arco di tempo?
Dove c’è l’uomo ci sono sempre dei problemi. Nella comunità, incontro difficoltà nei vecchi come anche nei nuovi arrivati. Ci chiedono aiuti di ogni tipo, per questioni ad esempio di lingua, di lavoro, un sostegno temporaneo e quant’altro. Cerchiamo di aiutarli come si puó, di indirizzarli o coinvolgere direttamente la nostra comunità per dare solidarietà o un contributo anche minimo, soprattutto a chi arriva a bussare alla nostra porta cercando una speranza e una vita migliore.

Qual’è l’ostacolo che voi avete incontrato nell’integrarvi in questa comunità?
L’ostacolo che ho incontrato io personalmente è stato forse quello iniziale. Dopo ventitre anni di guida pastorale di un italiano quale Don Santi Mangiarratti che era di stesse tradizioni e mentalità, ora entrano due che non sono né italiani né siciliani ma arrivano uno dalla Polonia l’altro dall’India. Perlopiù con un’altra cultura e che non parlano perfettamente l’italiano, beh…! Più che un ostacolo è stata la paura di come saremmo stati accolti dalla comunità sud italiana. Invece, l’avere fatto forse questo primo grande passo ci ha portato a sentirci di essere stati accolti bene.

Siamo alle porte delle comunioni e cresime. Nella catechesi, ha notato la presenza di nuovi bambini, cresimandi o comunque maggiori famiglie?
Io non vorrei fare una specie di campanilismo o auto incensazione, come si dice in certi casi nei nostri ambienti ecclesiali. Ma l’anno scorso non avevamo nessuno per la catechesi e per la preparazione alla cresima. Mentre quest’anno sono già circa venti giovani cresimandi che si preparano per Maggio e altrettanti per la comunione. Ho notato partecipazione e non perché noi siamo piú bravi. Gli incontri che facciamo con la comunità sono frequenti e forse li stimola. C’è sempre un pretesto per incontrarci alla missione, ad esempio per la festa della mamma, la castagnata, il primo Maggio, la festa di Don Guanella, Festa della Divina Provvidenza, come anche i ritiri spirituali. Delle domeniche facciamo un’agape fraterna, ognuno porta del suo, si mangia, si canta, si prega tutti insieme. Radunarci è certamente un fatto positivo. Un arricchimento che coinvolge le famiglie a stare più unite. Ritengo che anche questo é importante. Ti fa stare bene e ti fa sentire a casa. Proprio come negli oratori in Italia.

Per quanto riguarda la collaborazione interna nella vostra parrocchia, riuscite ad essere in comunione?
È una comunità dinamica e ci sta dando una mano. Sono aperti alle nostre iniziative e noi siamo molto disponibili cercando di coltivare tutte le belle tradizioni. Dalla celebrazione dei Santi come il San Calogero molto sentita dai naresi, ai pellegrinaggi a Lourdes, a Medjugorje   e a Fatima. Rispetto all’anno precedente ho notato una presenza maggiore anche nella settimana santa. Nelle celebrazioni come il giovedì santo, la lavanda dei piedi, il venerdì santo, l’adorazione della croce, la veglia pasquale per poi arrivare fino alla Domenica. C’è molta comunicazione e grande partecipazione.

Quali potenzialità pensate che ci possano essere per formare i cristiani, di fronte alle sfide di un mondo contemporaneo.
La cosa importante secondo me è di investire sulla catechesi ma non solo dei bambini, dei giovani adolescenti ma anche degli adulti, come ad esempio le conferenze, la Lectio Divina. Bisogna approfondire la catechesi e che sia soprattutto rivolta a tutte le fasce di etá. Perché io sono convinto che, se non si conosce bene la propria fede é difficile difenderla. Bisogna scoprire i valori, i tesori del vangelo. Scoprire quello che la nostra fede ha da offrire ad una società che è spesso ferita e che si fa tante domande ma non trova delle risposte. Gesú nel suo Vangelo ha dato tantissime risposte. Il problema di noi uomini è di cercarle. Ma per trovarle bisogna metterci a leggere, a studiare. Solo così troveremo le nostre risposte.

Ci sono varie espressioni di vitalità e manifestazione che lasciano ben sperare ad un futuro prospero per le comunità?
Proprio il 15 di Maggio abbiamo fatto un’elezione del nuovo consiglio pastorale per l’arrivo di giovani, come anche in tutte le altre chiese appartenenti alla diocesi di Freiburg. Puntiamo sui giovani perché sono loro il nostro futuro e la nostra società. Cerchiamo di dare più vivacità a certe iniziative, soprattutto in occasione della giornata mondiale della Gioventù che si terrá il prossimo anno in Polonia a Cracovia. Con l’aiuto delle altre missioni stiamo tentando di creare anche un gruppo di giovani per una forte rappresentazione degli italiani dalla Germania e in quella giornata fare l’incontro con il Santo Padre.

Un ricordo particolare che il vostro predecessore Don Santi Mangiarratti ha lasciato vivo in voi e nella comunità italiana di Pforzheim?
È difficile dirlo in due o tre parole. Ventitre anni del suo servizio pastorale in questa comunità non ha eguali ad un anno del nostro. Ha passato una vita con questi italiani. È una figura scolpita in bene nei cuori di questa gente. Le richieste frequenti sono come sta e quando torna. Don Santi ha lasciato qui un patrimonio di storia vissuta, fede e di generazione. Ha avuto modo di arrivare a sposare giovani che ha battezzato. Si trova attualmente a Medjugorje come da lui stesso fortemente desiderato ma ogni tanto ci viene a trovare. Viene a trovare i suoi   confraterni e anche la sua gente. Loro sono più in grado di risponderle sicuramente meglio di chiunque altro.

Vuole dare un messaggio alla sua comunità italiana di Pforzheim?
Con la grande forza che abbiamo non dobbiamo mai scoraggiarci. Insieme possiamo fare ancora tante cose. Possiamo migliorale. Possiamo metterci a testimoniare la nostra fede, la nostra gioia, la nostra familiarità. Tutti i valori che abbiamo da trasmettere in bene bisogna condividerli con gli altri. Non dobbiamo vergognarci ma vantarci della storia della nostra fede affinché sempre, il Vangelo di Cristo, sia la nostra divisa. Perché noi siamo cristiani


                                                                                                                                                                                                                             73%














Daniela Di Benedetto nuovo presidente del COMITES di Monaco


MONACO\ aise\


Domenica 26 aprile, nella sua prima seduta dopo le elezioni, il Comites di Monaco di Baviera ha eletto alla carica di presidente Daniela Di Benedetto, candidata più votata dell’unica lista presentata per le elezioni del 17 aprile e prima donna alla presidenza nella storia di questo Comites.

A Daniela Di Benedetto avevano affidato una preferenza il 52% degli elettori che avevano espresso il proprio voto. Il nuovo Comites ha confermato questo risultato a larga maggioranza.

Daniela Di Benedetto, 40 anni, laureata in scienze statistiche ed economiche all’Università di Palermo e dottore di ricerca del Dipartimento di Matematica e Statistica dell’Università Federico II di Napoli, è arrivata in Germania come ricercatrice universitaria e lavora oggi presso un’Istituto finanziario internazionale di Monaco di Baviera.

È sposata e mamma di due bambini. Da molti anni impegnata nell’associazionismo italiano sui temi dell’integrazione e nella politica tedesca, essendo già consigliere di una circoscrizione del Comune di Monaco.

Nell’esposizione del proprio programma la nuova presidente ha ribadito la necessità di continuare nell’opera del vecchio Comites che ha ottenuto per la Comunità Italiana e anche per altre Comunità in Germania un forte riconoscimento da parte delle autorità tedesche.

Ha altresì sottolineato l’emergenza di andare incontro alla Comunità sia mediaticamente che fisicamente programmando i prossimi incontri del nuovo Comites tra i suoi potenziali interlocutori.

Il risultato della bassissima partecipazione al voto impone un ragionamento sulla comunicazione e sui mezzi di comunicazione del Comites che va rinnovata, ha osservato.

Vivendo in una realtà Europea occorre ripensare in ottica europea anche i servizi al cittadino ed il ruolo delle rappresenzanze consolari e la loro interazione con le amministrazioni locali per verificare possibili aree di collaborazione ed interazione.

Daniela Di Benedetto ha ricordato inoltre come interi segmenti della popolazione italiana siano stati tagliati fuori dalle elezioni perchè non aventi diritto di voto. Si tratta dei "newcomers", oggi una realtà molto forte nella circoscrizione consolare di Monaco, alla quale occorre dare voce attraverso strumenti consultivi.

Quanto all’informazione, per il nuovo presidente deve rispondere alle necessità odierne della società senza però dimenticare i concittadini meno informatizzati.

Il nuovo Comites lavorerà per consulte tematiche che prevederanno un responsabile interno ed un referente esterno. Queste consulte sono state interpretate dalla presidente come un reale strumento di delega, partecipazione, coinvolgimento e dialogo aperto che possa recuperare il raccordo tra comunità e Comites venuto a mancare con questa elezione.

In questo modo, ha detto, si intende coinvolgere le famiglie, il mondo dell’imprenditoria, non ultimo quello della gastronomia, gli enti sociali, gli Istituti scolastici, i medici, i giovani, gli anziani, l’associazionismo e varie categorie professionali, con cui promuovere iniziative comuni.

Continuerà e verrà rafforzato l’impegno nelle carceri, sul fronte dell’integrazione intergenerazionale e della valorizzazione del bilinguismo come risorsa impagabile dei nostri giovani, della promozione artistica, culturale e delle tradizioni.

La formazione scolastica e professionale rappresentano per il Comites, insieme alle difficoltà connesse all’alloggio nell’area metropolitana del capoluogo, alcune tra le sfide più importanti.

Di Benedetto ha dunque garantito che l’attenzione al sociale, la solidarietà, la trasparenza, l’apertura alle nuove tecnologie e forme della comunicazione sono e rimangono dei principi portanti dell’agire del Comites.

La neoeletta presidente ha ribadito poi la volontà di coinvolgere ciascun membro del Comites valorizzandone competenze e risorse per il perseguimento dell’unico fine comune: il bene della collettività.

Successivamente al presidente, sono stati eletti il segretario Rolando Madonna ed i membri dell'Esecutivo Riccardo Fontana, Silvana Sciacca e Silvia Alicandro, quest’ultima risultata a pari merito con la consigliere Alessandra Santonocito e prescelta per anzianità. (aise)


                                                                                                                                                                                                                                                   


                                                                                                                                                                                   66%












Comites addio?


Tobia Bassanelli

Mentre andiamo in stampa, sono in corso le votazioni per il rinnovo dei Comitati degli Italiani all’Estero, i cosidetti Comites, organismi consultivi presenti in ogni Circoscrizione Consolare con almeno 3 mila connazionali.

Il termine ultimo per l’invio della scheda votata è venerdì 17 aprile 2015. Sabato 18, nelle sedi consolari, avrà luogo lo spoglio delle schede, e la proclamazione dei risultati.

Il modo di votazione è quello noto: per posta, tramite una busta preindirizzata al consolato di appartenenza, dove vanno inseriti la busta bianca con la scheda votata ed il tagliando elettorale.

Senza aspettare l’esito della consultazione, per quanto riguarda la partecipazione al voto sappiamo già come andrà a finire: per gli 11 Comites della Germania (come è noto sono stati soppressi quelli di Amburgo e di Mannheim) non voteranno più di 20.207 persone, cioè il 3,67% dei potenziali elettori (che sono oltre mezzo milione, per la precisione 546.498).

A tanto ammontano infatti coloro che si sono iscritti nelle liste elettorali, la condizione previa (che scadeva il 18 marzo) per ricevere lo schede e partecipare così al voto. Se pensiamo che all’ultima votazione, dieci anni fà, nel 2004, la partecipazione era stata dieci volte tanto (sul 30%), la catastrofe è evidente e non resterà senza innocue conseguenze.

A Berlino, Dortmund, Norimberga e Saarbrücken, che assieme hanno 94.790 potenziali elettori, i votanti non arrivano neanche a mille per città. La percentuale più bassa di iscrizioni, e quindi di votanti, si registra a Dortmund (2,14%), mentre la più alta si trova a Wolfsburg (14,68%), che comunque possiede il più basso numero di potenziali elettori (sono 7.485).

Non è poi detto che tutti gli iscritti votino. Dal momento che diverse liste non sono state accolte per insufficienza delle firme raccolte, è ipotizzabile che i rispettivi sostenitori boicottino le urne, per protestare contro il legislatore che non ha riaperto i termini per la presentazione di nuove liste, come invece ha fatto per l’iscrizione negli elenchi elettorali.

Le elezioni per i Comites, pre- viste in un primo momento per il 19 dicembre 2014, sono poi slittate alla data attuale, per permettere una maggiore informazione e raggiungere un numero più consistente di iscrizioni. Nonostante gli spot elettorali della Rai e altri 4 mesi a disposizione, nessuna Circoscrizione consolare della Germania è riuscita a raddoppiare gli iscritti di dicembre.

Un fiasco totale. Da addebitare in primo luogo a coloro – partiti, Cgie, Parlamentari dell’estero – che hanno voluto e votato la norma della preiscrizione. Pronti ad intervenire ed a dire la loro su tutto, ora si guardano bene dal fare dichiarazioni al riguardo.

Con questi risultati, estremamente deludenti, ma del resto facilmente prevedibili da chiunque ha un minimo di contatto con connazionali, c’è sicuramente da chiedersi se valeva la pena rinviare le elezioni.Ma il vero colossale errore, è stata la norma della preiscrizione, assolutamente estranea al nostro sistema elettorale.

Una “domocrazia su domanda”, titolavamo l’editoriale di dicembre 2014, in cui ponevamo anche seri dubbi sulla stessa costituzionalità della nuova normativa elettorale. Questa procedura, segnalata all’Asgi, una associazione di esperti di diritto, al momento è sotto esame e non è detto che lo superi.

In ogni caso è stata bruciata anche la scusa del poco tempo a disposizione per organizzare la partecipazione. Una comoda foglia di fico, buona per tutte le stagioni, caduta anche quella.

Non ci sono attenuanti. Le cifre parlano chiaro: i Comites non interessano a nessuno, se non ad una bassissima ed insignificante minoranza. Con questo scarso numero di votanti alle spalle, riconducibili per lo più alle parentele ed alle clientele dei candidati, i Comites perdono ulteriormente peso politico, del resto già molto limitato, sia perchè organismi consultivi, sia perchè spesso alla mercè della discrezionalità del console. Questo non toglie che molti di loro hanno lavorato bene, come documentano diversi bilanci di fine legislatura.

Che fine faranno ora questi Comitati, più simili a club privati che a organismi istituzionali? In tempi di tagli e di risparmi, difficile che possano resistere a lungo, nonostate la loro importante ed insostituibile funzione di rappresentanza.

Una rappresentanza del resto non più trasferibile neanche alle Associazioni (come era prima della istituzione dei Comites), nel frattempo quasi tutte sparite o in cronica crisi. Ma, a preoccupare di più, dovrebbe essere la sorte del voto all’estero, che l’inversione dell’opzione (ora vota all’estero chi lo chiede, come per i Comites), ha praticamente già cancellato. A votare in Italia, infatti, andranno i soliti quattro gatti.

Il voto politico stimolerà forse qualche iscrizione in più negli elenchi elettorali dei Consolati, ma con l’attuale alta sfiducia nei partiti non sono prevedibili grandi cambiamenti.

Ci auguriamo che in Parlamento, e tra i rappresentanti e gli eletti dell’estero, torni a prevalere il buon senso, e venga ripristinata la vecchia legge Tremaglia con il rispettivo regolamento applicativo, con tutti i miglioramenti possibili, ma senza affossarne la sostanza, e cioè:

la possibilità di esercitare il diritto di voto all’estero, senza domande, senza preiscrizioni, ma per la semplice naturale appartenenza al corpo elettorale.

                                                                                                                                                                                                                                            



                                                                                                                                                                                   81%  







Una Voce per Sanremo é in cerca di nuovi talenti. Sono aperte le iscrizioni per partecipare e conquistare un posto da protagonisti nel mondo della canzone italiana.

Angela Saieva

Siamo entrati nel clou di un importante evento sanremese come Una voce per Sanremo. Vetrina che fa da sfondo ad una delle kermesse per nuove proposte più invidiate del momento. Non c’è tregua dunque per gli addetti impegnati fuori confine, a fare riaprire i sogni chiusi in un cassetto a tanti nostri connazionali italiani residenti all’estero. Inarrestabile é la loro corsa, alla ricerca di nuovi talenti da incanalare in questo evento. Il concorso, ricordiamo, premia i classificati con registrazione di un master di brani cover con etichetta e ricerca di una canzone inedita per poterla presentare alle selezioni discografiche, per la selezione al Festival della Canzone di Sanremo edizione 2016.

Alcune delle novità sono nella giuria, quale avrà il compito di scegliere ad ogni selezione i primi tre candidati che accederanno direttamente alla Semifinale in Italia, dichiarare il numero di idonei che accederanno ai quarti di finale in Germania e scartare gli eventuali non idonei che, se seguiranno la procedura del regolamento, potranno ritentare in gara nella successiva selezione e proporre un altro brano.  

La convocazione ai Quarti di Finale in Germania, per quanto riguarda sia gli ammessi ai quarti di finale che ai semifinalisti, prevede il ritiro delle pratiche burocratiche e del pass per aderire alla conferenza, alla realizzazione di interviste, ai seminari, agli stage, agli incontri con docenti di chiara fama e alle audizioni. La Semifinale e Finale si disputerà invece presso il Centro Ariston - Cinema Roof di Sanremo, in Italia, quale decreterà il vincitore.

La kermesse patrocinata da l’Accademia della Canzone Italiana in Germania é coordinata in esclusiva in Europa dalla rinomata casa artistica italiana SDA Sanremo Eventi di Pforzheim. Un organismo attivo in queste fasi promozionali della cultura del Bel Paese e nota nella gestione di concorsi che coinvolge dal 1990 le comunità italiane oltre frontiera.

Ha come obiettivo il promuovere la lingua italiana, contribuendo a rafforzare sia il legame tra le comunità che dare l'opportunità ai molti talentuosi sconosciuti di emergere per le proprie doti artistiche. Come non ricordare i sette connazionali reduci dai quarti di finale al Festival di Castrocaro, finale trasmessa in prima serata su Rai Uno.

L’organizzazione avvisa che le iscrizioni a Una voce per Sanremo sono valide solo quelle fatte attraverso il sito ufficiale www.sdasanremo.de dove è possibile visionare il regolamento e presentare i documenti necessari per accedere alla selezione autorizzata e più vicina a voi. Tra i mass media il Corriere d’Italia, partner ufficiale dell’evento, seguirà le kermesse fino in Italia.

http://www.corritalia.de/eventi/dettaglio/una-voce-per-sanremo/b1c7d42840e5c6abe10fdcc00f9ee08d/


                                                                                                                                                                                                                                                  88%
Mainz. Missione in festa. La Missione di Mainz ha celebrato il Giubileo domenica 25 gennaio scorso nella Chiesa St. Emmeran con una solenne Eucaristia presieduta dal card. Karl Lehmann

Don Pio Visentin


Fondata ed eretta come missio cum cura animarum con decreto vescovile il 1° novembre 1964, la Missione di Mainz ha celebrato il Giubileo domenica 25 gennaio scorso nella Chiesa St. Emmeran con una solenne Eucaristia presieduta dal card. Karl Lehmann

Come si giustifica oggi, a distanza di molti anni dalla prima emigrazione, la presenza in diocesi delle diversità linguistiche?

Pare che a questa domanda abbia voluto rispondere il cardinale quando nell’omelia ribadisce che “la Chiesa esprime la sua cattolicità anche per il semplice fatto che esiste nella molteplicità delle lingue e delle culture”.

Molta acqua è passata sotto i ponti da quando negli anni ’60 i nostri Gastarbeiter, che avevano lasciato le famiglie in Italia e abitavano nelle baracche.

Lo ricorda mons. Silvano Ridolfi, il primo missionario, che alla fine degli anni ‘50, da Francoforte raggiungeva di tanto in tanto gli italiani di Mainz e Wiesbaden.

“Non è stato un cammino facile né umanamente né ecclesialmente: la penosa separazione delle famiglie, le dure condizioni di lavoro, la vita indegna nelle baracche prima, e poi le incertezze sulla sorte dei figli, le emarginazioni, le incomprensioni linguistiche e culturali nella società, con pochi sacerdoti, gli angusti spazi umani e religiosi…

tutto documenta un cammino di sofferenza, di amore e di speranza, che oggi mostra i suoi risultati”.

Oggi, dopo 50 anni, constatiamo con gioia il bel cammino di coesione cristiana e di inserimento ecclesiale compiuto dalla comunità italiana, che dispone nella Innenstadt di Mainz di una Chiesa propria, sempre aperta durante il giorno, e di ampi spazi parrocchiali, ai quali fanno riferimento anche altre comunità e gruppi.

Ora la comunità è chiamata a continuare il cammino nella fede, speranza e carità, come dice il logo del Giubileo. Il Signore è fedele e non abbandona il suo popolo.


http://www.corritalia.de/vita-e-comunita/dettaglio/mainz-missione-in-festa/444c861df68e4807eb63fe2e69c07931/
                                                                                                                                                                                                       

                                                                                                                                                                                                     56%
Il progetto Mediterranea fa tappa ad Istanbul. L’evento è organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Cultura con l’adesione del presidente della Repubblica Italiana e con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. La navigazione a vela attraverso tutto il Mediterraneo e, dopo Atene ed Istanbul, intende proseguire attraverso il Mar Nero, il Mar Rosso Settentrionale, la Giordania e il Portogallo, facendo scalo complessivamente in oltre 100 centri costieri di 29 Paesi: una spedizione nautica che è insieme anche culturale e scientifica.

ISTANBUL\ aise\ - Prende il nome della spedizione, nata dall’idea di un gruppo di appassionati di navigazione, guidata da Simone Perotti, scrittore e marinaio italiano il progetto Mediterranea



http://www.progettomediterranea.com/

che sarà presentato martedì 24 febbraio, a Istanbul, nella sede del Teatro della Casa d'Italia.

L’evento, che si aprirà alle ore 12.00, è organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Cultura con l’adesione del presidente della Repubblica Italiana e con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

La navigazione a vela attraverso tutto il Mediterraneo è iniziata qualche mese fa e, dopo Atene ed Istanbul, intende proseguire attraverso il Mar Nero, il Mar Rosso Settentrionale, la Giordania e il Portogallo, facendo scalo complessivamente in oltre 100 centri costieri di 29 Paesi: una spedizione nautica che è insieme anche culturale e scientifica.

Il progetto si propone infatti di attirare l'attenzione sul Mediterraneo, creando una piattaforma di dialogo per parlare di diversi temi, mettendo in collegamento sponde diverse, Paesi lontani, racchiusi in un'area metaforicamente collegata e omogenea attraverso la simbologia del viaggio per mare che collega e unisce.

L’imbarcazione, a "impatto zero", alimentata esclusivamante da fonti di energia rinnovabili (solare ed eolico) rappresenta la prima esperienza al mondo di co-sailing, poiché è priva di main sponsor e sostenuta da decine di persone che ne condividono la finalità e contribuiscono economicamente.

Mediterranea, durante la tappa ad Istanbul, organizzerà incontri e interviste ad artisti, intellettuali, scrittori, giornalisti e operatori culturali alla ricerca delle voci e del pensiero del Mediterraneo per parlare di esperienze di viaggio, storie e confronto fra popoli.

Avviare un dibattito, dialogo e comunicazione sui temi dell’attualità, della tutela dell’ambiente e del rispetto delle specificità storiche e culturali, alla ricerca di idee per tessere nuove e più profonde relazioni sociali e aprire più ampie prospettive. (aise)


http://www.progettomediterranea.com/http://www.aise.it/italiani-nel-mondo/rete-diplomatica/195140-il-progetto-mediterranea-fa-tappa-ad-istanbul.html



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La giornata mondiale del migrante e del rifugiato

Pierluigi Vignola

Chiesa senza frontiere: madre di tutti. 18 gennaio 2015 giornata mondiale del migrante e del rifugiato “Alla solidarietà verso i migranti ed i rifugiati occorre unire il coraggio e la creatività necessarie a sviluppare a livello mondiale un ordine economico-finanziario più giusto ed equo insieme ad un accresciuto impegno in favore della pace, condizione indispensabile di ogni autentico progresso”. Sono le parole di Papa Francesco nel messaggio scritto per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che sarà celebrata domenica 18 gennaio 2015 e avrà come tema “Chiesa senza frontiere: madre di tutti”. Il Pontefice, nel messaggio, è partito dalla figura di Gesù, “l’evangelizzatore per eccellenza e il Vangelo in persona”, che “invita tutti a prendersi cura delle persone più fragili e a riconoscere il suo volto sofferente, soprattutto nelle vittime delle nuove forme di povertà e di schiavitù”. Tra i più poveri e abbandonati “rientrano certamente i migranti ed i rifugiati, i quali cercano di lasciarsi alle spalle dure condizioni di vita e pericoli di ogni sorta”. “La Chiesa senza frontiere, madre di tutti – ha continuato – diffonde nel mondo la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, secondo la quale nessuno va considerato inutile, fuori posto o da scartare”. Papa Francesco ha evidenziato che “non di rado” i movimenti migratori suscitano “diffidenze e ostilità, anche nelle comunità ecclesiali”.  Gesù Cristo, ha osservato, “è sempre in attesa di essere riconosciuto nei migranti e nei rifugiati” e “ci chiama a condividere le risorse, talvolta a rinunciare a qualcosa del nostro acquisito benessere” passando da un “atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione ad un atteggiamento che abbia alla base la ‘cultura dell’incontro’”. Il movimento migratorio, inoltre, considerate le sue attuali dimensioni, può essere regolato e gestito solo con “una sistematica e fattiva collaborazione che coinvolga gli Stati e le Organizzazioni internazionali”. “In tal modo – ha proseguito – sarà più incisiva la lotta contro il vergognoso e criminale traffico di esseri umani, contro la violazione dei diritti fondamentali, contro tutte le forme di violenza, di sopraffazione e di riduzione in schiavitù”. Il Pontefice ha ribadito che “alla globalizzazione del fenomeno migratorio occorre rispondere con la globalizzazione della carità e della cooperazione, in modo da umanizzare le condizioni dei migranti”. Concludendo il messaggio il successore di Pietro si è rivolto direttamente ai “cari migranti e rifugiati”: “Voi avete un posto speciale nel cuore della Chiesa, e la aiutate ad allargare le dimensioni del suo cuore per manifestare la sua maternità verso l’intera famiglia umana.

Non perdete la vostra fiducia e la vostra speranza!”. “Una lotta più incisiva contro il vergognoso e criminale traffico di esseri umani, contro la violazione dei diritti fondamentali, contro tutte le forme di violenza, di sopraffazione e di riduzione in schiavitù”, è l’auspicio espresso pertanto dal Papa, e tutti si devono prendere cura delle “vittime delle nuove forme di povertà e di schiavitù”. Come sottolinea il Papa, però, “lavorare insieme richiede reciprocità e sinergia, con disponibilità e fiducia, ben sapendo che nessun Paese può affrontare da solo le difficoltà connesse a questo fenomeno, che è così ampio da interessare ormai tutti i Continenti nel duplice movimento di immigrazione e di emigrazione”. Infatti, nonostante i “generosi e lodevoli sforzi” degli organismi e delle istituzioni che, a livello internazionale, nazionale e locale, mettono il loro lavoro e le loro energie al servizio di quanti cercano con l’emigrazione una vita migliore, “è necessaria un’azione più incisiva ed efficace, che si avvalga di una rete universale di collaborazione, fondata sulla tutela della dignità e della centralità di ogni persona umana”, e che quindi “alla globalizzazione del fenomeno migratorio occorre rispondere con la globalizzazione della carità e della cooperazione, in modo da umanizzare le condizioni dei migranti”. Per il Papa, infatti, “occorre intensificare gli sforzi per creare le condizioni atte a garantire una progressiva diminuzione delle ragioni che spingono interi popoli a lasciare la loro terra natale a motivo di guerre e carestie, spesso l’una causa delle altre”.

Inoltre, c’è da sottolineare che “alla solidarietà verso i migranti e i rifugiati occorre unire il coraggio e la creatività necessarie a sviluppare a livello mondiale un ordine economico-finanziario più giusto ed equo insieme ad un accresciuto impegno in favore della pace, condizione indispensabile di ogni autentico progresso”. Purtroppo non bisogna dimenticare che talvolta è presente anche tra i cristiani una “prudente distanza” dalle vittime innocenti di violenze e sfruttamento, ma “nessuno va considerato, inutile, fuori posto o da scartare”. La Chiesa si conferma migrante con i migranti e come ricordato anche dal P. Alessandro Gazzola superiore generale degli Scalbriniani:”noi cristiani, e a maggior ragione noi missionari per i migranti, siamo parte di quella «Chiesa che cammina con gli uomini»: questo punto-fermo emerge con la stessa chiarezza, anche a distanza di 50 anni, nell'enciclica “Gaudium et spes” del Concilio Vaticano II. Tale vicinanza della Chiesa, che è per sua intima natura Madre dell'umanità, si traduce nel suo impegno concreto a “trasformare il cammino di disperazione di tante persone - oggi sono stimate dell'Onu in 214 milioni i migranti nel mondo, di cui circa 160 milioni migranti economici e 60 milioni rifugiati e profughi - in un cammino di speranza diventa un impegno, una sfida educativa per le nostre comunità civili e religiose, se non si vuole che il cammino di disperazione si trasformi in un nuovo conflitto e scontro sociale”.

I temi legati all'ambito della migrazione sono molteplici e, ahimè, in larga parte ancora rimasti aperti, non affrontati: il diritto al lavoro e alla cittadinanza, le numerose discriminazioni, come pure l'influsso dell'attuale crisi economica sul complesso fenomeno della mobilità umana. Quindi, guardando al futuro e alle nuove generazioni, è il passaggio necessario, in diversi paesi tra cui l'Italia, dal concetto di jus sanguinis a quello dello jus soli, fatto non meramente giuridico, ma sostanziale in quanto, ad esempio, permetterebbe ai 650 mila minori, nati in Italia da genitori immigrati, di vivere da cittadini con pieni diritti e non come equilibristi sul filo della propria identità. È questo il tempo di lavorare assieme, Chiesa ed istituzioni, ciascuno nel suo ambito specifico, affinché questo riconoscimento sia percepito da tutti nell'ottica di una sempre maggiore integrazione ed accoglienza vera dell'umanità migrante e del’uomo in quanto tale. 
http://www.corritalia.de/vita-e-comunita/dettaglio/la-giornata-mondiale-del-migrante-e-del-rifugiato/d301620549fb8a6f695383afa407e0eb/
                                                                                                                                                                                                                                  
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Festeggiato a Steinenbronn, Stoccarda, San Giuliano Martire fortemente voluto dai fratelli Trivigno, fondatori del comitato San Giuliano Martire di Stoccarda

Angela Saieva

La comunità italiana di Steinenbronn ha presentato l’evento all’insegna della cultura e della tradizione. Rivivere insieme la vita di San Giuliano Martire, tra storia e leggende, degustando piatti tradizionali Accetturesi-Lucane e ballando sulle note della musica folkloristica del posto. Questo è stato il motto che ha spinto per il terzo anno i fratelli Vincenzo e Domenico Trivigno, fondatori del comitato S.G.M. di Stoccarda, ad organizzare la liturgica manifestazione.

L’Evento si è tenuto Sabato 31 Gennaio ed é iniziato con la solenne messa celebrata nella Chiesa Heilig Geist Kirche di Steinenbronn da Don Emeka, parroco di Steinenbronn, insieme a Don Giuseppe Filardi parroco di Accettura e venuto apposta dall’Italia per inaugurare e benedire la statua di San Giuliano Martire. Grande è stata la partecipazione e commozione tra i fedeli, allietata da canti liturgici diretti dall’organista Giuliano Trivigno in onore del Santo Patrono. E' stato uno spettacolo suggestivo, costellato da una folla di ca. 300 fedeli giunti anche dalla Svizzera e dall’Italia. Nemmeno la bufera di neve ha fermato la tradizionale processione fatta in via di eccezione in chiesa seguita da una fiaccolata e conclusasi con la votiva offerta. La comunità italiana ha proseguito i festeggiamenti presso la Sandächerhalle, dove prima è stata accolta calorosamente dalla Banda Musicale storica dei accetturesi caratterizzate da strumenti tipici della regione, poi dal resto del Comitato rappresentato da Volpe Anna, Martello Giovanni, Martello Pietro, Marchisella Isabella, Volpe Domenico, Volpe Maria, Cassiera Dimilta Giuseppe, Antonio Marzano, Canora Giuliano, Varvarito Carmine e Marchisella Giuseppe.

Grazie a loro é stato possibile non solo degustare il prodotto ittico vanto della zona, sapientemente cucinato secondo la tradizione locale e curata perfettamente in ogni minimo dettaglio, ma anche a soddisfare pienamente le nostre curiosità legate alla loro cultura. Ricreativo é stato lo spettacolo musicale presentato da Vincenzo e Domenico Trivigno assieme ai loro figli. A riempire la serata è stata anche la rievocazione e le rappresentazioni di costumi storici, indossati in occasione della ricorrenza religiosa. Mi compiaccio. Ho trovato un grande spirito di accoglienza, ci dice Don Giuseppe Filardi. Questo è un grande giorno per tutta la comunità accetturese e non solo quella del posto. Sono più di duemila emigrati all’estero. La festa esteriore in onore a San Giuliano Martire è sempre un momento importante per la vita religiosa e sociale dell’intero paese. La religiosità di questo popolo è intimamente unito ad una cultura che risponde con sapienza cristiana ai valori e ai grandi interrogativi dell’esistenza umana, ovunque si trova. Il vostro intervento mediatico è inoltre un grande gesto di altruismo, segno che la comunità italiana in generale che vive in Germania non è sola e che anche attraverso il Corriere d’Italia viene vivamente rappresentata in ogni suo aspetto.

Sono legato a questa comunità italiana del posto che mi ha accolto con grande umanità e fratellanza. È importante anche per me conoscere le loro origini e le loro tradizioni. Tutto ciò mi accomuna e mi avvicina sempre di più, sostiene padre Emeka. A me non basta che vengono nella mia casa in chiesa, é importante che anche io vada da loro. La mia vocazione non mi lega soltanto ad una fede tramandata e coltivata negli anni ma mi abbraccia anche in prima persona per grazie ricevute, afferma Vincenzo Trivigno. Miracoli che hanno fortificato la devozione verso il nostro Patrono e il mio credo religioso verso la chiesa. Come vedi questa manifestazione non è a scopo di lucro. Chiunque è il ben venuto e partecipa secondo la propria volontà. Offrono liberamente il proprio contributo. Portano specialità del posto. Partecipano con la musica o semplicemente aiutano lo svolgimento della serata. È un’occasione per rimanere più uniti, essendo fuori dalla nostra terra, come anche è un modo più semplice per raccontare e tramandare l’aspetto storico e religioso del nostro San Giuliano Martire ai nostri figli. La statua che abbiamo comprato è frutto delle offerte.

Incontenibile è la voglia tra i partecipanti di esprimersi con noi e accoglierci come uno di loro. Non è stato difficile scoprire che unanime è il loro credo a San Giuliano Martire. "Poco importa i chilometri fatti e che rifaremo fra un paio d’ore, gridano fieri, l’importante esserci". Il profumo dell’espresso ci trascina al bancone. Ma quello che ci stupisce non è tanto il buon gusto ma la particolarità del Sig. Palermo. "É da una vita che vendo caffè espresso, racconta immerso nelle sue macchinette, ma in queste serate lo offro sempre a tutti senza limiti e a costi zero. Anche questo è per me un modo per rendermi utile alla comunità." Tra le autorità locali abbiamo incontrato anche Anna Picardi. "Sono stata la Presidente per nove anni, racconta. Ora per statuto dopo la terza legislatura, sono l’attuale vice Presidente della Federazione Lucani in Germania. Sappi che esistono ben otto Associazioni Lucani in territorio tedesco e tutte con lo scopo di divulgare la cultura Lucana. Essendo una accetturese non nego la mia emozione di stare insieme attraverso questi eventi."

A tale proposito, con la complicità di Biagio Labbate venuto da Accettura, è stato possibile effettuare anche un collegamento in diretta Web con la manifestazione tenutasi nello stesso momento sia a Monsummano Terme, in Italia, sia a New York, in America.

http://www.corritalia.de/vita-e-comunita/
                                                                                                                                                                                                                     
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La musica non conosce confini

Elisa Cutullè

Berlino - Il gruppo tedesco Staubkind festeggia quest’anno i suoi 10 anni L’esperienza che un concerto del gruppo offre è unica: non si tratta di una star che sale sul palco, bensì di una musicista che racconta la sua storia di tutti i giorni: amori, speranze, delusioni, sogni e tanta voglia di vivere. Sono 3 ore di concerto che ripropongono sul palco la filosofia di vita del gruppo: è la prospettiva dalla quale si osserva la vita che fa la differenza. E si lascia il concerto con la sensazione di aver acquisito nuovi amici e di aver fatto parte di una qualcosa di unico. Non è un caso. Abbiamo incontrato Louis in occasione del suo concerto a Colonia per parlare con lui dei suoi ricordi, della sua musica e dei suoi sogni.

Festeggiate i 10 anni di vita: Cosa è cambiato per voi?
Sono cambiate moltissime cose. Dieci anni fa, il nostro primo concerto è stato a Berna, in Svizzera. All’epoca avevamo appena pubblicato il nostro primo CD e quando ci hanno chiesto il bis, non avevamo altre canzoni nel repertorio. Non abbiamo titubato e ricantato tutte le canzoni dall’inizio. Ora invece, con 10 anni di vita musicale come gruppo alle spalle, diventa difficile selezionare i brandi: vorresti cantarli tutti, ma devi selezionare quelli più rappresentativi per te e per il pubblico. Personalmente devo dire che anche io sono cambiato molto. Dieci anni fa ero molto più introverso, avevo molta paura quando salivo sul palco ed ero vittima della febbre da palcoscenico. Cosa non è cambiato in me è che, ancora oggi, non mi ricordo sempre tutti i testi. Ma sto migliorando. Nonostante penso di poter dire che siamo un gruppo abbastanza stabile, è cambiata un paio di volte la struttura del gruppo. Siamo, ora con Dirk, al nostro terzo chitarrista. Gli altri due, Rico e Martin, ci hanno lasciati per motivi personali. Credo che, comunque, siamo un gruppo affiatato ed aperto che non rende difficile l’integrazione. La storia del gruppo l’abbiamo raccontata attraverso foto e altri ricordi nell’edizione dell’anniversario: credo che riesca a offrire una buona panoramica di quello che siamo e come lo siamo diventati. È bello anche aver potuto variare la nostra posizione di artisti: supporter di Unheilig con un pubblico di migliaia di persone e poi piccoli club, con le nostre band di supporto, in cui davanti a meno di mille persone puoi finalmente cantare più di mezz’ora. Essere uno Staubkind è un modo di vivere per noi e per i nostri fan. Cero di accorciare le distanze con loro permettendo ad alcuni di loro di venire sul palco con me durante i nostri concerti o interagendo con loro sulla nostra pagina Facebook. Siamo complementari, penso.

Hai scritto diverse canzoni. Ce ne sono state alcune che hai visto più come sfida?
Ci sono due tipi di canzoni che possono essere prese come sfida: da un lato quelle che prendono una piega che non avevi previsto e che devi limare, affinché rientrino nel concetto dell’album e quelle che per cui c’è voluto molto tempo nella scrittura perché il contenuto non era facile da trasporre: Stille Tränen, Kleiner Engel e So Still sono canzoni di questo genere. C’è voluto tempo per conferire quel messaggio, quel tono, che permettesse ai sentimenti di non venire mascherati dalle parole. A dire il vero sono molto contento del fatto che abbiamo sviluppato un concetto e non costruito sentimenti. È gratificante quando ti rendi conto che i fan , grazie alla tua musica, sono in grado di lasciare da parte la quotidianità e i problemi, chiudere gli occhi, ricaricarsi di energia e riprendere a vivere a pieno ritmo.

I vostri album iniziano con una voce narrante. Ce ne parli?
Nel primo album ero ancora io la voce narrante ma poi, quando ho sentito la voce di Christian Schulte, me ne sono innamorato e gli ho chiesto se gli andava di fare lui la voce narrante. È stato, fortunatamente d’accordo. Nei nostri album racconto la mia storia e mi serviva un osservatore esterno che la introducesse con un certo distacco. Nella mia mente la voce narrante doveva essere un vecchio saggio, seduto su una panchina di un monte solitario, che mandava il suo protetto nel mondo dandogli gli ultimi consigli prima di intraprendere il viaggio. E Christian ha reso questa mia idea tangibile.

Figlio della DDR hai lasciato Dresda e il tuo lavoro per la grande Berlino. Come è nata la decisione?

Io ho due patrie e due cuori. Mi trovo bene a Berlino ma Dresda e i suoi ricordi mi mancano e rimarranno una parte di me.

Come mai Berlino?

A Dresda facevo già musica ma la possibilità di farla in maniera professionale mi venne data da Berlino ed ho colto l’occasione al volo. Non è che non amassi il mio lavoro a Dresda, è solo che amavo la musica molto di più e sentivo di potermi veramente dedicare solo ad una cosa. Così ho scelto la musica. Già da piccolo cantavo nei cori. Prima nel coro dei pionieri (ma fui mandato via dopo solo 4 settimane perché i comportavo male) e poi in chiesa nel coro. Dopo la caduta del muro mi comprai una chitarra elettrica e incominciai a fare la mia musica.

Sono trascorsi 25 anni dalla caduta del muro di Berlino. Cosa è cambiato dal 9 novembre 1989?
Non molto tempo fa ho ricordato quei tempi con mia madre. Mi ricordo che il giorno della caduta del muro di Berlino ero in chiesa per le prove del coro. Appena due giorni dopo, assieme ad altri amici, siamo andati a Berlino per vedere con i nostri occhi. Era praticamente impossibile trovare un posto da dormire, ma, grazie agli appelli delle radio berlinesi che invitavano i cittadini a mettere a disposizione letti per chi era venuto da fuori, siamo riusciti a trovare un posto dove dormire. Ironia della sorte: ora che vivo a Berlino abito proprio a poca distanza dalla famiglia che mi ospitò all’epoca.

Sono cambiate molte cose. Anche il tuo gusto musicale?
Direi di sì. Prima ero molto più rocchettaro ora, con l’età, mi sono calmato. Una delle mie passioni immutate è però Slash: lo adoravo da prima e continuo ad andare ai suoi concerti. È cambiato direi la mia percezione di musica: anche se determinati stili musicali non ce la faranno mai ad entrare nella mia collezione musicale, apprezzo e rispetto la gente che è musicalmente dotata ed in grado di creare buona musica. Trovo però difficile per me andare ai concerti come puro spettatore, sarà la deviazione professionale: è raro che io riesca a staccare il cervello e lasciarmi avvolgere dalla musica. Sempre più spesso mi ritrovo ad analizzare cosa succede sul palco, come si muovono gli artisti, che cosa fanno in determinati situazioni, come sono le luci etc. Ma ciò non mi trattiene dall’andare ai concerti: la musica è parte integrante della mia.

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Interpretazione dello Stabat Mater da parte di Gaetano Franzese

Elisa Cutullè

La Stabat Mater è una sequenza-preghiera - cattolica del XIII secolo attribuito a Jacopone da Todi. Prima della riforma liturgica, veniva spesso recitata il venerdì santo, ora la si può ascoltare durante la messa della Madonna Addolorata (celebrata a Settembre).

Diversi musicisti l’hanno trasposta in musica:

Josquin des Prés, Giovanni Pierluigi da Palestrina, Roland de Lassus nel Medioevo e rinascimento; Alessandro Scarlatti, Antonio Caldara, Antonio Vivaldi, Emanuele d'Astorga, Domenico Scarlatti, Giovanni Battista Pergolesi, Tommaso Traetta, Agostino Steffani nel Barocco; Gioachino Rossini, Franz Schubert, Franz Liszt, Josef Rheinberger, Antonín Dvořák, Giuseppe Verdi, Andrea De Giorgi nel Romanticisimo per poi arrivare alle interpretazioni di : Lorenzo Perosi, Karol Szymanowski, Francis Poulenc, Krzysztof Penderecki, Arvo Pärt, François Fayt, Salvador Brotons, Toivo Kuula, Zoltán Kodály, Bruno Coulais, Karl Jenkins, Julien Joubert, Marco Frisina, Marco Rosano, Angelo Comisso, Maurizio Filippo Maiorana, Stefano Lentini nel XX e XXI secolo.

Per la messa in scena presso lo Staatstheater di Saarbruecken, il poliedrico Gaetano Franzese ha selezionato la versione di Pergolesi, avvolgendola con due composizioni per archi scritte negli ultimi 50 anni: Hay que caminar- soñando (1989) di Luigi Nono e Natura Renovatur di Giancinto Scelsi. "Hay que caminar" soñando, composizione per due violini (interpretati da Sebastian Gottschick e Wolfgang Mertes) venne messa in scena per la prima volta al Conservatorio G. verdi di Milano il 14 Ottobre del 1989. Si racconta che a Toledo Nono lesse sul muro di un chiostro del 1300: «Caminantes no hay que caminar». O voi che camminate, non vi sono strade, c’è da camminare; non esistono percorsi segnati, strade certe e sicure, c’è la ricerca incessante, quella di Wanderer o di Prometeo. Ed infatti i due violinisti iniziano il loro percorso musicale camminando: rincorrendosi, sfidandosi, corteggiandosi, manifestando la complessità e la difficoltà del percorso da trovare.

A tal proposito la scenografia di Sabine Mader (che ha curato anche i costumi) sottolineava il percorso: rampe, a volte sinuose e a volte ripide, che dominavano la scena e confluivano nel pubblico erano il chiaro segnale di cosa si prospettava nella serata: l’impossibilità di definire con chiarezza i sentimenti e la necessità intrinseca dell’essere umano di muoversi: il movimento è vita. Dopo i 10 minuti di Nono, Gottschick ha preso in mano la direzione musicale e lasciato la scienza alle due protagoniste musicali della Stabat Mater: Tereza Andrazi (soprano) e Adriana di Paola (mezzosprano). Lo spettatore è stato messo immediatamente a confronto con la doppia unica/diversità del personaggio “materno”: due madri, non una. Due aspetti della stessa persona, forse aspetti antitetici o la trasformazione della persona in seguito al dolore?

Visivamente Sabine Mader, ha vestito le due protagoniste antiteticamente in rosso e nero e, è proprio il caso di dirlo, dalla punta ai piedi: dai capelli alle scarpe, dai vestiti allo smalto, il rosso e il nero si alternavano con attenzione maniacale. In scena anche loro, come i due violinisti prima, si rincorrono, cooperano, soffrono e vivono insieme l’esperienza dolorosa: la perdita del figlio che hanno fatto nascere. Il dolore però è difficile da superare, difficile da affrontare se si è soli, distaccati dal mondo. Ricordi lontani dell’uomo che fu, dei momenti vissuti insieme, di quel senso di comunità che non c’è più, viene presentato allo spettatore attraverso la proiezione del video sui teli fluttuanti. L’uomo (interpretato dal ballerino Francesco Vecchione) è un personaggio presente/assente, nella miglior tradizione di Peter Brooke: il personaggio principale della storia (senza la sua esistenza non ci sarebbe una “madre”) è presente/assente nello spirito e nei ricordi e influenza la vita delle madri.

Tuttavia, la pesantezza del dolore appare alleviata, resa meno pressante e quasi rappresentata come attimo della quotidianità, necessariamente presente nella vita che scorre (l’acqua in scena lo ricorda). Non importa quali gesta si compiano, come si voglia vivere il dolore e quanta importanza gli si voglia attribuire nella propria vita: solo la solitudine ha il potere di rendere il dolore davvero fatale. L’idea della comunità e della necessità di aggregazione nella vita, viene evidenziata nel pezzo finale di Scelsi. Un orchestra, quando accorda gli strumenti, ha uno strano effetto su chi ascolta: sembra quasi che ogni suono sia singolo, atto a se stesso e unico, non in armonia con l’altro… ma è proprio attraverso l’evidenziazione della dissonanza, dell’unicità che si arriva all’armonia. La Stabat Mater non è un messaggio di dolore, bensì di speranza: di speranza nell’umanità e nella forza dell’uomo di superare le avversità, ma insieme e non come cavalieri solitari. Gaetano Franzese, napoletano classe 62 si è diplomato all’Accademia Nazionale di Danza di Mara Fusco a Napoli. Dopo una carriera da ballerino solista in Italia, Israele, Austria e Germania è ora membro fisso della direzione del teatro con qualifica di regista. Gli abbiamo chiesto di fornirci la sua visione dell’interpretazione.

Come è caduta la scelta su Stabat Mater, preghiera molto forte nel Sud Italia?
 
È un pezzo che mi ha emozionato dal primo momento (anni '80!) che lo sentii in un film di Lina Wertmueller...ha una forza e un'armonia che mi mettono il balsamo su tutte le ferite del cuore... Hai deciso aprire e chiudere la tua interpretazione con due pezzi per strumenti ad archi.

Come mai questa scelta specifica? Che valenza hanno gli archi per te?
 
La scelta degli archi è stata dovuta al fatto che Stabat è composta per archi e con la stessa strumentazione dovevamo pensare pezzi che dovevano aprire e chiudere la serata e portarla ad una durata adeguata. Scelsi e Nono sono poi stati scelti per mettere in risalto la "differenza", il contrasto tra il barocco e il moderno, contrasto poi tipico dell'essere napoletano....

Quale è stata la tua sfida maggiore nel mettere in scena questo pezzo?
 
Portare in scena, sul palco della Alte Feuerwache, in un contesto "alternativo", una cosa come lo Stabat, su una scena che non ti permette le possibilità che ti offre un teatro dell'opera o la sacralità di una chiesa.... e poi lavorare con interpreti di cui non sapevo la disponibilità, la possibilità di poter chiedere a cantanti d'opera situazioni e posture non proprio tipiche.... volevo creare un'atmosfera "calda" in un luogo "freddo".....(spero di esserci riuscito...).

Di ogni cosa che si scrive, si compone, etc., si serba un ricordo: quale sarà il tuo per Stabat Mater?

 Beh, forse è ancora presto per poterlo dire.....ma sicuramente l'atmosfera che si respirava nelle 4 settimane di prove e nella preparazione della messa in scena di Stabat rimarrà un ricordo importante.

http://www.corritalia.de/spettacolieventi/dettaglio/interpretazione-dello-stabat-mater-da-parte-di-gaetano-franzese/52695bb475d77692cc803359ca9890e7/ 

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Gli 85 anni di un uomo straordinario, Carlo Pedersoli, per tutti Bud Spencer  

Angela Saieva  

Sono passati due anni da quando il popolarissimo attore Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, in occasione della sua visita a Pforzheim per promuovere un suo libro, mi diede l’onore di poterlo intervistare in esclusiva per il nostro Corriere d’Italia. L’emozione di rincontrarlo in occasione del suo ottantacinquesimo compleanno resta incontenibile. Vi ripropongo la sua storia e il fatidico incontro con i due miti divisi a metà tra lo sport e il grande set, Carlo Pedersoli e Bud Spencer. Carlo Pedersoli é nato a Napoli il 31 Ottobre del 1929. Ama suonare la chitarra, é tifoso laziale, ama Napoli, è molto superstizioso tanto quanto tenace. Si trasferisce a Roma e contemporaneamente iscritto all'Università di Roma, alla facoltà di Giurisprudenza, intraprende la disciplina olimpionica nelle categorie giovanili di pallanuoto e di nuoto. Partecipa anche a diversi Giochi del Mediterraneo ed Europei, dove si distingue come ranista diventandone nel 1945 campione italiano. Nel 1952 ad Helsinki, gareggia alle Olimpiadi per i colori italiani. Nel 1953, nel ruolo di centroboa nella Nazionale Italiana di Pallanuoto contribuisce alla vittoria dell'Italia contro la Spagna. Nel 1956 vince il Campionato di pallanuoto con la S.S. Lazio, segnando due reti nell'incontro decisivo contro il Camogli. 1958 a Melbourne per i nostri colori italiani é il primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 metri stile libero e ad infrangere la barriera del minuto netto. In proposito Carlo Pedersoli dice:

È stupendo quello che si prova nel partecipare alle Olimpiadi. Esse rappresentano per me quello che milioni di persone non potranno mai fare e questo è un dispiacere enorme. Io per andarci ho rinunciato a tre lauree, la Chimica,la  Giurisprudenza e la Sociologia. E' un privilegio per pochissime persone, ed io ne sono davvero fiero. Ai miei tempi essere pallanuotista era un piacere. L’ho iniziato coltivato e portato con me nella vita. Il mio ricordo più bello risale a quando a Shanghai, la Nazionale divenne campione del Mondo ed il Presidente della FIN, pur non essendo stato io campione ma solo un azzurro della Nazionale, mi regalò ad honorem un quadro con le “medagline” d'oro di quella vittoria. Proprio come se avessi partecipato. Questo gesto mi ha commosso veramente molto”.

Nello stesso 1958 Carlo Pedersoli lascia però l'Italia e si trasferisce in Venezuela. Lavora a un progetto della Panamericana, la strada che attualmente collega Panama a Buenos Aires. “Non nascondo quanto ho davvero pianto per mia Madre Patria” ci sottolinea. Bud Spencer é divenuto invece celebre attore italiano grazie ai suoi film girati in coppia con Mario Girotti, in arte Terence Hill. "Dio perdona, io no" è il primo film girato dalla coppia quale li proclama in seguito le due Star a livello internazionale più amate dal pubblico e che li ha resi infinitamente celebri in questo genere di produzioni.

Il soprannome Bud Spencer…  racconta Carlo Pedersoli …l’ho scelto in onore di “Spencer Tracy” un mio idolo e per una birra preferita”Budweiser”. Distinguo inoltre due tipi di successo: il primo quello che ho avuto nel cinema che è mio e non me lo leva nessuno, piú quello che ho avuto nello sport e che mi ha insegnato i valori della vita. Il secondo è quello che il pubblico ha deciso di darmi e che mi ha permesso di fare 120 film".

Pur essendo cinematograficamente impegnato, Carlo Pedersoli porta avanti ugualmente alcune passioni, ad esempio la musica. Scrive non solo per Nico Fidenco e per Ornella Vanoni ma scrive diverse colonne sonore e alcune canzoni per "Lo chiamavano Bulldozer" dove una viene da lui stesso interpretata durante il film. Nel 1975 abbraccia un’altra sua grande passione, il volo. Consegue la licenza di pilota di elicottero per l'Italia, la Svizzera e gli Stati Uniti e prende inoltre il brevetto per i jet. Anteprima il brevetto però, il primo volo effettuato da Carlo Pedersoli fu sul set di “Più forte ragazzi!” e lo racconta così:

dopo aver visto in diverse scene lo stuntman-pilota effettuare le manovre, su mia iniziativa, lasciai tutti di stucco spiccando il volo con l'aereo manovrando i comandi da solo e senza aiuti. Ricordo il terrore del produttore in quei momenti. L'atterraggio "a quaglia" quello insomma effettuato a "balzi" sulla pista fino a fermarsi. Fortunosamente riuscì.

Nel 1979 Carlo Pedersoli riceve il premio Jupiter come star più popolare in Germania. Nel 1981 è tra i soci fondatori della compagnia aerea Mistral Air. Da attore drammatico nel 2003 si impegna con il film "Cantando dietro i paraventi" di Ermanno Olmi. Nel 2005 il Comune di Civitavecchia gli attribuisce il Caimano d'Oro "per la sua carriera di nuotatore e per essere rimasto sempre vicino a questo sport, anche quando è diventato un attore affermato e conosciuto in tutto il mondo.

Nel gennaio del 2007 la Federazione Italiana Nuoto, concede a Carlo Pedersoli i brevetti di Allenatore di nuoto e pallanuoto e viene iscritto all'Associazione Nazionale Tecnici di nuoto. Nel 2010 riceve il David di Donatello alla carriera. Da poco ha terminato di girare un film dal titolo "Uccidere è il mio mestiere", una produzione tedesca, dove interpreta il maestro di un assassino completamente cieco.  

Dunque ricapitolando, attore Bud Spencer e sportivo Carlo Pedersoli. Quali meriti vanno attribuiti?

“C'è grande differenza tra la parola sport e cinema. Io ho creato solo per caso il personaggio che tutti amano. L'attore prima di farlo ha studiato, ha fatto delle accademie, si é sacrificato per imparare il dialogo e le note dell'attore. Io non l'ho fatto. Bud Spencer è un prodotto del pubblico. Tutti, nella vita, vorrebbero essere lui. Dare un pugno in faccia a chi ti costringe sottometterti. Allora ecco Bud Spencer che arriva e risolve senza volgarità i problemi creati dai cattivi. Io e Terence Hill, l’uomo nonché il personaggio che ha condiviso con me il successo, rappresentiamo una copia del cinema muto e gestuale di Buster Keaton e Charlot, Stan Laurel e Oliver Hardy. Loro attraverso la comicità tuttora fanno ridere e riflettere il mondo intero, senza parlare. Lo sport è un'altra cosa, perché anche l'uomo più antipatico e odioso ma che è un campione, è e sarà sempre lì e bisogna rispettarlo per quello! Carlo Pedersoli legge quello che ha fatto di puro da sportivo e sa che è proprietà sua”. 

Ferma restando sull’argomento sport, Carlo Pedersoli in proposito la pensa cosí:   “Il denaro purtroppo è dovunque. I giocatori stranieri, in pallanuoto come anche nel calcio e comunque, la fanno padrone. Quando io divenni campione italiano del nuoto a rana, parlo del 1943,  avevo appena 16 anni. I soci della società “Galleggiante sul Tevere” pur essendo "junior" mi regalarono l'accappatoio facendo una colletta. Quello era sport! Noi andammo alle Olimpiadi del '52, fino in Finlandia, in treno, viaggiando nelle carrozze di legno, di notte, perché non c'erano i soldi per pagare gli alberghi. Quello è sport! Non quello di oggi. Se potessi, cancellerei tutto ciò che ha determinato la nuova essenza dello sport che oramai… è diventato solo spettacolo.

Per ultimo ma non perché ultimo, concludo dicendo che forse non tutti sanno che Carlo Pedersoli firma i suoi autografi tradizionalmente solo con “Bud” e che il “Bud Spencer “ per intero è solo per un numero ristretto di libri da collezione. Mi aveva promesso che avrebbe autografato a mio figlio un suo libro. Ho potuto costatare tra gli innumerevoli pregi che ha, che è straordinariamente umile e un uomo di parola. Grazie Carlo Pedersoli da parte mia per il novero “Bud Spencer “ che oggi ci hai regalato e ancora tanti auguri di Buon Compleanno da parte della redazione di TeleVideoItalia.de e del Corriere d’Italia. 
 
http://archive.today/Qq12x
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Il razzismo è qualcosa di sottile. Germania - Intervista a Giovanni Pollice (IG BCE)

Riccardo Nanini

Intervista a Giovanni Pollice (IG BCE), presidente dell'associazione „Mach' meinen Kumpel nicht an!“ Chi non l'ha mai vista, l'enorme mano gialla sul lato nord del palazzo del sindacato IG BCE, a destra scendendo il Bremer Damm? “È stata una mia idea metterla”, sottolinea soddisfatto. “Cinque metri per 6,50.

Impossibile da non notare”. Giovanni Pollice, 60 anni, italiano del piccolo Molise emigrato in Germania già a dodici anni con la famiglia, lavora alla IG BCE dal 1998: prima come segretario, poi come direttore della sezione Migrazione e Integrazione, dopo un apprendistato da meccanico aziendale e una lunga carriera sindacale, iniziata al direttivo federale della federazione dei sindacati tedeschi, il DGB, a Düsseldorf. Chi lo conosce sa che Giovanni Pollice è un instancabile ed abile tessitore di relazioni. È raro che gli esponenti della politica e dell'economia non lo conoscano, o che lui non ne conosca alcuni. Un intervista su alcuni dei suoi progetti e delle sue iniziative. “Prima di parlare della Gelbe Hand fammi dire qualche parola sulle Internationale Wochen gegen Rassismus, le Settimane Internazionali contro il Razzismo”, che quest'anno hanno avuto luogo dal 10 al 23 marzo. “Fino a dieci anni fa nessuno le conosceva.

Come Interkultureller Rat (IR), 'Consiglio interculturale tedesco', di cui sono membro fondatore e copresidente, vogliamo sensibilizzare la società tedesca a questo problema. Il razzismo c'è più o meno dappertutto, ma viene considerevolmente sottovalutato, minimizzato. Ma è una minaccia per la società civile e lo Stato democratico. Noi tutti siamo chiamati a combatterlo. Simbolo delle Settimane Internazionali è un guanto colorato, ormai noto a molti, insieme allo slogan 'Alle anders, alle gleich' ('Tutti diversi, tutti uguali'). E simbolica è anche la data di riferimento, il 21 marzo: fu in questo giorno che la polizia, nel 1960 in Sudafrica, sparò indiscriminatamente sulla folla durante una manifestazione pacifica di cittadini neri, uccidendo 69 persone e ferendone molte altre. Alcuni anni più tardi è stata proclamata dall'ONU Giornata Internazionale contro il Razzismo. “Abbiamo – prosegue – moltissimi sponsor economici e sostenitori morali, e diventano sempre di più.

Quest‘anno si sono svolte 1300 manifestazioni a livello nazionale. Madrina è stata per lungo tempo Rita Süßmuth, ex presidente del Bundestag, poi il testimonial è stato fino a quest‘anno Theo Zwanziger, il presidente del DFB, la Federcalcio tedesca. Il prossimo sarà l‘ex-direttore della rete televisiva WDR, Fritz Pleitgen, pioniere della multiculturalità in televisione. È stato proprio Theo Zwanziger a proporci di istituire una fondazione, versando di tasca sua allo scopo una somma considerevole. Adesso la fondazione, da lui presieduta – con vicepresidente Claudia Roth, vicepresidente del Bundestag, e me come membro del Consiglio Direttivo – è dallo scorso 14 settembre una realtà, e vi sono coinvolti l'Interkultureller Rat, il DGB, Pro Asyl, la Evangelische Kirche Hessen und Nassau, il mio sindacato e altre associazioni. L‘IR è una associazione riconosciuta a tutti gli effetti e non a scopo di lucro.

Anche Hannover è coinvolta in questa iniziativa?

Certamente. Tutti gli anni c‘è una manifestazione da me organizzata qui alla sede della IG BCE, con la partecipazione di oltre un centinaio di persone, rivolta in particolare a chi lavora nelle aziende, grandi o piccole che siano: funzionari sindacali, membri dei consigli aziendali, fiduciari sindacali. La porta è aperta ovviamente a tutti gli interessati. É chiaro che collaboriamo con altre organizzazioni ed associazioni, come ad esempio il movimento „Hannover gegen Rechts”, Hannover contro l’estremismo di destra, che durante le settimane contro il razzismo sono molto attive.

Che città è Hannover da questo punto di vista?

Hannover è una città aperta, dinamica, tollerante. All‘amministrazione comunale e a quella regionale il problema sta molto a cuore. Conosco bene sia il sindaco attuale, Stefan Schostok, che il Ministerpräsident Stephan Weil da quando era a sua volta sindaco. Ero nel Migrationsausschuss, la commissione che si occupa di politiche migratorie e di integrazione.

E conosco bene anche l’incaricata alle politiche migratorie e di integrazione del Governo Regionale della Bassa Sassonia,Doris Schröder- Köpf, con cui collaboro strettamente. Bisogna dire che le istituzioni sono molto sensibili.

Non a caso la manifestazione di apertura delle Internationale Wochen di quest’anno l‘abbiamo fatta qui ad Hannover. Il colore politico è secondario: tutti i partiti sono molto attivi nella difesa dei diritti umani e della democrazia. Qui le porte, per così dire, sono non solo aperte, ma spalancate!

Ma come si manifesta, o meglio, sotto che vesti si nasconde il razzismo?

Nella discriminazione. Nella scarsa possibilità di far carriera nelle aziende per i non tedeschi, soprattutto le donne. Le persone di origini migratorie sono strutturalmente svantaggiate. È una forma ovviamente sottile di discriminazione: spesso resta a livello di pensiero, inespressa. Ad esempio quando si tratta di assumere: un nome che suona straniero, e il curriculum è già finito nel cestino.

 Ecco perché abbiamo lottato per introdurre la domanda di lavoro anonimizzata, che evidentemente aumenta le chance e rende più giusta la concorrenza.

Ripeto, la sensibilizzazione è il mio, il nostro compito principale. Discriminare esplicitamente ed essere xenofobi, nelle aziende dove c'è una forte rappresentanza dei lavoratori, può avere forti ripercussioni, fino al licenziamento.

E la mano gialla, l‘associazione “Mach meinen Kumpel nich an! e.V.”, come si inserisce nelle attività antirazziste?

“La Gelbe Hand è un'associazione nazionale per la lotta contro il razzismo, la xenofobia e l'estremismo di destra che si adopera a tutti i livelli ma con il vantaggio che tramite le strutture sindacali arriva anche nel mondo del lavoro.

È nata nel 1986 grazie al movimento giovanile della Confederazione dei Sindacati Tedeschi (DGB), ispirandosi al francese 'SOS racisme', e viene supportata sia dal DGB che dai singoli sindacati di categoria che vi appartengono. La presiedo da sei anni. Quando mi sono insediato avevamo solo 14 soci sostenitori. Adesso ne sono 850.

Ho preso a cuore la questione: giro molto, vedo molte persone, ho diversi contatti e mi adopero affinchè i soci sostenitori diventino sempre più numerosi. Tra i sostenitori abbiamo ora ad esempio il Ministro degli Esteri Tedesco, Frank-Walter Steinmeier, Olaf Lies, Ministro del Lavoro e dell’Economia della Bassa Sassonia, Edelgard Bulmahn, Viceprersidente del Bundestag, Doris Schröder- Köpf,Consigliere Regionale, Filiz Polat, Consigliere Regionale, Matthias Miersch, Deputato al Bundestag, Stefan Schostock, Sindaco di Hannover, Michael Rüter, Sottosegratario della Cancelleria Regionale, Bassa Sassonia e molti altri. Sono molto orgoglioso di come l’associazione 'Mach meinen Kumpel nicht an!” sie è evoluta negli ultimi anni e soprattutto dei risultati ottenuti.

Il nostro bollettino, 'Aktiv+Gleichbereichtigt', che esce dieci volte all'anno, oltre che ad essere inviato via Mail a tanti moltiplicatori, in forma cartacea viene inviato a tutti i soci ed è distribuito anche in numerose aziende, il che ci consente di raggiungere migliaia di persone. Da non dimenticare è infine il nostro concorso annuale rivolto a scolari e apprendisti (www.gelbehand.de/wettbewerb).

Ne festeggeremo la conclusione nel marzo 2015 ad Hannover con la consegna dei premi da parte mia e dei nostri due testimonial, il presidente del Consiglio dei Ministri del Land Bassa Sassonia (Niedersachsen), Weil e la presidente del Sindacato Scuola (GEW) Marlies Tepe.

Foto: Giovanni Pollice (IG BCE)

 http://www.corritalia.de/home/dettaglio/il-razzismo-e-qualcosa-di-sottile/9028985f8de614b49aadfa60d8dff321


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57° edizione del Festival di Castrocaro a Voci nuove volti nuovi, trasmessa sulla RAI vince la sedicenne Alina Nicosia.

Angela Saieva
A presentare l`attesissimo appuntamento è stato l’artista Pupo, autore ed interprete di brani storici della canzone italiana e che da tempo veste anche i panni di conduttore televisivo di successo. Il Festival di Castrocaro è un principale mezzo dei giovani per farsi conoscere, ha dichiarato. Ha un’identità ben definita e a maggior ragione coinvolgerò anche quest’anno sei personaggi che fanno parte della storia di questo Festival e che accompagnerà metaforicamente sul palco i finalisti, augurando loro buona fortuna. 

Dieci sono stati in questa edizione i concorrenti in gara, scelti tra una rosa di oltre 500 partecipanti. Il tutto tramite un tour itinerante di selezioni e che grazie alla Nove Eventi affidataria del Festival di Castrocaro ha interessato da quest’anno non solo l`Italia ma anche l’estero. In Germania, tramite la rinomata casa artistica SDA Sanremo Eventi di Pforzheim ospite anch’essa alla finalissima della 57/a edizione del Festival e che, come sappiamo, ha avuto il compito di selezionare e prelevare dai quarti di finale svolti nel territorio tedesco i nostri connazionali: Neliah (Di Ganci Antonietta) e Antonio Casesa da Stoccarda, Anna Maria Patti da Colonia, Gino Fragapane da Heilbronn, Angela Caci da Ulm, Nanci (Angela Fretto) da Francoforte, il gruppo Ondalunga da Karlsruhe.

La Finalissima si è tenuta Sabato 30 Agosto 2014, sotto un suggestivo scenario in Piazza d`Armi Terra del Sole, ed è stata trasmessa in diretta in prima serata su Rai 1. A valutare le performance dei finalisti Flavio Rezza, Tonia Carpinelli, Vanessa Catarinelli, Erick Panini, Luca Micheletti, Marco Frigau, Alina Nicosia, Duo sisters, Giulia Penna e Lidia Fusaro, una Giuria composta da una grande nome tanto quanto una grande donna del panorama della musica italiana, parliamo di Gigliola Cinguetti affiancata da due cavalieri di spicco, un inedito giurato Gigi D’Alessio e Giancarlo Magalli. La competizione è partita con un sorteggio che li ha visti abbinati a coppie e sfidarsi interpretando una cover, finendo con sfidarsi in due gruppi da tre sulle note di un brano inedito.

Ad accompagnare i nuovi talenti in tutte le loro interpretazioni fatte rigorosamente dal vivo, è stata l`orchestra diretta da Stefano Palatresi. Ospiti all’evento il politico, critico e storico dell’arte Vittorio Sgarbi è l’artista Anna Tatangelo. La direzione artistica è stata affidata a Massimo Cotto. Il programma è stato ideato e scritto da Andrea Lo Vecchio, Salvatore De Pasquale e Gianluca Pecchini. La scenografia è stata di Luigi Dell'Aglio, la regia di Celeste Laudisio. 

A Stravolgere la giuria ci ha pensato invece Alina Nicosia, 16 anni, di Siculiana (Agrigento) che ha proposto prima, un successo di Lisa “Oceano” poi l'inedito “Io e te” e pertanto ha vinto la 57/a edizione del Festival di Castrocaro. È lei che sarà di diritto tra i 60 ragazzi che parteciperanno alla selezione finale per l'area Nuove proposte del prossimo Festival di Sanremo, condotto da Carlo Conti. Il premio “Volto nuovo voci nuove” è andato invece al 18enne di Reggio Emilia, Erik Panini, premiato da Luigi Pieraccini, Sindaco di Castrocaro Terme e Terra del Sole e scelto da una giuria composta, dai cantanti Lighea e Paolo Mengoli, da Willy Vecchiattini e da rappresentanti dei Festival Partner 2014, selezionatori ufficiali ed organizzatori delle tappe di Semifinale 2014 del Festival di Castrocaro, tra questi anche i direttori della SDA Sanremo Eventi di Pforzheim dell'Accademia della Canzone Italiana in Germania“.

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LA SETTIMANA ITALIANA PORTA IL MEGLIO DI CULTURA E GASTRONOMIA ITALIANE NEL CUORE DI FRANCOFORTE

FRANCOFORTE\ aise\ -

Sette giorni di esposizioni, 34 stand eno-gastronomici, 14 concerti, 2 spettacoli di pizza acrobatica e molto altro: questi i numeri della VI edizione della Settimana Italiana a Francoforte, che si terrà dal 3 al 9 settembre prossimi.

La manifestazione - ormai un appuntamento fisso nell’estate della capitale economica della Germania - nasce su progetto dell’Associazione CityForum ProFrankfurt ed è organizzata dalla Camera di Commercio Italiana per la Germania, in collaborazione con Enit, Istituto Italiano di Cultura e Consolato Generale d’Italia a Francoforte.

Focus dell’iniziativa saranno le bellezze paesaggistiche e culturali dell’Italia e i prodotti tipici della tradizione enogastronomica, con stand per la promozione, la degustazione e la vendita di cibi e bevande, nonché la presentazione di opere tipiche dell’artigianato made in Italy.

Sarà una grandiosa festa della cultura italiana con un programma musicale e di intrattenimento, che prevede la presenza di numerosi artisti italiani, musica folk, danze popolari e spettacoli di pizza acrobatica.

Ad ospitare la manifestazione sarà la Hauptwache, una delle maggiori piazze di Francoforte, crocevia dello shopping e centro mondano della città, nonchè snodo principale del trasporto pubblico locale.

Recentemente ristrutturata e chiusa al traffico, la piazza, con una superficie di 19.000 metri quadrati ed un traffico pedonale di 80.000 persone in otto ore, farà da cornice all’evento. Una vetrina ideale per aziende e associazioni culturali italiane, data la sua prossimità al nuovo e frequentatissimo grande centro commerciale "My Zeil".

Numerose le opportunità per le aziende italiane che prenderanno parte alla Settimana Italiana: grande visibilità per l’offerta turistica territoriale ed i prodotti promossi in seguito alla campagna stampa che accompagnerà il progetto; possibilità di promuovere e vendere i prodotti su un mercato ricettivo e particolarmente sensibile al tema della qualità; nonché possibilità di allacciare nuovi rapporti d’affari con operatori, rivenditori e importatori tedeschi, grazie alla promozione congiunta della Camera di Commercio e di Enit.

Si stima la partecipazione di 500.000 visitatori nel corso dell’intera manifestazione. (aise)
http://www.agenziaaise.it/economia-italiana-nel-mondo/made-in-italy/181535-la-settimana-italiana-porta-il-meglio-di-cultura-e-gastronomia-italiane-nel-cuore-di-francoforte.html

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TUTTI POSSIAMO SBAGLIARE, MA LA MISERICORDIA SUPERA OGNI MURO: PAPA FRANCESCO IN UDIENZA GENERALE/ IL GRAZIE AI MARINAI DI “MARE NOSTRUM”

OMA\ aise\

 
la madre Chiesa “ci insegna le opere di misericordia”. La Chiesa “non fa lezioni teoriche” ma “ci insegna a dare da mangiare e da bere a chi ha fame e sete, a vestire chi è nudo”.  Così Papa Francesco che, nell’udienza generale di questa mattina, ha proseguito il suo ciclo di catechesi sulla “Chiesa madre”, soffermandosi su come essa “ci insegna le opere di misericordia”. “Un buon educatore – ha premesso il Santo Padre – punta all’essenziale. Non si perde nei dettagli, ma vuole trasmettere ciò che veramente conta perché il figlio o l’allievo trovi il senso e la gioia di vivere. È la verità. E l’essenziale, secondo il Vangelo, è la misericordia. La madre Chiesa – ha, quindi, sottolineato il Papa - ci insegna a dare da mangiare e da bere a chi ha fame e sete, a vestire chi è nudo. “Nelle famiglie cristiane più semplici – ha annotato – è sempre stata sacra la regola dell’ospitalità: non manca mai un piatto e un letto per chi ne ha bisogno”. E ancora: “la madre Chiesa insegna a stare vicino a chi è malato”, ha aggiunto Papa Francesco.

Tutti abbiamo la capacità di peccare e di fare lo stesso, di sbagliare nella vita. Non è più cattivo di te e di me! La misericordia – ha sottolineato – supera ogni muro, ogni barriera, e ti porta a cercare sempre il volto dell’uomo, della persona. Ed è la misericordia che cambia il cuore e la vita, che può rigenerare una persona e permetterle di inserirsi in modo nuovo nella società”. “La madre Chiesa – ha detto ancora il Papa – insegna a stare vicino a chi è abbandonato e muore solo. È ciò che ha fatto la beata Teresa per le strade di Calcutta; è ciò che hanno fatto e fanno tanti cristiani che non hanno paura di stringere la mano a chi sta per lasciare questo mondo. E anche qui, la misericordia dona la pace a chi parte e a chi resta, facendoci sentire che Dio è più grande della morte, e che rimanendo in Lui anche l’ultimo distacco è un “arrivederci”… Lo aveva capito bene la beata Teresa questo! Le dicevano: “Madre, questo è perdere tempo!”. Trovava gente moribonda sulla strada, gente alla quale incominciavano a mangiare il corpo i topi della strada, e lei li portava a casa perché morissero puliti, tranquilli, carezzati, in pace. Lei dava loro l’”arrivederci”, a tutti questi… E tanti uomini e donne come lei hanno fatto questo. E loro li aspettano, lì - ha detto indicando il cielo - alla porta, per aprire loro la porta del Cielo. Aiutare a morire la gente bene, in pace”. “Cari fratelli e sorelle, così la Chiesa è madre, insegnando ai suoi figli le opere di misericordia. Lei ha imparato da Gesù questa via, ha imparato che questo è l’essenziale per la salvezza. Non basta amare chi ci ama. Gesù dice che questo lo fanno i pagani. Non basta fare il bene a chi ci fa del bene. Per cambiare il mondo in meglio – ha sottolineato ancora Papa Francesco – bisogna fare del bene a chi non è in grado di ricambiarci, come ha fatto il Padre con noi, donandoci Gesù. Quanto abbiamo pagato noi per la nostra redenzione? Niente, tutto gratuito! Fare il bene senza aspettare qualcos’altro in cambio. A margine dell’udienza, tra i tanti saluti particolare, il Papa ne ha inviato uno agli Ufficiali e Marinai della Squadra Navale impegnati nell’operazione “Mare Nostrum”: “vi ringrazio per l’ammirevole opera in favore di tanti fratelli in cerca di speranza. Grazie tante, grazie”. (aise)

http://www.aise.it/vaticano/udienze-generali/182483-tutti-possiamo-sbagliare-ma-la-misericordia-supera-ogni-muro-papa-francesco-in-udienza-generale-il-grazie-ai-marinai-di-mare-nostrum.html
                                                                                                                                                                                              
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Giornata del Mare: messaggio del Ponteficio consiglio della pastorale per i Migranti gli intineranti

ROMA\ aise\

 "Lungo tutta la storia dell’umanità, il mare è stato il luogo in cui si sono incrociate rotte di esploratori e avventurieri e si sono combattute battaglie che hanno determinato la nascita e il declino di tante nazioni. Ma esso è, soprattutto, un luogo privilegiato per lo scambio e il commercio globale. Infatti, oltre il 90% delle merci a livello mondiale sono trasportate da circa 100.000 navi che, senza sosta, navigano da un capo all’altro del mondo, governate da una forza lavoro di circa 1.2 milioni di marittimi di tutte le razze, nazionalità e religioni". Comincia così il messaggio di Antonio Maria Cardinal Vegliò e Joseph Kalathiparambil, rispettivamente presidente e segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, in occasione della Giornata del Mare che ricorre oggi, 13 luglio. Di seguito il testo del messaggio.

"In questa Domenica del Mare, siamo invitati a prendere coscienza dei disagi e delle difficoltà che i marittimi affrontano giornalmente e del prezioso servizio svolto dall’Apostolato del Mare nell’essere Chiesa che testimonia la misericordia e la tenerezza del Signore per annunciare il Vangelo nei porti del mondo intero. A causa di una serie di fattori legati alla loro professione, i marittimi sono invisibili ai nostri occhi e agli occhi della nostra società. Nel celebrare la Domenica del Mare, desidero invitare ciascun cristiano a guardarsi intorno e a rendersi conto di quanti oggetti che usiamo nella nostra vita quotidiana sono giunti a noi attraverso il duro e faticoso lavoro dei marittimi. Se osserviamo con attenzione la loro vita, ci rendiamo immediatamente conto che non è certo quella romantica e avventuriera che talvolta è presentata nei film e nei romanzi.

La vita dei marittimi è difficile e pericolosa. Oltre a dover affrontare la furia e la forza della natura, che spesso prevale anche sulle navi più moderne e tecnologicamente avanzate (secondo l’Organizzazione Marittima Internazionale [IMO] nel 2012 più di 1.000 marittimi sono morti a causa di naufragi, collisioni marittime, ecc.), non bisogna dimenticare il rischio della pirateria, che non è mai sconfitta ma si trasforma e appare in forme nuove e diverse in molte aree di navigazione, e il pericolo della criminalizzazione e dell’abbandono senza salario, cibo e protezione in porti stranieri.  Il mare, la nave e il porto sono l’universo di vita dei marittimi. Una nave rende economicamente solo quando naviga e, per questo, deve continuamente salpare da un porto all’altro. La meccanizzazione del carico e dello scarico delle merci ha ridotto i tempi di attracco e il tempo libero dei membri degli equipaggi, mentre le misure di sicurezza hanno ristretto le possibilità di scendere a terra. I marittimi non scelgono i propri compagni di viaggio. Ogni equipaggio è un microcosmo di persone di differenti nazionalità, culture e religioni, costrette a vivere insieme nel perimetro limitato di una nave per la durata del contratto, senza nessun interesse in comune, comunicando con un idioma che spesso non è il loro. La solitudine e l’isolamento sono compagni di viaggio per i marittimi. Per sua natura, il lavoro dei marittimi li porta ad essere lontano dal loro ambiente familiare per periodi anche molto lunghi. Per gli equipaggi non sempre è facile accedere alle varie tecnologie (telefono, wi-fi, ecc.) per contattare la famiglia e gli amici. Nella maggior parte dei casi, i figli nascono e crescono senza che essi possano essere presenti, accrescendo così il senso di solitudine e d’isolamento che accompagna la loro vita.

La Chiesa, nella sua sollecitudine materna, da oltre novant’anni offre la sua assistenza pastorale alla gente del mare attraverso l’Opera dell’Apostolato del Mare. Ogni anno migliaia di marittimi vengono accolti, nei porti, presso i Centri Stella Maris, luoghi unici dove i marittimi sono ricevuti con calore, possono rilassarsi lontano dalla nave e contattare i propri familiari utilizzando i diversi mezzi di comunicazione messi a loro disposizione. I volontari visitano giornalmente i marittimi sulle navi e negli ospedali e quelli che sono abbandonati in porti stranieri, assicurando una parola di conforto ma anche un aiuto concreto, quando necessario. I cappellani sono sempre a disposizione per offrire assistenza spirituale (celebrazione della messa, preghiere ecumeniche, ecc.) ai marittimi di tutte le nazionalità che ne hanno bisogno, specialmente nei momenti di difficoltà e crisi. Infine, l’Apostolato del Mare si fa voce di chi spesso non ha voce, denunciando abusi e ingiustizie, difendendo i diritti  della gente del mare e chiedendo all’industria marittima e ai singoli governi il rispetto delle Convenzioni internazionali. Mentre, in questa Domenica del Mare, esprimiamo la nostra gratitudine a tutti coloro che lavorano nell’industria marittima, con cuore fiducioso chiediamo a Maria Stella del Mare di guidare, illuminare e proteggere la navigazione di tutta la gente del mare e sostenere i membri dell’Apostolato del Mare nel loro ministero pastorale". 
http://www.aise.it/migrazioni/immigrazione/178437-giornata-del-mare-il-messaggio-del-pontificio-consiglio-della-pastorale-per-i-migranti-e-gli-itineranti.html

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il Festival di Castrocaro é in diretta su RAI 1 Per la prima volta 7 nostri connazionali dalla Germania scendono in gara

Angela Saieva

Manca poco e giá fervono i preparativi per l’appuntamento conclusivo della 57esima edizione del Festival di Castrocaro “Voci nuove volti nuovi”. Manifestazione che ogni anno si svolge nell’omonima cittadina dell’Emilia Romagna, per dare spazio alle nuove voci italiane.

Kermesse che ha lanciato nel corso degli anni artisti di livello internazionale come Eros Ramazzotti, Zucchero, Luca Barbarossa, Silvia Salemi e di recente anche Andrea Manchiero del Team Noemi, detto Kiero.

La finale andrá in onda Sabato 30 Agosto in prima serata su Rai UNO, con i nuovi volti della musica italiana che si alterneranno sul palco. Giovani talenti che sono stati scelti attraverso una rosa di circa 700 partecipanti tramite un tour itinerante di selezioni che, grazie alla collaborazione stretta tra la società Nove Eventi Srl e la rinomata casa artistica accademica SDA Sanremo Eventi di Pforzheim, quest’anno è riuscita a sbarcare in Germania e a prelevare dai quarti di finale:

Neliah (Di Ganci Antonietta) da Stoccarda,  Antonio Casesa da Stoccarda, Anna Maria Patti da Colonia, Gino Fragapane da Heilbronn, Angela Caci da Ulm, Nanci (Angela Fretto) da Francoforte, il gruppo Ondalunga da Karlsruhe formato da Francesca aloni, Pippo Aloni, Giuseppe Averna e Gianluca Berti.

"Questo è stato ancora un’altro grandissimo traguardo per noi e per i nostri connazionali residenti in Germania" afferma il direttore artistico della SDA Sanremo Eventi. Uno storico evento che é stato  reso possibile grazie alla fiducia posta dalla Societá Nove Eventi affidataria del Festival di Castrocaro, dall’Accademia della Canzone Italiana in Germania quale ha patrocinato l’evento in Germania, dal Corriere d’Italia sempre presente per i nostri connazionali, tutti i nostri Agenti Zona che hanno raccolto con grande impegno e spirito d’iniziativa un’impressionante numero di giovani aspiranti artisti in cosí poco tempo, a dimostrazione che l’italiano ovunque si trova tramanda le sue origini.

Il merito della nostra riuscita è dunque di tutti loro che ci hanno creduto e stanno continuando a sostenerci con gli altri due concorsi in atto: Una voce per Sanremo e Un volto per il cinema italiano Ragazze Cinema OK, selezioni canore da una parte e cinematografiche dall’altra che completeranno in Germania il 20 Settembre 2014".

La SDA Sanremo Eventi di Pforzheim, nota dirigente artistica di importanti rassegne come L‘Accademia della Canzone di Sanremo, L’Oscar della Musica, Miss Italia nel Mondo, il Festival di Mimí, l’Oscar della bellezza italiana nel mondo, etc. offre dal 1990 la sua competenza nell’ambito artistico culturale su tutto il territorio nazionale ed europeo.

Questo organismo, tanto amato quanto invidiato e discusso, ha la peculiarità di portare a diretto contato con società e artisti centinaia di nostri connazionali desiderosi di emergere nel mondo artistico e cinematografico.

L’edizione del Festival di Castrocaro, per la seconda volta consecutiva affidata all’artista Pupo, porterá novità. Riguarderá la possibilità per il vincitore di accedere al palco del Teatro Ariston in occasione della 65esima edizione del Festival di Sanremo 2015 condotta da Carlo Conti.

Se la cosa fosse confermata, si tratterebbe di una grande possibilità per gli artisti emergenti che parteciperanno al Festival di Castrocaro quale avranno la possibilità di raggiungere una vetrina importante come quella “sanremese”.

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Asimmer il Convegno dei laici

di  Teresa Sepe

Dal 16 al 18 maggio, si è tenuto il 5. Convegno dei collaboratori laici delle Comunità cattoliche italiane in Germania, sostenuto e organizzato dalla Delegazione delle Missioni cattoliche italiane in Germania e Scandinavia. Il tema: La testimonianza Eravano presenti più di 50 collaboratori volontari arrivati dalle diverse regioni della Germania! Il Convegno è un momento importante per la formazione personale, ma anche comunitaria. Si incontrano persone di altre Comunità con le quali ci si può confrontare su problemi attuali, che in parte sono uguali, però vengono visti e vissuti diversamente. Tutto questo ci arricchisce e ci stimola a continuare.

È un momento impegnativo, ma nello stesso tempo ci si ricarica! Il tema scelto per questo nostro Convegno, è stato quello suggerito dalla Conferenza episcopale tedesca, ritenuto decisamente importante per il momento storico che la nostra Chiesa e le nostre Comunità stanno vivendo come “testimoni della speranza”. Il relatore, il biblista Johannes Beutler, ha presentato il tema della Testimonianza, facendo riferimento ad alcuni brani tratti dal libro dell’Apocalisse.

Con grande competenza, nel corso delle giornate, attraverso le sue relazioni, la visione di immagini e di un film sull’Apocalisse, l’ascolto di alcune citazioni bibliche e i lavori di gruppo; abbiamo avuto modo di fare una lettura attenta e serena del libro dell’Apocalisse: in esso è racchiuso “La fine del mondo” e non la fine come molti credono.

L’originalità dell’Apocalisse, sta nella visione del libro sigillato e dell’Agnello. Giovanni afferma che Gesù è al centro della storia. È osservando la sua vicenda di morte e resurrezione che noi possiamo comprendere la realtà profonda della storia. Non occorre, dunque, una nuova rivelazione, ma una “memoria”.

Se “ricordiamo” la vicenda di Cristo, comprenderemo che il disegno di Dio è sempre combattuto; che addirittura c’è un tempo in cui le forze del male sembrano prevalere (la Croce), ma sappiamo anche che l’ultima parola è la risurrezione. La via dell’amore, della non violenza coraggiosa e del martirio è crocifissa, ma non vinta. Se vogliamo fare la storia, dobbiamo metterci alla sequela di Cristo, percorrere la sua stessa via, metterci “in cammino”come Lui, verso Gerusalemme. Gesù di Nazareth, solo lui può rivelare il futuro dell’uomo che si realizzerà solo quando l’amore avrà l’ultima parola, la verità vincerà sulla menzogna e la solidarietà inaugurerà effettivamente un mondo nuovo. L’Apocalisse ci da questo messaggio di speranza: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno il suo popolo ed egli sarà il “Dio- con- loro” (Ap.21,3).

Vivere da risorti significa diventare testimoni della speranza. Dio, oggi, continua a risorgere dove ci sono gesti di fraternità, dovunque si lotta per un’esistenza più umana, dovunque si testimonia che l’amore e la condivisione sono possibili, che le forze del male si possono piegare. Dio continua a risorgere quando usiamo i nostri occhi, le nostre orecchie, per guardare, per ascoltare, per cogliere, per stupirci, per stare attenti ai bisogni degli altri. Dio continua a risorgere quando usiamo la nostra voce per lodare chi è avvolto nel mistero, quando usiamo il nostro corpo e il nostro cervello per impegnarci a costruire tutto ciò che serve per Dio e per i fratelli; per servirci umilmente l’uno dell’altro anche nelle piccole cose di ogni giorno, nei piccoli bisogni concreti.

Dio continua a risorgere quando assumiamo anche le sofferenze degli altri, per capirli meglio, per essere più pazienti, più disponibili, quando accogliamo tutto quello che siamo, che ci è stato donato, senza disprezzo, ma lo accogliamo con la gioia di chi sa che l’amore trasfigurerà tutto. Tutti siamo chiamati a far germogliare questo seme di Resurrezione che è in noi e in ogni uomo. Spero che questo vissuto venga trasmesso nelle nostre Comunitá e auguro che il prossimo Convegno veda anche la presenza di giovani. http://corritalia.de/Dettaglio.41+M5bc46a67781.0.html

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Verifiche di Idoneitá alla ricerca di nuovi talenti. Il modo migliore per festeggiare 23 anni di storia dell’Accademia della Canzone Italiana in Germania. La formula non cambia: partecipare per conquistare un posto da protagonista nel mondo della canzone italiana.  

Angela Saieva
 

Quest’anno l’organismo de l’Accademia della Canzone Italiana in Germania compie 23 anni e per l’occasione la nuova edizione del Festival Nazionale Disco Estate Compilation, torna ad organizzare la Finalissima in Germania, sede nativa dell’evento che assegna ai finalisti uno CD Compilation con produzione e distribuzione discografica in Europa, Usa e Canada, li coinvolge in un Tour Live di preparazione artistico professionale, inserisce il vicitore alla semifinale per la selezione discografica diretta alla selezione del Festival di Sanremo.

Questa nuova edizione accademica parte con “due” marce in piú, la prima: quella del Festival di Castrocaro, vetrina che vede la Finalissima trasmessa in diretta su Rai Uno e che ha visto passare dal palco della cittadina termale big della canzone italiana, come Barbarossa, Nek, Ramazzotti, Zucchero. La seconda: il Festival Una Voce per Sanremo, vetrina indiscussa nel panorama artistico musicale nazionale che disputa la Finale Nazionale direttamente presso lo storico Teatro Ariston  - Cinema Roof di Sanremo, in Italia. Quest’ultimo premia i classificati con registrazione di un master di brani Cover con ricerca di una canzone inedita per poterla presentare alle selezioni discografiche per la selezione al Festival della Canzone di Sanremo.

Alla maxi kermesse, patrocinata da l’Accademia della Canzone Italiana in Germania di Pforzheim, sará possibile finalmente aderrici grazie alla collaborazione firmata in esclusiva tra la rinomata organizzazione artistica italiana SDA Sanremo Eventi di Pforzheim e le societá italiane madri dei concorsi che (dopo lunghe trattative) aprono finalmente le porte all’estero, come la Nove Eventi srl. per il Festival di Castrocaro che gli affida la Germania; mentre l’Organizzazioni Spettacoli & Eventi per quanto riguarda il Festival Una Voce per Sanremo che gli affida gli Stati Europei (esclusa Italia).  Da sempre attiva all’estero in queste fasi promozionali della cultura del Bel Paese, la SDA Sanremo Eventi di Pforzheim é noto per le coordinazioni all'estero di selezioni regionali di concorsi mediatici di primordine che coinvolgono le comunitá italiane oltre frontiera. L’organismo ha come obiettivo il promuovere la lingua italiana, contribuendo a rafforzare il legame tra le comunità e restituire alla canzone italiana quel valore sociale che gli compete e che ha caratterizzato la vita di molti italiani a cavallo dagli anni settanta ad oggi. Lo scopo principale comunque, resta quello di dare l'opportunità ai molti talentuosi sconosciuti di emergere per le proprie doti artistiche. 

Ogni anno numerosi si sottopongono al giudizio dei nostri esperti, ci dice lo stesso direttore artistico della SDA Sanremo. Si stima che gli italiani residenti in Germania siano oltre 712.000, commenta, e che oltre ad essere presenti all'estero con la nostra cultura, tecnologia, gastronomia e l'arte del saper fare, gli italiani possiedono anche un notevole patrimonio artistico-musicale molto apprezzato oltre i confini del Bel Paese. Quest’anno attendiamo ancora più iscritti, ci dice lusingato, per effetto sia della maxi proposta che si disputerá tra Verifiche di Idoneitá, Accademia e Quarti di Finale direttamente nel nostro territorio tedesco giá a partire dal 25 Giugno, sia per il calendario di spettacoli finali in Italia di ciascun evento che auspica, tra l’estate e l’autunno, di vedere numerosi nostri connazionali protagonisti a Finali di questi grandi eventi. La novitá di questa edizione, conclude il direttore, sará proprio la Verifica di Idoneità iniziale gratuita e facoltativa e che già fornisce un primo orientamento sulla preparazione dei ragazzi, sia per chi avrà avuto semaforo verde dalla nostra commissione giudicante, che per i “rimandati” alle verifiche al quale si apriranno l’indomani stesso le porte dell’Accademia curata come ogni anno da professionisti di chiara fama, il tutto per ritentare il ripescaggio. Le kermesse daranno vita alle audizione che si svolgeranno nell’arco dei giorni 25. e 26. per concludersi Sabato 27 Giugno 2014 con i Quarti di Finale ma solo per quanto riguarda le Verifiche di Idoneitá per il Castrocaro. Mentre tireranno un sospiro di sollievo i giovani iscritti agli altri due eventi indetti, in quanto la Semifinale e la Finale, si disputerá 4/6 settimane dopo. Indipendentemente dal fatto che l’iscritto cheide di partecipare ad uno o piú concorsi, la convocazione per tutti gli iscritti è prevista comunque per il giorno prima ( Martedí 24 Giugno) per le pratiche burocratiche, la realizzazione di interviste, conferenza, smistamento degli iscritti ai concorsi prescelti, ed altro di tale riguardo. Tra i mass media il Corriere d’Italia, Partner Ufficiale del maxievento, seguirá le kermesse fino in Italia. Ulteriori dettagli sull’edizione 2014 dei relativi concorsi in atto sono disponibili sul sito ufficiale www.sdasanremo.de e all’indirizzo Facebook S  DA Sanremo dove è possibile visionare il tutto, scaricare il regolamento ed i documenti necessari per iscriversi ai concorsi indetti. Non resta altro dunque che augurare a tutti un in bocca al lupo.
http://corritalia.de/Dettaglio.43+M5ce0c2d94f2.0.html
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Pforzheim e la Santa Pasqua cambiano i sacerdoti ma non le tradizioni. La Missione Cattolica Italiana ha festeggiato con i nuovi presuli, p. Wieslaw e p. Rocky, il tradizionale evento. La chiesa era strapiena e tanta é stata la commozzione tra i fedeli

 Angela Saieva

Sono passati solo pochi mesi da quando la comunitá italiana del posto ha salutato Don Santi Mangiarratti.

Nessuna festivitá liturgica é mai passata inosservata in questi ventitreanni con il loro missionario emerito e cosi, di proposito, abbiamo seguito con massima discrezione il programma di p. Wieslaw e p. Rocky, costatando che già dall’inizio i nuovi missionari della Missione Cattolica Italiana a Pforzheim hanno messo la piena disponibilità per organizzare la liturgia della Settimana Santa.

Questa fase per gli immigrati italiani é una buona occasione di rinnovare alla propria fede e per tornare alle origini del senso cristiano della propria vita, ci ha detto padre Wieslaw.

É una grande un’appuntamento per i numerosi italiani di Pforzheim che non potevo fargli mancare. Pertanto maggiore é stato il nostro impegno di riuscita a continuare ció che il nostro precedessore, Don Santi Mangiarratti, da buon pastore ha portato avanti in questi lunghi anni nel rispetto della tradizione.

 Il Triduo Pasquale é iniziato il Giovedi Santo con la Santa Messa e con il rito particolare della lavanda dei piedi. Don Wieslaw ha lavato i piedi ai 12 apostoli, simbolicamente scelti tra la folla come ricordo del gesto di Gesù e simbolo del servizio e carità verso l’umanità intera.

Il Venerdi Santo la liturgia della Passione di Cristo, preparata e divisa fra i vari personaggi, li ha introdotti nel mistero della sofferenza, passione e morte di Gesù.

Poi é seguita la preghiera universale e adorazione della croce, concludendosi con la Communione eucaristica e esposizione di Gesù eucaristico nella simbolica tomba.

Il Sabato Santo la liturgia é proseguita a Wilferdingen con la Veglia Pasquale, con la benedizione del fuoco, la processione con il cero pasquale, liturgia della luce e si é conclusa con le letture bibliche dall’Antico Testamento e Nuovo.

L’inno Gloria e gioioso Alleluia ha fatto poi da sfondo, alla liturgia delle promesse battesimali.

Per l’incontenibile folla di fedeli la Domenica delle Palme è stata celebrata nella più ampia e spaziosa chiesa di San Bernardo. I ramoscelli di ulivo sono arrivati anche questa volta dalla Sicilia.

La benedizione delle palme e rami d’ulivo è stata poi accompagnata dai canti preparati dal coro della missione.

La chiesa strapiena sembrava un vero e proprio cenacolo, dove Gesù è venuto dopo la resurrezione per portare la pace e la gioia ai suoi apostoli.

Con tale gioia i fedeli hanno portato nelle loro case la Buona Novella. A maggior ragione p. Wieslaw e p. Rocky auspicano che questa scintilla portata da Gesù risorto, infiammi e irrobustisca tutti i fedeli e in particolar modo gli italiani di Pforzheim nella speranza e grazia del Signore.

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A Francoforte di scena l’informazione

di  Mauro Montanari

Un dibattito organizzato dal Corriere d’Italia sul tema “Quale informazione per gli italiani in Germania? Ospite Laura Garavini Forse ottanta persone, forse più, si sono riunite presso la Missione cattolica di Francoforte, ospiti del parroco don Egidio Betta, per parlare di informazione. Laura Garavini, deputata al parlamento italiano, recentemente nominata coordinatrice delle attività antimafia presso l’Unione europea, ha accettato l’invito (e la sfida) a partecipare come interlocutrice del dibattito.

Quale informazione per gli italiani in Germania? Il tema, che riprendeva il filo del discorso interrotto a Stoccarda il 15 marzo scorso (ospite della comunità locale fu allora il segretario generale della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi), ha avuto a Francoforte uno sviluppo meno (inutilmente) polemico, ma piuttosto riflessivo e propositivo. Il dibattito, tra i più vivaci, ha toccato i punti importanti. Già nel suo saluto, il  padrone di casa, don Egidio Betta, ha ricordato che una comunità senza voce semplicemente non esiste. Strano, ma pare che questo ragionamento, semplice semplice, non riesca ad entrare in testa a molti connazionali, i quali continuano a considerare giornali e informazione un optional.

Invece non si entra nella storia di questo Paese se qualcuno non registra la vita e la volontà di questa comunità che ha contribuito fortemente, a partire dagli anni Cinquanta, al miracolo economico tedesco e che, ancora, dà più di quanto riceve.   Garavini, dicevo, ha accettato la sfida nonostante i virus di una fastidiosa influenza. E di questo la ringraziamo ricordando che è uno dei pochi parlamentari eletti all’estero che si vedono e che, quando possibile, cercano di raccogliere gli impulsi che vengono dai cittadini.   Garavini ha sottolineato come l’informazione sia uno di luoghi portanti del dibattito politico, prova ne sia che il contributo per la stampa italiana all’estero è aumentato, e ciò in assoluta controtendenza.

Ogni attività, compresa quella politica, sarebbe molto meno rilevante senza l’informazione. Garavini ha ricordato l’importanza dell’informazione in iniziative come Mafia, nein danke! Che hanno avuto un loro sviluppo altrove, ma potrebbero essere riprese in ogni luogo, compresa Francoforte.

Si è parlato naturalmente sia di chiusure consolari, sia di chiusure di Istituti di cultura. Gli italiani a Francoforte sono particolarmente sensibili al tema, vista la ventilata chiusura dell’Iic locale. Eppure Francoforte, con il suo aereoporto internazionale, con la sua Fiera internazionale del libro, con la sua Borsa, con la sua Banca centrale europea, con le sedi di molte case editrici nazionali ed internazionali, è una delle città più importanti d’Europa anche dal punto di vista della cultura.

Molti appelli sono stati fatti, e Garavini ha ribadito il suo impegno.   A proposito di chiusure, Garavini ha ricordato come anche il Corriere d’Italia, si sia battuto in nome della gente. Il giornale ha fornito alla gente elementi di valutazione e giudizio; è stato al centro delle campagne in favore della gente.  Il valore dell’informazione di comunità, in fondo,  sta tutto qua. Interessante, da ora, il confronto con i nuovi arrivi: italiani spesso monolingue, spesso con una buona formazione, che si organizzano con altri rituali e su altri media. Interessantissimo è stato il dibattito con i rappresentanti del gruppo di Italiani a Francoforte e dintorni che si incontrano virtualmente in una pagina Facebook.

Hanno partecipato all’incontro, tra gli altri, il delegato nazionale delle Mci, p. Tobia Bassanelli (coorganizzatore dell’evento; il direttore didattico, Mario Berardino, il consigliere comunale, Luigi Brillante, insieme a molti esponenti di gruppi ed associazioni. Grazie in particolare all’associazione genitori Bilis, che ha dato una mano; grazie anche al Comites presente attraverso il dr. Mancuso   Chi scrive ha moderato cercando –maieuticamente- di far uscire il meglio dal cuore e dalla mente dei partecipanti. Prossimo appuntamento a Colonia il 3 maggio 2014 presso la Missione cattolica alle ore 15.00 con Radio Colonia.
http://aise.it/home/rassegna-stampa/171343-corriere-ditalia-germania-a-francoforte-di-scena-linformazione--di-mauro-montanari.html

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la MCI di Pforzheim da il benvenuto ai nuovi parroci p. Wieslaw Baniak e p. Maria Arokiadoss Antonyraj, i nuovi sacerdoti guanelliani della comunità italiana di Pforzheim. Cerchiamo di conoscerli piú da vicino.

 Angela Saieva

Con circospezione incontro i nuovi pastori guanelliani p. Wieslaw Baniak e p. Maria Arokiadoss Antonyraj, presentatimi dal padre salesiano in uscita Don Santi Mangiarratti. Il clima gioioso che mi riservano é stravolgente. Ma prima mi soffermo qualche minuto con il loro consigliere generale, p. Luigi Di Giambattista, chiamato lo "zingaro di Dio"

Trentaquattro anni di missione in giro per il mondo e tra i bambini poveri. Venti nelle Filippine, sette negli Stati Uniti, tre anni nel Sud dell’India. Ora riparte per l’Asia e Vietnam. Ma come si fa a portare un sorriso, nei luoghi di sofferenza dove vi innoltrate.

 L’intuzione o meglio la vocazione e lo spirito di Don Guanella passato a noi é di fare famiglia con i le persone in difficoltá non di guardarli come se fossero dei ricevitori di servizi di aiuto. Si vive una comunione di figli. Mettendo al centro la presenza dello stesso padre che ci chiama a sederci intorno alla stessa tavola con il piú fragile, il piú debole, il piú ferito. Questo é il senso della vita che ci trasmette Don Guanella.

Dopo lunghi anni, il passaggio di cura pastorale salesiana a quella guanelliana, oggi si é compiuto. Ma non creerá scompiglio tra la comunitá del posto?

Assolutamente no, cara Angela. Don Santi Mangiaratti da buon salesiano, lascia un’impronta molto forte del suo passaggio a Pforzheim. La nostra congregazione guanelliana, che da ora si prenderá carico della guida pastorale di questa missione, rafforzerá solo quanto lui ha costruito in questi ventidueanni. Questo é un passaggio di consegne, nel nome della continuitá e di un servizio agli emigranti di ieri, oggi e domani. Come servi del vangelo, anche noi ci sentiamo parte di loro e come tale vogliamo seguirere questo nostro popolo. A mio avviso, i salesiani come anche i guanelliani portano nel cuore lo stesso spirito caritatevole, di uguaglianza e fratellanza verso il prossimo.

Chi siete in parole povere e cos’é una congregazione guanelliana?

Siamo pellegrini del mondo, fin dalla nostra formazione al sacerdozio. Conosciuti piú come “servi della caritá”. Siamo preparati ad avere un pó lo sguardo e il cuore aperto sulle varie culture che ci assegnano. Siamo presenti in ventuno nazioni, in quattro continenti. Siamo una congregazione di ca. cinquecentoquaranta sacerdoti, sparsi dentro questa realtá di chese e di mondo. Con la missione assegnataci dal fondatore S. Luigi Guanella, testimoniamo il vangelo con la caritá e presenza speciale di vicinanza a chi fa fatica di piú nella vita. Ai piccoli, agli ultimi, ai disabili, agli abbandonati, agli ammalati. Insomma, a quelli che Papa Francesco chiama “le persone alla periferia della societá e spesso anche della chiesa”.

Padre Wieslaw Baniak e Padre Maria Arokiadoss Antonyraj, chiedo a voi le prime sensazioni dopo la nomina avuta di insediamento nella comunitá italiana a Pforzheim.

Mi sento prescelto, dice p. Wieslaw Baniak. Sarà una nuova pagina che si apre per la comunità italiana del posto, nel rispetto di ciò che è stato il percorso fatto e nella speranza di costruire insieme un cammino fecondo. Sono anche io un emigrato come loro, pertanto questo legame con l’italiano ci porterá ad essere un’unica famiglia. A ritrovarci in un luogo dove non ci sono barriere ne frontiere per sentirci davvero uniti e a casa, la chiesa. Cosa dire, aggiunge p. Maria Arokiadoss Antonyraj piú conosciuto come p. Rocky, se non esprimere la mia contentezza di fronte al mio sacerdozio che attraverso l’invito di Cristo ci chiede di andare incontro alla gente. Non faccio la citazione ma è un chiaro riferimento dell’invio di Gesù ai suoi apostoli.

Padre Wieslaw, cambierá l’impostazione pastorale della missione?

Ritengo che un nuovo parroco guidato dalla sapienza dello Spirito e dalla saggezza umana, è chiamato a non stravolgere quanto di positivo trova nella vita di una nuova comunitá che gli si presenta. Ma a mettere la propria sensibilità, spirituale ed umana, come anche a favorire la continuità e la crescita spirituale. Il lavoro fatto da Don Santi Mangiarratti in questi ventidueanni e che é partito da zero, é impeccabile. Ci ha lasciato una grande ereditá. Questa nuova esperienza sarà per me solo un’occasione, per rimettermi in giuoco come pastore e guida di una nuova comunità. Tramite le nostre giovani forze, cercheremo di realizzare e sviluppare tutti i suoi progetti rimasti a metá.

Oggi si ritrova ancora una volta ad avere a che fare con una comunitá ben diversa da quella avuta in precedenza. Queste esperienze, in realtà diverse tra loro ma che in qualche modo si accomunano, hanno contribuito a formarla come sacerdote?

Sarebbe lungo spiegarlo nei particolari ma tutto quello che ho vissuto fino ad oggi è stato importante. Esprimerlo a parole é difficile, quasi impossibile. Il compito del sacerdote e della Chiesa è quello di essere voce del popolo senza fare distinzione. Di cogliere principalmente il grido e il bisogno di chi soffre. Di non essere di parte ma di rappresentare le esigenze economiche e sociali della gente e soprattutto dei giovani.  

Come svolgerá il suo ruolo da parroco a Pforzheim?


Sulla scelta di base direi che seguiró indubbiamente le orme di don Santi Mangiarratti. Le modalità possono essere soltanto rafforzate. Vorrei in’oltre essere pastore di questa comunità, in modo pieno. Desidero recarmi personalmente in tutte le famiglie in modo di avere agio sufficiente per un primo incontro. Desidero conoscere tutti. Vite, sofferenze, gioie. Spesso si passa attraverso la solitudinie e all’abbandono. Il nostro spirito guanelliano é di tenere unita la famiglia e chi, per un motivo o l’altro non arriva o non riesce ad arrivare in chiesa.

Entrambi, vi siete fatti giá un’idea su come interagire nella nuova comunitá?

É ancora presto. Siamo qui da poco. Abbiamo già incontrato il consiglio Pastorale. Conosciuto superficialmente parte della comunitá, tramite le celebrazioni eucaristiche. Abbiamo percepito un bel clima. Non c’è remissività ma neanche contrapposizione. Siamo certi che le persone del posto si daranno molto da fare nel collaborare.

É bene sapere che p. Wieslaw Baniak (nome slavo che significa non a caso “lode della vita familiare”) viene dalla comunitá di Skawina, Polonia, dove nella “casa famiglia” ospitano giovani affidati anche dal tribunale di Cracovia. Inoltre ha ideato nel 2010 la “discoteca del silenzio” che altro non é che un ambiente dove si fanno dei ritiri in preghiera. Centinaia di diversi gruppi di giovani, come anche ex tossico-dipendenti, in determinate ore vengono apposta nella “casa famiglia” di Skawina per approfondire la propria fede e dove danno una risposta al divertimento sano. La loro presenza nella comunitá italiana di Pforzheim sará dunque un nuovo obbietivo da raggiungere, nel rispetto e nella continuitá di un popolo che é destinato ad emigrare a dismisura e a vivere sempre piú lontano dalla propria terra. www.corritalia.de
 
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Colonia. Mondo aperto per tutti. Sinonimo di efficienza e soprattutto di sensibilità verso il fenomeno della migrazione italiana a Colonia.

Maurizio Libbi

Nata nel 2007, in piena crisi dell’associazionismo, Mondo Aperto/Offene Welt è oggi diventata sinonimo di efficienza e soprattutto di sensibilità verso il fenomeno della migrazione italiana a Colonia. Il Corriere d'Italia incontra la presidente, Antonella Giurano.

offene-welt@web.de Antonella, come si arriva a fondare una nuova associazione in un momento in cui tutti pensano che l’associazionismo sia fallito?

L’idea è nata da un gruppo di persone che avevano già alle spalle una lunga esperienza di associazionismo. Sapevamo che le esigenze dei nostri connazionali non erano diminuite. Anzi, che si stava cadendo in vuoto sociale, dove nessuno più credeva alla forza del lavoro comune.

Abbiamo buttato nel Reno le nostre frustrazioni e ci siamo detti: dobbiamo creare un punto di riferimento per i nostri connazionali, a costo di andare contro i tempi. Chiaro che poi, tra il dire e il fare… beh, è durato parecchio fino a che abbiamo potuto iniziare a realizzare le prime idee che avevamo messo insieme. Ma alla fine ci siamo riusciti sfruttando le nostre competenze personali, rendendole operative e finalizzate a quello che volevamo realizzare.

Facendo parte dell’Integrationsrat di Colonia eri alla fonte di diverse informazioni, sapevi dove rivolgerti per i finanziamenti. E riuscite a utilizzare in modo ottimale la vostra sede, quali sono le offerte che caratterizzano Mondo Aperto?

Citerei tre punti fondamentali. Inizio con gli anziani, una problematica alla quale forse fino a dieci-quindici anni fa nessuno pensava. Prima si rientrava in Italia, si voleva passare la vecchiaia nel paese di provenienza, ma oggi non è più così, noi abbiamo sempre più anziani qui e la realtà è che loro si ritrovano qui con strutture che non conoscono, offerte dai tedeschi, hanno paura perché non conoscono la lingua a sufficienza – questo è un problema che va affrontato assolutamente.

Poi abbiamo la consulenza sociale, per la quale ci appoggiamo anche al patronato Ital- Uil, che una volta alla settimana offre i suoi servizi nella nostra sede. Inoltre facciamo consulenza per le famiglie, per problemi con i figli, per problemi di coppia e per tante altre cose.

E poi organizzate riunioni, seminari, corsi, viaggi, senza dimenticare gli aspetti culturali, come serate letterarie, mostre. Ora il tema dei nuovi arrivi dall’Italia è diventato un punto focale... Sì, noi abbiamo organizzato un primo incontro proprio per rispondere a questo arrivo massiccio di italiani qui a colonia.

La serata, a cui seguiranno altre, l’abbiamo intitolata “Benvenuti al nord” e non ci saremmo mai aspettati un simile affollamento, eravamo più di sessanta persone.

Rispetto all’emigrazione degli anni sessanta, questa è un’emigrazione nuova, diversa, qualificata, che cerca di inserirsi, senza avere nessun appoggio! I connazionali che arrivano, cercano informazioni, si rivolgono al Consolato Generale.

Ma gli aiuti, specialmente quelli concreti e legati al territorio, non bastano mai, perciò anche noi cerchiamo di contribuire e abbiamo pubblicato una guida per Colonia che riporta indicazioni utili ai nuovi arrivati – tratta aspetti giuridici e sociali, ma anche pratici per inserirsi nel mondo della scuola e del lavoro.

Tu sei nell’Integrazionsrat del comune di Colonia, esiste da parte tedesca una sensibilità rispetto a questo nuovo tipo di immigrazione?

Sì e no. I tedeschi, attraverso i Job Center ed altre istituzioni, stanno preparando degli opuscoli orientativi in molte lingue, il rumeno, il bulgaro, ma non in italiano.

A Colonia noi siamo il terzo gruppo, dopo turchi e russi, eppure non c’è nulla in italiano. Ho posto la domanda a un responsabile del Job Center e lui mi ha ringraziato per avergli, diciamo, aperto gli occhi.

Ora si impegnerà per produrre materiale anche in italiano. Quindi da parte tedesca c’è disponibilità. Da parte italiana, invece, non riceviamo un vero riconoscimento del lavoro che svolgiamo – ci auguriamo che con il nuovo Console Generale, arrivato da poche settimane, in futuro sarà almeno possibile instaurare una collaborazione fattiva.

Torniamo alle attività associative… Oltre ai punti di cui ho parlato prima, che rimangono fondamentali per il nostro lavoro, abbiamo tante altre offerte per tutte le fasce di utenza. Per esempio un ciclo di film italiani di alto livello artistico, che attira l’attenzione di un pubblico culturalmente impegnato;

poi ci sono i corsi con le mamme e con i bambini, dove si leggono fiabe italiane, si cantano canzoncine italiane e tedesche; poi abbiamo un corso di storia tedesca, due corsi di italiano, un corso di tedesco per principianti… ma ne dovremo proporre anche altri, visto il numero dei nuovi arrivati che vogliono imparare il tedesco.

Ma Mondo Aperto è anche un centro internazionale e devo dire che siamo molto apprezzati anche dalle altre comunità. A Colonia ci sono 34 centri interculturali e noi siamo l’unico italiano. Per concludere la nostra chiacchierata vorrei affrontare un tema fondamentale: i finanziamenti.

La struttura ci è stata assegnata dal comune di Colonia, che in parte ci finanzia anche le spese fisse. Ciò è stato possibile perché siamo riconosciuti come “anerkannte Traeger der Jugendhilfe”, quindi la nostra associazione collabora ufficialmente con lo Jugendamt.

I loro finanziamenti ci permettono di organizzare corsi e seminari con genitori e bambini, inoltre organizziamo un doposcuola che teniamo presso il Liceo Italo Svevo, e molte cose ancora.

Riguardo ai finanziamenti comunali, attraverso il riconoscimento come “Internationales Zentrum” da parte della Città di Colonia, riceviamo da questa circa 8000 euro l’anno.

Con questi soldi non copriamo tutte le spese fisse della struttura, che si aggirano sui 1000 euro al mese. Ma attraverso i due riconoscimenti come Interkulturelles Zentrum e come Traeger der Jugendhilfe, abbiamo accesso anche ad altre possibilità di finanziamento.

Per esempio possiamo presentare al Land dei progetti, e se ce li riconosce, li finanzia. In complesso riusciamo, almeno al momento, a chiudere il bilancio in pareggio. www.corritalia.de

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Don Luigi Guanella il santo della provvidenza Il 23 ottobre a Roma, in una Piazza San Pietro gremita di migliaia di pellegrini, viene canonizzato don Luigi Guanella,  sacerdote lombardo che si è dedicato ai fratelli più sfortunati, e che ha fondato un ordine diffuso in tutto il mondo.  

Fulvia Degl'Innocenti

Il 23 ottobre a Roma, in una Piazza San Pietro gremita di migliaia di pellegrini, viene canonizzato don Luigi Guanella,  sacerdote lombardo che si è dedicato ai fratelli più sfortunati, e che ha fondato un ordine diffuso in tutto il mondo. 

Se non c'erano i soldi per pagare l'affitto, se non si trovava più un letto per accogliere un povero che bussava in cerca di ospitalità, se non c'era abbastanza pane per sfamare i pellegrini, la risposta di don Luigi Guanella era sempre la stessa: «Lasciamo fare alla Provvidenza».

Una fiducia così incrollabile che la Provvidenza ha abbondantemente ripagato lungo tutta la vita operosa e infaticabile di don Guanella.

Facendo in modo che quelli che erano i suoi sogni di bambino (con la sorella giocava con il fango immaginando che una volta diventato grande quella sarebbe stata la minestra con cui sfamare i poveri) fossero realizzati, prima nelle piccole parrocchie intorno a Como, poi in Svizzera, nel resto dell'Italia e poi nel mondo intero.

Oggi, a distanza di quasi cento anni dalla morte di don Guanella, avvenuta nel 1915, i due ordini da lui fondati, le Figlie di S. Maria della Provvidenza e i Servi della Carità, coadiuvati da cooperatori e volontari laici, gestiscono 150 centri operativi.

In Africa (Ghana, Nigeria e Rep. Dem. del Congo), in Asia (India, Filippine), in America (Usa, Colombia, Guatemala, Messico, Argentina, Cile, Paraguay e Brasile). E naturalmente in Italia. Occupandosi di bambini e madri sole, di anziani e ragazzi affetti da gravi malformazioni fisiche e mentali, di ospedali e centri di formazione professionale.

UNA CASA PER I "BUONI FIGLI"


Luigi Guanella, nono di ben 13 fratelli, nacque nel 1842 a Fraciscio (nella foto sopra), un paesino di montagna, frazione di Campodolcino in provincia di Sondrio. Suo padre, contadino e pastore, faceva anche il sindaco ed era un uomo molto devoto.

In famiglia c'era già un fratello in seminario e all'inizio sembrava che dovesse rimanere deluso il desiderio del piccolo Luigi di farsi prete dopo una visione della Madonna il giorno della sua prima Comunione.

C'era bisogno di braccia per lavorare in quell'Italia contadina ancora divisa in tanti Stati e senza scuole. Infine il padre decise di assecondare la sua vocazione e Luigi a 18 anni entrò in seminario per essere ordinato sacerdote nel 1866.

 Don Luigi (foto in basso, è il prete seduto con il cappello) aveva ben chiara quale doveva essere la sua missione: prendersi cura di tutte quelle creature di Dio dimenticate, abbandonate, che vivevano in condizioni miserevoli, sia perché nessuno si occupava di loro come gli orfani o i vecchi soli, sia perché affetti da gravi patologie, i ciechi, i paralitici, i "matti", come si chiamavano allora. Persone segnate dalla sofferenza fisica, intellettiva o morale che lui chiamava "Buoni figli".

Due i suoi modelli, entrambi poi santi: Giuseppe Cottolengo, che tanto si era speso per gli handicappati e i malati di mente, e Don Bosco, che a Torino con i suoi oratori stava realizzando grandi opere a favore dell'educazione dei ragazzi.  

Dalla sua prima parrocchia a Savogno (Sondrio), un paesino raggiungibile con una scalinata di 2.000 gradini, don Guanella partì per Torino dove rimase tre anni e quando venne richiamato dal vescovo di Como, stavolta a Olmo, poche case arroccate su un monte, prova a fondare anche lui un oratorio.

Ma iniziano le difficoltà, la sfiducia della gente che lo giudica troppo avventato, pieno di idee grandiose ma incapace di realizzarle. Ma c'era sempre la Provvidenza a vegliare su di lui. Quando gli fu affidata la parrocchia di Pianello del Lario, sul lago di Como, trovò un gruppo di suore e di orfane che videro in lui la guida che aspettavano.

Con questo piccolo gruppo di seguaci don Guanella fondò la sua prima opera, la Piccola Casa della Divina Provvidenza a Como.

Le case di accoglienza poi si moltiplicarono: a Milano, a Roma, dove ideò anche la Pia Unione del Transito di san Giuseppe, una catena di preghiere a sostegno delle persone che stavano per morire.

Con le suore e poi con i sacerdoti delle due congregazioni da lui fondate, partiva verso i luoghi più disagiati, per la Calabria devastata dal terremoto, per gli Stati Uniti dove tanti emigranti italiani non avevano sostegno materiale e spirituale.

Visse sempre senza risparmiarsi, pronto a lasciare il suo posto, il suo letto, le sue scarpe, il suo cibo a ogni nuovo povero che la Provvidenza gli mandava. Consumato dalla fatica dopo un viaggio tra i terremotati della Marsica, don Guanella morì il 24 ottobre 1915.

Il suo corpo è conservato per la devozione dei tanti suoi seguaci nel Santuario Sacro Cuore a Como. Oltre alla fiducia nella Provvidenza don Guanella credeva nel buon esempio che, diceva, «è come un raggio celeste di paradiso, è un fuoco che riscalda i cuori, è una calamita spirituale che attira i cuori e li fa santi». Lui, proclamato beato nel 1964 da papa Paolo VI, viene fatto santo da Benedetto XVI il 23 ottobre insieme con un altro uomo della Provvidenza, Guido Maria Conforti, fondatore dei Missionari Saveriani.  

IL MIRACOLO AMERICANO


Non bastano opere e buon esempio per diventare un santo. Ci vogliono anche i miracoli, che come la fede compiono strade impreviste e imperscrutabili. Il miracolo di don Guanella è accaduto in Pennsylvania, Stati Uniti.

La guarigione completa e incredibile del giovane William Glisson caduto dai rollerblade a Springfield, nel 2002. Un forte trauma alla testa, una serie di operazioni e poche speranze da parte dei medici, mentre una catena di preghiere di parenti e amici chiedeva l'intercessione di don Guanella.

Dopo qualche settimana, il risveglio e il veloce recupero. Ci sarà anche William, che nel frattempo si è sposato, in Piazza San Pietro per assistere alla cerimonia di canonizzazione di don Guanella, che sarà trasmessa in mondovisione sotto gli occhi delle tante migliaia di "buoni figli", come li chiamava lui (in alto, padre Alfonso con i bambini del Brasile e una suora con i bimbi a Gibuti), e che in suo nome ricevono ogni giorno ciò che lui definiva "Pane e Signore".

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SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO? NOOOOO! TUTTAVIA... AUGURIAMOCI UN FUTURO MIGLIORE

di Dino Nardi\ aise\

Sarà certamente una casualità tuttavia non si può negare che dal 2006, ovvero con l'entrata in Parlamento in Italia di sei senatori e dodici deputati eletti dagli emigrati italiani nella Circoscrizione Estero.

É stato tutto un crescendo di penalizzazioni in qualsiasi ambito riguardi gli italiani residenti all'estero: dalla mancata approvazione di accordi bilaterali di sicurezza sociale (nuovi o da rinegoziare) con Paesi di forte presenza di emigrazione italiana, alla riduzione di finanziamento destinato a garantire un minimo di assistenza ai nostri emigrati indigenti che vivono in Paesi privi di qualsiasi protezione sociale; dai tagli al finanziamento dei corsi di lingua e cultura italiana, alla contestuale riduzione del contingente degli insegnanti italiani di ruolo destinati all'estero;

dalla fiscalità sulla casa (prima con l'ICI, poi con l'IMU ed ora con la IUC) che ha penalizzato e continua a penalizzare gli iscritti all'Aire proprietari di una abitazione in Italia, al drastico e continuo dimagrimento della rete consolare italiana in particolare in aree dove risiedono importanti comunità italiane. A quest'ultimo proposito, basti ricordare quello che è accaduto in Svizzera dove, chiusura dopo chiusura, adesso (dopo quelle recentissime delle Agenzie consolari di Neuchâtel, Sion e Wettingen), buon ultimo, toccherà anche al Consolato di San Gallo.

Una rete consolare che in Svizzera, ancora qualche lustro fa, contava su ben 22 Uffici mentre oggi i 560'000 italiani che vivono nella Confederazione avranno a disposizione solo la Cancelleria consolare di Berna, il Consolato di Basilea ed i Consolati Generali di Ginevra, Lugano e Zurigo. Con buona pace degli emigrati italiani che vivono in Engadina che dovranno impiegare alcune ore di viaggio in treno per raggiungere il Consolato Generale di Zurigo. Oppure di quelli che vivono nell'Alto Vallese che, per raggiungere un Ufficio consolare, dovranno recarsi non più a Sion o Losanna (chiusi entrambi nel giro di circa un paio d'anni) bensì a Ginevra all'estrema punta occidentale della Confederazione, praticamente in Francia! Naturalmente i diciotto parlamentare eletti all'estero, perlomeno quelli del Partito Democratico, sia alla Camera dei Deputati che al Senato, si sono dati molto da fare per difendere gli interessi del loro elettorato.

Per esempio:

hanno ottenuto la possibilità per gli emigrati di vedersi rilasciare la Carta di identità italiana pure dalla rete consolare (anche se è un documento che serve solo per circolare in Europa); hanno difeso i diritti sindacali dei contrattisti consolari;

hanno sostenuto l'opportunità di privilegiare l'impiego di personale locale sia nella rete consolare che nei corsi di lingua e cultura; hanno cercato di impedire la chiusura di molti Uffici consolari ed hanno anche battagliato in parlamento sulla fiscalità della casa affinché le abitazioni in Italia degli iscritti all'Aire fossero pure considerate prime case. Infine, è attualità di questi giorni, nella Legge di stabilità per il 2014 hanno recuperato ulteriori cinque milioni di euro a favore delle politiche per gli italiani all'estero, così suddivisi:

2 milioni per le elezioni per il rinnovo dei Comites e del CGIE, 1 milione per gli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana, 600 mila euro per l'assistenza agli indigenti.

200 mila euro per il Museo dell'emigrazione italiana, 200 mila euro per le agenzie di stampa specializzate per gli italiani all'estero ed 1 milione a favore della stampa italiana all'estero.

Purtroppo, nel complesso, i risultati sono stati quelli che tutti noi conosciamo, cioè molto deludenti rispetto alle aspettative degli emigrati, ma non certamente a causa degli eletti all'estero.

Quindi guai a pensare o dire, come fanno certuni, "si stava meglio quando si stava peggio" e cioè prima del voto all'estero.

La verità è che ormai nel Paese, in Italia, da un lato, si sono sfilacciati o addirittura persi gli stretti vincoli parentali di un tempo con gli italiani all'estero e, dall'altro, i problemi posti dall'immigrazione in Italia e la stessa crisi economica, hanno fatto si che dell'emigrazione se ne freghino tutti.

(lo abbiamo visto anche con le recenti dichiarazioni dello stesso ministro Emma Bonino e da alcuni commenti dei media italiani rispetto al recupero di cinque milioni di euro nella legge di stabilità 2014 a favore delle politiche per gli italiani all’estero).

Anzi, gli italiani all'estero sono ormai visti come dei privilegiati per cui anche nel parlamento italiano, salvo qualche rara eccezione, a nessuno, che non sia un eletto all'estero, interessa dei problemi degli emigrati.

Da qui la difficoltà per i diciotto parlamentari della Circoscrizione Estero di trovare sostegno, spesso perfino nei loro stessi partiti di appartenenza, alle loro istanze e richieste a favore degli iscritti all'Aire.

L'unica possibilità che potrà riportare in Italia una nuova attenzione ed una soluzione ai problemi degli italiani all'estero sarà, a mio avviso, la nuova emigrazione (quella dei trolley, per intenderci) - che ormai da alcuni anni sta, purtroppo, riprendendo alla grande:

- quando anch'essa si renderà conto che, vivendo all'estero, avrà nei confronti dell'Italia gli stessi identici problemi della vecchia emigrazione (funzionalità dei servizi consolari, scuola italiana per i figli, fiscalità sull'abitazione in Italia, ecc. ecc.).

Quindi, per cercare di risolverli si ritroverà a dovere far fronte comune con la vecchia emigrazione ed impegnarsi nei loro stessi organismi di rappresentanza (associazionismo, Consulte regionali, Comites e Cgie) che, per il momento, si guarda bene dal frequentare.

Una nuova emigrazione che, proprio perché recente, probabilmente troverà oggi più sensibilità ed ascolto nel Paese come avveniva per la vecchia emigrazione sino a qualche lustro fa.

Dino Nardi,
coordinatore UIM Europa e membro CGIE

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Pforzheim saluta Don Santi Mangiarratti 
Dopo ventidue anni di cura pastorale, da emerito lascia la comunitá italiana di Pforzheim. Commozione tra i fedeli. Parole d’augurio sono arrivati da piú parti. Ma il presule fa sapere che a chiudersi dentro quattro mura non ci penza affatto.  

Angela Saieva
 

Secondo un detto orientale c’è chi viaggia solo con i piedi, ed è il mercante. Chi con gli occhi, ed è il turista. Chi col cuore e questo, è il pellegrino che viaggia con la profondità del suo spirito, del suo amore e della sua fede. Come ha fatto Don Santi Mangiarratti che ha svolto ruoli parrocchiali e caritatevoli con grande spirito di solidarietá, rendendo la Missione Cattolica Italiana di Pforzheim una grande famiglia. Ora, all’età di 75 anni, entra in pensione. Ma tra parole di rammarico, un sorriso e l’entusiasmo che l’hanno sempre contraddistinto, gli chiediamo:

Ventidue anni di sacerdozio nella comunitá di Pforzheim, come ce li descrive?
Impegnativi ma belli. Ho fatto tutto solo per amore della mia comunità e per la cittadinanza. Ora sembra che sono diventato... emerito. Vado via con consapevolezza di lasciare tutto in ottime mani.

Quali sono i suoi progetti futuri?
La mia destinazione sarebbe di ritornare nella mia terra. Ma francamente non me la sento affatto, di rinchiudermi dentro quattro mura. Preferisco continuare, lá dove c’é ne é tanto bisogno. Ho deciso che per un anno mi trasferiró a Medjugorje. Poi andró in Ucraina. Non vedo l’ora di rendermi utile anche lí. Sai, abbiamo terminato da poco di costruire il primo piano di una casa per gli orfanelli. Ad Agosto in ca.60 sono stati ospiti quí da noi, a Pforzheim. Parte li abbiamo accomodati nella nostra missione, parte da Padre Ottmar Thomas Kuhn, nella sua missione di Ersingen. É stato bellissimo vederli sorridere.

Cosa risponde a chi l’ha giudicato troppo severo in questi anni?
Vedi cara Angela, troppo spesso ci si dimentica che la chiesa é un luogo di culto, di meditazione, di ascolto. Non una balera. A nostro Signore importa vedere piú l’anima che un certo tipo di abigliamento esteriore. Oppure il rumore di una gomma da masticare, o il chiacchierare di cose futili durante un’omelia. Io non ho fatto niente di diverso da qualsiasi altro genitore che ama e protegge i suoi figli e che cerca di dare una buona cultura ed educazione, richiamandoli. Pertanto, per quei pochi che non mi hanno compreso, me ne faró una ragione.

C’é qualcosa che non é riuscito a fare, in questo arco di tempo a Pforzheim?
In questi anni, con l’aiuto di ristretti volontari della missione, abbiamo messo in piedi centri di raccoglimento e ricreativi. Organizzato diversi viaggi in luoghi sacri. Formato gruppi folkloristici, cosí come teatrali. Ma tutto quello per cui é stato fatto per i giovani, non sono mai durati abbastanza. Mi rammarico vedere ancora oggi che questa comunitá, per un motivo o l’altro, non riesce a stare unita. Ho fatto fatica a comprendere il perché di tanta diffidenza, gelosia e nemicizia che scorre nelle loro vene.

Ha qualche sassolino che vuole togliersi dalla scarpa?
In un certo senso. La comunitá Don Guanella, ha un ruolo importante in Europa e nel mondo. Proprio perché tengo molto a questa gente locale, mi era stato chiesto di impegnarmi a cercare un sostituto. Un’accurata ricerca, mi ha portato ad un confraterno siculo, Padre Calogero Proietto. Si accomunano gli usi e costumi di questa gente, pertanto ero certo che la loro sensibilitá, non era allo sbaraglio. Mi é dispiaciuto sapere che ha aspettato una chiamata che non é mai arrivata. Tutto qua. A mio avviso, il buon senso non si fa raggirare da un “individuo” specie se costui, in qualche modo risulta diffidato.

Ha qualche desiderio non ancora realizzato?
Si. Anche se mi troveró giá a Medjugorje a servire la comunitá che giá mi attende, andró nuovamente a Lourdes. Questo l’ho promesso alla Madonna. Poi in Ucraina, con l’aiuto di un grande benefattore che mi ha contattato, faró finire di costruire il resto della casa per tutti gli orfanelli. Sai, in Russia ne abbiamo costruiti giá due, belli grandi.

Il 19 Gennaio Don Santi Mangiarratti in compagnia dei sostituiti: Don Wieslaw Baniak e Don Maria Arokiadoss Antonyraj, i superiori guanelliani Don Luigi Di Giambattista e Don Nino Minetti giunti da Roma in occasione del loro insediamento in Missione, e Padre A. Soosai Rathinam giunto dalla provincia religiosa dell'India "Divine Providence" hanno celebrato la Santa Messa, definita dallo stesso presule “di ringraziamento”. Questo non è né un addio, ha detto in una Chiesa gremita di fedeli, né un arrivederci. Ringrazio chi mi è stato accanto in questi ventidue anni. Ringrazio la stampa, TeleVideoItalia www.televideoitalia.de il Corriere d'Italia www.corritalia.de , l'A.I.S.E. http://www.aise.it/italiani-nel-mondo/comunita/163981-la-comunita-di-pforzheim-saluta-don-santi-mangiarratti.html ecc., che contribuisce a tenere viva la voce dell'italiano emigrato. Ma soprattutto ringrazio il Signore per avermi donato una comunità, una famiglia meravigliosa e, nonostante l’intervento al cuore e i miei due Bypass, mi ha dato la forza e la salute per continuare a servire il prossimo.

Grazie alla complicitá di Tina Marsella, fedele segretaria della Missione Cattolica Italiana di Pforzheim, i fedeli hanno salutato in maniera festosa il loro parroco che li ha seguiti e sostenuti per tutti questi anni. Parole d’augurio sono arrivati anche da parte di Sua Eccellenza, Mons. Roberto Zollitsch, dove tra le altre cose elenca le innumerevoli azioni benefiche fatte da Don Santi. Mons. Luigi Bommarito, arcivescovo emerito di Catania, aveva detto in proposito che: “I salesiani hanno un loro particolare modo nell’apostolato. Con la carica di esperienza, solidarietá umana e amicizia, continuerá a irriadiare da autentico Salesiano con il vangelo, speranza, gioia e pace tra le famiglie”. Memtre Mons. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento, aveva detto: “Ho avuto il piacere di incontrare il vostro caro missionario. Nella mia recente venuta a Pforzheim, ho appreso che le attivitá e la profonda religiositá che questa comunitá ha, si é fortificata grazie alla sua presenza. Gli auguro di cuore ogni bene”.

Don Santi Mangiarratti lascia una profonda impronta, per la sua grande e umana pastorale svolta in Europa. Ha dato e fatto tanto anche per questa comunitá. É arrivato lá dove altri del posto, nominati per stare attenti a questi fenomeni di disagio, non sono stati capaci ad arrivare. Attento apostolo, con cospicue offerte fatte dai fedeli ma molto anche di suo, ha dato vita, forza e sicurezza all’integrazione del nostro connazionale a Pforzheim. Ha ospitato, sfamato e aiutato i bisognosi. Ha visitato gli ammalati, i carcerati e con il cuore infranto ha accompagnato nell’ultimo saluto terreno, tanti di loro. Incurante dei suoi problemi di salute e perdonato chi gli ha messo spesso il bastone tra le ruote, ha dato vita a grandi progetti, eventi locali, religiosi e festosi. Come il 50° anniversario della Missione Cattolica Italiana a Pforzheim. Le sue opere missionarie sono arrivate fino in Madagascar, dove ha fatto costruire anche una grande scuola per 100 bambini e sulla porta fatto incidere “donazione dei cattolici di Pforzheim”. Eppure, ha sempre preferito rimanere fuori dai riflettori. Questo é il presule o meglio “l’uomo” che la Missione Cattolica Italiana di Pforzheim, oggi, ha salutato calorosamente.

www.televideoitalia.de il Corriere d'Italia www.corritalia.de  l'A.I.S.E. http://www.aise.it/italiani-nel-mondo/comunita/163981-la-comunita-di-pforzheim-saluta-don-santi-mangiarratti.html

                                                
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Il rosso e il blu.  Il film prende il nome dal libro omonimo dello scrittore/insegnante Marco Lodoli

di  Maria Micheli Kiel

deriva  a sua volta, dalla matita con la quale venivano corretti, un tempo, gli errori: col rosso gli errori meno gravi, col blu quelli gravi. Il film si ambienta in una scuola romana dove la parola ‘impegno’ per gli studenti non ha nessun significato e le lezioni si trasformano in una lotta giornaliera tra allievi e insegnanti.

In tutti i tuoi personaggi si nota un po’ che sono fuori dal mondo. Si nota una certa fatica di vivere, non sanno godere la vita, non sono felici. Sono smarriti. Cosa lega i tuoi personaggi?

Come hai detto tu sono personaggi che non hanno particolari handicap o non vivono situazioni disperatamente tragiche però hanno una sensazione di avere un difetto e di non poter vivere al passo con gli altri, di non essere soddisfatti di sé e di non avere efficienza, di cercare comunque la felicità e di avere qualche ostacolo che a volte non è semplicemente di natura esterna.

Qualche volta dipende da quel generale disagio che c’è intorno a noi . Qualche volta dal disagio più intimo e personale. Nel caso de “Il rosso e il blu” è chiaro che il disagio del Professor Fiorito, interpretato da Herlitzka è un disagio di un modello che sta andando in crisi, il modello di cultura, la cultura umanistica e quindi la scuola. L’idea di una scuola che formi, che costruisca degli esseri umani pieni e responsabili è un’idea che sta particolarmente a cuore al nostro personaggio che lo ha portato a un livello di disincanto divertente ma anche molto doloroso.

Perché ti sei interessato al tema della scuola? Come sei arrivato al libro di Lodoli?

Avevo detto alla produttrice Donatella Botti della Bianca-Film che avrei voluto fare un film sulla scuola. Mi ha consigliato di leggere “Il rosso e il blu”.

Il libro mi ha colpito. Non è un romanzo ma è un libro di racconti, di cronache, di osservazioni e ho chiesto a Lodoli se gli andava di riscrivere il soggetto sulla base di quello che erano gli umori che sono disseminati nel libro e devo dire che mi sono trovato molto bene con lui. Adesso, spesso ci capita che ci chiamano insieme a parlare del film. Lodoli ha partecipato alla scrittura del soggetto insieme a Francesca Manieri, una giovane sceneggiatrice, una forza fresca, piena di risorse e a me.

Ecco gli studenti descritti da Lodoli: “…abitavano in un altro Pianeta…di studiare non avevano voglia…la scuola è profondamente cambiata dopo il ’68…”. Mi puoi dire com’era la scuola prima del ’68?

Io mi ricordo cosa era lo studio di mio fratello maggiore. Lo studio del latino, della matematica. Mi ricordo quei libri. Erano libri già nel loro aspetto estetico qualcosa di estremamente impegnativo. Era una scuola dove c’erano le borse di studio per le famiglie dei meno abbienti. La scuola rappresentava una possibilità di riscatto anche per le famiglie che non avevano molte risorse.

C’era a volte anche il mito del figlio ingegnere che è stato anche un mito che qualcuno ha pagato con un prezzo alto perché scelte sbagliate, ambizioni frustrate… In ogni caso la scuola era per molti un’occasione di affrancarsi da un certo grado di difficoltà familiare. Ecco quello adesso si è perduto.

Poi c’è stato il ’68. C’è stato anche quello che di buono ha dato il ’68 perché nel ’68 i ragazzi cercavano anche di studiare per conto proprio, di fare il passo più lungo della gamba, di affrontare a 15 anni temi e argomenti molto impegnativi.

Però è stato anche, appunto, l’inizio della perdita di autorevolezza e di autorità dell’istituzione scolastica, l’inizio del 6 politico, lo sfaldarsi di quell’idea che la scuola potesse essere un’Istituzione centrale per crescere, per formarsi e quindi attorno alla scuola e alla famiglia è nata una costellazione di altre cose:

la televisione, un certo tipo di televisione, lo spettacolo, i giornali, il moltiplicarsi di stimoli non sempre positivi che hanno totalmente reso quasi impossibile la missione dell’insegnamento. È difficile per quanto bravo fosse l’insegnante che riesca a raddrizzare qualcosa che è completamente condizionato da cento fattori esterni.

Passiamo ora ai protagonisti. Sia Margherita Buy che Riccardo Scamarcio hanno recitato il loro ruolo con grande senso di responsabilità, con grande senso della misura. È Roberto Herlitzka però, la scoperta, è lui che attira gli spettatori. È un attore con una grandissima formazione, un percorso teatrale rigoroso. Per lunghi anni ha recitato tutta la tragedia greca, tutto Pirandello. E ora ha forse avuto voglia anche di ‘giocare’ come attore. Come mai ti è venuta l’idea di sceglierlo?

Herlitzka è stata una cosa che mi ha dato particolari soddisfazioni perché chi ha finanziato il film non era così convinto di questo attore. L’ho scelto io perché tutti dicevano che era bravissimo, straordinario però pensavano che fosse troppo grande di età per quello che deve essere un professore in via di pensionamento. Ho pensato invece che quello poteva essere una carta in più perché avrebbe dato al personaggio qualcosa di leggendario, come il vecchio professore… uno che si aggira in questa scuola. Nessuno sa quanti anni ha.

L’ha reso meno riconducibile a una semplice frustrazione comune ma quasi a incarnare qualcosa di più importante per cui mi ha dato molta soddisfazione quando ho visto che tutti si sono innamorati di questo personaggio e della prova di Roberto Herlitzka con cui tra l’altro mi onoro di essere diventato amico perché è una persona che ha molte cose da insegnare a tutti.

Cosa significa fare il regista?

 
Fare il regista è un po’ come il problema che si trova di fronte il professor Fiorito e cioè “Ho lasciato un segno? Qualcuno seguirà? Capirà? Riconosceranno il mio modo di…? Ho una voce mia personale? Ne è valsa la pena?”. Allora in tutto questo c’è il problema delle scelte. Uno arriva ad essere contento di quello che ha fatto quando alla fine di un film c’è un minor numero possibile di rimpianti sulle scelte che hai fatto. Scelte che riguardano la scrittura, gli ambienti.

Un posto che lo scenografo ti propone, saper dire no e saper dire sì. Come dire una battuta sul set. È tutto un tentativo disperato e appassionato sulla possibilità di rendere unica quella scena, quel personaggio, quel momento, che non assomigli ad altri o che comunque non sia un rituale, che non sia ovvio, anonimo, neutro per cui che traspaia in maniera discreta il tuo sguardo, il tuo mondo che qualcuno possa riconoscerti e dire: “ quello è un film di Giuseppe”. Questo è, credo, la più grande soddisfazione che si potrebbe avere.

Tutta l'intervista integrale su: www.corritalia.de


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Gianni Morandi, 50 anni di carriera. Il 7 e 8 ottobre celebrerà a Verona il mezzo secolo di musica. Insomma, un bel traguardo. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con l'eterno ragazzo, che sembra avere preso la decisione di ritornare a incidere

Angela Saieva

due concerti che sono esplicitamente ispirati da quelli di Adriano Celentano. I costi dei biglietti sono previsti da 20 a 90 euro per le prime file. Leonardo De Amicis dirigerà un’orchestra di 100 giovani musicisti. Di piú non rivelano. Quindi incominciamo la nostra chiacchierata.

Aver fatto a lungo il personaggio televisivo, pensa che abbia tolto qualcosa al peso che le viene attribuito nella canzone italiana?
Non so, io credo che fare televisione, come fare tutto quanto, mi abbia arricchito professionalmente e personalmente. Ho sempre vissuto ogni cosa come un’occasione per imparare.

Joan Baez all’epoca cantava il tuo pezzo. Ti sei mai sentito snobbato?
No, io cerco di essere onesto con la mia carriera. E so che dal ’62 al ’71 quello che ha funzionato è stato il personaggio, più che il cantante Morandi. Anche se le canzoni avevano un grande successo. In compenso se finivo sui giornali era per cose che non riguardavano la musica: la famiglia, la moglie, i bambini. Ero un ragazzo guidato per mano da Morricone, Migliacci, Zambrini, Bacalov: mi dicevano ‘Canta questa canzone’ ed io cantavo. Gli anni ’70  per me sono stati complicati. Certe scelte oggi sembrano un po’ goffe, come “Lo prendi papà” che però infine vendette parecchio.

Nel’71 il Cantagiro era una roba già fuori tempo massimo, sapeva di boom economico, no?

Decisamente. In alcune zone d’Italia funzionava ancora bene, portava i cantanti al pubblico.

Nella fase della rimonta, é stato “quell’uno su mille che ce la fa”?

Credo che dal 1981 sia cambiato anche il giornalismo, iniziarono a valutarmi come un cantante pop  magari un po’ vintage, ma ancora in grado di raggiungere il pubblico. Avevo fatto anche sette anni di conservatorio e un po’ mi è servito, ho imparato a usare meglio la voce, a porgere meglio il testo. Poi, io stesso ero passato da testi scritti molto rapidamente, subordinati alla musica, alla consapevolezza che le parole di una canzone sono importantissime. Se il testo è sbagliato, il pubblico non fa sua la canzone. Mi viene da dire che da quel momento in poi sono stato addirittura sopravvalutato. Sono stato fortunato.

Che impressione ha avuto della musica italiana che c’è in giro?
Sai, siamo stati criticatissimi. È molto difficile fare scelte, accontentare tutti. Non mi sembra affatto che la musica italiana sia spenta. Insieme a quella inglese e brasiliana abbiamo sempre avuto una nostra originalità. Noi siamo la patria del melodramma, abbiamo sempre avuto in mente la canzone. Sta prendendo molte influenze esterne, a partire dall’hip hop. Oggi tutto si mischia. Ma la musica italiana ha una sua forza.  Ci sono belle cose in giro, Negramaro, Bersani, Cremonini, Tiziano Ferro, Jovanotti.

Mentre annunciava i concerti all’Arena ha detto una cosa: torno a fare il mio mestiere.
Sì, sono sette anni che non incido un album di inediti. Ho presentato due edizioni di Sanremo, girato un film, fatto teatro, parecchia tv.

Cantautori e autori, come li trova?

Ma i cantautori sono autori anche loro. E per me hanno scritto Cocciante, De Gregori, Dalla, Battiato che ha composto "Che cosa resterá di me". Io sono nato in Emilia figlio di un pensiero rosso e partigiano…’. Quelle parole le ha messe specificamente per me. Io non sono un autore. Ma giovani autori credo cche ce ne siano: magari se ne parla poco perché oggi tutti cercano di cantare i propri pezzi. Ho cantato l’80% degli autori italiani. Migliacci, Zambrini, Mogol, Morricone, Bacalov, gente che ha vinto premi Oscar. In tutto, più o meno sono seicento canzoni.

Gianni Morandi dal 1963 al 1975?

Ah, il primo: Andavo a cento all’ora, Fatti mandare dalla mamma, Go kart twist, scritta da Ennio Morricone. C’è da dire che io non l’ho mai concepito come album. Anche se è vero che era la raccolta di quello che io ero in quel periodo: all’epoca si facevano i 45 giri, poi quando ce n’erano abbastanza, li si metteva tutti assieme. Un giorno Ettore Zeppegno mi portó  alla RCA e mi disse a sorpresa, questo è il 33 giri!’. In copertina c’era una foto che io avevo fatto su un caterpillar che stava realizzando il Raccordo Anulare a Roma e quella fu la copertina. Quella foto, a ripensarci, è il segno di un’epoca anche lei”.

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Regina Rieger a Pforzheim. Pforzheim handelt, genussvoll, praktisch, modern. Grande successo per la prima Multi Fiera Campionaria organizzata per la prima volta nella Citta d’oro, Pforzheim. I padiglioni italiani sono stati la ciliegina sulla torta. Abbiamo incontrato Roger Heidt Sindaco di Pforzheim, Thomas Satinsnky direttore del PZ e Regina Rieger l’organizzatrice dell’Evento

 Angela Saieva 

La Pforzheime handelt (Multi Fiera Campionaria) presentata all’insegna del genussvoll, praktisch, modern (delizia, pratico e moderno) per la prima volta organizzata da Regina Rieger a Pforzheim, ha riscontrato un enorme successo su tutti i punti di vista. La sua Multi Fiera Campionaria è la manifestazione fieristica più visitata dal pubblico in tutta la Germania. Dalla sua nascita, la formula della proposta intersettoriale della Campionaria, capace di fare comunicare tutte le realtà, si conferma più che mai attuale. É un grande appuntamento. Un’ espressione di un sistema sociale ed economico che sa comunicare ed essere protagonista diretto sul mercato. Caratteristica dell’ultima edizione è stata la costanza dell’afflusso di ca. trentamila visitatori a partire da Giovedí 3 Ottobre per finire poi la Domenica 6 Ottobre. L'apertura ufficiale della Multi Fiera detta "Pforzheimer handelt" si é tenuta nel padiglione centrale col Sindaco della Cittá di Pforzheim, Roger Heidt, il direttore del PZ Thomas Satinsnky e la stessa frizzante Regina Rieger, perfetta moderatrice nonché organizzatrice dei quattro spettacolari giorni che ha permesso un’attività continua negli stand, aderiti al suo annuncio in piú di duecento, e che ha eletto la Campionaria a grande momento di eventi ed affari. " La mia intenzione, ha detto l'organizzatrice Regina Rieger, é di tornare in questa Cittá ogni due anni. Essendo questa la prima volta a Pforzheim, contavo di arrivare ad avere ca. duecento espositori, invece hanno aderito piú di duecentocinquanta. Questo mi lusinga molto". " É la prima volta che mi ritrovo ad aprire una Multi Fiera Campionaria, ci rivela Roger Heidt Sindaco di Pforzheim, e devo ammettere che la Sign. Regina Rieger ha saputa ottenere quello che voleva e ha dimostrato di saperci professionalmente fare. Pertanto, ben venga che ogni due anni ritorni nella nostra Cittá. L'aspettiamo volentieri". " C'é stata un'ottima risonanza di pubblico ed espositori a a Pforzheim, commenta Thomas Satinsnky direttore del PZ, ma a quanto ho potuto costatare c'é stata in tutta la Regione. Questo non solo sono dati positivi ma anche eccellenti anche dal lato mediatico, che non é stato  affatto poco.

I suoi punti di forza sono stati l’ingresso agevolato per tutti i quattro giorni, fino a tarda sera. La vendita diretta al dettaglio nelle aree Schopping. Il costo contatto tra i più convenienti del mercato. Erano piú di duecento espositori provenienti dalla Germania, Austria, Svizzera, Italia, Olanda tra artigiani, commercianti, operatori specializzati nella vendita al dettaglio. Novità introvabili, prodotti internazionali, curiosità e artigianato da piú Regioni. Una visita facile e personalizzata per il visitatore, grazie alla chiara suddivisione merceologica diretta scrupolosamente da Regina Rieger su www.pforzheimhandelt.de Presente in fiera grandi firme come ADAC Espenhain GmbH,  ACURA Wagner Gesundheitszentrum, Edelstahlmanufaktur, Althoff Hotel Schlossgarten, Schlossgarten Gourmet-Restaurant, Ambiente Wintergärten GmbH, AOK - Die Gesundheitskasse Nordschwarzwald, Autozentrum Dobler GmbH, Bossert Sanitär GmbH, Feuer-Werk Keramik ecc.. In via d'eccezzione abbiamo incontrato anche il dipartimento europa managing SDA SANREMO www.sdasanremo.de con il duo popolare Dino & Angela www.dinoeangela.de che si aggirava tra i padiglioni. É un'ottima organizzazione, studiata perfettamente nei minimi particolari, ha rilasciato il direttore del dipartimento SDA SANREMO. Complimenti all'organizzatrice Regina Rieger. 

Molti anche gli espositori italiani che hanno presentato diverse peculiaritá gastronomiche tra i quali salumi, formaggi e dolci.  Prodotti tipici della Sardegna, Toscana, Piemonte e Sicilia, come Cascina SanLorenzo SRL,  Angelo Russo. Nel ramo cerimoniale si sono evidenziate le acconciature fatte direttamente sul posto da mani esperte del titolare Enzo Scarpello e il suo Team del salone Medusa di Pforzheim la parucchieria italiana Uomo&Donna www.salon-medusa.de . Fermo restando nel tema eventi sposa, inevitabile é stata la presenza dell’esposizione del centro cerimonie SDA BOMBONIERE FOTOVIDEO PRODUCTION di Pforzheim  www.sdainfo.de presente in Germania da ben ventisette anni sul settore bomboniere, foto e video, partecipazioni, decorazioni e fioristica, musica, torte nuziali, nonche organizzazioni eventi (Weddingplanung). Non sono mancati momenti di live cooking presso il padiglione SWP-Koch-Arena con diversi chef presenti sempre affianco di Regina Rieger, alla scoperta dei segreti per cucinare ed impiattare come veri cuochi e tutti gli altri gnammers presenti, per esercitarsi nelle corrette tecniche. Il pubblico non solo ha potuto seguire ed istruirsi ma é stato pure servito loro dagli stessi cuochi, chef e da Regina Rieger i piatti-prova. La Multi Fiera Campionaria di Pforzheim "Pforzheim handelt "é stata presentata dalla RR di Regina Rieger SARL www.regina-rieger.de in collaborazione con lo SWP GmbH di Pforzheim e il Pforzheimer Zeitungen e in cooperazione per tutti i quattro giorni con lo Staff di SDA FotoVideo di Pforzheim www.sdainfo.de . Il servizio é stato redatto dalla telegiornalista Angela Saieva, corrispondente della Stampa Nazionale Italiana, Corriere d’Iialia www.corritalia.de e redattrice di TeleVideoItalia.de www.televideoitalia.de TV mediatica. Il servizio é visibile anche su Youtube sotto la pagina:
http://www.youtube.com/watch?v=Q_sZhlFSY1s&feature=em-upload_owner
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Papa Francesco ai preti: “Non chiedete soldi ai fedeli”. L’occasione era l’incontro con il clero romano alla basilica di San Giovanni in Laterano.

di Angela Saieva

Papa Francesco, rivolgendosi direttamente ai sacerdoti, li ha esortati ad astenersi dal chiedere soldi ai fedeli nelle chiese, nelle parrocchie.

Con garbo, non ha usato giri di parole: “Non chiedete soldi per i sacramenti. Sacerdoti, parroci, attenti alle vostre segretarie.

Perché spesso capita che a chi viene a chiedere un sacramento venga consegnato un semplice modulo, magari, e peggio ancora, con la richiesta di denaro.

Non è così che deve essere.”

Ancora una volta, il sigillo francescano sull’apostolato del Papa che, coerente con il suo stile, era arrivato in Basilica a bordo di una Ford Focus blu.

Subito inseguito, una volta sparsa la voce, dai numerosi sostenitori che ad ogni appuntamento pubblico si radunano e diventano ogni giorno di più una folla che preme davanti a improvvisate transenne.

Papa Francesco parla ai preti da prete (“avrei paura a sentirmi più importante, il diavolo è furbo”), rinnovando l’invito a una Chiesa frugale e presente con l’esempio, la sua esperienza sul campo:

“Se la gente vede che c’è un interesse economico, allora si allontana dalla Chiesa. Chi viene deve sentirsi a casa sua, mai sfruttato».

E, come fa spesso, cita un episodio di vita vissuta: «Una volta, un prete di una diocesi diversa dalla mia mi ha detto:

“io non faccio pagare niente, neppure le intenzioni delle Messe;

ho lì una scatola e i fedeli lasciano quello che vogliono. Ma ho quasi il doppio di quello che avevo prima”.

Perché, commenta il Papa, la gente è generosa e Dio benedice queste cose»”.

Il Pontefice continua dunque ad indicare la strada per un rinnovamento della chiesa cattolica che la porti sempre più vicina ai fedeli.

Nella Basilica romana di San Giovanni in Laterano ai preti delle parrocchie della capitale non ha perso l’occasione per comunicare ancora una volta le sue idee.

Molto garbatamente ma con estrema decisione, il Pontefice ha ricordato ai preti che lo stavano ascoltando che ai fedeli che si recano in chiesa per i sacramenti non devono essere chiesti soldi.

Il rapporto con i fedeli, sostiene il Pontefice, non deve essere quello del rilascio di un modulo da compilare o di un versamento da fare in occasione dei sacramenti o del rilascio dei certificati.

L’interesse economico mostrato dai preti e dai loro aiutanti non avvicina i fedeli, anzi li allontana, è il succo delle parole pronunciate da Papa Francesco, che ancora una volta si dimostra molto coerente con le sue parole anche per il mezzo di trasporto usato per raggiungere la Basilica, una semplice Ford Focus di colore blu.

Papa Francesco sembra quasi un prete fra i preti romani, quando parla di frugalità, e cita l’esempio francescano, invitando i preti ad accogliere in modo diverso i fedeli nelle parrocchie, facendoli sentire a casa propria e non estranei nella casa del Signore.

Per spiegare meglio il concetto, Papa Francesco, come è solito fare, ha riportato un episodio accaduto a lui quando era un vescovo.

Un prete gli aveva confidato che lasciando una scatola per raccogliere le offerte, senza domandare nulla aveva trovato sempre più denaro per la chiesa.

Secondo il Pontefice è la conferma che le persone sono molto generose e sicuramente riceveranno benedizioni dal Signore per questo modo di agire.

Anche in occasione di questo incontro si è radunata molta folla, che ha sostato a lungo fuori dalle transenne.

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L’ACLI di Calw alla Stadtfest
da oltre 10 anni attiva nella Cittá tedesca, sono l’esempio di umana fratellanza. Ospite alla manifestazione il duo popolare Dino e Angela”. Presenti alte cariche locali e il Presidente delle ACLI del Baden-Württemberg, Giuseppe Tabbi. É stato l’ennesimo successo.

Angela Saieva

Non c’é tradizione che non si rispetti, a maggior ragione quando si tratta di un emigrato integrato in terra straniera. Cosí é stato per il circolo ACLI di Calw capitanato dal loro presidente Salvatore Aranzulla e da oltre 10 anni attiva nella Cittá tedesca, sono l’esempio di umana fratellanza. Ospite alla manifestazione il duo popolare Dino e Angela”. Presenti alte cariche locali e il Presidente delle ACLI del Baden-Württemberg, Giuseppe Tabbi. É stato l’ennesimo successo. Sempre presente per il proprio connazionale, non si é lasciato sfuggire nemmeno l’evento piú importante dell’anno, la Stadtfest (la festa della città), per riunire la comunitá del posto.

Uno dei tanti fondamentali momenti che sono occasione per le istituzioni e le associazioni cittadine, sottolinea Aranzulla, per presentarsi e per partecipare attivamente al programma. È un momento di appartenenza alla città in cui si vive.

L’ ACLI che da decenni è attiva nel campo del sociale e della solidarietà, é sinonimo di simpatia, ospitalitá, cordialitá e dedezione sul proprio caritatevole oberato.

Un’importante presenza, la loro, radicata nel territorio locale e molto apprezzata dalle autorità cittadine ed eclesiastiche, per la serietà dei suoi dirigenti e per le innumerevoli iniziative che mettono in atto e che inducono la comunitá italiana del posto ad incontrarsi.

I soci del circolo, hanno approntato uno Stand gastronomico tipico del sud Italia quale pizza, arancini, salsiccia, vino e naturalmente il nostro amato espresso. In una città, dove la componente italiana proveniente in massima parte da Mirabella Imbaccheri, questi prodotti sono diventati ormai parte integrante della societá.

Alla Stadtfest, il circolo ACLI di Calw, ha voluto aggiungere un ulteriore tocco d’italianità ospitando il duo popolare “Dino e Angela” che ha regalato un’originale performance all’insegna del “Made in Italy”. Salvatore Aranzulla ha ringraziato sentitamente il dipartimento europa managing SDA SANREMO di Pforzheim, per avere accettato la loro richiesta.

Strappare “Dino e Angela” dalla tourneé che li sta vedendo impegnati in molte Cittá europee, non é stato facile, ha confessato. Sapevamo peró che il “duo” é molto sensibile e disponibile, soprattutto quando si tratta dei nostri connazionali.

Essere riusciti ad avere avuto il privilegio di ospitarli in questa importante circostanza, ha concluso il presidente, significa tanto per tutti noi emigrati. Ci ha riempito d’orgoglio e non solo, in una giornata piovosa il loro intervento artistico, neanche a dirlo, ci ha riportato il sole e tanto pubblico tedesco. L’italico duo é stato accolto dall’amministrazione del posto rappresentata da prestigiose alte cariche e dal Presidente delle ACLI del Baden-Württemberg, Giuseppe Tabbi che in proposito ci ha detto: "questi incontri sono un esempio di unione tra comunità diverse, quella italiana e quella tedesca appunto".

Abbiamo portato a buon fine molti progetti in questi anni e tanti altri ancora sono in atto, come anche quello inserito nel mercatino di Natale di quest’anno.

Sono soddisfatto di come Salvatore Aranzulla stá tirando le redini nel suo circolo. La venuta degli artisti in questione, é stata poi la ciliegina sulla torta che mi ha spinto ad essere presente in prima persona, a questa manifestazione.

Dopotutto, chi si lascia scappare l’occasione di cantare a sguarciagola la propria italianitá? In questa associazione abbiamo trovato un grande spirito di collaborazione, fratellanza e uguaglianza, ha dichiarato l’artista Dino salutando la comunitá che li ha accolti.

Per noi “nomadi” (si fa per dire) che portiamo in giro per il mondo la musica italiana dei nostri miti e le nostre tradizioni, é sempre bello trovare simili e calorose accoglienze.

La collaborazione, ha definito infine Angela, é un'espressione di vera integrazione che manifesta come si può vivere uniti anche fuori dalla propria terra.

Questo circolo di Calw ha dimostrato senza alcun dubbio di avere tutte le caratteristiche per farlo.

Ricchi di idee e tante risorse, una volta al mese l’ACLI di Calw riunisce i suoi soci, presso la sala della parrocchia San Josef, per partecipare ad un programma che prevede:

sia momenti d’incontro conviviali, sia momenti d’informazione e di dibattito su temi come ad esempio d’attualità politica, del mondo del lavoro come mobbing, lavoratori interinali, pensioni, ecc. e della famiglia come ad esempio rapporti genitori figli, importanza dell’apprendistato e della scuola, trasmissione della fede, e quant’altro.

Inoltre, nel corso dell’azione diocesana “Woche der sozialen Gerechtigkeit” in collaborazione con la Caritas della Cittá, hanno offerto ultimamente a tutti coloro che vivono in situazioni d’indigenza consistenti pacchi, con dentro del cibo di prima necessità. 

Vedi quei volti impauriti, smarriti, diffidenti, ci confida Salvatore Aranzulla.

Con il nostro modo di avvicinarli, cambiano aspetto. Infine tendono la mano e si lasciano aiutare con quel tenero sorriso di gratitudine.

Facciamo del tutto, credimi, per metterli a loro agio e fargli capire che il nostro gesto non é umiliante ma bensí caritatevole.

La crisi c’é e c’é sempre stata. Non é una novitá, ne una vergogna e se ci sono dentro, non é per certo colpa loro ma delle istituzioni politiche che potrebbero fare di piú e parlare di meno.

Resta comunque un dato di fatto che é un gesto bellissimo offrire agli altri quello che si puó. Contiamo di ripetere questa iniziativa che ti fa sentire certo meglio e piú umano.

Sempre attiva e attenta alle esigenze del nostro connazionale, soprattutto a quello piú disagiato sotto tanti punti di vista, il circolo ACLI di Calw si evidenzia spesso per il loro umile oberato.

Non resta che dire che: la loro presenza alla Stadtfest, ha confermato ancora una volta l’ennesimo successo italico.

L’Evento é stato ripreso dalle telecamere della SDA Foto Video di Pforzheim www.sdainfo.de  in collaborazione con TeleVideoItalia.de www.televideoitalia.de Tra i mass-media presente inoltre la primaria testata italiana: Corriere d'Italia www.corritalia.de Il servizio prevede la messa in onda su reti televisive mediatiche.

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San Calogero di Naro a Pforzheim il monaco eremita. Cultura e tradizioni che l’emigrato narese porta con se, oltre i confini della propria terra. Incontra i cardini, la MCI e il CCI di Pforzheim 

Angela Saieva

questa é una delle processioni più suggestive inerenti al culto di San Calogero Eremita. Il Santo nero, molto sentito non solo a Naro quale è il patrono ma in tutta la terra sicula.
Il culto é molto forte e radicato anche nella comunità narese a Pforzheim, quale ne ospita ca. 6.800 nel il circondariato. La Cittá tedesca é divenuta un punto fondamentale di incontri e festeggiamenti. Sono organizzati annualmente dalla Missione Cattolica Italiana, a capo del padre salesiano Don Santi Mangiarratti, in collaborazione con il Centro Culturale Italiano di Pforzheim, guidato dal loro Presidente Vincenzo Urso, il quale chiude l’evento offrendo peculiaritá della casa presso il loro centro.

Abbiamo seguito rispettosi tutte le fasi liturgiche e festose. Dalla tradizione del pane benedetto, portato di buonmattino presso la Chiesa Barfüßerkirche che, ospita San Calogero, alla processione in strada scandita dalle urla dei fedeli che hanno portato a spalla, per le vie della Cittá, la straula col Santo al grido di "Viva Diu e San Calò". Abbiamo trovato con estrema facilità anche persone che hanno fatto tutta la processione a piedi scalzi, come segno votivo nei confronti del Santo Eremita. Cosí anche il rivestirlo di denaro sia in chiesa che al suo passaggio, in segno di ringraziamento per grazie ricevute. Il presule in Chiesa, piú che celebrare la Santa Messa, si é soffermato molto e spiegato ai fedeli non solo i significati di una cosí grande vocazione ai Santi in generale ma anche la storia che affonda piú nella tradizione e leggenda del loro San Calogero di Naro. Ha scherzato con i naresi con lo scopo di farli riflettere. Certo devozionismo popolare, ha spiegato, vuole che molti santi di un determinato territorio siano stati fratelli e San Calogero (che nella etimologia greca vuol dire semplicemente "bel vecchio") di fratelli ne avrebbe avuti cinque o sei. É un santo agrigentino, si racconta ma i molte città della provincia è il patrono e in altre gode di devozione. Santi che a loro insaputa, venivano coinvolti nelle dispute campanilistiche, molto accese fra i comuni come “San Caloriu di Giurgenti, fa mmiraculi ppi nenti, San Caloriu di Naru fa mmiraculi a migliaru, San Caloriu di Caniattì, ni fici una e sinní pintí e via dicendo

Voi sapete perché  i vari artisti che lo hanno rappresentato in immagini e sculture, lo hanno raffigurato di colore nero? Chiede infine Don Santi. San Calogero era pur buono ma dispettoso nei confronti del fratello, Sant’Angelo. Uno di questi dispetti si concluse con un suo gesto di generosità che ebbe però nefaste conseguenze, su una disputa tra grano e paglia. All’inizio della stagione agricola, racconta, San Calogero tra una scusa e l’altra fece fare tutto al fratello. Dall’aratura, alla semina, alla raccolta del grano e paglia. Giunto alle spartizioni, San Calogero ricominció l’ennesima filastrocca: “ Angelino ora dobbiamo dividere. Visto che tu hai fatto tanto lavoro, ti do il vantaggio della scelta. O ti pigli la paglia ed io il grano o se non ti sta bene, il grano me lo piglio io e tu la paglia. A te la scelta”. Sant’Angelo scoperto l’inganno, preso da rabbia, diede fuoco alla paglia dicendo: né tu né io, muoia Sansone con tutti i Filistei. San Calogero, per quanto birbantello, capí di avere esagerato e si gettò in mezzo al fumo e fiamme. Domó l’incendio ma rimase nero a vita. Confessiamo di avere assistito anche noi ad una Santa Messa piú umana che tattica, ascoltata da tutti con grande interesse e partecipazione. A seguito i connazionali, usciti dalla chiesa, si sono riuniti presso il Centro Culturale Italiano dove, la benedizione di Don Santi Mangiarratti, ha dato il via alla scorpacciata con le mani dei “maccaruna di San Caló”. Antica tradizione narese che ha chiuso l’evento. In proposito, abbiamo raccolto alcuni commenti: La comunitá cristiana per devozione a San Calogero si riunisce ogni anno in preghiera, commenta Don Santi Mangiarratti, per invocare la protezione e l’intercezzione soprattutto per gli ammalati. Per coloro che sono e che si sentono emarginati. Per coloro che sono nel bisogno. Come preannunciato, sará la mia ultima processione con loro, per lasciare da emerito questa mia gente.

Mi auguro peró che chi mi sostituirá, continui a tenere viva e unita questa comunitá. Ebbene che sappiano che, qualsiasi comunitá, culturalmente é molto difficile da gestire e da tenere unita. Con tutto il rispetto per i miei successori ma se non si proviene dalla stessa Regione della popolazione che si dovrá seguire, il solo imparere la nostra lingua madre e per obbligo anche la lingua tedesca, non basterá ne aiuterá di certo a tenere unitá questa comunitá, i loro principi, i loro ideali e le loro tradizioni, per come io ho cercato di fare in questi ventisette anni. É da dieci anni che faccio parte del Centro Culturale Italiano di Pforzheim, ci spiega l’attuale presidente Vincenzo Urso. Mi sono identificato nella nostra comunitá narese, in quanto é una delle piú attive e numerose che esiste a Pforzheim. La nostra, é una storia che ci accompagna per piú di cinquant’anni. Dal primo dopo guerra, per intenderci, fino all’arrivo della nuova generazione. Insieme alla Missione Cattolica Italiana, guidata da Don Santi Mangiarratti, abbiamo cercato di tenere uniti i valori delle nostre origini e tradizioni, attraverso piccole manifestazioni.
 
A Naro, da piccolo, vedevo ma non capivo il significato di quando i nostri anziani offrivano pane e pasta al nostro patrono San Calogero. Oggi, a 2.200 chilometri sono orgoglioso di essere riusito non solo a capire ma a mettere in moto anche un’altra antichissima nostra tradizione “i maccarruna di San Caló”. L’obbiettivo é di procedere su ció che i nostri precedessori anno incominciato e cioé, riunire la comunitá narese dando loro l’opportunitá di uno scambio di idee ed esperienze nel nostro centro, impegnato nel socio-culturale. Credo soprattutto nei giovani e a maggior ragione ci stiamo impegnado anche nel progetto di inserirli nel nostro ambiente, organizzando dei gruppi musicali, corsi di chitarra e con l’aiuto del nostro v.p. del centro Ignazio Minotta, inserito nel comitato di integrazione nella Cittá di Pforzheim, daremo vita anche a delle associazioni che avvantaggeranno la nostra comunitá nel mondo lavorativo. 

Sono venuto quí l’undici Gennaio del sessantadue, sensa una lira, racconta a fatica Gaetano Valletta, per tutti ormai nel centro italiano lo “ Zio Tanino”. Mi sposai con una tedesca e ho avuto una figlia. Incominciai facendo l’imbianchino e, vedi questo centro, porta le mie impronte sui muri. Da quando la moglie é deceduta, interviene generosamente Vincenzo Urso, lo abbiamo strappato dalla sua solitudine,  portato nel nostro centro e accolto come il nonnino della casa. É da cinquantuno anni che non vede piú Naro, il suo paese. L’unico ritrovo, e lui lo sa perfettamente, é qua da noi. Qui si sente a casa sua, nonostante ci siamo impegnati a sistemarlo in una casa di ricovero a centocinquanta metri da noi. Proprio per non fargli mancare nulla e averlo sempre con noi. Anzi ti diró quello che lui puó confermare, se manca un giorno, lo andiamo a prendere subito noi perché ci manca.

Sona lontana dalla mia terra dal sessantasei, ci racconta  Iona Rotondo. Ho tre figli e sono pure nonna. Ho lavorato tanto ed é stata davveo dura e difficile integrarmi. Ora da pensionata seguo, finché posso, i programmi che organizza la Missione Cattolica di Pforzheim. É sempre un piacere, anche se in piccolo, rivivere queste nostre tradizioni. Ammetto che questa é una cosa nuova anche per me, confessa Eleonora Zarbo compagna del presidente del centro. Anche se sono di Palma di Montechiaro, ho sempre vissuto quí a Pforzheim e questa tradizione é sconosciuta anche a me. Sposo pertanto questa tradizione che tramite il nostro centro italiano cerca di far conoscere e tramandare ai nostri giovani. Ovviamente “i maccarruna di San Caló” non li mangio con le mani per un semplice mio motivo personale ma mi piace comunque appoggiare la loro mentalitá e cerco di apprezzare quello che in qualche modo rappresenta la loro cultura votiva come pure le loro usanze. “Nandri circammu sempre a nostra tradizione e di falla accanusciri anche ai nostri giovani, ca nasciuti e crisciuti in Girmania, nun sannu nenti du nostru passatu” racconta la settantadueanne Pluchino. Si scusa se non parla l’italiano ma solo il suo dialetto narese e anche noi, a rispetto della sua origine, cerchiamo di trascriverlo per come lei simpaticamente ci ha parlato. “Chisti cosi li vussemmo a Naru e li cucemmu cu parmiggianu.  Ma sennó, addipenni a prummissa, ni li facivanu ca ricotta e tutti nautri carusi, currivamu e ni li mangiavamu cui mani”.  

Abbiamo in effetti trovato giovani volontari ricchi di espressione anche dietro il bancone che servivano la mezza etá. Come anche giocare con il loro presidente al  calcio balilla. Dunque in conclusione, il giovane Vincenzo Urso, sembra davvero intenzionata a rivoluzionare e portare innovazione in questo Centro Culturale Italiano di Pforzheim, sotterrato da anni ormai da lati oscuri e dal mal funzionamento che ha tralasciato nel passato gli ideali principali, quella di tramandare la vera cultura e tradizione di un popolo che, come tanti altri sparsi per il mondo, porta giá una grande spina nel fianco, quella di essere emigrato: e non certo per villeggiatura!
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Dino & Angela festeggiano trent’anni sui palchi di mezza Europa. Un tour evento, partito da una delle importanti cittá tedesche, Monaco. Così il duo italiano ha festeggiato trent’anni di carriera artistica. Due connazionali partiti solo con la speranza di migliore fortuna. Il Corriere d’Italia li ha incontrati

Alfeo Quaranta

Sicuramente per gesto di graditudine, hanno volutamente ricalcare quel famigerato palco di Monaco che li vide protagonisti dal vivo nel 1983 in occasione di Una Notte Italiana, davanti a cinquemila persone, con grandi della musica italiana quali Toto Cutugno, Ricchi e Poveri, Edoardo Bennato, Riccardo Fogli. Presentati da Teddy Lakis (noto promotore manager di tournée fatte con celebritá internazionali, tanto per citarne una: quella di Michael Jackson) affiancato da due cooconduttrici quale Rosalinda Celentano (figlia del mitico molleggiato Adriano Celentano) e Maria Sole Tognazzi (figlia all'incomparabile regista attore scrittore scomparso,  Ugo Tognazzi) per Dino & Angela, fu un continuo crescendo. Il “duo” ha presentato al pubblico uno speciale cofanetto.

La prima raccolta di tutti gli inediti che uniscono canzoni indimenticabili come “Ti odio ma ti amo” il primo brano che dominó a sorpresa undici mesi di Hit Parade radiofonica italiana. Poi ancora, Mamma,Vino e spaghetti, Africa, Liebe Angela, Aria d´estate, Live, Musica, Cuore selvaggio, Zingari, Una storia inutile, Sogno, Ali d’Angelo e altri. Non é mancato lo spazio nel ricordare maestri che hanno fatto la storia della musica italiana nel mondo. Intramontabili canzoni come Volare, l’Italiano, Mamma maria, Balla Balla, Il gatto e la volpe, Caruso. Per poi concludere la loro maestrale esibizione con Notti magiche, chiave dei loro eventi. Lo spettacolo é stata aggrazziante, sonoro, emozionante, divertente.

Tra un brano e l’altro, hanno fatto riflettere, affiancando canzoni al passaggio della loro vita da emigrato. Una forma al quanto originale di presentare certe canzoni. Il pubblico applaude, si diverte e canta con loro quello che in qualche modo gli appartiene e che, come dice una celebre canzone “Emigrante”: sulu cu nun’ciá statu mai, unnu pó capiri. Con ca. due ore di spettacolo, hanno raccontando la loro storia: quella di due connazionali, partiti senza avere in mano niente, solo una chitarra acustica e la speranza di migliore fortuna. Uniti da un lato dalla forza di un matrimonio e dall’altra dalla passione per la musica, si sono fatti strada in compagnia della buona e anche della cattiva sorte. Si, perché molti raccontano solo della buona e mai della cattiva, ci dicono.

Quando intrapprendi questa strada, sei solo un’ipocrita se non lo ammetti. Un cammino artistico duro e talvolta insidioso il loro. Amato, invidiato e talvolta odiato, ci confermano, ma altrettanto straordinario e che il tempo non solo gli ha dato ragione ma li ha pure consacrati, da interpreti, quale il duo italiana più seguito all’estero. La loro tenacia e i loro duettare in forma tutta originale, hanno di fatti conquistato la simpatia e l’attenzione soprattutto del pubblico tedesco. 

Dino & Angela portano con se una serie di riconoscimenti, date da alte cariche italiane ed straniere. Si sono distinti in numerose eventi, associazioni culturali, ambientali e sociali. Ed ancora li ha visti protagonisti su reti nazionali italiane e tedesche, sia nell’ambito artistico che quello organizzativo. Sono i fondatori di diversi organismi, come L’Accademia della Canzone Italiana in Germania, noto per essere dotato di un pool di professionisti nel mondo della musica, spettacolo, del cinema e della critica. Orientati sui giovani talenti, il popolare duo coordina in esclusiva in Europa diverse selezioni di prestigiosi Festival mediatici. 

Ora che siete realizzati mel mondo artistico, chi vi sentite di ringraziare?
Inizialmente ci eravamo promessi che: se un giorno fossimo riusciti nel nostro intento, avremmo ringraziato solo la nostra testardagine per quando: per tutte le volte che tentavano di farci cadere, noi ci saremmo sempre rialzati. In veritá, oggi, lo dobbiamo davvero a tanti un grazie. Principalmente a nostro figlio Charlie Matteo che ci ha permesso di fare tre ruoli: i genitori, i cantanti, gli organizatori e coordinatori di eventi. Poi il nostro produttore, di una primaria casa disografica in Svizzera. Il pubblico, con la quale facciamo sempre i conti. Il Corriere d’Italia www.corritalia.de http://corritalia.de/Dettaglio.42+M52531632952.0.html perché, con le sue informazioni e con il dare voce all’italiano, tiene uniti i nostri connazionali emigrati. Infine ma non per ultimo chi ci ha creduto e infilato nella gastronomia ci ha dato una mano, a farci conoscere quando non eravamo davvero nessuno, Damiano Azzellini, Giovanni Magno, il Cavaliere Isodoro Ambrosino (ormai scomparso) e Maurizio Indorato.

Vi hanno mai fischiato sui palchi o avuto contrasti nelle vostre kermesse?
Musicalmente sui palchi mai. Contraddetti nel campo accademico, il piú delle volte. Il parere contrario del pubblico è perfettamente normale. Disappunti tra genitori per i propri figli che nelle selezioni non passano. Vedi i talent show. I loro programmi sono creati apposta con le divergenze, per fare odience. Sono spettacoli divertenti ma che spesso ti spiazzano dalla realtá di affrontare uno studio. Qualcuno ne trae riscontri positivi per uno due anni, poi non li senti piú. É una falsa illusione di riuscita. Grandi artisti sono nati da una gavetta. É importante, se non fondamentale, per cercare di capire cosa sei veramente. Oggi piú che i genitori sono i figli che sono convinti, solo stringendo un po il naso, che sanno cantare meglio di Ramazzotti. Poi fuori da quella canzone, buio totale. Non c’é creativitá nemmeno nei propri testi. Alcuni sono allo stato brado. Pensano che basta mettersi lì, in una specie di trance, a scrivere una canzone sulle note di una tastiera o computer di ultima generazione. In realtà è una questione di cultura, di coerenza, di stile, di personalità. Sapere ascoltare tutto quello che c’è intorno. Le canzoni di una volta sono intramontabili, mentre in quella di ultima generazione: oggi c’é quella, domani l’altra. Le Accademie artistiche in generale ti spingono a studiare e a cercare un percorso che é sensaltro piú duro ma é piú sicuro nel farti scoprire quanto vali.

In questi trent’anni, siete cambiati o é cambiato qualcosa? E i vostri progetti sono sempre vincenti?
L’etá senza dubbio. Il temperamento, la paura prima di salire su un palco e l’adrenalina invece no. Quella c’é e speriamo che ci sia sempre. Anche perché, quella volta che non sentirai piú una o piú di queste cose, allora sei davvero finito. Non esistono progetti vincenti ma infiniti. La difficoltá sta nel selezionarli, se vuoi renderli vincenti al momento giusto.

Quanto conta nella vostra vita il fatto di essere anche docenti nei vostri organismi accademici? Non c'è conflitto di interessi?
No, affatto. Per noi è una grande esperienza salire in cattedra all'Accademia, perché lavorare con gli artisti e con i giovani, ci arricchisce moltissimo. Non c'è proprio conflitto di interessi. É un dato di fatto che molti nostri giovani connazionali hanno conosciuto, tramite le nostre selezioni, diversi Festival primari. Come anche la Cittá dei fiori e la sua vetrina sanremese. Tutto questo, non puó fare altro che arricchirci di orgoglio verso chi, desidera intrapprendere seriamente questa grande avventura.

Nella crescita artistica ci sono stati dei personaggi importanti? Qualche emozione?
tutti i personaggi che abbiamo e continuiamo ad incontrare sono l’imput della nostra carriera. Abbiamo creato apposta una vetrina fotografica sul nostro sito web. Molti sono andati persi. Con alcuni abbiamo anche duettato. Un connubio emozionante all’inizio della nostra carriera, é stato quello di duettare con Francesca Alotta “Non Amarmi”. Canzone che in quell’anno vinse al Festival di San Remo con Aleandro Baldi. Subito dopo, Francesca Alotta, prese parte ad un tour che toccó anche la Germania e visto che Aleandro Baldi era impegnato altrove, scelse di duettarla con me. La provammo solo alcune volte in camerino, prima del debutto. Conoscevo la canzone in forma originale ma cantarla con mia moglie e cantarla con una grande artista e differente. Mi guidó con gli occhi. Fu un grande onore duettare con lei e sensaltro una istruttiva esperienza.    

Compositore, autore, cantante tu, cantante e giornalista tua moglie. Suona bene essere chiamati “maestri”.
E’ semplicemente un modo di dire romano, molto diffuso nel panorama artistico. Noi non abbiamo questo titolo e pertanto non ci appartiene. Abbiamo diversi titoli veri e con alto grado di onore che invece potremmo utilizzare ma ce li teniamo per noi. Devi valere per quello che fai e non per quello che hai.

Secondo voi, qual’é lo strumento piú bello che possa esistere?

La voce. Anche se ho studiato chitarra classica, ho sempre pensato peró ad essa come ad un mezzo per accompagnarmi, per scrivere le mie canzoni. Non ho mai avuto la velleità di fare il chitarrista a tutti i costi e il fatto di stare piú dietro ad una tastiera lo dimostra. Peró chiaramente la chitarra é la mia compagna di viaggio. Ammetto di avere un profondo desiderio di suonare la batteria. Mia moglie usa la sua voce come uno strumento, con una stupefacente estensione, in grado di volare su tonalità impensate.

Interpretate sempre brani degli anni sessanta/settanta. Non vi piace la musica moderna?
Non é vero, anzi, la seguiamo. Rispettiamo ogni forma di musica. Pensiamo solo in tutta franchezza che la musica abbia dimenticato le proprie radici, le proprie tradizioni. Il nostro mondo ha sostituito la musica come fatto storico. Accompagnava ogni momento della vita di una persona. La musica di oggi, con quella dei nostri tempi, é in qualche modo diversa. Noi avevamo la musica per nascere, per innamorarsi, per sposarsi, per morire. In quella di oggi, con tutto il rispetto, ha solo un rumore senza differenza. Nei concerti notiamo un riscontro positivo dalla parte del pubblico. Quando tocchi ad esempio dei brani di Modugno, di Morandi, dei Nomadi, di Celentano e tanti altri. Sono loro a darci ragione.

Quali sono i vostri prossimi impegni?
Stiamo completando questo bel po' di promozione. Poi, ci concentreremo nuovamente alle kermesse per la prossima edizione del concorso canoro nazionale televesivo, Disco Estate Compilation, bando che troverete su www.sdasanremo.de . Lí daremo spazio nuovamente ai nuovi talenti. Quindi cari connazionali, seguiteci numerosi.

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A Monsignore Luigi Bommarito a Pforzheim, per le Cresime e alle Reliquie di San Francesco di Sales. Un duplice evento organizzato da Don Santi Mangiarratti della Missione Cattolica Italiana di Pforzheim, in occasione della venuta di sua Eccelenza,  arcivescovo emerito di Catania  

Angela Saieva

Per la comunitá italiana di Pforzheim sono stati intensi mesi quelli organizzati dalla Missione Cattolica Italiana di Pforzheim e guidati interamente dal padre Salesiano Don Santi Mangiarrati. A partire dal Pellegrinaggio a Lourdes, a quello per Medjugorie, Fatima e Zwiefalten tenutesi a Maggio. Poi la comunitá si é concentrata con le prime comunioni, fino ad arrivare alle Cresime e alle Reliquie di San Francesco di Sales, Vescovo e Dottore. Gli eventi si sono alternati tra momenti di riflessioni e di intensa preghiera.

Le cerimonie commemorative svolte presso la Barfüßerkirche, sono state presieduta dall’arcivescovo emerito di Catania, Mons. Luigi Bommarito, in compagnia di Don Santi Mangiarratti. Tanta é stata l'emozione in chiesa tra i fedeli e i cresimandi. Commosso in particolare don Don Santi Mangiarratti che nell’occasione gli chiede umilmente anche lui la sua benedizione. Mons. Luigi Bommarito, durante l’omelia, ha sottolineato l'importanza della Cresima. Bellissimi i momento incui si é soffermato e scherzato con i giovani e con i fedeli, deliziandoli di anetodi vere, divertenti ma significative. Infine, i venti cresimandi, tra la gioia e la riflessione spirituale, hanno ricevuto il sacramento.

Unanime é stata la risposta della numerosa comunitá presente. Tra le tante cose buone che ha fatto sua Eccellenza Monsignore, durante il suo episcopato, é noto anche per avere lottato contro la criminalitá. Una delle tante piaghe della nostra Italia. Ricevuti a solo poche ore dal suo arrivo a Pforzheim, Mons. Luigi Bommarito ci ha concesso un’intervista a tutto spiano e, confesso, ascoltarlo é stato come sfogliare un’enciclopedia di storia.

Monsignore sua Eccellenza, Lei mise l’accento sulla drammatica situazione della città etnea, Catania, lacerata dalla disoccupazione, disamministrazione e dalla criminalità. Pensa che questo é stato un caso isolato?
Evidentemente la chiesa cé per accogliere e cercare di rispondere alle istanze della gente e farsi voce di chi non ha voce. A difendere il nostro gregge, a sticmatizzare una criminalitá che fa certamente a pugni con la vangelo dell’amore, della solidarietá, della libertá e dell’amore. Quante volte abbiamo dovuto alzare la voce per carenze delle nostre autoritá, impigliate in una burocrazia che non finisce mai. In una situazione politica incomprensibile. Per non parlare poi della criminalitá. Abbiamo avuto peró proprio in questi giorni, la grande soddisfazione di vedere uno dei nostri sacerdoti a Palermo, Don Pino Puglisi, proclamato beato. Ucciso dalla Mafia, perché alla mafia toglieva la possibilitá di mobilitare i giovani verso la criminalitá e li indirizzava verso il vangelo. Uno dei suoi esecutori ammise che quando andarono per ucciderlo, Don Pino Puglisi sorridendo disse: me l’aspettavo. Fu un esempio estramamente significativo il suo, di quello che tutti noi dobbiamo fare contro la criminalitá organizzata che nidifica a dismisura per soldi e potere.

Al termine del suo mandato episcopale, c’é stato rammarico su qualcosa che non é riuscito a completare?
I problemi sono sempre tanti e noi vorremmo fare sempre di piú. Con la grazia di Dio, sono riuscito a realizzare una casa studenti per sacerdoti a Roma. Dalla diocesi, partono giovani sacerdoti a qualificarsi nel Pontificio dell’universitá romana e ritornano in Sicilia carichi di dottrina, bontá e impegni. Altri non li ho potuti fare ma mi sono detto che non é giusto fare tutto. Ricordo che una volta al parroco Marroleno Vescovo ad Agrigento, quale voleva rimanere oltre i settantacinque anni per completare un grande opera di costruzione, dissi scherzando: ma se fa tutto lei, il successore moriré di noia. In realtá il nostro é un continuo costruire. La societá, il dinamismo, i problemi sono sempre nuovi e bisogna affrontarli con nuove strategie. É importante ispirare da Dio, quello che si deve fare per le nuove esigenze che la societá offre. Ricordo che con spirito di obbedienza, con un certo zelo e caricato a non finire, nella diocesi di Monreale (che per me é stato un onore e un vanto) facevo tante cose. Le affrontavo tutte e come potevo anche se alcune non le facevo bene ma le facevo e con spiritó di volontá. Allo stesso modo lo fatto quando sono stato Vescovo ad Agrigento e di seguito a Catania.

Trova differenza di valori tra i giovani di ieri e quelli di oggi?
Ci troviamo in una situazione di crisi antropologica, crisi di valori. Le famiglie reggono o si sfasciano? Abbiamo fidanzamentei lunghi ma matrimoni corti. Abbiamo poi il problema dei giovani con l’nternet che é una grande tecnologia ma anche una grande problema. Vivono in una vita surreale. Dimenticano spesso quella vera che é quella che viviamo giorno per giorno, con i suoi problemi da affrontare, con la bontá che dobbiamo esercitare o amare. Guai farsi vincere dalla tecnologia perché, quando poi passano in quella reale, restano disorientati e lcuni purtroppo diventano anche violenti.

Cosa pensa del nuovo Santo Padre, Papa Francesco?
É davvero una grande benedizione. Un giornalista, a mio parere poco credente disse: in Italia in un mese non siamo riusciti a fare un governo, la chiesa con due fumate a fatto un Papa. E che Papa, ho risposto io. Vede, io per primo pregavo che non fosse ne italiano ne europeo ma solo perché da due mila anni si é sempre detto che la chiesa é universale ma siamo sempre noi a guidare tutto. Lo Spirito Santo all’improvviso ha giocato una carta e cosí, come ha detto anche Papa Francesco, l’ha chiamato dai confini del mondo. Stá portando una novitá di vita, di impostazione di problemi, tatto umano che dá una svolta alla vita della chiesa. Pensi che prima avere un’udienza con ventimila persone era chissá che. In questa nuova udienza, habbiamo avuto ottantamila persone. Lascio a lei il commento. É un fatto che questo Papa tocca i cuori. C’é un risveglio, un ritorno al vangelo anche nelle periferie. Bisogna accogliere questi suoi multeplici messaggi che ci richiama ai valori della vita che prima erano appannati. La sua voce é una svolta vera alla nostra sociétá. Per questo chiunque lo ama e piange per vederlo.

C’é un episodio che l’ha particolarmente scosso e uno commosso durante il suo episcopato?
Sono stati veramente tanti. Belli, toccanti, come anche brutti, pieni di difficoltá e problemi. Dove non ce ne sono? Ma con la pazienza e la grazia di Dio, molte cose si superano o si risolvono. Alcune anche inaspettatamente. Una cosa estremamente toccante fú: un giorno, mentre tenevo un’idienza pubblica nel vescovato arriva un povero disperato emigrato e con quattro figli da mantenere. Le aveva provate di tutte, al comune, in prefettura ma era sempre stato bloccato. Infine arrivó a me. Mi ha tenuto ben due ore sotto la lama del suo coltello, piazzato in gola. Credetti che la mia vita fosse finita lí. L’allarme fú, generale. IL Palazzo vescovile circondato, l’ospedale Civico di Catania pronto per l’evenienza. Vennero pure due giudici a colloquiare con lui, ma niente. La Polizia pensó cosí di giocarsi l’ultima carta. Arrivó con la madre e il padre prelevato dall’ospedale, dove era ricoverato. É stata come una scena da film che non dimenticheró mai piú. La madre si mise tra me e suo figlio e lo convinse ad abbassare il coltello. Una bella fú il periodo della venuta del Santo Padre, Papa Wojtyla. Certo anche li con non poche difficoltá, visto che per ben due volte per motivi di salute rimandó la sua venuta in Sicilia. Cosí, con il Vescovo di Siracusa che si portó dietro anche il reliquiario della Madonna delle lacrime, andammo noi a visitarlo al Gemelli di Roma. Coricato ma con quel volto bello e rosea, ci assicuró che sarebbe venuto non appena si rimetteva. Ma era ovvio che la nostra visita era portata piú per fargli capire che noi tutti gli eravamo vicini e pregavamo per lui per una pronta guarigione.

Don Santi Mangiarratti lascerá da emerito questa comunitá, cosa auspica a questo Salesiano che ha fatto e dato tanto al nostro connazionale emigrato?
Premetto che ho avuto molte richieste per amministrare la cresima in altre Cittá tedesche ma ho accettato particolarmente l’invito di Don Santi Mangiarratti perché, quí si respira principalmente aria Salesiana e  Don Bosco é sempre un grande educatore della gioventú. I salesiani hanno un loro particolare modo nell’apostolato. Io non so cosa la provvidenza gli riserva ma a mio avviso un sacerdote non vá mai in penzione. Con la carica di esperienza, solidarietá umana, amicizia continuerá a irriadiare vangelo, speranza, gioia, pace, armonia, tra le famiglie. Ho la certezza che sará sempre e ovunque il vero e autentico Salesiano, pastore della gioventú, padre dei ragazzi, apostolo della gioia.  

La chiesa stá passando un delicato momento, pensa che rivedremo quella fede e unione di una volta o andremo solo a peggiorare?
Credo di si. La palla buttata a terra con violenza rimbalza. I problemi che la Chiesa avuto nei secoli passati a confronto di ora, sono solo un colpo di tosse. Con un minimo di fede sappiamo e crediamo che lo Spirito Santo fa nuove tutte le cose e allora, quello che appareva moribondo, ora rinasce. Ad esempio, in certi momenti tristi apparve San Francesco d’Assisi. Quando i tempi andavano male aparve Giovanni Bigesimo III, il quale lanció il concilio che pareva un’avventura. Ora che eravamo stanchi e mediocri, arriva questo Papa che solo il nome dice tutto un programma. Un programma di povertá, di distacco, di sinceritá, di umanitá e fratellanza. Le dice senza parole diplomatiche o sottointesi. Te li schiaffa in faccia e nel cuore e te li fá apprezzare. E questo é un segno primaverile.

Abbiamo tante Chiese mentre mancano molti sacerdoti italiani. A chi toccherá avvicinarsi ai giovani, ai bisognosi, alle scuole?
Hai ragione. É un problema serio. Dovremmo ascoltare il Concilio. Ho avuto seminari pieni ad Agrigento e a Catania. Oggi i sacerdoti si assottigliano. Il Concilio ha cercato di immmobilitare il laicato affinché si moltiplichi l’apostolato. Anche attraverso il battesimo, la cresima si diventa apostoli. Ogniuno deve fare il missionario la dove si trova, senza arroganza, senza bigottismi idioti, tatticismi stupidi ma solo con semplicitá. Deve essere bello appartenere a Gesú e al fascino del Vangelo. Ma chi altrimenti potrá salvarci? I politici? Gli strateghi? I filosofi? Gli scienziati? É ben accetto un buon contributo, per caritá, ma ad una condizione che sappiano guardare Gesú. Incoraggiamo i vescovi, i pastori, i sacerdoti con la collaborazione del laicato in maniera che cappillarmente, con il bagaglio di speranza, arrivi nel cuore di tutti.

La chiesa é fonte di dialogo e deve esserci vicina, crede che é stato giá fatto abbastanza o dev’essere fatto ancora tanto?
Non c’é di peggio che vivere la vita cristiana con mediocritá. Siamo tutti chiamati alla santitá. Se andate nei documenti del concilio, al capitolo quinto, trovate “La universale chiamata alla santitá” . Ma guarda un pó, tutti chiamati alla santitá. Cioé, c’é quel “piú” che rende la vita cristiana che imprime un dinamismo: sei generoso e devi esserlo di piú, sei vile e devi esserlo di piú, sei paziente devi esserlo di piú, e via dicendo. C’é quel “piú” che rende la vita cristiana molto bella, che imprime un dinamismo, che ci fa uscire dal pantano, dalla mediocritá. Con una fede tiepida, anemica, anorressica. Dobbiamo toglierci peró dalla testa tre tabú mentali, primo: la santitá é tristezza. Ma chi l’ha detto?. La santitá é gioia, é festa perché é lealtá, sinceritá, solidarietá, pazienza. Secondo: per essere Santi bisogna fare cose straordinarie. Certo ci sono Santi che fanno cose straordinarie ma basta parlare solo del passato. Anche oggi esistono Santi e molti viventi. Quanti papá buoni ci sono, quante mamme buone, quanti giovani che vanno riscoprendo i valori del vangelo, della vita. Ogniuno di noi deve fare bene quello che fare. Anche il Papa ha detto: c’é una santitá normale, comune, senza fare cose straordinarie. Ogniuno deve fare al meglio, il giornalista, il parroco, il vescovo, l’operatore ecologico, la mamma, il papá, il politico.

Vuole concludere con un messaggio ai cresimandi nonché alla comunitá italiana emigrata?
Abbiamo ragione di credere che amministriamo bene la cresima. Ché e giusto pensare all’importnza straordinaria che conferma gli impegni assunti nel battesimo. Al battesimo ti portano e a nome tuo si sono impegnati i tuoi genitori e i padrini. Alla cresima ci vai con piena coscienza e consapevolezza e ti lasci consacrare da Cristo con il Sacro Crisma. Di questo alto momento religioso é contento anche il parroco perché vede sbocciare venti nuovi apostoli, capillarizzazione del vangelo e nella societá. Auguro a questi giovani e alla comunitá che li riceve, di cercare di capire profondamente sia l’urgenza di avere nuovi apostoli laici che capillarizzano il vangelo, sia la bellezza di questa consacrazione e missione che li fa collaboratori non solo del parroco ma soprattutto del grande evangelatizzatore che ha un nome solo, Cristo Gesú. Ringrazio infine la vostra presenza www.televideoitalia.de quella del Corriere d'Italia www.corritalia.de e quella della AISE http://www.agenziaaise.it/italiani-nel-mondo/comunita/147184-larcivescovo-di-catania-alla-missione-cattolica-italiana-di-pforzheim-.html per l’attenzione che mi avete dedicato, con l’augurio di non avervi annoiato ma portato solo la parola del nostro Redentore.

Lodevole é stata la presenza di Mons. Luigi Bommarito a Pforzheim in questa circostanza. Questi sono momenti indimenticabili che rafforzano senza alcun dubbio le nostre origini e tradizioni, soprattutto per quelli che sono lontani dalla propria terra.
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Papa Francesco incontra Napolitano. Due colli che si guardano con simpatia, libertá religiosa. Rapporti Stato-Chiesa e il futuro dei giovani al centro del colloquio. ROMA/aise

di Angela Saieva


“Due colli che si guardano con stima e simpatia”. Così Papa Francesco ha riassunto il senso dell’incontro con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: É stato ricevuto sabato scorso alla presenza della signora Clio, del Ministro degli Esteri, Emma Bonino, e dell’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco.

La visita ( la prima, ufficiale, di un Capo di Stato dalla elezione del nuovo Pontefice ) è servita non solo a ribadire le "eccellenti" relazioni tra Italia e Santa Sede, ma anche per parlare dei problemi, tanti, che affliggono gli italiani a causa della crisi e i cattolici cui viene negata, in molti Paesi, la libertà di religione."Nel mondo di oggi – ha detto in proposito il Santo Padre – la libertà religiosa è più spesso affermata che realizzata. Essa, infatti, è costretta a subire minacce di vario tipo e non di rado viene violata. I gravi oltraggi inflitti a tale diritto primario sono fonte di seria preoccupazione e devono vedere la concorde reazione dei Paesi del mondo nel riaffermare, contro ogni attentato, l’intangibile dignità della persona umana. È quindi un dovere di tutti difendere la libertà religiosa e promuoverla per tutti”. “Il momento storico che stiamo vivendo è segnato anche in Italia, come in molti altri Paesi, da una crisi globale profonda e persistente, che accentua i problemi economici e sociali, gravando soprattutto sulla parte più debole della società”, ha proseguito il Santo Padre. Ha definito "preoccupanti soprattutto i fenomeni quali l’indebolimento della famiglia e dei legami sociali, la decrescita demografica, la prevalenza di logiche che privilegiano il profitto rispetto al lavoro, l’insufficiente attenzione alle generazioni più giovani e alla loro formazione, in vista anche di un futuro sereno e sicuro”. 

Quindi, è "fondamentale garantire e sviluppare l’impianto complessivo delle istituzioni democratiche, alle quali nei decenni trascorsi hanno contribuito in modo determinante, leale e creativo i cattolici italiani”. Soprattutto tra i giovani, ha sottolineato, deve poter "crescere una nuova considerazione dell’impegno politico” così che “credenti e non credenti" possano "collaborare insieme nella promozione di una società dove le ingiustizie possano essere superate e ogni persona venga accolta e possa contribuire al bene comune secondo la propria dignità e mettendo a frutto le proprie capacità. Anche in ambito civile è vero ciò che la fede ci assicura: non bisogna mai perdere le speranze. Quanti esempi in questo senso ci hanno dato i nostri genitori e i nostri nonni, affrontando ai loro tempi dure prove con grande coraggio e spirito di sacrificio! Anche il popolo italiano, attingendo con fiducia e creatività dalla sua ricchissima tradizione cristiana e dagli esempi dei suoi Santi patroni Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, come pure di numerose figure religiose e laiche. E anche dalla testimonianza silenziosa di tante donne e tanti uomini, può e deve superare ogni divisione e crescere nella giustizia e nella pace, continuando così a svolgere il suo ruolo peculiare nel contesto europeo e nella famiglia dei popoli".

Il presidente Napolitano, dal canto suo, ha confermato al Papa la vicinanza di tutti gli italiani: "la sentiamo, Santità, profondamente vicino, permettendoci di cogliere nella stessa scelta che ha compiuto del nome di Francesco l'eco delle Sue radici famigliari e l'amore per questo nostro paese che ha per patrono il Santo di Assisi". Continuando il suo indirizzo di saluto, il Presidente Napolitano ha poi sottolineato: "Santità, nell'intensissima attività pastorale che Ella è già venuto svolgendo, sono emerse problematiche e sensibilità che caratterizzano il Suo messaggio, e che attingono, credo, anche alla Sua lunga esperienza pastorale nelle realtà latinoamericane. Attorno al richiamo fondamentale a Francesco d'Assisi come "l'uomo della povertà, l'uomo della pace", si è subito manifestata la Sua attenzione e premura per i sofferenti e per gli emarginati, per le persone e le famiglie vittime dell'avidità e dell'egoismo dominanti, ed è risuonato il Suo appello alla Chiesa e ai cristiani perché ne prendano le parti e ne abbiano cura. Il Suo sguardo è universale, ma le Sue parole toccano e sollecitano anche e in particolare noi italiani. Il nostro è un paese che, tra quelli pur classificati come "ricchi", ha nel suo seno aree e fenomeni di povertà estesisi nei recenti anni di crisi come non mai da decenni.

È tempo dunque - ha continuato il Capo dello Stato - di riflessione e di cambiamento, di solidarietà e di giustizia, con l'urgenza che il disagio di vasti strati sociali e in special modo la condizione giovanile fortemente richiedono. La necessità di una nuova visione dello sviluppo dell'economia e della società si pone per l'Europa nel suo complesso, stimolandone drammaticamente l'unione e chiamandola ad una piena comprensione delle nuove realtà emergenti e delle istanze ancora inascoltate dei popoli di diversi continenti rimasti nel passato ai margini dello sviluppo mondiale".

"Il cambiamento che s'impone in Italia – ha sottolineato Napolitano – non può non toccare anche comportamenti diffusi, allontanatisi gravemente da valori spirituali e morali che soli possono ispirare la ricerca di soluzioni sostenibili per i nostri problemi, di prospettive più serene e sicure. È questo lo sforzo cui attendiamo con tenacia e senza mai cedere allo scoramento, senza mai smarrire la speranza - ha detto il Presidente. "E grandemente ci sostiene la Chiesa nello svolgimento del suo magistero educativo e del suo quotidiano esercizio pastorale : la Chiesa attraverso i suoi Vescovi, e tra essi, in primis, il Vescovo di Roma, il Santo Padre. In effetti, sulle solide basi poste dalla nostra lungimirante Costituzione e dal nuovo Concordato - come Ella ha voluto ricordare - le istituzioni repubblicane e la Santa Sede sono protagonisti e guide di una limpida collaborazione per la promozione dell'uomo e per il bene del paese. Cardine della Costituzione italiana, come dell'ordinamento di ogni Stato di diritto, è il principio della libertà religiosa : invece ancor oggi in troppi luoghi negata e brutalmente calpestata.

E consideriamo nostro dovere prenderne le difese ovunque, specie là dove siano colpite la libertà e la vita dei cristiani". Il Capo dello Stato ha poi evidenziato come "il rapporto tra Stato e Chiesa cattolica in Italia non è qualcosa di freddamente istituzionale ma qualcosa di profondamente vissuto, radicato nella storia, e cresciuto, sempre di più, parallelamente al dialogo interreligioso e al dialogo tra credenti e non credenti. Un rapporto ulteriormente consolidatosi e arricchitosi negli anni del mio mandato grazie al comune sentire che si è stabilito col Suo predecessore, Benedetto XVI, cui desidero rivolgere un sentito, grato pensiero ed augurio. Sono certo, Santità, - ha concluso il Presidente Napolitano - che ci incontreremo con eguale slancio sulla stessa strada, con attenzione a quel che si muove ed evolve attorno a noi, e sempre in spirito di reciproco rispetto, di chiara distinzione e di fattiva concordia". (aise)

Dunque “Quirinale e Vaticano si guardano con stima e simpatia”. È proprio Papa Francesco a scattare la fotografia dei rapporti tra i due colli di Roma. Bergoglio ha ricevuto in visita ufficiale in Vaticano Giorgio Napolitano, accompagnato dalla moglie Clio e dal ministro degli Esteri Emma Bonino. Quella del presidente della Repubblica italiana è stata la prima visita ufficiale di un capo di Stato al Pontefice argentino. Papa Mario Bergoglio che con il nome di Francesco prende il posto del dimissionario Papa Ratzinger, fin dalla sua prima apparizione si è subito distinto per la sua simpatia e la sua umiltà.

Già nel Conclave 2005, quello che portò all’elezione di Benedetto XVI, il suo nome era uno dei più quotati, non a caso quindi i 114 cardinali (lui escluso) facenti parte del Conclave lo hanno eletto dopo solo cinque votazioni. La sua prima uscita pubblica é stata per recarsi in preghiera nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Non ha voluto utilizzare l’auto papale e ha chiesto pertanto un auto meno lussuosa della Scv 001 messa a disposizione dalla Santa Sede.

Papa Francesco ha inoltre chiesto che la Basilica restasse aperta ai fedeli come sempre: «Lasciate la basilica aperta,ha detto, sono un pellegrino e voglio andare tra i pellegrini». Ma la Basilica è stata comunque chiusa per motivi di sicurezza.

Un primo segno della sua umiltà e del suo spirito francescano, lo stesso che in questi anni lo ha accompagnato nel suo operato in Argentina dove i fedeli lo descrivono come un cardinale in grado di ostentare uno stile di vita modesto e combinare l’attenzione alle opere di carità verso i poveri con la difesa del potere della borghesia imperialista e del clero. Una decisione questa analoga a quella di quando, dopo la sua elezione, decise di rientrare alla Domus Santa Marta in autobus, assieme ai cardinali elettori. Nel mondo le reazioni dopo la nomina a Pontefice del cardinale Bergoglio sono state molto positive.

Il Capo dello Stato italiano, Giorgio Napolitano, ha seguito l’annuncio dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio, al Soglio Pontificio, ed a quanto si apprende, ha «condiviso l’emozione del paese» per il discorso di Papa Francesco in piazza San Pietro e ha detto che è rimasto: «colpito dalla semplicità delle parole pronunciate nella lingua nostra e della sua famiglia d’origine in Piemonte».

Anche il presidente statunitense Barack Obama ha definito Papa Francesco come un «paladino dei poveri e dei più vulnerabili», ed ha aggiunto che la scelta di nominare un Papa delle Americhe mostra: «la forza e la vitalità di una regione sempre più importante per il mondo intero. Condividiamo la gioia di questo giorno storico. Sono ansioso di lavorare con Sua Santità per portare avanti la pace, la sicurezza e la dignità a prescindere dalla fede religiosa».

Il Decano della Chiesa Evangelica in Italia, Holger Milkau, in una nota, ha invece affermato: «Ho ammirato il modo in cui Papa Francesco I si è presentato al popolo dei fedeli, con l’umiltà di chi ha piena consapevolezza della responsabilità di cui è stato investito: una responsabilità anche molto umana, incoraggiata non per ultimo dal segno riformatore espresso nella dimissione di Benedetto XIV.

Il primo gesto del nuovo pontefice, inginocchiarsi per chiedere il sostegno e la benedizione dei fedeli, è stata espressione di vero spirito evangelico. Un modo di testimoniare la fede che ci è molto vicino e, da luterano, esprimo la speranza che ciò sia il preludio di un dialogo rinnovato e aperto, all’insegna dell’ecumene che da sempre caratterizza i rapporti tra la nostra Chiesa e la Chiesa Cattolica».

Il presidente francese Francois Hollande, con una nota diffusa dall’Eliseo, ha invece rivolto a Papa Francesco le sue: «congratulazioni più calorose e i miei auguri sinceri per l’importante missione che gli è stata affidata alla guida della Chiesa cattolica, di affrontare le sfide del mondo contemporaneo.

La Francia, fedele alla sua storia e ai principi universali della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità su cui si basano le sue azioni nel mondo continuerà il dialogo fiducioso che ha sempre avuto con la Santa Sede, al servizio della pace, della giustizia, della solidarietà e della dignità dell’uomo». In una nota anche il Capo Rabbino della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Di Segni, ha espresso i suoi: «migliori auguri a Jorge Mario Bergoglio eletto Papa Francesco. Che possa guidare con forza e saggezza la Chiesa cattolica per i prossimi anni.

I rapporti della Chiesa con la Comunità Ebraica di Roma e il dialogo con l’ebraismo hanno compiuto dei passi importanti. La speranza è che si possa proseguire il cammino nel segno della continuità e delle buone relazioni».

Dalla Germania Angela Merkel, si è congratulata con Papa Francesco affermando: «Ben al di là della cristianità cattolica, molti aspettano da lui orientamento, non solo per quanto riguarda la fede, ma anche per quel che riguarda pace, giustizia e la tutela del creato.

Con tutto il cuore mi congratulo con il cardinale Bergoglio, il nuovo Papa Bergoglio, per la sua elezione alla guida della Chiesa cattolica. Milioni di fedeli in Germania e nel mondo hanno atteso questo momento». Lapidario il presidente di Cuba Raul Castro: «I miei più cordiali complimenti e auguri per il suo pontificato». In Irlanda invece i giornali hanno definito Papa Francesco Hand of god.

Su Twitter il primo ministro britannico David Cameron ha scritto: «Un importantissimo giorno per 1,2 miliardi di cattolici in tutto il mondo dopo l’elezione di Sua Santità papa Francesco al 266esimo vescovo di Roma».

E a proposito di Twitter, anche l’account Twitter: @Pontifex_it , prima utilizzato da Papa Benedetto XVI, è stato riaperto con il primo tweet: «HABEMUS PAPAM FRANCISCUM».

Un ulteriore segno della volontà della Chiesa di rendere questo pontificato in grado di arrivare, come mai prima in epoca moderna, ai giovani attraverso gli strumenti moderni ma portando con se quei vecchi valori che negli ultimi anni abbiamo tutti un po’ tutti dimenticato.                                                                                                                                   
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Mons. Francesco Montenegro, eletto Presidente della “Commissione Episcopale per le Migrazioni” della CEI, visita Papa Francesco e invitandolo a Lampedusa, ha presentanto lo stato attuale dell'Arcidiocesi di Agrigento

 di Angela Saieva


L'arcivescovo di Agrigento ha ricevuto la nomina durante l'Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana.

Don Franco ha incontrato Papa Francesco e nel corso dell'incontro, ha avuto modo di presentare al Santo Padre lo stato attuale dell'Arcidiocesi di Agrigento.

Nell’ultima Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) che si è tenuta a Roma, e dedicata all’attenzione per la cura e la formazione degli educatori all’interno della comunità cristiana, Monsignor  Francesco Montenegro arcivescovo di Agrigento, è stato nominato Presidente della Commissione Episcopale, per le Migrazioni (CEMI) e della Fondazione Migrantes.

 “Questa prestigiosa nomina, dice mons. Melchiorre Vutera, vicario generale dell’Arcidiocesi di Agrigento, è il meritato riconoscimento della CEI a Mons. Montenegro per il suo appassionato e continuo interessamento del fenomeno migratorio.
 
Vede arrivare giornalmente, nella nostra isola di Lampedusa (porta dell’Europa) tanti poveri disperati in cerca di libertà e di un futuro di speranza. 

Al nostro Arcivescovo don Franco, conclude, vanno gli auguri di tutta la Chiesa Agrigentina per questo nuovo incarico.

Con l’auspicio di un proficuo lavoro per il riconoscimento della dignità e dei diritti di tanti fratelli migranti”.

“A mons. Montenegro arrivino i miei personali auguri e quelli di tutti i componenti della Pastorale della salute della diocesi di Ragusa.

A dirlo é don Giorgio Occhipinti, vice direttore regionale per la Pastorale della salute che rappresenta il meritato riconoscimento della Cei a mons. Montenegro, per il suo appassionato e continuo interessamento del fenomeno migratorio.

Con l’auspicio, ha aggiunto don Giorgio Occhipinti, di un proficuo lavoro per il riconoscimento della dignità e dei diritti di tanti fratelli migranti. Mons. Montenegro è sempre stato al servizio dei poveri e degli ultimi, e continuerà ad esserlo anche per il futuro.

Adesso ancora di più, nel contesto di questo prestigioso ruolo”.

É giusto ricordare che, Mons. Francesco Montenegro, ha partecipato, a Palermo, alla beatificazione di don Pino Puglisi.
 
L’indomani é ripartito come da programma per Lampedusa, dove ha incontrato la comunità ecclesiale.
 
A seguito, ha amministrato la cresima, con 75 giovani della parrocchia.

Il vescovo di Agrigento a Lampedusa, dopo la sua nomina, ha detto di aver invitato Papa Francesco a visitare l’isola delle Pelagie.
 
Una crocevia di migliaia di anime, a sottolineato, che nel corso degli anni hanno attraversato il mare sperando in una esistenza migliore”.

Mons. Francesco Montenegro, durante la sua visita in Vaticano, ha portato in dono al Santo Padre una croce pettorale.
 
É stata costruita artigianalmente da un falegname di Lampedusa, utilizzando il legno delle barche dei migranti approdate a Lampedusa.

“Questo semplice ma significativo gesto, ha detto mons. Montenegro, è servito per ricordare al Papa tutti i nostri fratelli che giungono sulle coste di Lampedusa.
 
Ma soprattutto quelli che hanno perso la vita durante il viaggio.

Ho consegnato la croce costruita con il legno delle barche dei migranti al Santo Padre, ha detto,  e l’ho invitato a venire in visita a Lampedusa.

Credo e sono certo del fatto che abbia condiviso il mio messaggio.

A guardarla è un po’ bruttina, commenta Marilisa Della Monica, quella scatola azzurra che don Giuseppe Calandra, segretario del nostro arcivescovo, custodisce gelosamente.

Non se ne stacca un momento neanche nell’attimo in cui i fotografi ufficiali dell’incontro scattano la fotografia che per sempre ricorderà, a chi vi è ritratto, questo momento della loro vita.

Prima che si sieda a discutere con gli altri vescovi il Santo Padre riceve dalle mani del nostro arcivescovo quella scatola di legno, squadrata e semplice, che al suo interno accoglie una croce e la scritta:
 
“fede, speranza e carità per ricominciare dalle macerie di cui questa croce è simbolo e segno.

A Papa Francesco dal cuore del Mediterrano con affetto”.

È il dono che la comunità ecclesiale di Lampedusa insieme a tutta la chiesa agrigentina ha voluto che, il nostro arcivescovo, portasse al santo Padre.

Una croce realizzata con il legno dei barconi dei migranti che giungono sulle nostre coste nella speranza di un futuro migliore dopo avere attraversato quel mare Mediterraneo che per alcuni è diventato la loro tomba.

“Spero la conservi, ci ha detto mons. Montenegro, se non altro ha capito il significato di questo gesto”.
“È stata una chiacchierata tra vecchi amici!”

Si può riassumere con queste parole pronunciate da mons. Francesco Montenegro, alla trasmissione Carta Vetrata di Radio diocesana Concordia, il clima dell’incontro tra i vescovi della Sicilia con Papa Francesco.

Suddivisi in due gruppi, Sicilia orientale e Sicilia occidentale, i presuli siciliani si sono recati in Vaticano per la visita ad limina in programma lunedì 20 maggio.

Ma cos’è la visita ad limina?

Con l’espressione visita ad limina (ad limina apostolorum) si indica l’incontro che ogni cinque anni, i vescovi di tutto il mondo, hanno in Vaticano con il Papa per illustrare quali siano le particolarità che contraddistinguono la loro Regione ecclesiastica dal punto di vista religioso, sociale e culturale.
 
Quali siano i nodi maggiormente problematici dal punto di vista pastorale e culturale e come interviene la Chiesa “particolare” su questi problemi.

Se il gruppo dei vescovi della Sicilia orientale è stato accolto nel palazzo apostolico diversamente è accaduto per il gruppo dei vescovi della Sicilia occidentale, i quali, come ha raccontato lo stesso mons. Montenegro, sono stati accolti nello studio del Papa nella sua attuale residenza, la Domus Sanctae Marthae.

Un emozionato mons. Montenegro.

Chi non lo sarebbe stato al suo posto?
 
Ha raccontato di come Papa Francesco abbia “voluto sapere delle nostre diocesi, ci ha fatto qualche domanda, gli abbiamo presentato le nostre singole realtà religiose, sociali e lui si è dimostrato molto interessato.

Assieme a mons. Mogavero (vescovo della diocesi di Mazara del Vallo, ndr), ha proseguito mons. Montenegro, abbiamo parlato della situazione dell’immigrazione e il santo Padre è rimasto molto colpito dalle notizie che gli abbiamo comunicato”.

Mons. Francesco Montenegro, terminati gli studi ginnasiali, liceali, filosofici e teologici presso il Seminario arcivescovile "San Pio X" in Messina.

Ha ricevuto l'ordinazione presbiterale l' 8 Agosto 1969.

Dopo l'ordinazione, ha continuato gli studi presso l'Ignatianum di Messina.

Dal 1969 al 1971 ha esercitato il ministero in una zona periferica della città di Messina.

Dal 1971 al 1978 è stato segretario particolare degli arcivescovi metropoliti di MessinaFasola e Cannavó.

Dal 1978 al 1988 è stato parroco della parrocchia di San Clemente in Messina:

Dal 1988 direttore della Caritas diocesana, delegato regionale della Caritas e rappresentante regionale della Caritas nazionale.

Altresì è stato docente di religione, assistente diocesano di Centro Sportivo Italiano (C.S.I).

Direttore diocesano dell'Apostolato della Preghiera, mansionario del capitolo dell'archimandritato, rettore della chiesa-santuario di Santa Rita.

Padre spirituale del Seminario minore, membro del Consiglio presbiterale.

Per tre anni, dal 1997 al 2000 è stato pro-vicario generale dell'arcidiocesi di Messina e dal 1998 canonico del capitolo protometropolitano della cattedrale di Messina.

Il 18 Marzo 2000 Papa Giovanni Paolo II lo ha eletto alla chiesa titolare di Aurusuliana e nominato vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Messina Lipari Santa Lucia della Mela.

Ha  riceveuto la consacrazione episcopale il 29 Aprile 2000 dalle mani dell'arcivescovo Giovanni Maria(co-consacranti l'arcivescovo Ignazio Cannavó  e il vescovoFrancesco Sgalambro.

Il 23 Febbraio 2008 Papa Benedetto XVI lo ha nominato  arcivescovo metropolita diAgrigento.

Presidente della Caritas italiana fino al giugno del 2008, gli succedeGiuseppe Merisi vescovo di Lodi.

Dal  Maggio 2013è presidente della Commissione episcopale dellaConferenza episcopale italiana  per le migrazioni. 

                                                                                          68%






Il NOI World Tour di Eros Ramazzotti sbarca in Germania  

È record il nuovo tour dell’artista romano, l’album ha già raggiunto il primo posto in classifica in quasi tutti i continenti. Per un malore Stoccarda attende 24 ore il loro mito ma senza caoos.

 Angela Saieva

a pochi giorni dalla pubblicazione, l’album “NOI” ha già raggiunto il primo posto in classifica in Italia, Svizzera, Austria, Germania, Lussemburgo, Bulgaria, Slovenia, Slovacchia, Belgio, Ungheria, Romania, Repubblica Dominicana, Malta, Honduras e Guatemala, e il secondo posto in Spagna, Olanda, Finlandia, Grecia e Costa Rica. Lanciato il video del primo singolo estratto dal nuovo lavoro intitolato “Un angelo disteso al Sole”, il nostro cantautore, ormai internazionale, ha collaborato con Nicole Scherzinger, ex leader delle Pussicats Dolls, Club Dogo, Giancarlo Giannini, Hooverphonics ed i tre giovanissimi tenori de “Il Volo”. Il tour, seguito dalla pubblicazione del nuovo album di inediti “NOI” etichetta Universal Music Italy e disponibile alla vendita persino negli stores digitali, stá portando in giro per il mondo la sua musica. Un bel po’ di lavoro per il nostro cantautore romano quale, non sono bastati i concerti già preannunciati ad accontentare i numerosissimi fan, quindi ha dovuto aggiungere altre date. Lo incontriamo a Stoccarda, in una delle imminenti tappe del NOI World Tour segnate da questo grande artista che si é presentato a noi umile e molto sensibile, nonostante la forte concetrazione. 

“È il quarto inizio della mia carriera, ci dice. Ho più cose da dire, ora, e penso anche di dirle meglio. L'intenzione è di far arrivare ai miei concerti gente che non ti aspetteresti”.

É sorprendente che in tempi di tale difficoltà economica é riuscito a raddoppiare le date di tanti suoi show. 

“Intanto in un periodo così dò lavoro a più di 80 persone, precisa, e comunque ho creato uno show da cui la gente esce contenta. Bisogna evadere dai problemi, e tu sai che la musica stimola in positivo. La crisi per fortuna non è colpa mia. Sono certo che si risolverà con la voglia di fare e di cambiare”. 

Le sue partner preferite di sempre?                                                                                                 

“Tina Turner e Anastacia. A quest'ultima è appena stato diagnosticato un tumore, dispiaciuto racconta, vorrei invitarla e consolarla”. 

In viaggio per più continenti con la sua compagna Marica Pellegrinelli e la bambina Rafaela Maria?

“La bimba è ancora piccola e si può portare in giro. Marica é entusiasta. Nelle date europee comunque tornerò spesso a casa”.

Poi con garbo ci saluta e si prepara ad accogliere i suoi fan. Il concerto, nonostante un piccolo malore che ha colpito il batterista Gary Novak facendo rimandare cosí lo spettacolo di un giorno ma senza disagi, entra nel vivo. Inizialmente lo spettacolo prende una forma molto rock. Il pubblicco urla, Eros li saluta, partono i primi soccorsi per la forte emozione e ansia di vedere finalmente il loro mito calcare quell’attesissimo palco. Il pubblico é molto coinvolto, come se fosse giá a metá concerto. La band ora é perfetta, é al top della forma, é un muro di suono. Eros offre tutta la sua voce mentre le foto dei fan, come tante lucciole, instancabili fanno da sfondo all’atmosfera. Lo spettacolo va avanti, la folla é incontenibile. Un cuore con le ali, Ti sposeró perché, L’aurora, e ancora Musica, Fuoco nel fuoco, Piú che puoi, Uno di noi, Fino all’estasi, e cosí via. Insomma buone ore di musica, dove il cantautore romano non tralascia nessuna canzone e il pubblico non salta nemmeno una parola. Emozioni dopo emozioni, di detto e di fatto. Il concerto si chiude con il presentare i suoi musicisti e i coristi che si inchinano ai fan in delirio e con un suo sentito ringraziamento “...grande Stoccarda! Grazie per avere aspettato un giorno e per l'energia che ci avete dato! A presto!
                                                                                         82%




Raiuno - Miss Italia divorzio poco consensuale Il direttore Leone: niente più concorso in tv, il contratto è scaduto. Mirigliani annuncia battaglia e cerca contatti con Sky e Mediaset

Angela Saieva
 
Roma. La doccia fredda arriva dal direttore di Rai1 Giancarlo Leone. Un divorzio non consensuale, per usare un eufemismo, quello tra Miss Italia e la Rai. Una separazione che si annuncia come la guerra dei Roses, con Patrizia Mirigliani decisa a non farsi chiudere la porta in faccia da Giancarlo Leone. Ieri, Giancarlo Leone quasi come un inciso, alla conferenza stampa per i David di Donatello, ha annunciato: miss Italia non abita più qui. Non su Raiuno, la rete nazional popolare che da tempo immemore ospita la manifestazione nazional popolare della bellezza. Una coppia che negli ultimi anni ha avuto qualche crisi ma ha sempre portato alla fine ascolti altissimi, soprattutto in questi anni di moltiplicazione delle reti e divisione dei telespettatori. Mirigliani non ci sta e annuncia azioni legali. Intanto sui blog si scatenano i commenti, perchè miss Italia esiste da 70 anni, ed è come il panettone a Natale, una certezza. Ma divide. C’è a chi piace e chi la detesta. Per l’Italia che sogna, l’Italia della provincia dove la tv è tata e maestra, delle mamme che sognano figlie «bellissime» e delle ragazze che vedono il successo solo patinato, la notizia è uno choc. Mentre per chi pensa che la battaglia delle donne passi anche per la fucilazione delle miss, è tempo di brindare. E non importa che comunque sia, in questi anni, il concorso sia stato, una delle uniche strade lineari per approdare in tv. Certo nell’agosto scorso le parole del presidente del cda Rai, Anna Maria Tarantola, che auspicavano una nuova immagine della donna in tv, anche se non riferite a miss Italia, erano suonate come un de profundis per le reginette. Che la finale del più famoso concorso di bellezza fosse stata esclusa dal palinsesto provvisorio era circolata sugli organi di informazione da tempo noto, ma nonostante l’allarme la speranza del patron del concorso Patrizia Mirigliani era che ci fosse un ripensamento. Come accaduto negli ultimi due anni. Invece no.

La Rai non intende tornare sui suoi passi. Troppo costoso? Fuori dal tempo e ascolti al di sotto delle aspettative nelle ultime edizioni? Le ragioni dello scarso interesse della Rai per Miss Italia potrebbero essere tante. Qualche avvisaglia si può rintracciare già nell’estate scorsa: in agosto, prima dell’edizione che incoronò reginetta Giusy Buscemi, pur senza specifici riferimenti a Miss Italia il presidente del consiglio di amministrazione Rai, Anna Maria Tarantola, in un’intervista al Secolo XIX auspicava una nuova immagine della donna, di cui il servizio pubblico si deve fare portatore. Ma sembra che il problema sia stato legato soprattutto ai costi: intorno ai cinque milioni. Oggi l'associazione utenti radiotelevisivi diffonde una lettera della società Miren che recita: «Finirà sicuramente sul tavolo della corte dei conti la vicenda di miss italia per la quale oggi il direttore Giancarlo Leone ha annunciato, quando ormai le selezioni sono in corso, di non voler inserire la manifestazione di Miss Italia nel palinsesto di Rai1». Nella lettera si fa notare che «guarda caso l’annuncio arriva proprio il giorno dopo che la società ha diffidato la Rai a dare seguito agli impegni assunti da 30 anni a questa parte di mandare in onda il format». Inoltre Mirigliani secondo quanto riferisce la nota degli utenti radiotelevisivi si dichiara «pronta a dare il format gratuitamente alla Rai e farsi carico delle spese necessarie». L’associazione utenti radiotelevisivi, dal canto suo, si dichiara «perplessa per il fatto che la Rai preferisca spendere centinaia di migliaia di euro per la partecipazione di calciatori e star internazionali nei programmi tv, e poi rifiuti di prendere gratuitamente un prodotto che ha garantito negli anni share elevati, soprattutto se rapportati agli ascolti di altre trasmissioni recenti altamente deludenti sul fronte dell’audience».  E ora? nulla si sa su eventuali proposte, da parte di Mediaset, per un eventuale trasferimento dello show. «Io ritengo che il concorso stia bene in Rai – aveva detto Patrizia Mirigliani in un’intervista radiofonica di qualche giorno fa - ricordo che il concorso, in tv, è nato con Fininvest. Ribadisco però che ci vuole cura e amore nel fare un programma come questo, adeguandolo ai tempi d’oggi. Nei nostri confronti è stato detto di tutto. Per esempio che Miss Italia non è al passo con i tempi. È vero il contrario, come dimostra il numero delle iscrizioni delle ragazze, in aumento proprio in questi giorni». Finora sono 3.028 le ragazze iscritte a Miss Italia 2013. Miss Italia 70 anni di polemiche e bellezza, si sono succedute intere generazioni di giovani e giovanissime, in cerca di un trampolino di lancio prima per il cinema e poi per la televisione, ha resistito agli anni della contestazione e del femminismo ortodosso come all’era virtuale della contemporaneità. Il concorso nacque prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale da un’idea di Dino Villani per sponsorizzare una marca di dentifricio. Dal 1959 è stato guidato da Enzo Mirigliani. Nel 1979 approda in tv, prima sui circuiti locali, poi su Canale 5 fino al 1988, e infine in Rai, che da allora fino ad oggi ha continuato a trasmetterlo. Da Silvana Pampanini alla Silvana Mangano da Gina Lollobrigida a Lucia Bosè da Anna Valle in tante hanno giocato quella carta.                                                                                                                                                           
                                                                                                                                                            42%



Germania, boom di immigrati italiani. L’afflusso dal Belpaese + 40%. Ad analizzare nel dettaglio i dati si scopre che l’incremento maggiore si registra dai Paesi europei più colpiti dalla crisi. Da oltre quindici anni non si trasferivano cosí tanti connazionali in territorio tedesco.

Angela Saieva

Berlino:  Era da oltre quindici anni che in Germania non si trasferivano tanti italiani.

Nel 2012 sono arrivati:
 
nella Repubblica federale 42.167 connazionali, un aumento di circa il 40% rispetto ai 30.154 registrati nel 2011, rivelano i dati provvisori diffusi oggi da Destatis (l’Istat tedesco).

Per trovare un valore ancora più alto bisogna fare un grosso balzo indietro: nel 1996 presero la strada della Germania 45.821 italiani.

Da allora la curva ha conosciuto un solo andamento: al ribasso.

Almeno fino al 2007, quando c’è stata un’inversione del trend: quell’anno emigrarono in Germania 18.184 italiani, cioè 534 in più del 2006.

Da quel momento in poi gli arrivi sono esplosi:

nel 2012 il numero degli italiani emigrati in Germania era superiore del 132% rispetto a quello del 2007.

Valori ancora più elevati li fa segnare la Spagna:

tra 2007 e 2012 il numero di spagnoli partiti per la Repubblica federale è salito di circa il 249%.  

Nel complesso dai dati di Destatis emerge che:
 
nel 2012 si sono trasferite in Germania un milione e 81.000 persone (+123.000, ovvero il 13% in più rispetto al 2011).

Si tratta del valore più elevato dal 1995. 712.000 persone hanno invece voltato le spalle alla Germania e si sono spostate altrove.

Ne deriva un saldo migratorio positivo di 369.000 unità, il più alto degli ultimi diciassette anni.  

Ad analizzare nel dettaglio i dati si scopre che l’incremento maggiore si registra dai Paesi europei più colpiti dalla crisi:

tra 2011 e 2012 il numero di spagnoli emigrati ad Amburgo, Berlino o Monaco è cresciuto del:
 
45% (+9.238 a 29.910 unità), quello dei greci e dei portoghesi del 43% (rispettivamente +10.330 a 34.109 unità e +3.549 a 11.762 unità), quello degli italiani del 40% (+12.013 a 42.167 unità).

In termini assoluti, gli arrivi maggiori si registrano:
 
dalla Polonia (oltre 176.000), dalla Romania (oltre 116.000), dalla Bulgaria (circa 58.500) e dall’Ungheria (quasi 54.000).

In questi casi, però, l’incremento percentuale è stato più contenuto di quelli registrati per i Paesi dell’Europa mediterranea:

+7,9% per la Polonia, +22,6% per la Romania, +14% per la Bulgaria e +31% per l’Ungheria.  

Destatis rivela inoltre che tre quarti dei nuovi arrivati si sono indirizzati verso cinque dei sedici Länder tedeschi: Baviera, Nordreno-Vestfalia, Baden-Württemberg, Assia e Bassa Sassonia. 
                                                                                            36%
Pacchi di schede venduti a 400 euro, persone che girano per le case a raccogliere i plichi
All’estero falsificare le consultazioni è un gioco da ragazzi, e la criminalità piazza i suoi uomini. Il mercato dei voti a Bruxelles é una legge elettorale da cambiare. Dalla redazione, Alfonso Bianchi fa sapere.

 di Angela Saieva

Quello sulla legge elettorale è in Italia un dibattito che va ormai avanti da anni, non si contano le promesse, finora mai realizzate, di cambiare un meccanismo talmente spregevole da essersi guadagnata l’appellativo di ‘Porcellum’. Ma c’è un’altra legge elettorale di cui si parla pochissimo, ma che pure dovrebbe essere modificata al più presto, è la legge Tremaglia per il voto all’estero. Dalla prima consultazione a cui hanno partecipato gli italiani residenti oltre confine nel 2006, si continua a parlare di irregolarità. Questo perché il meccanismo rende i brogli facilissimi da compiere.

Ai residenti all’estero, un serbatoio pari a quasi 3 milioni e mezzo di voti potenziali che eleggono 12 deputati e 6 senatori, viene recapitata a casa, alcune settimane prima delle consultazioni, una busta con all’interno le due schede elettorali, per Camera e Senato. Queste schede devono essere votate per poi essere comodamente rispedite per posta ordinaria (senza pagare il francobollo) al consolato, dove devono giungere al più tardi tre giorni prima delle votazioni in Italia. Un meccanismo tanto comodo quanto insicuro. Una busta può essere facilmente consegnata a chiunque, ‘delegando’ così il proprio voto, vuoi in cambio di soldi, favori o per qualsiasi altra ragione. L’ex senatore del Pdl, Nicola Di Girolamo, è stato condannato con patteggiamento per aver violato la normativa elettorale “con l’aggravante mafiosa”, perché la sua elezione nel collegio Europa sarebbe stata ottenuta grazie a un broglio elettorale realizzato dalla famiglia Arena, della ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto. Per candidarsi all’estero aveva finto una residenza a Bruxelles mai avuta.

E non è un caso che abbia scelto proprio la capitale belga, lì infatti il mercato dei voti sembra essere un fenomeno inarrestabile. Quasi tutti lo sanno, in tanti hanno visto o sentito, ma la maggior delle persone ha paura di parlare. Ed è comprensibile visto che la magistratura ha accertato quello che la gente sa già, ovvero che a gestire il mercato dei voti è quasi sempre la criminalità organizzata. Per questo le due testimonianze che siamo riusciti ad ottenere ci sono state rilasciate dietro la stretta promessa dell’anonimato.

“A Bruxelles esistono dei capibastone che lavorano su due fronti. Hanno già una serie di contatti nei quartieri più popolari della città, in cui ci sono tanti italiani, e vanno casa per casa a chiedere la busta con le schede elettorali per una cifra pattuita a priori. La scorsa elezione erano 30 euro, a questo giro siamo arrivati a 50” ci spiega Antonio. Lui è uno di quelli che ha scambiato il suo voto per soldi. Come lui, ci spiega, ce ne sono tanti altri, italiani di seconda o terza generazione, che hanno perso i contatti con la madrepatria pur conservando il doppio passaporto. Con i corsi di lingua che vengono aboliti e i consolati che vengono chiusi, per loro l’Italia non rappresenta quasi più nulla. E allora se ad esempio vivono di ‘chômage’ (il reddito di disoccupazione) scambiare la scheda elettorale per 50 euro è un gesto che gli costa veramente poco, è come un gratta e vinci con la vittoria assicurata.

I centri di questo mercimonio elettorale sono soprattutto i quartieri di Molenbeek, Schaerbeek e Anderlecht. “Ci sono anche persone che raccolgono le buste senza nemmeno pagarle – continua Antonio – alla fine chi non intende votare a volte le regala senza pensarci tanto, o magari le cede in cambio di futuri favori. I loro voti allora vengono messi all’asta al migliore offerente, nel mio quartiere hanno offerto 200 buste per 400 euro”. Un affare.

Anche Luigi ha assistito di persona allo scambio di schede, e anche lui ha paura di parlare, “mi hanno visto e mi conoscono. Io il voto non l’ho venduto ma ho paura per la mia famiglia” ci spiega. Secondo il suo racconto ci sono alcuni negozi italiani che diventano veri e propri uffici di smercio di voti. “Nel bar sotto casa c’è sempre una persona che passa la giornata seduta a un tavolo fingendo di essere un cliente. Più di una volta ho visto persone avvicinarsi a lui e consegnargli le buste, ma non l’ho mai visto dare soldi sinceramente, anche se non escludo che l’abbia fatto prima o dopo”. E così ogni sera il bottino di voti è ricco. “Una volta ho visto questo signore dirigersi in automobile con un pacco di schede sotto il braccio, saranno state almeno una cinquantina”.

Le proposte per porre fine a questo fenomeno sono diverse, qualcuno pensa che bisognerebbe almeno obbligare a spedire le buste con raccomandata. Secondo altri, anche a costo di rendere la votazione più complicata, bisognerebbe chiedere all’elettore di dirigersi personalmente al Consolato a consegnare la propria scheda a un ufficiale. Una soluzione da molti scartata visto che i consolati non sono presenti in tutte le città e una regola del genere imporrebbe imporrebbe sacrifici in termini economici e di tempo. Ma qualcosa si dovrà pur fare, e presto.
                                                                                         76%
 “ Ci porti la scheda e facciamo noi” : Ecco come si falsano le elezioni (italiane) all’estero. Telefonata shock al patronato di Liegi: “Lasci la busta e ce ne occuperemo senza problemi” Altri fanno invece propaganda (coi soldi pubblici) al Pd: “Carozza, Garavini e Cerasani”. Dalla Redazione, Alfonso Bianchi informa

di Angela Saieva

La compravendita dei voti non è l’unico modo per falsare le elezioni all’estero. Con un meccanismo in cui per votare bisogna soltanto spedire per posta semplice le proprie schede, i trucchi sono molteplici. Un ruolo centrale nelle campagne elettorali dei candidati della circoscrizione Europa lo svolgono i

patronati. Si tratta di strutture presenti in maniera capillare in tutti i Paesi europei e non solo, vengono finanziate con soldi pubblici attraverso un fondo specifico presso gli istituti di previdenza, ma sono gestiti da sindacati e associazioni: la Cgil, piuttosto che le Acli o la Cisl.

Il loro compito è quello di svolgere attività a sostegno dei cittadini italiani. Specialmente all’estero sono tantissime le persone, soprattutto anziane, che si rivolgono ai loro servizi per essere aiutati nelle più disparate pratiche burocratiche.

E tutti questi cittadini sono solitamente registrati nei database degli istituti. Per questo i patronati rappresentano un importante bacino di voti e sono alle volte utilizzati come centri di propaganda elettorale.

Una pratica illegale, in quanto utilizzare i fondi pubblici per scopi diversi da quelli per cui sono stati stanziati (in questo caso fare propaganda per partiti o persone) è un reato. Le denunce sul loro coinvolgimento diretto nelle elezioni sono tante e abbiamo potuto verificarne la fondatezza.

Durante gli ultimi giorni della campagna elettorale abbiamo fatto alcune telefonate ai patronati del Belgio (che potete ascoltare nel video qui sotto) fingendoci un emigrante un po’ ingenuo in cerca di suggerimenti di voto. In un caso, quello del patronato Inas-Cisl di Liegi, città belga con altissima percentuale di italiani, la risposta alla nostra richiesta di ‘aiuto’ è stata tanto semplice quanto sconcertante.

Dopo alcuni iniziali tentennamenti la donna al telefono ci ha detto: “Ci porti la busta qui, ce la lasci e facciamo tutto noi”. “Ma come, vi devo portare la scheda elettorale?” abbiamo chiesto, “No no, tutta la busta completa come l’hai ricevuta, poi verrà una persona che di solito si occupa di queste cose e vedremo noi. Senza nessun problema”. Beh, un problema ci sarebbe invece, e pure bello grosso: votare al posto di qualcun altro è un reato, e come se non bastasse un reato che viene commesso in una struttura che dipende dallo Stato italiano.

È chiaro che non è possibile generalizzare e che sicuramente la maggior parte dei patronati si comporta in maniera corretta e legale, non a caso telefonando a quelli del Belgio da tutti (o quasi) ci è arrivata la stessa risposta:

“Noi non possiamo fare propaganda elettorale”. Certo non è possibile dire quanti ci abbiano risposto in questo modo perché onesti, e quanti perché semplicemente non si sono fidati di parlare con uno sconosciuto al telefono di certe cose. Fatto sta che in ben due casi abbiamo ricevuto chiare e precise indicazioni di voto per partito e candidati. Sì perché la legge Tremaglia per il voto all’estero permette, a differenza del Porcellum, di scegliere i 12 deputati e 6 senatori con le preferenze e senza liste bloccate.

Al patronato Inca (che dipende dalla Cgil), sempre di Liegi, alla domanda ‘volevo sapere se voi portate qualche candidato’, la risposta è stata chiara e immediata: “Noi portiamo il Partito Democratico, al Senato Carozza e alla Camera Garavini e Cerasani”. Stessa risposta al patronato Inca di La Louvière, altra cittadina con alta percentuale di italiani, “Pd, Carozza, Garavini e Cerasani”.

Qui addirittura ci hanno fatto lo spelling “Carozza, con una R e due Z” vedessi mai che sbagliavamo a votare. Però poi quando abbiamo chiesto se questi fossero i candidati del patronato e se potevano aiutarci a votare ci è stato risposto:

“Nono, questi ve li suggerisco io a titolo personale, il patronato non può, poi dovete decidere voi”. Resta da capire perché questo impiegato si sia sentito in diritto di darci “suggerimenti” su chi votare (seppur “a titolo personale”) visto che noi avevamo chiamato l’istituto e non certo casa sua.

Se questi candidati siano o meno a conoscenza della propaganda irregolare che viene fatta a loro nome noi non possiamo dirlo. Quello che possiamo dire però è che due di loro conoscono molto bene il mondo dei patronati.

Laura Garavini, deputata uscente del Pd e fresca rieletta, la più votata con 37.813 preferenze della circoscrizione Europa, come spiega lei stessa sul suo sito, nel 2000 è diventata responsabile di Patronato a Berlino, e nel 2004 anche dirigente Uim, l’Unione italiani nel mondo. Elio Carozza è stato invece presidente dell’Inca Belgio dal 2001 al dicembre 2012, quando si è candidato alle elezioni. La stessa Inca che per ben due volte ci ha fatto il suo nome, con tanto di spelling.
                                                                                                                                                            81%
Ma ha senso far votare gli italiani all’estero? E soprattutto quanto conta il loro voto, con il suo caravanserraglio di polemiche, promesse, accuse e battibecchi? Un tormento senza fine che non ha risparmiato, neppure, i nostri connazionali emigrati all’estero in cerca di miglior fortuna. Paola Ceretta a Leo News informa

di Angela Saieva

La maggior parte degli immigrati italiani vive tra gli Stati Uniti, il Sudamerica, la Germania, la Svizzera, la Francia, il Belgio e la Gran Bretagna. Nell’era dell’informazione globale, soprattutto grazie alla rete, ci si può tenere aggiornati su ogni avvenimento ai 4 angoli del mondo. Gli italiani all’estero possono contare su 500 radio, 300 televisioni e 470 giornali in lingua italiana che, sicuramente, non mancheranno di analizzare tutto quello che accade lungo lo stivale ma basta essere informati, da lontano, per decidere del destino di milioni di milioni di persone a migliaia di chilometri di distanza?Il diritto al voto degli italiani all’estero è sancito dell’articolo 48 della Costituzione. In dettaglio, sono 12 per la Camera dei deputati e 6 per il Senato, ripartiti in 4 circoscrizioni estere: 5 deputati e 2 senatori per l’Europa (che comprende i territori asiatici della Federazione russa e della Turchia), 4 deputati e 2 senatori per il Sudamerica, 2 deputati e 1 senatore per il Nordamerica e 1 deputato e 1 senatore per Africa-Oceania-Asia-Antartide. In teoria, il loro potere elettorale ha un’incidenza pari al 7% su quello dell’intera popolazione residente in Italia ma, la cronaca politica recente ci ha dimostrato che vale molto di più.

Il 10 aprile 2006, la coalizione guidata da Romano Prodi vince le elezioni alla Camera, con uno scarto di 25.000 voti ma al Senato la differenza la fanno gli eletti all’estero che garantiscono la maggioranza all’Unione. Il 24 gennaio 2008, il senatore Luigi Pallaro, residente a Buenos Aires contribuisce alla caduta del medesimo governo. Equilibri delicati e precari, spesso in mano a cavalieri senza regno, impegnati in un programma a favore degli anziani loro coetanei, ex miss, vallette, attrici, politici frustrati nelle loro ambizioni in patria, imprenditori in odore di mafia, attori di telenovelas e prezzemolini, come si nota scorrendo l’infinita lista dei candidati esteri di queste politiche, desiderosi di provare una nuova esperienza o di assicurarsi un posto al sole. Qualcuno potrebbe obiettare che, nelle liste elettorali in Italia, la situazione non è diversa.

Non tutti gli italiani all’estero, però, possono votare. Un polverone è stato sollevato dall’esercito dei 25.000 studenti Erasmus che, forse, avrebbero più diritto di tutti a votare, dato che la loro permanenza in un Paese straniero è limitata a pochi mesi e la loro residenza abituale è in Italia. Palazzo Chigi ha espresso “difficoltà insormontabili”, nonostante l’UE abbia sottolineato la vitale importanza di non discriminerà nessuno nell’esercizio del voto.Sarà per questo inviolabile principio di “partecipazione democratica” che le forze armate e di polizia in missione internazionale, dipendenti statali, regionali e di province autonome, professori e ricercatori universitari, tutti impegnati temporaneamente all’estero per ragioni di servizio, hanno ricevuto una deroga per esercitare il loro diritto di voto, eccezionalmente solo per queste politiche. Nel Paese delle contraddizioni, il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, per compensazione, ha assicurato agli studenti Erasmus uno sconto del 70% sul biglietto aereo se tornano a casa per le elezioni. Loro non ci stanno e Cristiano Lorenzi, studente pistoiese in Erasmus in Germania, ha rispedito al mittente una petizione con 16.900 firme, raccolte su change.org per cambiare le regole e, conoscendo le lungaggini burocratiche italiane, nel frattempo, si è organizzato con la ID Technology, che ha fornito gratuitamente la piattaforma ELIGO, dove gli esclusi al voto, iscritti entro le 14.00 del 20 febbraio, all’indirizzo https://iovoto.evoting.it/registrazione  tramite il proprio account di facebook e la scannerizzazione di un documento che attesti la propria permanenza all’estero in quel momento, potranno esercitare il proprio diritto al voto, anche se simbolico, tra il 21 e il 22 febbraio. I risultati saranno resi noti dopo la chiusura delle urne italiane.

Come spesso accade in Italia, anche le operazioni di voto all’estero sono estremamente farraginose. Nell’era del worldwideweb, 18 giorni prima della data delle elezioni in Italia, gli elettori all’estero ricevono, a casa, un plico cartaceo dal proprio Consolato, contenente il certificato elettorale, le schede, una busta piccola, una busta grande, già affrancata con stampato l’indirizzò del Consolato di competenza, le liste dei candidati e il vademecum per le operazioni di voto. Nella tranquillità della propria abitazione, tracciano la loro preferenza sulla scheda, la infilano nella busta piccola e la sigillano, allegano il tagliando appositamente strappato dal certificato elettorale e chiudono tutto nella busta grande che devono spedire entro i 10 giorni antecedenti la data delle elezioni in Italia. Una volta raccolte tutte le buste, saranno inviate in Italia con valigia diplomatica accompagnata e consegnati all’Ufficio Centrale per la Circoscrizione Estero, presso la Corte di Appello di Roma, dove provvederanno a scrutinarle.

Nella terra dell’astensionismo (le regionali siciliane dell’ottobre scorso hanno registrato un’affluenza al di sotto del 50%), considerata uno degli 8 Paesi più industrializzati del mondo, dove si grida ai brogli a prescindere, siamo ancora all’era dei pacchi, timbriamo le schede una a una, compiliamo i verbali in duplice copia a mano, ci perdiamo in buste, bustone e bustine e candidiamo gli incandidabili, chi ci salverà? Forse, un’armata Brancaleone che viene da lontano? 
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Analisi del voto di  Inform, a pochi giorni dal voto che ha cambiato il panorama politico italiano è possibile, grazie ai dati sulle preferenze della circoscrizione Estero diramati dal ministero dell’Interno, analizzare in profondità l’andamento delle elezioni

di Angela Saieva

Iniziamo dalla ripartizione Africa Asia Oceania Antartide dove alla Camera è stato eletto il deputato del Pd Marco Fedi con  8.366 preferenze.

Tra i non eletti troviamo ai primi posti, per quanto riguarda le preferenze:

Giuseppe Cossari (5.426) della lista Con Monti per l’Italia e Sharon Nizza (4.381) del Popolo della Libertà. 

Al Senato, sempre nella medesima ripartizione, ha invece conquistato il seggio a Palazzo Madama:
 
Francesco Giacobbe del Pd, con  6.978 preferenze.

Fra i primi dei non eletti troviamo:

Ivano Ercole  del Pdl (4003) e  Nicola Carè della lista Con Monti per l’Italia (2.840).

Più complessa la competizione nella ripartizione Europa dove alla Camera sono stati eletti:
 
Laura Garavini con 37.813 preferenze e Gianni Farina (22.079), entrambi già deputati del Pd,  Picchi Guglielmo (20.650), già deputato del Pdl,  Mario Caruso (12.576) della lista Con Monti per l’Italia, e Tacconi Alessio (12.557) del Movimento Cinque Stelle

Fra i non eletti che hanno ottenuto più consensi segnaliamo:
 
Franco Narducci (15.919) , deputato uscente del Pd, Mario Zoratto (12.320) della lista Con Monti per l’Italia, Michela Baranelli (11.760) del Pd, Filippo Burnelli (11.281) del Movimento 5 Stelle e Carmelo Pignataro (9.632) del Pdl.

Serrata anche la lotta per il Senato dove sono stati eletti:

Aldo Di Biagio (43.178) della lista Con Monti per l’Italia e già deputato di Futuro e Libertà, e Claudio Micheloni (28.410), già senatore del Pd.

Fra gli esclusi troviamo:

  Elio Carozza del Pd, il segretario generale del Cgie ha ottenuto  5.472 preferenze, Cristina Rizzotti  24.362, sempre del Pd,  Maria Darè (23.585), della lista Con Monti per l’Italia e  Raffaele Fantetti (22.155) del Pdl.  

Nella ripartizione America Settentrionale e Centrale troviamo per la Camera gli eletti:

Francesca La Marca (8.472) del Pd e Angela Rosaria Nissoli detta Fucsia (6.340) della lista Con Monti per l’Italia. 

Da segnalare in questo contesto l’alto numero di preferenze ottenute dal non eletto:
 
Amato Berardi (9.416), deputato uscente del Pdl, che è seguito a distanza da Giacomo Galletto (6.004) del Pd, Giovanni Rapanà (5.640), sempre del Pd e da Augusto Sorriso della lista Con Monti per l’Italia  (5.434).

Nella medesima ripartizione per il Senato  è stato eletto il candidato del Pd:
 
Renato Guerino Turano (9.795). Fra i non eletti segnaliamo  Basilio Giordano, il senatore uscente del Pdl ha ottenuto 10.177 preferenze, Vincenzo Arcobelli (7.363), della lista Con Monti per l’Italia e  Rocco Di Trolio (6.491) del Pd.

Molto articolata anche la situazione della ripartizione America Meridionale e centrale dove vengono eletti alla Camera:
 
Ricardo Merlo, il deputato uscente del Maie ottiene 71.273 preferenze,  Fabio Porta (30.298), già deputato uscente del Pd, Renata Bueno dell’Usei (18.077) e Mario Borghese (14.300) del Maie.

In questo ambito molti i non eletti con più di diecimila preferenze. Fra questi ricordiamo:
 
Claudia Antonini (13.906) del Pd, Luis Molossi (12.501) e Ioao Claudio Pieroni (12.160) del Maie, Iliana Ethel Calabrò (12.119) di Italiani per la Libertà, Eugeniuo Sangregorio (11.738) dell’Usei e Filomena Narducci (10.321) del Pd.

Per quanto concerne invece il Senato i nostri connazionali  del Sud America hanno eletto:
 
Claudio Zin (46.538) del Maie e Guilherme Fausto Longo ( 29.077) del Pd.

Fra i non eletti che hanno ottenuto buoni risultati segnaliamo:

Walter Petruzziello ( 27.498) e  Franco Tirelli (22.528), entrambi del Maie, Francisco Nardelli (22.583) del Pd e Edoardo Pollastri dell’Usei (16.052). (inform
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Il dittatore dello Stato libero di Bananas. Un articolo scritto nel futuro. Come potrebbe andare a finire se non stiamo attenti


di Angela Saieva

Roma, ottobre 2013. La politica tradizionale ha mostrato tutta la sua incapacità a risolvere alcuno dei problemi della gente. Il presidente Napolitano se n’è andato sbattendo la porta del Quirinale. Se n’è andato anche il presidente del Senato, Pietro Grasso, asserendo che ne ha le scatole piene e che occuparsi di mafia è più rilassante che occuparsi di politica.

È quindi la terza carica dello Stato, la presidente della Camera, Boldrini, a convocare le elezioni nel caos generale. La tensione è altissima. Il presidente della Confindustria, Squinzi, ospite a Matrix, lancia appelli che nessuno ascolta, a parte Crozza, che gli fa il verso il giorno dopo per il suo accento di Cisano Bergamasco, e tutti ridono, mentre il povero Squinzi insiste: guardate che siamo tutti nella cacca. E Crozza: hai sentito Giovanni? Siamo tutti nella “zazzaa” Ah! Ah! Ah!
La risata è generale, mentre la campagna elettorale finisce a la gente vota.

Chi? Chiederete voi. Beh, certo qualcosa di nuovo. La gente non ne può più delle solite facce di ladri e della politica vecchia. Infatti, il Pdl presenta Roberto Formigoni, Nicole Minetti e Daniela Santanché, mentre il Pd risponde con la gioventù: Franco Marini, Rosi Bindi e il suo asso nella manica: Romano Prodi.

Ora -si chiede in un corsivo il Corriere della Sera: come si fa a votare Roberto Formigoni senza avere conati di vomito come quando si mangia pesce avariato? Il Pdl raccoglie la sfida politica e mette a disposizione ad ogni cabina elettorale cestini per il vomito con la scritta: vota Formigoni! mentre Berlusconi tenta la grande rimonta comprando Mazzi al Milan, Ronaldo alla Roma e Maradona la Napoli. Ospite di Porta a porta, in uno spettacolare Contratto con gli italiani, promette la riapertura delle Case chiuse e un buono gratuito ad ogni maschio per un lupanare a scelta. Per le signore, un telefilm con George Clooney. Ma non serve.

L’elettore ha mangiato la foglia e stavolta cambia pagina e vota in massa Beppe Grillo. È un’ovazione. Beppe! Beppe! Salvaci tu!  Il primo discorso in Parlamento di Beppe è storico: “Con la maggioranza che ho ottenuto, potrei fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli”. Antonio Razzi, che siede accanto a Scilipoti è perplesso.

“Che vuol dire manipoli?”, ma Scilipoti non lo sa neppure lui, tuttavia si alza e applaude. Bravo!!!! Anche Razzi si alza e applaude. Bravo!!!!! Sono proprio loro due, infatti, i primi dell’Opposizione ad abbracciare la nuova fede grillina che di lì a poco contagerà tutto il Parlamento. Per premio, saranno subito nominati, insieme a Daniele Cappezzone, che si è proposto da subito come portavoce, membri del costituendo Gran Consiglio del Grillismo.

Intanto in Parlamento prosegue il discorso di Beppe. Usciremo dall’Europa. Basta con questi culoni che ci controllano i conti. Adesso i conti ce li controlliamo da soli. Banane e asparagi per tutti. Batteremo moneta e la chiameremo proprio il Banano. E vaffan****! L’ovazione. Viva Beppe! Il Parlamento è in giubilo, la piazza anche! Viva Beppe! Nelle case, nelle strade, ovunque… si sente soltanto: Viva Beppe! Intanto il ministero del Tesoro dà già le istruzioni alla Banca d’Italia di stampare i primi Bananos.

Le previsione che a Otto e Mezzo, su La7, il ministro del Tesoro, Vito Crimi, fa, sono semplici. Se un italiano –dice Crimi- ha comprato ieri un immobile per 100.000 euro, domani potrà rivenderlo per un milione di Bananos. Il guadagno è netto. Di più. Se un cittadino oggi compra un chilo di pane per 10mila Bananos, domani potrà rivenderlo anche raffermo, magari al mercato nero, per 50mila Bananos o anche più. Il ragionamento è chiaro e lo capisce perfino Lilli Gruber, la quale, infatti, viene definita dal ministro Crimi “una brava giornalista”.  Intanto, in una riunione congiunta, il nuovo presidente della Repubblica, Beppe Grillo, il nuovo Capo del Governo, Beppe Grillo, e il leader dell’Opposizione, Beppe Grillo, prendono una decisione comune per una riforma radicale dello Stato nell’interesse del Paese. 

Il Parlamento è pieno di ladri e non serve più, e viene sostituito con una Camera delle Corporazioni grilline, che comincia i suoi lavori da subito, mentre anche Michela Brambilla, nel frattempo, ha abbracciato la fede grillina e chiede di rappresentare le donne nel Gran Consiglio del Grillismo, incontrando in questo, però, l’opposizione dura di Razzi, il quale, avendo ancora il mutuo da pagare, chiede una contropartita, se possibile in franchi svizzeri: “Io penso ai ca**i miei, mi serve la pensione!”  Questa locuzione storica, che Razzi aveva già pronunciato ai tempi della Seconda repubblica, viene ripetuta con ostinazione nelle trattative con Michela Brambilla, che rilancia offrendo uno scambio in natura; ma a quel punto anche Capezzone vuole la sua parte per il bene dello Stato. E qui è costretto ad intervenire il presidente del Gran Consiglio, Beppe Grillo, che nomina la Brambilla ministro per il Turismo per togliersela dalle scatole, e perché comunque al Turismo tanti danni non li può fare (la storia si incaricherà di notificare quanto aveva torto!). Intanto la riforma dello Stato va avanti speditamente.

Il responsabile dell’esercito, capo di Stato maggiore, generale Beppe Grillo, propone attraverso il Ministro della Difesa, Beppe Grillo, che tutti i soldati indossino le scarpe da tennis e la giacca a vento, mentre il saluto militare è sostituito con il grido: Vaffan***. L’esempio è seguito subito da Marina ed Aviazione. I lavori del governo Grillo proseguono senza sosta. Uno dei primi provvedimenti è l’abolizione delle provvidenze per la stampa. A meno che i direttori dei giornali non si presentino in ginocchio di fronte al presidente dell’Autorità per l’editoria, Beppe Grillo, pronunciando ad alta voce la formula: “Beppe ti amo; fai di me quello che vuoi”  Non ci crederete, ma eccoli tutti là i direttori in fila.  Ultimi arrivano i direttori dei giornali per l’emigrazione, qualcuno dei quali cerca persino di lavargli i piedi, consapevole del particolare rischio che corre. Infatti le dichiarazioni del governo in proposito sono chiare. L’emigrazione non esiste. Chi va all’estero lo fa soltanto per turismo o per scoprire cose nuove, come Cristoforo Colombo. Non certo per lavoro, visto che in patria ce n’è più che a sufficienza. Gli italiani stanno bene. Basta guardare i ristoranti che sono sempre pieni!. Intanto il Banano ha preso completamente il posto della vecchia innominabile moneta. Ma qualcosa sembra non andare per il verso giusto.

Il ministro dell’Economia, Crimi, è definito nel Blog ufficiale del Movimento: “un cretino!” e viene sostituito. Il nuovo ministro, Beppe Grillo, viene invitato da Lilli Gruber a Otto e mezzo, su La7, per spiegare le nuove linee di politica economica. Senza attendere la domanda, il nuovo ministro esordisce: “Chi pensa che il nostro Banano debba fluttuare in un serpente monetario insieme alla Dracma greca e allo Sloto polacco, è solo un morto che cammina!”. Lilli Gruber è visibilmente affascinata dall’eloquenza del ministro, che così continua: “ Noi dobbiamo interrompere l’inflazione del nostro Banano con un decreto. Faremo riferimento ad una moneta forte come la Sterlina, e porteremo il Banano a quota 90. Novanta Bananos per ogni Sterlina!” Il ragionamento è così semplice che anche Lilli Gruber è in grado di capirlo. Non a caso viene definita dal ministro: “una giornalista attenta e intelligente!” ...  (Ps. Il nostro articolo finisce qui per mancanza di spazio. Se volete sapere come potrebbe andare a finire, date un’occhiata ai libri di storia) di  Mauro Montanari www.corritalia.de 
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Oltre vent'anni di Donne e poesia in Germania. Ha oltre vent’anni la rassegna ideata da Marcella Continanza. „Usano la poesia come un’arma, i loro versi trasudano di pura emozione e racchiudono la parte più vera e profonda del loro mondo, della loro storia e ci permette di guardarle senza più veli e di ammirarle perché anche se sono crollate a terra hanno sempre avuto la forza di rialzarsi e ricominciare daccapo“. Valeria Marzoli informa
 
di Angela Saieva

Ci vorrebbe un libro per raccontare la storia della rassegna “Donne e Poesia”, una rassegna unica, dedicata alla scrittura delle italiane in Germania e che in ottobre ha compiuto 21 anni, essendo infatti nata nell’ottobre del 1991 a Francoforte sul Meno e, poi, diventata itinerante per alcuni anni, essendo stata ospitata da Istituti italiani di cultura di Colonia, Stoccarda, Amburgo e dal Comites di Friburgo. Anche in Italia, a Castellammare di Stabia, nel 2010 nella sala consiliare di Palazzo Farnese, dall’assessorato alla Cultura. 

L’ideatrice e organizzatrice della rassegna Marcella Continanza, è molto nota in Germania e non solo nella comunità italiana, essendo operatrice culturale di eventi europei. Con Marcella Continanza e le amiche della rassegna, ripercorriamo un po’ la storia della rassegna e, come in un film, passano attraverso i loro versi i volti delle poete. Alcune si sono presentate solo una volta, altre due o tre volte: sono state delle meteore. Ma ci sono le “stelle fisse”, quelle che hanno costituito la rassegna. A loro va la gratitudine di tutte noi per la storia italiana che hanno scritto in questi anni: una vera testimonianza di identità e integrazione in Germania. Da dove incominciamo? Dalla lettura dei tanti articoli della stampa che ha sempre dato attenzione alle rassegne, perfino la “Frankfurter Allgemein Zeitung” e giornali locali ma anche quelli italiani: “Il Resto del Carlino”, “La Nazione”, “La Provincia”, “Il Mattino”, “Metropolis”, “Il paese delle donne”, “Il Corriere d’Italia” e non li citiamo tutti. Dall’antologia “Donne e Poesia ” (Aprile 1988, Francoforte sul Meno) prefata dalla reggente dell’Istituto italiano di cultura di Francoforte la dott.ssa Angela Lorenzelli Horak che vuole essere “un omaggio a tutte le donne che propongono una visione poetica della realtà.” E chi dobbiamo celebrare? Prima di tutto lei: Marcella Continanza che ebbe l’idea di promuovere la scrittura delle donne italiane che vivono in Germania ma anche la lingua italiana. Infatti alla rassegna possono partecipare solo le donne che scrivono in lingua italiana ed è stato questo un incentivo per la terza generazione nata in Germania. Ma la grande partecipazione dei primi 10 anni della rassegna, è stata quella della prima generazione. Non è facile sfogliare tutto l’album dei ricordi ma proviamoci lo stesso: Maria Bellofiore di Wuppertal, siciliana, sentì parlare della rassegna mentre, degente in ospedale, ascoltava Radio Colonia. Ne parlava la giornalista Gabriella Bendinelli e lei inviò subito le sue liriche che colpirono non solo la Continanza ma anche altri giornalisti che sono “amici” della Rassegna: Federico Hermanin e Gianna Cittadini – anche loro con le interviste e servizi sulla Rassegna hanno aiutato la visibilità delle autrici- e lo scrittore- giornalista Roberto Giardina, il poeta Gianluigi Nespoli.

Definiscono Maria Bellofiore “la cantastorie siciliana” e sono tutti d’accordo per invitarla alla Rassegna e così fa il suo ingresso nella 3° edizione. E’ la più “anziana”, 70 anni orgogliosamente compiuti, arriva a Francoforte con figli e nipoti e diventa una protagonista con la sua personalità e le sue liriche con temi sulla pioggia, sul silenzio, liriche che hanno ritmo musicale eppure lei ha conseguito solo la terza elementare. È autodidatta, legge molto, dipinge, ricama. Ora ci ha lasciati e questo ricordarla con affetto è l’omaggio che la Rassegna le dedicherà. Non sarà una Festa come si prevedeva ma, consapevoli della crisi, ci si è riuniti in dicembre solo ”per stare insieme fra noi e leggere le più belle liriche della Rassegna”. Si leggeranno le poesie di Pina Moschetto di Wolfsburg, palermitana, sposata con 3 figli, che ha lavorato per anni come imprenditrice e ora cerca di godere della scrittura. Ha pubblicato, in collaborazione con il Comune, un libro di liriche dove molte erano state lette nella Rassegna. Ancora, quelle di Valentina Casucci, veneta, oggi vive in America, nel Texas, con il marito americano Scott e i suoi due bambini. Insegna italiano e invia spesso e-mail dove ricorda la sua stagione francofortese. Le liriche di Valentina hanno per temi l’attualità: la globalizzazione, i giovani, ecc. Una voce moderna nella Rassegna, come quelle di Silvana Fiori originaria di Napoli, della lucana Anna Picardi di Stoccarda, della calabrese Giulia Mazzei di Rheinfelden, la cui autenticità è la sua dote. La più nota delle poete è Rosa Spitaleri, siciliana di Bronte, abita a Colonia. Fa parte della storia della Rassegna, non solo per la sua annuale partecipazione, ma per aver vinto vari premi nei concorsi di poesia internazionali ed è invitata a “lesung” da enti culturali tedeschi. La sua poesia ha il nodo della ricerca d’identità. La relazione o il rapporto col paese ospitante che per molte è stato duro e la scrittura è diventata comunicazione ma con la Rassegna si sono appropriate di spazi pubblici con le lesungen. E, poi, scrivere nella lingua materna come “appartenenza” e in tedesco per aver accesso alla lingua straniera: Stefania Ursino, Venera Tirreno (Francoforte), Caterina e Francesca Mulé (Mannheim), Elisabetta Abbondanza (Berlino). Una sola presenza alla Rassegna, eppure nominate: Bruna Zambon, veneta, ora a Portorico; Tiziana Canobio Varallo Sesia, studentessa Germersheim, rientrata in Italia; Antonella Montagna (Bielefeld); Franca Ferrari (Berlino); Elena Paolucci (Berlino).

Claudia Giordano, Francoforte, Giusy Lanza casalinga, nata a Gela, Darmstadt; Maria Antonietta Ranalli e sua figlia Alessandra, di Ortano, che hanno vissuto a Francoforte e rientrate in Italia e ancora Elena Paolucci, Cesena, imprenditrice, Berlino; Graziella Peduzzi, veneta di Höechst; Rosaria Viola, Pietraperzia (CS), Francoforte, la prima vincitrice del Concorso con la lirica “Germania- Italia” ( 1992 Casa della Cultura) e Laura Melara, Torino, dal 1998 vive a Francoforte. C’è la loro vicenda biografica come chiave di lettura di fondo ma è la solitudine che si è fatta scrittura e attraverso metafore e ossimori vi si è insinuata come Paola Franco siciliana, Wiesbaden l’ultima arrivata da noi nei versi di alcune come in Vittoria Morelli, genovese, 70 anni, toscana d’adozione ma vive a Francoforte dal 1948 vedova, un lavoro in evoluzione, la loro scrittura è dentro la loro storia che ha dato spazio alla forza della poesia.

E ancora Marcella parla di Barbara Golini, insegnante , abruzzese, di Stoccarda, i cui testi si collegano sulla base di figurazioni ricorrenti; di Santina Trovato, di Michela Capasso siciliana, vive a Dreieich, Maria Cavagna Würden ma originaria di Arco Felice (Napoli). Le abbiamo citate penso tutte. Ventuno anni di lavoro e variegata produzione. L’antologia con le liriche delle autrici (1992- 1997) è una panoramica d’insieme in cui le donne italiane hanno depositato la loro esperienza, il loro sapere.

Ci si auspica che, nonostante la crisi, ci sia una seconda Antologia che ci aiuta a capire noi stesse e l’emigrazione per realizzare condizione di ascolto e scambio. Una Rassegna storica esemplare “Donne e Poesia” che ha messo in luce non solo la comunanza ma la singolarità di ogni voce e ha formato un luogo “la parola poetica delle italiane in Germania” ma anche una rete virtuale e amicale. Infatti dalla Lombardia, all’Umbria, al Lazio, alla Campania, alla Basilicata, nuove voci poetiche si sono iscritte in una mappa che si apre e consente che accada l’incontro con le altre.

Tutte le loro liriche sono attraversate dal sottile filo della malinconia, della solitudine e delle quasi sempre, amara riflessione sull’essere donna tra due patrie. Un’anima divisa in due: la Germania è la terra dove hanno trovato il lavoro e l’Italia dove hanno lasciato il cuore. La sensazione d’impotenza che le invade in un paese straniero che acuisce il senso d’impotenza di queste donne e contribuisce a farle sentire escluse è dirompente. Ed è per questo motivo che decidono di scrivere in italiano perché il senso forte di appartenenza al loro paese è sempre vivo in loro e diventi sempre più un legame inscindibile. È a questo punto che le loro pulsioni interne sono diventate dei versi per esprimere l’impensabile e appropriarsi del proprio destino. “Usano” la poesia come un’arma, i loro versi trasudano di pura emozione e racchiudono la parte più vera e profonda del loro mondo, della loro storia e ci permette di guardarle senza più veli e di ammirarle perché anche se sono crollate a terra hanno sempre avuto la forza di rialzarsi e ricominciare daccapo. Valeria Marzoli di www.corritalia.de informa.
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Gli italiani all’estero, una popolazione di 4 milioni di persone che hanno in comune la ricerca di un sogno e il distacco, spesso doloroso con il nostro Paese.

di Angela Saieva

che hanno in comune la ricerca di un sogno e il distacco, spesso doloroso con il nostro Paese. Chi per necessità, chi per studio, chi per motivi professionali, chi per amore. Sono tantissime le ragioni che spingono i nostri connazionali a cambiare Paese e a ricominciare da capo. Lasciarsi indietro tutto. Ripartire. Trovare condizioni di lavoro e di vita migliori, spesso in America o in Europa (che insieme raccolgono più del 90% degli emigrati, secondo le statistiche del Centro Studi e Ricerche Idos). Ma anche lasciare gli amici e lo stile di vita italiano, accettare di non vedere per anni i propri familiari, essere percepito dagli altri come un “immigrato” con tutte quello che ne consegue. Decidere di lasciare l’Italia e le proprie radici vuol dire anche questo. Un prezzo che per molti, in ogni caso, è più che giusto pagare. In cambio, per un terzo di loro il miglioramento del tenore di vita è arrivato subito. Per gli altri successivamente, cavandosela quasi sempre da soli. L’ 80 per cento degli italiani all’estero, secondo i dati della Fondazione Migrantes, ha migliorato sensibilmente le proprie condizioni di vita.

Ma dove si trovano esattamente i nostri connazionali?

Secondo i dati in possesso della Farnesina, più del 50 % vive in Europa. Il paese europeo con più immigrati italiani è la Germania, con più di 515 mila iscritti al Consolato. Stoccarda e Francoforte sono le città tedesche con più immigrati italiani. Segue la Svizzera, con quasi 223 mila italiani, molti dei quali vivono a Basilea. In Francia vivono 135 mila italiani. In Francia, negli anni Settanta, si rifugiarono centinaia di persone ricercate in Italia perchè ritenute legate al terrorismo per la minore propensione del presidente Mitterrand all’estradizione. Nella classifica dei Paesi europei con più immigrati italiani seguono Belgio e Regno Unito. Leggiamo ora i dati con più attenzione: se analizziamo i documenti forniti dai Comitati degli Italiani all’estero, dai consolati e dalla Farnesina, si intuisce subito dalla mole della documentazione che gli italiani all’estero sono ben più di 4 milioni. Considerando infatti i figli degli emigrati e i discendenti (nipoti o pronipoti) interessati ad acquisire la cittadinanza italiana , il numero sale a 60 milioni di persone, la maggior parte delle quali si trova in America Latina. Questo dato dà l’ampiezza assunta dalle seconde e terze generazioni di italiani all’estero. In questo numero enorme si mescolano diverse generazioni di emigranti. Quelli che lasciano l’Italia oggi sono meno numerosi rispetto al passato (circa 40 mila l’anno), e solitamente hanno una preparazione più elevata. Chi decide di vivere all’estero oggi, è per certi aspetti più fortunato rispetto ai tempi dei nostri genitori e ai nostri nonni. Gli italiani, nella prima parte del secolo scorso e fino agli anni Settanta, non furono assolutamente ben visti dalla popolazione locale, in particolare negli Stati Uniti.

Per moltissimo tempo, gli immigrati che sbarcavano a Ellis Island, a New York, furono indotti a nascondere l’ascendenza italiana cambiando la consonante finale del cognome e americanizzando il proprio nome. I quartieri italiani erano dei veri e propri ghetti. Niente a che vedere con l’esperienza di chi emigra all’estero oggi. In generale l’italianità viene ritenuta un fattore di grande appeal, anche grazie alla fatica e alla determinazione con cui molti dei nostri connazionali, cinquant’anni fa, hanno saputo riscattarsi da luoghi comuni ed epiteti razzisti. Il successo del “Made in Italy” ne è la conferma più evidente. Ma anche il nostro contributo enogastronomico in tutto il mondo. Nel 2008 lo spumante italiano ha superato negli Stati Uniti il grande rivale, lo champagne francese. La musica italiana primeggia in America Latina, mentre “O sole mio” è la canzone più famosa al mondo, più di “Summertime” di George Gershwin. Il re della musica statunitense, Elvis Presley, ha omaggiato l’Italia cantando “O Sole mio” nella cover “It’s Now or never” pubblicata nel 1960. Sono moltissimi i laureati che cercano condizioni migliori in un altro Paese. Questo fenomeno rappresenta una enorme problema, se consideriamo che moltissime scoperte scientifiche e innumerevoli innovazioni tecniche nel mondo vengono realizzate da italiani. Spesso, gli italiani che segnano la storia delle scoperte scientifiche (e sono tantissimi!), svolgono il proprio lavoro quotidiano negli Stati Uniti o nell’Europa del Nord. Gli italiani sono conosciuti nel mondo anche per aver costruito strade, gallerie, ponti e ferrovie. Alcuni esempi straordinari: il ciclopico spostamento dei templi di Abu Simbel in Egitto e la diga Kariba sul fiume Zambesi sono opera del know how italiano. Completamente italiano anche uno dei restauri più importanti e impegnativi del mondo: le nostre imprese hanno recentemente salvato la “città proibita” di Pechino progettando e decorando tutti gli interni e hanno preparato la Cina alle olimpiadi del 2008. Si pensi che il fatturato dei cantieri all’estero (attualmente 190) uguaglia quasi quello interno con 5,5 miliardi di euro. Gli studenti italiani iscritti all’estero sono circa 43 mila (dato 2007). Anche in questo caso, la Germania è il primo Paese per numero di italiani, seguita da Austria e Gran Bretagna. Grazie al programma Erasmus, i connazionali che studiano in Europa sono aumentati esponenzialmente negli ultimi dieci anni. In un Paese come il nostro, dove la ricchezza immensa di dialetti e tradizioni secolari è unica al mondo, chi emigra porta inevitabilmente con sè i segni della propria storia regionale e locale e i dati lo dimostrano: secondo l’indagine “Italiano 2000” il 50% degli emigrati parla ancora quotidianamente l’italiano. Il dato interessante, però, è che l’italiano non è la lingua più parlata dai nostri connazionali all’estero. Quasi il 60%, infatti, parla quotidianamente il dialetto! Le testimonianze della nostra lingua sono tenute vive oltreconfine da una rete di quasi 500 radio, 300 televisioni e 470 giornali in italiano (la lista dei media è consultabile sul sito del Ministero degli Affari Esteri).

Ma da quali regioni provengono i nostri emigranti?
Per motivi storici e sociali, la maggior parte (55%) proviene dalle regioni meridionali. Un milione e 400 mila dal Sud e quasi 800 mila dalle Isole. Il 30% proviene dal Nord e il 15% dalle regioni centrali. La prima regione per numero di emigrati è la Sicilia, seguita da Campania, Lazio, Calabria e Puglia. Che il nostro sia sempre stato un paese di emigranti e navigatori viene confermato dai dati dell’Aire, l’anagrafe della popolazione italiana residente all’estero: tutti gli 8101 comuni italiani hanno cittadini iscritti al registro, anche i piccoli centri con solo 100 abitanti!
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Emigrazione, flessibilitá, cambiamento. Il 64% dei giovani italiani sarebbe propenso ad andare a vivere lontano, il 37% ha inviato il suo curriculum all'estero e sarebbe pronto a trasferirsi, il 25% è disposto ad essere sottopagato: Roma/aise

di Angela Saieva

Come cercano lavoro?
Il primo alleato è internet, ma gli annunci sul giornale resistono ancora. E la legge Fornero? Un disastro anche per il 57,6% degli intervistati. Questi alcuni dei risultati emersi dal sondaggio del Centro di ricerche sociali sul lavoro e le nuove forme di occupazione, "Work in Progress". Il sondaggio ha coinvolto 800 giovani tra i 18 e i 35 anni, per il 66% con una laurea di secondo livello, ed è stato realizzato in collaborazione con FondItalia, Fondo Paritetico per la Formazione Continua e seguito dai media partners Labitalia, agenzia giornalistica dedicata al mondo del lavoro del Gruppo AdnKronos e Walk on Job, magazine di attualità, università e mondo del lavoro.

Compromessi e rinunce per un lavoro?
Ma davvero i giovani sono così incontentabili? L'indagine dell'Osservatorio Work in Progress restituisce una fotografia diversa, dove i giovani italiani si dimostrano molto più flessibili infatti: il 64% sarebbe propenso ad andare a vivere lontano, mentre il 25,3% sarebbe disposto anche ad essere sottopagato, ma un 25% sottolinea come il lavoro è un diritto e quindi non dovrebbero esistere compromessi legati alla forma di contratto o alla retribuzione. Tuttavia, il 12% sarebbe disposto ad accettare il non rispetto del contratto o l'abuso di un contratto atipico e il 2% sarebbe disposto a mettere da parte anche la sua integrità morale. Dalla ricerca emerge, inoltre, un interesse per i giovani italiani verso l'estero: il 37% ha inviato un curriculum a delle aziende estere, tra le mete più ambite Francia, Svizzera e Inghilterra. "Forse - ha spiegato l'Avvocato Tommaso Dilonardo, fondatore e Presidente di Work in Progress - ad essere poco flessibile è la stessa Politica incapace di interpretare i tempi perciò di promulgare leggi efficaci, chiusa in un dibattito ideologico distante dalle reali esigenze lavorative dei giovani. La Riforma Fornero, che per: il 57,6% degli intervistati ha peggiorato la situazione, ha aumentato i costi per le imprese ed il precariato per i lavoratori, quando l'unica soluzione sarebbe stata quella ridurre fortemente il costo del lavoro per i nuovi assunti non precari". "Nonostante abbia accettato di essere sottopagata, che i miei contratti non siano stati rispettati, abbia messo da parte la mia integrità morale - ci racconta un utente - in Italia non ho comunque trovato lavoro, quindi sono andata a vivere decisamente lontano da casa e dall'Italia".

E ai colloqui? Come va?
Il 55% degli intervistati afferma di aver risposto a domande che riguardavano la sfera privata, prima fra tutte: Sei sposato/a? Convivi? Vivi con i tuoi genitori? Hai figli o hai intenzione di averne a breve? Mi parli dei componenti della sua famiglia, che lavoro fanno i tuoi genitori? "Sono domande, rivolte soprattutto al genere femminile, che nascondono un pregiudizio sulla effettiva capacità da parte delle donne di svolgere un ruolo di primo piano nella società - ha commentato Dilonardo - il nostro questionario rivela che: al 43,2% è stato chiesto se è sposato o convive, al 20,4% se ha figli o ha intenzione di averne a breve; a molti, infine, è stato chiesto anche il background dei loro genitori, insomma passa il tempo ma la società italiana cambia poco. Sono domande che evidenziano un ritardo prima di tutto culturale, manca ancora, purtroppo, il concetto di merito, in un Paese dove l'ascensore sociale è sempre più immobile". "Il sondaggio mette in evidenza alcuni aspetti di cui noi di Walk on Job abbiamo spesso sentore e che abbiamo analizzato in diverse inchieste. In particolare, - precisa il direttore di Walk on Job, Cristina Maccarrone - ci stupisce (in negativo) che: durante i colloqui si facciano certe domande sulla vita privata che non sono realmente finalizzate all'assunzione, violando la legge sulla privacy, oltre a continuare a discriminare le donne chiedendo loro se vogliono avere una famiglia - a breve o in futuro - (che parliamo a fare di tasso di natalità basso se poi non le agevoliamo?) Non mi sarei aspettata domande sul lavoro dei genitori o sulle persone con cui si vive, il che dimostra che il mondo del lavoro ha ancora molte cose da sistemare".

Cosa pensano i giovani della Formazione?
Anche in questo ambito, i giovani dimostrano di avere le idee chiare su ciò che non funziona e sui cambiamenti che andrebbero prodotti, infatti, dall'indagine emerge come: per il 73% dei giovani la Scuola e l'Università dovrebbero prevedere dei corsi o delle iniziative volte a favorire l'incontro dei giovani con il mercato del lavoro. Tuttavia i master specializzati non sono stati determinanti per trovare lavoro: per il 31% degli intervistati. Sempre secondo i dati Work in Progress, il 34% non si è ma iscritto ad un corso di formazione perché crede che le aziende per prime dovrebbero provvedere a preoccuparsi della formazione delle risorse, inoltre, per il 31,6% i costi dei corsi sono proibitivi.

Come i giovani cercano lavoro?
I giovani per cercare lavoro si affidano a internet: per il 71%, al secondo posto i siti aziendali, seguono con il 25% i social network, tra questi il più utilizzato è LinkedIn, ma i metodi più tradizionali continuano ad avere un ruolo determinante si rivolgono agli sportelli del lavoro o agenzie interinali il 32,4% degli intervistati, mentre il 24,3% preferisce consultare gli annunci sul giornale.
                                                                                                                                                           31%
Dalla loggia centrale della Basilica Vaticana per la benedizione "Urbi et Orbi". Cittá del Vaticano/aise 

di Angela Saieva

"Pace per il mondo intero" ed in special modo nelle terre devastate dalla violenza e dalla guerra, a causa dell'odio, dell'egoismo e dell'avidità dell'uomo: è questo l'augurio che Papa Francesco ha rivolto nel giorno di Pasqua, affacciato alla loggia centrale della Basilica Vaticana per la benedizione "Urbi et Orbi", ai fedeli presenti in Piazza San Pietro e a quanti lo ascoltavano attraverso la radio e la televisione.

"Buona Pasqua", ha esordito il Santo Padre esprimendo ai fedeli "di Roma e del mondo intero" la propria "grande gioia" nell'annunciare che "Cristo è risorto!". Un annuncio che, ha aggiunto il Pontefice, "vorrei che giungesse in ogni casa, in ogni famiglia, specialmente dove c’è più sofferenza, negli ospedali, nelle carceri… Soprattutto vorrei che giungesse a tutti i cuori, perché è lì che Dio vuole seminare questa Buona Notizia: Gesù è risorto, c’è la speranza per te, non sei più sotto il dominio del peccato, del male! Ha vinto l’amore, ha vinto la misericordia! Sempre vince la misericordia di Dio!".

Papa Francesco ha dunque invitato i fedeli a chiedersi "che senso abbia questo avvenimento (cfr Lc 24,4). Che cosa significa che Gesù è risorto? Significa che l’amore di Dio è più forte del male e della stessa morte; significa che l’amore di Dio può trasformare la nostra vita, far fiorire quelle zone di deserto che ci sono nel nostro cuore. E questo può farlo l’amore di Dio! Questo stesso amore per cui il Figlio di Dio si è fatto uomo ed è andato fino in fondo nella via dell’umiltà e del dono di sé, fino agli inferi, all’abisso della separazione da Dio, questo stesso amore misericordioso ha inondato di luce il corpo morto di Gesù, lo ha trasfigurato, lo ha fatto passare nella vita eterna. Gesù non è tornato alla vita di prima, alla vita terrena, ma è entrato nella vita gloriosa di Dio e ci è entrato con la nostra umanità, ci ha aperto ad un futuro di speranza".

"Ecco che cos’è la Pasqua", ha ribadito il Santo Padre: "è l’esodo, il passaggio dell’uomo dalla schiavitù del peccato, del male alla libertà dell’amore, del bene. Perché Dio è vita, solo vita, e la sua gloria siamo noi: l’uomo vivente (cfr Ireneo, Adversus haereses, 4,20,5-7)". Ed ancora: "Cari fratelli e sorelle, Cristo è morto e risorto una volta per sempre e per tutti, ma la forza della Risurrezione, questo passaggio dalla schiavitù del male alla libertà del bene, deve attuarsi in ogni tempo, negli spazi concreti della nostra esistenza, nella nostra vita di ogni giorno. Quanti deserti, anche oggi, l’essere umano deve attraversare! Soprattutto il deserto che c’è dentro di lui, quando manca l’amore di Dio e per il prossimo, quando manca la consapevolezza di essere custode di tutto ciò che il Creatore ci ha donato e ci dona. Ma la misericordia di Dio può far fiorire anche la terra più arida, può ridare vita alle ossa inaridite (cfr Ez 37,1-14)".

"Pace per il Medio Oriente, in particolare tra israeliani e palestinesi che", ha ricordato il Papa, "faticano a trovare la strada della concordia, affinché riprendano con coraggio e disponibilità i negoziati per porre fine a un conflitto che dura ormai da troppo tempo". Ma anche "pace in Iraq, perché cessi definitivamente ogni violenza e, soprattutto, per l’amata Siria, per la sua popolazione ferita dal conflitto e per i numerosi profughi, che attendono aiuto e consolazione. Quanto sangue è stato versato! E quante sofferenze dovranno essere ancora inflitte prima che si riesca a trovare una soluzione politica alla crisi?", ha invocato Francesco.

"Pace per l’Africa, ancora teatro di sanguinosi conflitti". Specie "in Mali, affinché ritrovi unità e stabilità; e in Nigeria, dove purtroppo non cessano gli attentati, che minacciano gravemente la vita di tanti innocenti, e dove non poche persone, anche bambini, sono tenuti in ostaggio da gruppi terroristici. Pace nell’est della Repubblica Democratica del Congo e nella Repubblica Centroafricana, dove in molti sono costretti a lasciare le proprie case e vivono ancora nella paura".

"Pace in Asia, soprattutto nella Penisola coreana, perché si superino le divergenze e maturi un rinnovato spirito di riconciliazione", ha detto il Papa nelle stesse ore in cui la tensione tra le due Coree saliva."Pace a tutto il mondo", ha chiosato, "ancora così diviso dall’avidità di chi cerca facili guadagni, ferito dall’egoismo che minaccia la vita umana e la famiglia, egoismo che continua la tratta di persone, la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo; la tratta delle persone è proprio la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo! Pace a tutto il mondo, dilaniato dalla violenza legata al narcotraffico e dallo sfruttamento iniquo delle risorse naturali! Pace a questa nostra Terra! Gesù risorto porti conforto a chi è vittima delle calamità naturali e ci renda custodi responsabili del creato".

Papa Francesco ha invocato la pace anche l'indomani, affacciandosi stavolta dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare il Regina Cæli". Ed ai fedeli e pellegrini convenuti in Piazza San Pietro ha ribadito che "Cristo ha vinto il male in modo pieno e definitivo, ma spetta a noi, agli uomini di ogni tempo, accogliere questa vittoria nella nostra vita e nelle realtà concrete della storia e della società. Per questo mi sembra importante sottolineare quello che oggi domandiamo a Dio nella liturgia: "O Padre, che fai crescere la tua Chiesa donandole sempre nuovi figli, concedi ai tuoi fedeli di esprimere nella vita il sacramento che hanno ricevuto nella fede" (Oraz. Colletta del Lunedì dell’Ottava di Pasqua)".

"È vero", ha aggiunto, "il Battesimo che ci fa figli di Dio, l’Eucaristia che ci unisce a Cristo, devono diventare vita, tradursi cioè in atteggiamenti, comportamenti, gesti, scelte. La grazia contenuta nei Sacramenti pasquali è un potenziale di rinnovamento enorme per l’esistenza personale, per la vita delle famiglie, per le relazioni sociali. Ma tutto passa attraverso il cuore umano: se io mi lascio raggiungere dalla grazia di Cristo risorto, se le permetto di cambiarmi in quel mio aspetto che non è buono, che può far male a me e agli altri, io permetto alla vittoria di Cristo di affermarsi nella mia vita, di allargare la sua azione benefica. Questo è il potere della grazia! Senza la grazia non possiamo nulla. Senza la grazia non possiamo nulla! E con la grazia del Battesimo e della Comunione eucaristica posso diventare strumento della misericordia di Dio, di quella bella misericordia di Dio!".

"Esprimere nella vita il sacramento che abbiamo ricevuto: ecco, cari fratelli e sorelle, il nostro impegno quotidiano, ma direi anche la nostra gioia quotidiana! La gioia di sentirsi strumenti della grazia di Cristo, come tralci della vite che è Lui stesso, animati dalla linfa del suo Spirito!". Quindi Papa Francesco ha concluso: "Preghiamo insieme, nel nome del Signore morto e risorto, e per intercessione di Maria Santissima, perché il Mistero pasquale possa operare profondamente in noi e in questo nostro tempo, perché l’odio lasci il posto all’amore, la menzogna alla verità, la vendetta al perdono, la tristezza alla gioia". (aise)
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Papa Francesco prepara la Gmg e fa gli auguri Pasqua alla comunità ebraica romana

Anche Bergoglio rinnoverà il rito lanciato da Wojtyla e confermato da Ratzinger. Da oggi inizia il conto alla rovescia verso l'appuntamento di quest'estate in Sudamerica. "Dio continui a liberarvi da ogni male. Vi chiedo di pregare per me, Buona Pesach"
 
Angela Saieva

Papa Francesco ha scritto al capo rabbino della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Di Segni, per porgere gli auguri di buon Pesach (la Pasqua Ebraica) a tutta la comunità romana. Dio ''continui a liberarvi da ogni male'' scrive Papa Francesco aggiungendo: ''Vi chiedo di pregare per me''.

Questa mattina, riporta il sito della Comunità ebraica di,  gli uffici della segreteria di Stato del Vaticano hanno fatto recapitare una lettera firmata da Papa Francesco al Capo Rabbino della Comunità ebraica di Roma. Bergoglio porge gli auguri di buon Pesach a tutta la Comunità romana'. In un passaggio della lettera il Papa scrive: ''L'Onnipotente, che ha liberato il suo popolo dalla schiavitù dell'Egitto per guidarlo alla Terra Promessa, continui a liberarvi da ogni male e ad accompagnarvi con la sua benedizione. Vi chiedo di pregare per me, mentre io assicuro la mia preghiera per voi, confidando di poter approfondire i legami di stima e di amicizia reciproca''.

Il capo rabbino, Riccardo Di Segni, ha accolto con piacere gli auguri del Pontefice - riporta ancora il sito - e lo ringrazierà nelle prossime ore, porgendo a Papa Francesco i migliori auguri per la Pasqua Cristiana.

 

Per quanto riguarda la Gmg invece, l'appuntamento è fissato per la prossima estate a Rio de Janeiro. Ai giovani di tutto il mondo papa Francesco ha raccomandato di prepararsi. E sono migliaia, solo in Italia, che stanno già guardando ai giorni tra il 23 e il 28 luglio, quando si rinnoverà il rito lanciato da Giovanni Paolo II e proseguito poi con Benedetto XVI.

Quella con Francesco sarà la tredicesima edizione internazionale della Giornata mondiale della gioventù. Un'esperienza iniziata nel 1986 a Roma, quando il pontefice polacco convocò i ragazzi sulla scia dell'anno santo del 1984 e dell'anno internazionale della gioventù indetto nel 1985 dall'Onu. Fu subito un successo, replicato da allora con cadenza annuale a livello diocesano nella domenica delle Palme e a livello internazionale con una periodicità variabile ma con la costante della presenza del pontefice. Una consuetudine che oggi papa Francesco ha confermato di voler rispettare.

Ci sarà anche lui in Brasile, a pochi mesi dall'elezione. Così come nel 2005 ci fu Benedetto XVI nella sua Germania, quattro mesi dopo essere salito al soglio di Pietro, per rispettare l'appuntamento di Colonia fissato dal suo predecessore. In quell'occasione si contarono circa un milione e duecentomila giovani pellegrini da quasi 200 nazioni. 500mila si incontrarono a Sydney tre anni dopo, mentre due milioni accorsero a Madrid nell'estate 2011. Cifre che si sommano a quelle impressionanti della generazione Wojtyla: si stima che circa mondiali della gioventù insieme al pontefice polacco, con le significative esperienze di Manila, dove si contarono tra i 4 e i 5 milioni di ragazzi, e di Roma, dove arrivarono per il giubileo oltre due milioni di giovani.

Oggi Francesco ha rilanciato l'impegno: "A luglio a Rio", ha scandito nell'Angelus, augurando "buon cammino a tutti". E in effetti nelle diocesi il cammino di preparazione è già iniziato. Proprio per la domenica delle Palme sono stati programmati iniziative e raduni, come quello che ha attirato ieri a Capri ragazzi da tutta la Campania.
Altri appuntamenti si vivranno poi in contemporanea alle giornate di Rio, per chi non potrà affrontare il viaggio fino in Brasile. I luoghi simbolo che sono stati già scelti sono Caravaggio per la Lombardia, Salerno per la Campania, Maratea per la Basilicata, Chioggia per il Triveneto. Proprio in questi giorni è stata presentata la versione italiana dell'inno che farà da sottofondo alla Gmg: il testo è stato adattato da Valerio Ciprì del gruppo musicale del Gen Rosso  -  autore di numerosi musical e di canti utilizzati per le messe  -  e l'esecuzione canora è curata da Valerio Baggio.

"Voi ci portate la gioia della fede e ci dite che dobbiamo vivere con un cuore giovane, sempre, anche a 70 e 80 anni" ha detto oggi papa Francesco, durante l'omelia, rivolgendosi ai ragazzi che sventolavano i ramoscelli d'ulivo in piazza San Pietro. Tredici anni fa, a Roma, Giovanni Paolo II recitò un detto polacco: "Chi sta con i giovani resta sempre giovane". Fu una delle frasi che restarono nell'immaginario collettivo dei ragazzi. Ora, però, inizia l'era di papa Bergoglio. Che dice: "Voi giovani avete una parte importante nella festa della fede". E raccomanda: tocca a voi "dire al mondo che è buono seguire Gesù, che è buono il messaggio di Gesù, che è buono uscire da se stessi, dalle periferie del mondo per seguire Gesù". 
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Sacra Rappresentazione vivente della Passione di Cristo a Pforzheim
Anche a Pforzheim é stato rinnovato l'appuntamento storico con la sacra drammatizzazione della Passione di Cristo. In piú di trecento hanno assistito alla straordinaria interpretazione del gruppo teatrale di Esslingen guidato da Don Gregorio Milone  

Angela Saieva

La manifestazione é stata fortemente voluta ed organizzata interamente dal missionario Don Santi Mangiaratti, della Missione Cattolica Italiana di Pforzheim www.mcipforzheim.de . La drammatizzazione della Via Crucis, ha commentato il Presule, è uno dei tradizionali appuntamenti della nostra Settimana Santa. É un importante momento di raccoglimento a cui non si puó mancare. Per particolare valore spirituale e grande interesse culturale, la Sacra Rappresentazione si é articolata all’interno della Chiesa St. Bernhard di Pforzheim – Arlinger che regala ampio spazio, per una rappresentazione teatrale come questa. Minuti prima dello spettacolo, Don Santi Mangiaratti é stato invitato al centro del palco per un commento ma a sorpresa invece é stato calorosamente salutato dai fedeli con una standinovation, per i 23 anni di oberato servizio fatto con amore e grande passione per la comunitá italiana di Pforzheim. La mattina in Chiesa, nel celebrare la Santa Messa, il presule aveva appunto annunciato pubblicamente il suo ritiro dalla comunitá, sotto i volti increduli e rammaricati dei fedeli. Fortemente commosso dagli applausi, per stemperare ha scherzato con il pubblico sulla sua uscita di scena: é dovuta grazie alla mia tenerá etá, ha detto, quindi da Gennaio 2014 saró anche io... diciamo un emerito, ecco... vuol dire che mi rinchiuderó in un monastero. Poi ritornando cupo si riporta al centro dicendo, questa é l’ultima Pasqua che passeró con voi quí in Germania. Vi saluto con grande gioia ma anche con grande sofferenza, perché ventitreanni insieme in questa comunitá di Pforzheim sono davvero tanti. Mi compiaccio avervi visto oggi cosí numerosi sia in chiesa che quí stasera e ricordate che, quello che ci viene offerto oggi con grande sacrificio dal missionario, mio collega Don Gregorio e il suo gruppo che hanno saltato pure il pranzo per non mancare a questo grande appuntamento, non é uno spettacolo ma una meditazione. La tragedia religiosa é stata interpretata in costume d’epoca da 40 attori protagonisti della comunitá  italiana di Esslingen e non solo, é stata rappresenta e scandita in diversi atti con le tradizionali fasi della passione di Cristo, intervallati da pause di raccoglimento individuale. Il gruppo che ha girato alcune scene proprio in mezzo al pubblico, é stato guidato dal loro parroco Don Gregorio Milone, missionario della comunitá italiana di Esslingen che per il quarto anno interpreta la parte del Gesú di Nazareth. Napoletano verace, Don Gregorio Milone é da sei anni nella comunitá  italiana di Esslingen, ci dice, per sua scelta di vita ed esperienza da missionario all’estero. Da quello che ho maturato in questi anni, racconta, noto che l’italiano gli viene ancora difficile accettare la parola integrazione, soprattutto in un contesto religioso. Ho notato ad esempio difficoltá nel partecipare alla Santa Messa tedesca, anche perché hanno un loro modo di pregare e pensare, differente dai fedeli e sacerdoti tedeschi. Questo bagaglio culturale e spirituale italiano non va assolutamente abbandonato. Per comprendere veramente il nostro connazionale, a mio avviso, vedo la necessitá di avere missionari italiani che vengono dall’Italia e non di coloro che parlano anche italiano. Solo in questo modo la nostra comunitá puó rimanere integra anche fuori dalla sua terra. Oggi ci troviamo quí con il mio gruppo grazie a Don Santi  quale voleva concludere, non a caso, con un qualcosa di speciale la sua lunga missione comunitaria in Germania, visto che a fine anno fará rientro in Italia. Auspico pertanto che il suo nuovo sostituto sia un italiano e che venga dall’Italia. La comunitá di Esslingen mi ha accolto come uno di loro, perché sono uno di loro e perché come loro sono emigrato. Sono un’italiano. C’é intesa.

I momenti più significativi della Passione di Cristo, sono stati rappresentati con delle sequenze sceniche suggestive e dall'ingresso dei personaggi, il cui ruolo veniva intuito semplicemente attraverso i gesti del pubblico. Commosso fino alle lacrime, nel vedere passare Gesú con addosso la croce, gli spettatori pietrificati hanno provato quello stesso strano senso di sofferenza. Tutto é stato impeccabile e curato sotto ogni minimo dettaglio. Dalla lavanda dei piedi, all’ultima cena, all’incontro con Ponzio Pilato. Dalla condanna e frustate a dorso nudo al Gesú Nazzareno (fatte udire in una gelida atmosfera scenograficamente apposta creata) alla crocifissione dei due ladroni, al tradimento nell’orto degli ulivi e l’impiccaggione mozzafiato del Giuda, lasciato penzolare alcuni minuti sotto una tenera luce, quasi a fare riflettere. La drammaticitá della crocifissione di Gesú (fatto udire anche lí, le grida di dolore confuse con i colpi secchi di un martello che ha lasciato intuire il penetrare del chiodo nella sua mano) mischiato con il pianto straziato della Madonna e poi la gioia della Resurrezione, hanno chiuso l’edizione della Passione Vivente di Pforzheim. Una versione che è stata apprezzata anche per lo spirito e l’originalitá di questo gruppo che con sacrificio, amore e tanta passione, ha affrontato chilometri, un pubblico e una Cittá nuova. La manifestazione, ha sottolineato Don Santi Mangiaratti, ha il grande merito di avvicinare i cittadini alla Chiesa, coinvolgendo sopratutto i giovani con una messa in scena ricca di enfasi. Non solo uno spettacolo, dunque, ma un profondo momento di riflessione e meditazione. Colgo l’occasione della vostra presenza per ringraziare nuovamente voi, il Corriere d'Italia www.corritalia.de  la AISE http://www.aise.it/italiani-nel-mondo/comunita/140435-a-pforzheim-la-rappresentazione-vivente-della-passione-promossa-dalla-mci.html il pubblico, i miei confraterni per il nobile gesto di ospitalitá, il gruppo teatrale e il loro missionario Don Gregorio Milone che ha accettato la mia richiesta. Lo scopo della rappresentazione è infatti, quello di coinvolgere gli spettatori in una realtà lontana da quella reale e quotidiana, attraverso un paradosso temporale che fonde presente e passato. E credo che ci siamo riusciti. In un mondo che ha così sete di speranza e verità, proprio le croci quotidiane ci permettono di avvinarci di più a Cristo e di attingere da lui senso e significato per le nostre vite. L’evento, ripreso dalle telecamere della SDA FotoVideo Pforzheim www.sdainfo.de  in collaborazione con TeleVideoItalia.de www.televideoitalia.de vedrá in sintesi la messa in onda su reti mediatiche, mentre per intero su emittenti televisive italiane. La Madre di Gesù é stata interpretata da Viviana Mastrogiorgio, Ponzio Pilato da Nazario D’Agruma. Sinedrio: Luciano Castagnola (CAIFA) Raffaele Bianchimani (NADAP) Paolo Bonvissuto, Michele Cristino, Luisa Napolitano. Le Guardie del Tempio: da Rosa Aloe, Silvano Pomarico, Valentina Salerno, Sofia Gurreri. I discepoli di Gesú: Francesco Napolitano (PIETRO) Franco Volpicelli (GIUDA) Salvatore Corsano (GIOVANNI) e ancora Antonio Fantastico, Salvatore Napolitano, Vincenzo Leonetti, Elio Iannuzzi, Placido Cristino, Marcello Marino, Agostino Carrino, Vincenzo Aloe, Marco Gurreri. ADULTERA: Giusi Spadaro. BUON LADRONE: Marcello Marino, CATTIVO LADRONE: Gero La Mendola. BARABBA: Vincenzo Aloe. I soldati romani da: Mario Danzé, Elio Cicatello, Giuseppe Scerra, Gianfranco Spataro, Luigi Calà, Antonio Trovato. La Folla da: Christina Cristino, Serafina Carrino, Maria Catalano, Adele Tedesco, Sibilla Corsano, Natina Cristino, Miriam Leonetti, Filomena Marino, Anna Fantastico, Giovanna Iannuzzi, Rita Onorio. La SERVA DI PILATO: Serena Spataro. La VERONICA: Francesca Salerno. Le scenografie sono state curate da: Silvano Pomarico, Luigi di Benedetto e Placido Cristino. Tecnico delle luci  e suono: Rocco di Benedetto e Alessandro Cottone.
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Migranti e integrazione, una lettera aperta dalla Germania ai giornali italiani

Angela Saieva

Molti italiani residenti all’estero come noi si chiedono se nel loro paese di provenienza ci sia una almeno vaga coscienza dei problemi reali a cui vanno incontro.

Passando da un’emergenza all’altra, come succede in Italia, il rischio è di non vedere il futuro anche vicinissimo: ci sembrano invece urgenti alcune considerazioni, visto che il destino dell’Italia continua a starci a cuore, anche se non ci abitiamo più.

Noi viviamo in Germania, dove della situazione demografica si tiene debito conto, se ne fa oggetto di dibattito, sono state avviate e si avviano misure per affrontarla adeguatamente.

La situazione demografica in Italia è in tendenza analoga a quella tedesca, ma sensibilmente peggiore: abbiamo la più alta percentuale di anziani d’Europa, il più basso tasso di natalità insieme alla Spagna, una scarsissima presenza femminile nel mercato del lavoro (dopo di noi viene solo Malta), ma non ci preoccupiamo affatto di chi pagherà i contributi ai pensionati in presenza di una piramide demografica sostanzialmente rovesciata. E non si tratta solo delle pensioni.

L’aspettativa di vita continua ad aumentare e per esempio il governo tedesco calcola che da un milione di casi di demenza senile attuali tra dieci anni si passerà a quattro milioni.

Ovviamente non saranno solo queste persone ad abbisognare di assistenza ventiquattro ore su ventiquattro.

A i giovani che incominciano a lavorare si raccomanda un’assicurazione sull’assistenza, di cui possono aver bisogno dopo la pensione (“Plegeversicherung”) le misure, che i demografi raccomandano, sono: a) più donne nel mercato del lavoro b) più lavoratori stranieri c) innalzamento dell’età pensionistica. Inevitabili: d) aumento dei contributi e f) consistenti tagli alle pensioni.

Che cosa fa il governo della Germania Federale?

Per conciliare professione e famiglia e favorire un aumento delle nascite sono state introdotte leggi che aumentano i congedi retribuiti di maternità e paternità, con misure che incoraggino i padri ad usufruirne, pena la cancellazione del congedo.

(Qui non si parla di crescita della popolazione, ma dei 2,1 figli a donna che permetterebbero di mantenerla costante).

Da stranieri addetti ai lavori verifichiamo l’orientamento verso una politica dell’accoglienza nei confronti degli immigrati, che si concretizza in programmi di integrazione sempre più specifici, all’interno dei quali gli stranieri stessi vengono richiesti nella funzione di esperti e mediatori culturali.

II governo italiano non attua nessuna misura che favorisca l’ingresso di donne ed immigrati nel mercato del lavoro: accetta supinamente che le giovani donne passino da un precariato all’altro e quindi non possano neanche pensare a mettere su famiglia e alimenta la paura nei confronti degli immigrati, gonfiando problemi di insicurezza, quando ben sa che il numero dei reati è diminuito al pari degli ingressi di immigrati in Italia.

Non legalizza gli stranieri, che hanno un lavoro e che non aspettano altro, ma li tiene in un costante stato di illegalità funzionale ad ogni genere di sfruttamento nei loro confronti, e si guarda bene dal far sapere che gli immigrati in Italia hanno una scolarità mediamente più alta degli italiani (e la maggior parte di loro è bilingue o plurilingue).

Ne segue che gli italiani dovranno pagare più contributi, più spese mediche e di assistenza, l’età pensionabile sarà alzata e le pensioni tagliate.

A questo andranno incontro tutti i lavoratori, i loro figli e nipoti - se ne avranno ancora. Osserviamo che la probabilità per ogni cittadino di essere aggrediti da rumeni o altri in confronto è irrisoria.

Non sarebbe ora di dare spazio ai demografi?

Non è il caso di relegare la cronaca nera e rosa alle pagine interne, come fa qualsiasi giornale tedesco serio,dato che essa riguarda solo i diretti interessati e di mettere in prima pagina le proiezioni demografiche che incidono sul futuro di tutta la popolazione?

Liana Novelli Glaab, Coordinamento Donne Italiane di Francoforte
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Lello Raffaele Guida - Lello sensitivo 
Accolto calorosamente dalla comunitá italiana venuta da diverse parti della Germania e dalla Svizzera, lo studioso é stato ospite ad una manifestazione italiana ad Heidelberg.

Lo abbiamo incontrato e approfittato per scambiare quattro chiacchiere a ruota libera, con il loro mito.

Angela Saieva

é definito uno studioso di porte temporali, noduli gravitazionali, teleradiestesia, dominio della mente, sensitivo e quant’altro. Principalmente è uno studioso di se stesso, sostiene. Differentemente dagli altri, ha preferito rimanere ed essere conosciuto con il suo vero nome di battesimo, appunto Lello. Dotato di un forte carisma religioso, si evidenzia dalla sua forte personalità approdando negli schermi televisivi di Mediaset e di seguito in RAI.

Per questo evento ad Heidelberg, si sono spostati da piú paesi dalla Germania e non solo, anche dalla Svizzera. Noi abbiamo voluto incontrarlo e lui volentieri ci ha accolto come in una grande famiglia.

Come ha scoperto queste sue doti sensitive?
Nel modo piú strano possibile. Premetto che vengo da una generazione tramandata da nonno, a padre, a figlio. Ammetto che ero il primo scettico, fino a quando testai in prima persona avvenimenti purtroppo spiacevoli, a partire dalla mia famiglia. All’etá di  tredici quattordici anni decisi di non prendere piú in giro mio padre bensí di farmi aiutare da lui per studiare queste manifestazioni e svilupparle in bene.

Dominio dellamente, operatore esoterico, sensitivo, veggente, noduli gravitazionali e quant’altro. Si rispecchia veramente in quello che fa?
Si. Bisogna ritornare indietro di secoli peró, per capirci. Partendo da quando la parapsicologia e la psicologia era un’unica scienza. Poi con il tempo si sono divise, approfondendo ognuno il proprio studio. A questo va aggiunto un’altra cosa, lo studio delle religioni. Noi siamo dei cattolici. Ma non dimentichiamo che il cattolicesimo é una religione moderna. Molto moderna. Ma deriva da antiche religioni. Chi studia tutto questo, non puó nascondere di studiare anche il bene e il male. Questo va a catalizzare tutti gli avvenimenti che accadono nella nostra vita. Ognuno di noi poi, le spiega o le interpreta in modo diverso. 

Che rapporto ha lei con la fede?
Io sono molto religioso. Sono praticante. Collaboro molto con la mia parrocchia, dove risiedo da anni. Eppure mi risulta che siamo il popolo meno praticante, meno osservante, meno conservatore. É un dato di fatto che c’é un forte calo del clero. Nelle mie dirette televisive invito o rimprovero chi non va regolarmente in chiesa. Tuttavia, anche io non sono daccordo su certe cose. Esiste un biblioteca ad esempio, custodita gelosamente in uno Stato che tutti conosciamo, ma purtroppo non é aperto al popolo. Io credo che in questo modo le persone hanno poca conoscenza della vera o meglio dire intera religione. Forse é per questo che si allontana? Perché non dargli modo di conoscerla in tutto? E perché su tanti libri, ne fanno uscire solo uno in piccolo? 

Perché ha scelto l’Italiano all’estero per trasmettere le sue facoltá extrasensoriali?
Io non l’ho mai scelto. Viceversa, é stato l’emigrato a scegliere me. É stato per caso e comunque nel 1999, quando una emittente napoletana muoveva i primi passi nel trasmettere via satellite. In quell’occasione, mi é stato proposto di fare un programma e ci fu un marea di telefonate, arrivate dalla Germania, Svizzera e Belgio di nostri connazionali. Da lí fu un continuo crescente. Premetto che in Lombardia, ero giá molto conosciuto e il mio vero boom é nato da lí. Poi approdai in diverse emittenti di Mediaset e di seguito anche in quelle della RAI. Non nascondo che ho avuto anche delle negative esperienze, ma anche questo fa crescere. Infine ci fu l’evoluzione vera e propria che mi ha permesso di aprire una mia regolare emittente televisiva. 

Le é maicapitato di vedere o parlare con gli angeli?

Qui bisogna fare una piccola distinzione. Abbiamo una concezzione diversa degli angeli. La chiesa insegna che ne sono solo settantadue. Io sostengo che sono molto di piú. Ma comunque, tornando agli angeli, il termine piú corretto secondo me é parlare con un’entitá. Esiste la possibilitá di parlare con loro. L’Entitá si manifesta in tanti modi ma non sei certo tu a decidere peró, quando lasciarsi manifestare. In proposito ho fatto delle dimostrazioni in televisione, davanti a notai, giurati e pubblico scelto dagli stessi. Ho dimostrato come parlare con delle entitá e come lasciano dei segni che solo quella data persona conosce realmente e nessun’altro, me compreso.  

Che effetto le fa quando qualcuno si mostra diffidente nei suoi confronti?
Nessuno effetto anzi, ti diró che ancora oggi invito sempre le persone scettiche a mettermi alla prova. Nel 1999 ad esempio, nel programma televisivo “Previsioni”su Italia 1, mi misero alla prova con Enrico Papi davanti a notai e pubblico di giurati portati da loro. Abbiamo fatto la prova del nove, registrando delle testimonianze davanti ad un notaio. Due mesi dopo, hanno aperto le schede sigillate. Lascio a te il risultato di quelle schede. Tutto questo é comunque documentato. 

C’é stato un momento nella sua vita che ha pensato di dire basta a tutto questo?

É stato tre anni fa, quando mio padre era al termine della sua vita. Ho avuto uno forte smarrimento. In qualsiasi cosa che fai, quando perdi un qualcuno che ami davvero, torni di punto in bianco con i piedi per terra. É difficile perderlo, lasciarlo andare. É stato un momento difficile. Questo peró, mi ha dato forza poi per continuare a credere a dei valori che mi avevano insegnato e cióe, aiutare gli altri oltre che a se stesso

Questo suo campo extrasensoriale, a contatto col pubblico di ieri e oggi, com’é?
Sono uno studioso di me stesso e poi del karma altrui. Fino a vent’anni ammetto che non volevo il contatto con le persone, perché ero e sono tutt’oggi in continua ricerca su quello che c’é dentro di me. Nel novanta, novantadue ho attraversato davvero una crisi essistenziale. Vedevo nella gente che voleva solo approfittare di me, per sapere cose materiali. Quello che spiego tutt’oggi in televisione é, se ti rivolgi a qualcuno, deve essere solo un modo per ricercare se stessi, un modo per ricercare i propri errori e non per cercare di dare sempre la colpa a qualcuno, per ció che ci accade di negativo.

In tutto quello che fa, qual’é il suo vero guadagno?
Ci sono due tipi di guadagno. Il primo é quello morale. Preservare quello che hanno fatto i miei precedessori ma principalmente salvaguardare l’immagine di mio padre che mi emoziona ancora oggi. A quell’epoca, non esisteva la televisione, eppure arrivava gente da ogni parte del mondo e loro ricambiavano con qualsiasi tipo di alimenti, ció che ora non si puó fare piú.

Oggi é tutto tassato e anche se non guadagneresti niente, dovresti dichiarare ugualmente un  minimo di guadagno. Questo é il nostro Stato italiano. Il secondo é quello effettivamente economico. Perché noi viviamo di questo. Le persone che telefonano sono consapevoli che pagano la telefonata.

Ma con una differenza, rispetto agli altri, io prima invito a parlare con me con una linea telefonica gratuita, aperta a tutti. Mi faccio mettere alla prova. É il pubblico che decide poi, se diventare miei utenti o no.

Se uno dei suoi figli seguisse le sue orme, che direbbe?
Li, tocchi un tasto a me giá conosciuto. Io so per certo che uno dei miei figli continuerá il mio percorso. Certo ora sono piccoli e da buon padre non voglio turbare la loro crescita naturale. Mi auguro che questo accada. Quandosi sentirá davvero pronto, io usciró dalla scena pubblica e saró solo il suo maestro spirituale. 

Vuole lasciare un messaggio ai nostri connazionali in Germania?
Sono spesso ospite delle comunitá italiane in Germania. Mi rammarico vedere che non sono poi cosí tanto unite, come fanno credere. Ho notato diffidenza, indifferenza, gelosia e quant’altro. Non dovrebbe esserci. Vedi la comunitá dei turchi per esempio, si aiutano a vicenda e non sono mai da soli. La Santa Messa poi, celebrata con rispetto parlando da sacerdoti tedeschi. Dovreste pretenderla in italiano, come avere le missioni italiane in ogni dove. La comunitá é importante e fondamentale per la nostra stessa cultura. Se mancano missionari italiani, raccogliete non una firma ma in migliaia per averlo. Non bisogna perdere i propri valori anche se emigrati. Poi un’ultima cosa ma non per questo ultima, é il Corriere d’Italia. Ho avuto modo di leggerlo in Hotel. Date voce e capitolo ai nostri connazionali, senza fare distinzione. Scrivete cose reali. Informate i nostri connazionali. É di questo che oggi la gente ha bisogno. Non l’ho visto ancora in nessun’altro giornale. Invito pertanto anch’io tutti a richiederlo.     

Che idea ha sugli oroscopi?

Non leggete ne seguite l’oroscopo. L’oroscopo per me non serve a niente. Ognuno di noi ha un proprio percorso. Io sono del parere che un lettore deve prima documentarsi e oggi, con tutti i mezzi che abbiamo, possiamo farlo. Prima di avvicinarsi all’astrologia o a qualsiasi altra tecnica divinatoria che si vuole usare, deve essere studiata attentamente per renderci conto che tutte queste materie devono essere sentite non come un mezzo da sfruttare ma come una cultura da cui arricchirci.  

Quali sono i suoi prossimi progetti?
A breve saró ad una importante mostra a Cuba su questo mio settore, per una dimostrazione di una tesi che sto lavorando da tre anni. Sto uscendo con un mio libro, dove racconto tutto il percorso della mia storia. Di come nasce il mio casato, tornando indietro a mille e trecento anni fa. A Gennaio 2013 riparte la mia tournée e proprio da Rocco ad Heidelberg. E ti diró, bolle in pentola anche un’altro importante progetto per gli italiani all’estero ma per scaramanzia non lo dico. La manifestazione, organizzata dal Ristoratore Trattoria Vecchia Bari, Rocco Cafaro, gestore di tre rinomati ristoranti nella zona, é stata arricchita fino a tarda notte dal gruppo musicale Gli Arieti accompagnata dall’agraziante voce di Cristina Gagliano.

Ringraziamo la calorosa ospitalitá avuta dal Ristorante e la disponibilitá concessa da Lello Raffaele Guida sia per l’intervista, sia per avere aperto in diretta nella emittente televisiva di Studio 5 Napoli Mia in Germania, un ampio spazio a favore della nostra redazione e del Corriere d’Italia www.corritalia.de e dell’operato giornalistico svolto dal 1951 ad oggi, con serietá e professione per i nostri connazionali sparsi nel mondo.
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Adriano Celentano. É tornato il ragazzo della via Gluk.

Con la forza della semplicità, ha fatto uno spettacolo su spettacolo.


Angela Saieva

Emozioni di un Live. Dopo diciotto anni è ritornato a cantare dal vivo all’arena di Verona, alzando a Canale 5 uno share che non si riscontrava da anni "RockEconomy". Uno spettacolo su spettacolo.

Dove trova anche lo spazio per indicare a quella gente comune, che i politici non sanno più riconoscere, la strada per uscire dalla crisi economica e riscoprire il valore italiano in tutto il suo splendore. Adriano Celentano ritornato a cantare dal vivo, dentro il suggestivo scenario dell’Arena di Verona. Dopo diciotto anni il molleggiato, che da piú di cinquant’anni regala oceaniche emozioni con le sue canzoni. Calca il palco con la stupenda scenografia e spiccata professionalità del corpo di ballo, arricchito da impeccabili tempi ritmici di luci e technica.

Ancora una volta l’esibizione di Adriano Celentano non ha deluso ne l’attesa, ne tutte le aspettative. Grande successo di pubblico e di spettatori anche di Canale 5 che, perle due serate, ha ottenuto uno share che non vedeva da anni. Quello di Celentano è stato uno spettacolo unico, un’esplosione che ha saputo riunire ancora una volta le generazioni. Per il legame all’attualità e al tema dello spettacolo RockEconomy, Adriano Celentano apre il concerto con Svalutation.

Poi giú, una dietro l’altra, Pregherò, Si è spento il sole, L’emozione non ha voce, Cumbia di chi cambia, Sono un uomo libero, L’artigiano, pezzi Rip It Up. Ma soprattutto l’incantevole brano Il ragazzo della via Gluk che il pubblico ha cantato con il mito.  La prima serata regala anche qualche intoppo. Sembra stanco, affaticato, pensieroso. Spazi che fanno scendere il ritmo dello spettacolo, magari contrastato anche per la presenza dell’economista Jean-Paul Fitoussi, per certi ritenuto molto retorico. Anche perché, diciamola tutta, il pubblico é venuto per sentire cantare il loro idolo salvato, per l’appunto da questa situazione, dal l’intervento di Gianni Morandi.

Ma anche questo fa parte del bello della diretta, del Live, quello vero s’intende e allora, tutti i nodi come di incanto si sciolgono e il ritmo, anche se improvvisato, riparte alla grande. Un successo mirato e come sempre meritato. Fans in delirio, un trionfo.

Non ci sono più vuoti, nella seconda ed ultima serata, niente intoppi ma solo un grande spettacolo e adrenalina pura, come solo un grande artista come lui sa fare. Con Yuppi Du il suo monologo trova un’aggrazziante posizione non piú stonato. Un pensiero diretto, ben riuscito e apprezzato questa volta, quello della necessità di riscoprire una straordinaria realtà, la nostra Italia e la sua invidiata bellezza.

Il programma scivola vellutato ed ecco L'arcobaleno, un omaggio al grande Lucio Battsti, poi Storia d'amore con il finale prolungato dalla maestria della fisarmonica del maestro Fio Zanotti. Ancora giú con un medley, S'è spento il sole, Esco dirado, Ringo, fino al rifare Il ragazzo della via Gluk.

É lo stesso Adriano Celentano, divertito e commosso, che intona la nota con la sua chitarra lasciando cantare i suoi Fans all’Arena. Che maestro, un grande maestro.

Attesa anche il bussare di quella gigantesca porta che ancora una volta non combacia col “chi é” di Adriano. Ma poco importa. Il pubblico si diverte.

Ed ecco rientrare sul palco Gianni Morandi. Insieme, omaggiano Lucio Dalla con “Caruso” poi si improvvisa fotografo e riprende il mito, Adriano, impegnato in “Una carezza in un pugno” e con l’arena in delirio. Lui si diverte, azzarda le fatidiche mosse da molleggiato, gli riescono ma poi si siede e dice sorridendo

adesso peró, dopo questi passi, avró bisogno minimo quindici giorni di ferie per riprendermi”.

Il pubblico risponde. É in grande sintonia con lui. C’é anche dell’ironia nel suo programma, soprattutto quando sottoline

siamo tutti qui assieme”. Sopra quelli che hanno avuto lo sconto del 99 per cento e in platea quelli che hanno venduto la casa per essere qui da me.

 Bisogna combattere per la stessa idea, aggiunge, per la bellezza delle cose.

Il suo messaggio cammina in perfetta sintonia con le note di “Cammino” e il suo spettacolare corpo di ballo.

 “Se si è in tanti a sognare i sogni si realizzano, conclude il monologo, e per questo sogno anche i ricchi ci daranno una mano”.

L’emozione gli fa dimenticare passaggi di alcune canzoni, o magari é solo un modo per vedere severamente i suoi Fans conoscono tutte le parole delle sue canzoni, non lo sapremo mai, ma sappiamo per certo che il pubblico ha continuato in coro, anche noi. 

Fra una canzone e l'altra scherza confessando "è stata dura preparami per questi concerti. Non ricordavo più i testi delle canzoni. Diciotto anni sono tanti” il pubblico attento e divertito risponde.

Una fans russa, per pochi secondi, riesce a farla in barba al servizio d’ordine e a salire sul palco. Viene bloccata ma Adriano Celentano li richiama e lascia risalire la gagliarda giovane, lasciandosi abbracciare. La ragazza si contiene ed emozzionatissima riesce ad alzare le braccia strillando, l’ho toccato! C’é l’ho fatta. Anche Gianni Morandi ricambia l’abbraccio e le chiede il nome e da dove viene, ma lei a stento risponde. L’emozione di avercela fatta é tanta e ubriaca di felicitá continua a saltare di gioia. Sulle note di Prisencolinensinainciusol il grande Celentano saluta i Fans, i suoi ospiti, la mare di artisti seduti ad ascoltare il grande maestro. Sono davvero in tanti. Saluta Verona inquadrata in tutto il suo splendore e per tutte e due le serate, da suggestive immagini. Poi volta le spalle, come solo lui sa fare, e lentamente scompare dietro quella porta che sembra costruita apposta su misura per lui, grande...per un grande e che si é aperta come per magia al suo “ruggito”... la panteranera, ha colpito ancora nel segno.

Un po di storia:
Milanese di origine pugliese (Milano, 1938), Adriano Celentano, comincia ad esibirsi come comico e imitatore nei cabaret milanesi, poi debutta ufficialmente come cantante al palazzo del Ghiaccio di Milano nel corso del Primo Festival del Rock And Roll.

E’ il 1957. Gli bastano tre o quattro 45 giri per trasformarsi nel protagonista più idolatrato (e spesso più criticato) della canzone italiana.

Popolarissimo già come "rocker", diventa in seguito interprete di singolari ballate ispirate ai generi più vari (musica soul, tango, valzer, shimmy) e, a partire dal 1965 si dedica con lo stesso successo anche al cinema, tanto come regista (Super rapina a Milano), quanto come interprete (Serafino, 1968, di P. Germi), rivelando davanti alla macchina da presa una singolare vena comica, favorita dall’aria sorniona e dalle sue doti di "molleggiato".

Colleziona in circa 40 anni una serie impressionante di successi discografici, ma anche come attore non scherza.

Lo ricordiamo in "Bianco, rosso e..." (1972), di A. Lattuada, in "Rugantino" (1973), in "Qua la mano" (1979), in "Il bisbetico domato" (1980), in "Segni particolari: bellissimo" (1988), e come regista in "Yuppi Du" (1975), "L'altra metà del cielo" (1976), "Geppo il folle".

Nell’inverno 1987-1988 ha voluto scommettere anche sulla propria popolarità televisiva, accettando di condurre il varietà del sabato sera, "Fantastico 8".

Ne sono sortite pagine intere sui quotidiani, una valanga di polemiche, ma soprattutto "picchi" di audience da record e un ennesimo successo discografico.

Sono molte le canzoni che lo consegnano alla storia della canzone italiana. Alcune poi sono piccoli gioielli, come "Azzurro", "Una carezza in un pugno" e "Il ragazzo della via Gluck".

Tra le incisioni più recenti ricordiamo album come "La pubblica ottusità" (1989), "Il re degli ignoranti" (1991) e "Quel punto" (1994), ma sul mercato discografico continuano ad occupare uno spazio rilevante tutti i dischi del suo lungo catalogo e diverse antologie di largo successo come il recente "Le origini di Adriano Celentano".

Nel 1999 pubblica il cd, Io non so parlar d'amore.nato dalla  collaborazione con Mogol, per i testi, e Gianni Bella per le musiche.

Nel 2000 realizza per la Rai un programma dal titolo "Francamente me ne infischio", in cui accosta musica, con la partecipazione di moltissimi artisti italiani ed internazionali, e temi sociali, scatenando polemiche per la durezza di alcuni immagini trasmesse.

A novembre dello stesso anno pubblica il nuovo album nato dalla fortunata collaborazione con Mogol e Gianni Bella, Esco di rado ( e parlo ancora meno).

Nel 2003, esce il cd Per sempre approdato nei negozi sulla scia dello straordinario successo ottenuto dai due precedenti album. Ultima fatica è l'album "C'è sempre un motivo" (2004) che contiene anche un brano indedito di Fabrizio De André intitolato "Lunfardia", cantata nel dialetto di Buenos Aires.
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Amedeo Minghi, Cantante e Cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica Italiana.

Lo incontriamo in occasione della “Festa Internazionale della Musica nonché la Giornata Mondiale per la lotta alla Sclerosi Laterale Amiotrofica  

Angela Saieva
 

A’artista romano ha collaborato con artisti come, Califano, Morandi, Oxa, Pavone, Mietta, Nava, Mia Martini e tanti altri ancora.

Ha pubblicato inoltre nel 2006 un libro confessione di grande impatto dal titolo “L’ascolteranno gli americani”.

Compositore, autore, cantante le piace essere chiamato “maestro”.
A Roma si chiamano tutti “maestri”.

E’ semplicemente un modo di dire romano, molto diffuso. Io non ho questo titolo e pertanto non mi faccio affatto chiamare “maestro”.

Ho dei titoli veri che invece potrei utilizzare ma me li tengo perme.

Ha collaborato con numerosi artisti. Quale connubio é meglio riuscito per la sua crescita artistica echi le manca nel palmares per il duetto della vita?
Per la crescita artistica sono stati due i personaggi importanti:

uno è Gaio Chiocchio, purtroppo scomparso e non è più con noi, l’altro è Pasquale Pannella, con il quale abbiamo scritto cose bellissime e che ricorderemo per sempre, perché sono tra le cose più importanti che abbia scritto nella mia carriera. 

Oltre al canto puro e semplice, si propone in recital musical teatrali, scrive un libro “L’ascolteranno gli americani”. Pura ricerca creativa, od intento d’allargaregli orizzonti artistici?

E’ connaturale al mio carattere.

Io la musica la vivo in tutti i suoi aspetti, per cui, che sia una canzone, una colonna sonora, un commento, un balletto odaltro, io la uso, perché il mio mestiere è quello di fare musica.

Ha fatto molta gavetta. Il suo primo Album esce solo nel ’73 con “A.Minghi”), poi nel ’77 con  “L’immenso” nel’90 sale sul podio di Sanremo con Mietta. Bell’esempio di maestria ed umiltà?  

Questo corrisponde a verità, perché ho sempre continuato a perseguire il mio discorso musicale ed artistico, d’altra parte ribadito anche l’anno scorso al “Festivaldi Sanremo”, con il pezzo dal titolo “Cammina, cammina”;

si va sempre avanti, ho cercato di portare innanzi questo concetto poi, le circostanze, per fortuna, mi hanno dato ragione.

Fosse agli esordi, ai talent show come X-Factor ed Amici, ci andrebbe?

Ah no. Assolutamente no!

Otto volte a “Sanremo” tra gioie e delusioni ha dichiarato ...Purtroppo il Festival è figlio di se stesso, mutano le formule ma la sostanza rimane quella”. Che tipo di vetrina resta per lei?
Purtroppo é una vetrina che fa brutta mostra di sé.

Anche se, come tutte le cose, c’è sempre l’altra faccia della medaglia e quindi, per tanti che subiscono questo destino, c’è poi qualcuno che invece da Sanremo trae riscontri positivi.

Ma è un po’ come in tutte le cose, no? Anche tutta questa crisi economica, dove c’è chi sta perdendo tutto e chi invece sta arricchendosi anche troppo e pericolosamente.  

Oggi si evidenziano tatuaggi, piercing, lifting, look estremi, ancorché anoressia, bulimia, alcolismo, droga, xenofobia e quant’altro. Sono esempi di un’umanità bruciata, confusa ed infelice, che stenta a ritrovarsi?


Esempi di una generazione di genitori imbecilli!!! Sottolineo tre volte imbecilli perché il mestiere più difficile è quello di fare il padre e la madre ma, certo, se il padre si mette a competere con un ragazzino di tredic’anni, il cretino è lui.

Ed è molto probabile che poi, ne sortisca una di quei figli che lei ha descritto e che invece avrebbero ben altre potenzialità.

In occasioni come la Giornata Internazionale della musica ma soprattutto per il Global Day, giornata mondiale della lotta contro la SLA (sclerosi lateraleamiotrofica) con che spirito affronta il palcoscenico e come pensa di poter tornare utile alla causa?

Con la mia presenza. Penso che se la mia partecipazione, come quella di tanti altri miei colleghi, può servire a portare più gente in questa Piazza.

Che poi la musica ha questo aspetto importante di saper fare aggregare, no?! Se il mio nome, assieme a quello degli altri, può essere utile alla causa portando invece che mille, quei millecinquecento, va benissimo!

Per cui, più gente abbiamo e più media abbiamo; ecco quindi, io metto i miei 43 anni di carriera sul piatto.

In “Gerusalemme”, “dedicata alla città come se fosse una donna”, si cita: “Luce che accende le tenebre ai figli, Stellamaestra agli uomini, Madre di tutte le madri, voce di tutte le voci, nel silenzio lenisci il dolore, bella fra tutte le spose fra le belle desiderata”. Un’autentica dichiarazione d’amore?
Sì. Gerusalemme infatti, anche nella Bibbia è descritta come una donna. Infatti questi testi li ho scritti ispirandomi ai Testi Sacri, nel senso che non li ho copiati, per carità, ma sono andato a prendermi il senso di certe cose e Gerusalemme è stata immaginata come un donna, tant’è che come una “donna bellissima e meravigliosa”, è stata (ed è) contesa.

In “Pensiero di pace” tratto dall’album “L’altra faccia della Luna” disse: “La Pace è pensiero buono, patrimonio dell’Umanità”. A due passi da qui si vorrebbe porre contro ogni logica, impatto ambientale e non solo, una decisa opposizione popolare una nuova Base Usa che di certo non porterebbe un giardino di fiori! Altro che città dell’UNESCO! O no?

Sì, infatti ecco perché nel mio libro scrivo metterei, tra virgolette, come una sorta, non di Legge, ma un “Decreto Legge”, per portare la gente a Gerusalemme; perché se non vai lì, in quella città, non capisci e non ti rendi conto.

Tutte queste cose che lei ha detto adesso, sono tutte figlie dello stesso problema. Problema che nel Pianeta è uno, ed è la Guerra che c’è nella Terra Santa. Questo è proprio il problema dei problemi, quello basilare. 

Unioni difatto, adozioni per coppie di fatto, testamento biologico, eutanasia. Come la pensa al riguardo?


Sono contrario, in quanto Cristiano. Le unioni di fatto vanno benissimo ma sono contrario alle adozioni di bambini, da parte di gay o di lesbiche, ed in questo penso di avere un’immagine “classica”.

Mio nipote cerca la mamma e vuole il papà. Un mondo dove la mamma ed il papà non ci sono, mi sembra che lo si vada a peggiorare, non a migliorare.

Sulle coppie di fatto, è diverso. Gli uomini e le donne hanno il diritto di scegliersi l’amore come lo vogliono; pretendere invece, di essere d’esempio agli altri, è sbagliato.

Si è soliti dire che s’è tutti uguale di fronte alla morte, lei lo crede pure?
No, anche durante la vita, perché per Dio, siamo importanti tutti ed i ruoli diognuno di noi, nel gran disegno di Dio, sono comunque rilevanti. Non c’è nessuno, su questa faccia della terra, che sta qui per caso o sta qui perniente.

A chi darebbe un bacio e a chi uno schiaffo?

Ma la vita è sempre un bacio. Ad esempio questa serata lo dimostra. Ci sono delle persone qui presenti che vivono delle vite terribili, che non possono né muoversi, né decidere nulla autonomamente, intendo i malati di Sla presentiallo spettacolo e non solo quelli.

Eppure sono qui a dimostrare quanta vita hanno in corpo. Sono loro che ci dimostrano come la vita sia un fatto meraviglioso.

Perché non vogliono mica morire questi qui eh! Giustamente ci insegnano a ricordarci che ogni mattina al risveglio, noi abbiamo un gran culo!

Cosa le manca per sentirsi pienamente realizzato?

Molte cose. Sto programmando ecco, forse questa Messa, ma pure il musical finalmente, visto che in più di quarant’anni non ne ho mai fatti.

Lo farò adesso che per questo genere di spettacolo, per come lo penso io, l’Italia è pronta. Per cui ci saranno ancora canzoni, ci saranno ancora musical, ci saranno ancora film e, se Dio vuole, per tutta la mia vita, MUSICA.
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Inedito di Laura Pausini
la cantautrice italiana, amata in tutto il mondo ha fatto tappa in Germania. Ad attenderla, un esercito di fans in delirio. Incontriamo la Regina dei giovani e i suoi fans
 
Angela Saieva

Se volessimo indicare una cantante che dal novanta ad oggi è riuscita a scaldare i cuori con la sua musica e le sue canzoni, la troveremmo nella romagnola Laura Pausini. I suoi concerti hanno fatto la storia.

Il suo ultimo Album che ha giá vendute un milione di copie in tutto il mondo e preso quattro dischi di platino, racchiude 14 nuovi brani e vanta la collaborazione di Gianna Nannini e Ivano Fossati.

Una carriera iniziata da giovanissima, ti senti cambiata oggi?

Non penso. Sono sempre la persona semplice di allora, legata alla mia famiglia e ai valori che mi hanno trasmesso. Forse meno ingenua ma conservo lo stesso entusiasmo e la passione per quello che faccio e per la musica. Mai avrei pensato di avere il privilegio di cantare ogni sera nel mondo in cittá diverse. Sono stata molto fortunata nella mia vita. Ho ottenuto tantissimo. Io volevo solo cantare, non mi interessava il successo.

All’interno dell’Album ci sono due perle, Gianna Nannini e Ivano Fossati, cosa ne dici?

Gianna Nannini per me é un porta fortuna. Avevo bisogno della sua voce all’interno del mio Album, nel singol “Inedito”. Parla di due persone diverse che si attraggono per creare qualcosa di speciale e unico. Nella musica italiana ci definiscono appunto due opposti. Lei é la rappresentante del Rock mentre io magari piú quella del Pop. Con Ivano Fosati mi sento onorata per avere scritto per me. Quando mi capitó questa grande ocasione lo contattai, ma non sapevo come chiamarlo, maestro, dargli del tu, del lei. Lui invece mi ha messo subito a mio agio.

Come é nata queste grande amicizia anche con Gianna Nannini?

Ci siamo conosciute sul palco ad Abruzzo. Avevamo duettato, lei con la mia canzone, io con la sua. Da lí abbiamo coltivato una grande amicizia, tanto da organizzare l’anno dopo, sullo stesso palco, un concerto “Amiche per l’Abruzzo”. Insieme abbiamo cercato le associazioni sicure a cui donare il ricavato di questo concerto.

In quale canzone ti riconosci di più tra, La solitudine e Bastava?

La solitudine è una canzone a cui sono e sarò per sempre legata. Sono passati tanti anni, ma la canto sempre con emozione e ricordandomi che tutto è partito da lì. Bastava è un racconto di emozioni forse più adulte, ma sincere e profonde allo stesso modo. Una canzone che canto oggi perché oggi l’ho vissuta, non riesco ad avere preferenze.

Quanto é importante la famiglia?
La famiglia è una forza alla quale attingere. Io questo l’ho toccato con mano tante volte. Non mi vergogno a dirlo, senza i miei genitori non avrei neppure il coraggio di uscire dall’Italia.

A due anni di assenza dalla scena musicale, Laura Pausini é ripartita con un tour mondiale intitolato come il suo ultimo album, "Inedito". Centinaia di migliaia di biglietti sono già venduti per la straordinaria cantautrice italiana che sta girando il mondo con uno spettacolo completamente nuovo, ballerini sul palco e una scenografia firmata.

Un esercito di fans in delirio l’ha attesa anche Domenica 13 Maggio a Stoccarda. Tra le tante una coppia in particolare ci ha sorpreso: Monia e Orazio Gozza. Scorgiamo in lei una pazzesca somiglianza alla Pausini. Da appena venti ore dal fatidico “SI” , ci dicono, hanno volutamente incominciare il loro primo giorno da sposati con la voce della cantante romagnola. É il mio portafortuna, ha proseguito Monia. Sono cresciuta con le sue canzoni. Musicalmente mi é stata vicino, nei momenti importanti, piú belli e quelli piú deboli. Ora che Lei é quí, devo poterla ascoltare dal vivo e gridarle: grazie LAURAAA!
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Classic Dreams e More
dopo Milano la perla dell’Opera debutta in Germania. Un'artista siciliana che sta portando in Europa un'immagine bella della nostra Italia.  Incontriamo la Soprana Isabella Mangiarratti.

Angela Saieva

dopo una serie di suggestive rappresentazioni in Italia, inclusa quella fatta al Duomo di Milano su testi di Alda Merini, le musiche di Giovanni Nuti e accompagnate dal direttore d'orchestra Daniele Ferretti, Pforzheim ha ospitato la Soprana sicula Isabella Mangiarratti. Una perla dell’Opera.

La incontriamo durante il pranzo offerto in grande stile da un prestigioso ristorante della Cittá, Spaghettisssimo, meta di molti volti noti. Una grande donna.

Si presenta informale, quasi una ragazza come tante che però ha in sé il sacro fuoco dell’Opera. L’intervista fá sempre un certo effetto ma si mette subito a su agio, non declinando nessuna nostra curiositá.

Come ha scoperto questa passione?
Per puro caso. Da piccola studiavo danza classica, poi le circostanze mi portarono a lasciarla. Incoraggiata da mamma mi impegnai nel corale a Mineo, un piccolo paesino.

Trasferita a Milano trovai un maestro in grado di affinare le mie doti naturali, a livello professionale.

Da allora la mia carriera ha subito una significativa svolta. Ho studiato soprano. Faccio opera, ma amo la musica in generale. Di fronte alla musica napoletana o standard jazz non mi tiro certo indietro.

Tre definizioni sul suo pubblico pforzheimese
Fantastico, caloroso, attento. Positivamente impressionato dal repertorio che ho presentato. Dalle Aree da camera scritte da D’Annunzio, Puccini e Verdi, al duetto fatto assieme al tenore René Reiling e accompagnati dal pianista Tobias Leppert.

Vorrei avere sempre di fronte a me un pubblico uditorio come questo, che mi dia la carica per continuare e migliorarmi.

A chi direbbe grazie?
principalmente a chi ha creduto nelle mie doti, quindi alla mia famiglia. Oggi invece a Franco Puccio e ai miei cugini Don Santi Mangiarratti e Maurizio Indorato che mi anno tra laltro ospitato calorosamente a Pforzheim.
 
Nell’ambito artistico, la cosa piú bella e la piú brutta
Indubbiamente l’emozione riflessa negli occhi delle persone, quando canto. Tu lo sai bene, per noi il pubblico é tutto. La brutta, non che mi sia capitata ma é piú una constatazione e riguarda l’Itlia. Oggi non cé piú questo senso della cultura che cera una volta.

L’Italia é la culla della cultura. Pensa che é a Napoli che é nato il primo conservatorio. Si sono persi molti valori e questo mi fa male.

In Italia si parla di crisi e tagli. Quanto é compromesso il vostro lavoro?
La crisi c’è. In Italia è così per qualsiasi livello. Per mantenere un tessuto culturale dobbiamo andare incontro alle gravi problematiche che ci sono. L’Opera presenta delle peculiarità che la rendono unica. Non penso che teme la crisi, tanto meno confronti.

Quali valori pensa di trasmettere?
Io penso che oggi l’opera abbia più valore che mai. Anche la nuova generazione si stá riaffacciando e questo é un buon segno. La gente ha bisogno di sognare, vedere e ascoltare cose belle e ascoltandoci riesce ad esternarsi. L’opera è un mondo magico dove tutto può accadere.

Lo spettacolo, presentato al Teatro Kulturhaus Osterfeld, è stato definito una emozionante miscela esplosiva. Isabella Mangiarratti, é un'artista che sta portando in Europa un'immagine bella della nostra Italia, in un momento delicato.

Le sue interpretazioni sono al limite della perfezione. Frutto di una tecnica scolpita nel DNA, da un lavoro costante e meticoloso. Una donna insomma che ha saputo coniugare il tutto con la sua freschezza, spontaneità e un’esplosiva carica di simpatia, paragonabile all’Etna.

Con questa chiacchierata a ruota libera la salutiamo, inchinandoci alla sua bravura.
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Gatto Panceri, vent’annidi carriera. Scambiamo quattro chiacchiere con l’artista monzese

AngelaSaieva

A distanza di tempo, quantodevi a quel “Gatto” in funzione artistica?

Il mio vero nome è Luigi Giovanni Maria Panceri. In quel periodo i cantanti avevanodei nomi strani e cognomi normali:Vasco Rossi, piuttosto che Zucchero Fornaciariecc., quindi ho detto perché no un Gatto Panceri?.

Sei in grado di scegliere tra la tua “prole artistica” il “figlio” chemeglio “ti veste”?

Le canzoni le vesto io, perché i miei dischi sono firmati, testi,musica e anche arrangiamenti. Quindi, in qualche modo, mi rispecchiano. Nonsono uno che s’affida tantissimo agli altri. Sono abbastanza egocentrico.
Vanti plurime e prestigiosecollaborazioni con Giorgia, Morandi, Bocelli, Leali, Mina, Fogli, Baglioni,Meneguzzi ecc. Il tuo prossimo obbiettivo?

Sai, a me piacerebbe molto lavorare con Elisa, ma lei scrive giá le sue canzoni. Mi piacerebbe lavorare anche con Tiziano Ferro e Giusy Ferreri.
Ai trovato intesa con Patrick Djinas, Mogol, Gianni Bini e tanti altri, c’è a chidevi un grazie particolare e a chi invece avresti gradito maggiore sintonia?
Nooo! Assolutamente! Queste persone le ho scelte tutte nel periodoesatto. Patrick é davantia tutti, perché mi ha scoperto. Iervolino m’ha fatto vincere due dischi d’oro.Boursier con “Passaporto” anche. Bini m’ha aiutato a fare un disco coraggioso,tra il “Rock” e l’elettronica, Danilo Ballo mi sta dando la soddisfazione diavere “S.O.S.” in classifica. Quando i lavori vanno bene, sono tutti vincenti.
A distanza di qualche anno, come stiamo a viabilitàsonora o c’è dell’altro?
Siamo messi sempre più male. In televisione c’è la tendenza a darespazio soprattutto agli interpreti e non ad andare a scovare le persone che siscrivono le canzoni. Per cui stiamo avendo tutta una serie di nomi, ancheinteressanti dal punto di vista vocale ma che non sappiamo cosa fargli cantare.Se noi continuiamo a fare X-Factor ed Amici in cui si dà esclusivamenteimportanza alle voci e dove sentiamo dei ragazzi cantare quasi esclusivamentedelle canzoni famose, io credo che continueremo a buttare ed a dare popolaritàa gente che poi però, non sa che cosa cantare.

Compositore, autore, interprete,  insegnante di musica alC.E.T. e di seguito presso l’“Hope Music School”. Cosa ti soddisfa e ti sorprende o meno,di queste esperienze?

Mi sorprende come a volte, razionalizzando, si riesce a dare, ad insegnare,come si scrive una canzone. Perché è vero che c’è una parte istintiva ma cen’è pure un’altra di ragionamento che va assolutamente fatta, perché alcunisono allo stato brado. Pensano che basta mettersi lì, in una specie di trance,a scrivere una canzone. In realtà invece è una questione di cultura, dicoerenza, di stile da trovare. Di personalità, nonché un problema di saperascoltare tutto quello che c’è intorno.
Ti sei cimentato pure alivello letterario, con un libro. Di quale proposta si tratta e quali finalitàsi propone?

Il libro uscirà a novembre, si intitola “Vita da Gatto” ed è firmato col mio veronome: Panceri Filippo Luigi Giovanni Maria. Racconta diquesti diciott’anni di carriera ed oltre. É un po’ tutta la mia esistenza, una vita straordinariamente strana,dalla parte pubblica, quella privata ed anche la parte intima.
La kermesse sanremese, la ritieni ancorapassaggio fondamentale per un artista?
No, non fa più testo. E’ una cosa che guardanoin pochi, distrattamente. Il Festivalbisogna che sia la fucina ed il palcoscenico dei talenti, mentre troppo spessovedi gente improvvisata, non si capisce bene. Credo che la kermesse abbia persoveramente tanto.
L’amoreè una cosa meravigliosa é un’utopia, oppure l’amore va oltre?
L’amore è una cosa che muove la vita. Se tu non fai un lavoro con amore, unarredamento di casa tua con amore, se non hai qualcuno da pensare, un progetto, qualcuno che titelefona, un messaggio che arriva, sei finito. Io credo che l’amore sia lanecessità di stare bene con se stessi e con gli altri. L’amore è una roba molto complessa, una molla ed è una parola moltovasta.
Nel 2000 ti sei esibito davanti al Santo Padre edue milioni di giovani, l'anno dopo hai cantato inPiazza San Pietro per la “Giornata mondiale della Famiglia”. Quali vibrazioni?
Sono stati due giorni importanti.Però direi molto più intensa è stata la Giornata Mondiale della Famiglia, perchémentre alla grande kermesse di Tor Vergata c’erano vari artisti, alla Giornata Mondiale della Famiglia, in Piazza SanPietro, ero da solo.
Vari riconoscimenti, Premio Lunezia città di Aulla, Premio Torretta,“Sanremo”, “Festivalbar”, “Festival Show”, dischi d’oro, collaborazioniillustri, colonne sonore, componi ed interpreti con stile pezzimemorabili. A cosa punti ancora?
Mah, anzitutto, a non cambiar lavoro, a scrivere una nuova “Vivo per lei”, unpezzo che giri il mondo indi, a fare un disco ancora più bello, interessante,non smettendo mai di aver la voglia di fare. Io non sono uno che vuole fare centomilacose. 
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Una piacevole conversazione con Eleonora Valloneha attraversato il campo dellapittura, per poi fare l'attrice in televisione e al cinema. Adesso è approdata con grande successo pure in campo sportivo.

Angela Saieva

Passione per ilmare?
E' la domanda più bella che potessifarmi, perché credo che il mare sia la sintesi di tutto quello che amo di piùin questa vita. Il mare per me non è una cosa da vedere, il mare è una cosa in cui mi devosubito immergere, devo quasi esserne posseduta: infatti in italiano il mare èun sostantivo maschile.

È talmente avvolgente che da anche una sensazione dimaternità, diciamo che il mare non mi ha mai tradito, quindi lo rispettoforse più degli uomini.

Comé la vita da single?
Essere single, oltre ad essere un concetto numerico è un concettomentale. Personalmente trovo affascinante l'essere single anche in coppia. Perquanto mi riguarda più si è capaci di essere single, più si può essere feliciin coppia.

Ci sono molte persone che vivono in coppia esclusivamente per comodità e questolo trovo orribile.Vvivere insieme è una vera scelta, un confronto continuo chesi deve avere.

Sei stata promotrice e ideatrice della ginnastica in acqua, con un metodo speciale da te brevettato. Vuoi dirci qualcosa in riguardo?
Volentieri, anche perché è stata davvero un'avventura! Il metodo si chiama GymNuoto ed ho pubblicato già tre librisull'argomento. L'idea di questa ginnastica in acqua non è stata una vera e propria idea.

Enata da un'esigenza mia particolare.
Nel 1984 ho avuto un incidente stradale veramente drammatico mentrestavo andando a Milano per firmare un contratto televisivo con Canale 5.

Sono rimasta in coma per 15 giorni e purtroppo l'uomo che viveva con me in quelperiodo è deceduto.
Quando sono riuscita a togliere i gessi e sono ritornata alla vita, sonorimasta ingessata per un anno.

Mi resi conto che in acqua non sentivo ildolore che invece avvertivo fuori dall'acqua! Sono sempre stata una donna molto sportiva, avendo sempre avuto questoattaccamento quasi morboso alla natura ed ho cercato quindi di riunire tutte lemie esperienze precedenti, la danza ritmica, la ginnastica, il pugilato, losci, il tennis, il jogging. Ho pertanto deciso di frequentare l'ISEF,ho frequentato dei corsi, mi sono iscritta a subacquea. Ho addititturaconseguito il brevetto da bagnina - ride.

In quel periodo ho vissuto una bellissima storia d'amore, durata 12 anni con unfamoso campione del mondo di apnea.
Questa persona mi ha convinto affinché andassi a proporre questo metododirettamente alla Federazione, oppure al Coni. Sono riuscita afar patentare questo sport e così ho iniziato a proporre, per prima in Italia,questi corsi da istruttore, anche perché nel frattempo arrivavano moltissimerichieste dall'estero.

Negli anni '80 stava riscuotendo grande successo anche l'aerobica di JaneFonda che, come tutti sapete, era stata pensata per fare in modo che lepersone che normalmente non sono molto sportive facciano un po' di movimento.Purtroppo proprio questo modo di proporre di fare sport a persone che non sonoadeguatamente preparate ha creato diversi problemi (schiacciamenti vertebrali,lombalgie eccetera. Negli anni '90 gli americani così decisero ditrasportare tutti gli esercizi di aerobica in acqua.

La grande differenza tra il mio metodo e quello degli americani è proprioquesta: il mio metodo è nato ed è stato concepito per essere svolto in acqua,mentre invece gli americani hanno trasportato in acqua gli esercizi chenormalmente vengono svolti fuori dall'acqua. La mia disciplina è molto vasta, ci sono addirittura sei livelli di difficoltàcon oltre 2000 esercizi disponibili.

Inoltre, mentre l'aerobica in acqua è generalmente praticata solo dalle donne, la miadisciplina è praticata sia da uomini che da donne. Vi consiglierei proprio un esercizio che si chiama "ti tocco, non titocco" un esercizio che sembra quasi pensato per i single, senza malizia,in quanto è un esercizio che stimola moltissimo gli addominali. E poi c'è unsecondo e esercizio molto simpatico che si chiama "il principe azzurro ela bella addormentata"... ma questo ve lo descriverò quando verrete atrovarmi in acqua!
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Riccardo Fogli inconcerto, Lo incontriamo conun repertorio che in gran parte é quello della vita di tutti noi.

Angela Saieva Quando hai deciso difare il cantante?
E’cominciato come un hobby che sognavo. Sai, io sono figlio di un metalmeccanico.Papà era nato e vissuto in un momento storico in cui era difficile avere unmestiere. Lui voleva la sicurezza di poter dare a noi da mangiare tutti igiorni e infatti, a 14 anni, anch’io lavoravo giá come metalmeccanico in unagrande azienda. Il resto è venuto da sè. Mi iscrissi a scuola di musica, poi adun concorso di voci nuove. Lo vinsi e da lì cominciai a sentirmi un pò“cantante”.

Il mio maestro mi trovò nel frattempo alcuni ingaggi. Trasferito aPiombino, trovai un gran fermento musicale. Scelsi il gruppo che più misomigliava e ci iscrivemmo al festival di Ariccia. Dopo varie frequenze, incominciòla mia avventura con i “Pooh”. La favola cominciò nel ‘66 e finì nel ‘73, conun po’ di lacrime e un po’ di dolore e cominciai la mia vita daccapo, fra altie bassi.

Ad ogni modo ho poi vinto il Festivalbar, Sanremo, la vela d’oro ed hopubblicato molti album di cui l’ultimo, un cd singolo dal titolo “ ci sarannogiorni migliori” che anticipa l’album che uscirà a breve e conterrà 11brani inediti ai quali sto lavorando da tempo.

Cosa ti piace o meno di questolavoro”
Sai, questo è un mestiere che rasenta l’effimero. Ad esempio, a 18 anni hodetto ai miei che non sarei tornato a casa perché avrei suonato con i “Pooh” difatto mollando tutto. Ci vuole del coraggio e un po’ d’incoscienza nel fare unascelta simile. Non solo, per suonare ho dovuto trascurare per anni molte coseche fanno parte della vita degli adolescenti. Anche cose quotidiane, comegiocare a calcio o altri hobby normali per i ragazzi. Vivevo di sogni. Cosaabbastanza strana per quel periodo e all’inizio non è il massimo. Inoltre, ognitanto rischi di fare la figura del “fissato” perché passi tutto il tuo tempo asuonare mentre gli altri fanno “i ragazzi”. Questa professione è un vero saltonel buio. Non c’è nessuna certezza. Si sta chiusi in una stanza a cercare didare il meglio di sè ma non si sa fino all’ultimo se quel pezzo di vita chestai raccontando piacerà oppure no. Infatti molte idee non sono mai arrivate alpubblico.

Che consigli puoi dareai giovani che si avvicinano a questo mestiere? Che questa è una professione a tutti gli effetti fatta di rinunce, dinotti passate al volante, di panini, di Maalox. Perché durante il concerto seiil cantante, il protagonista. Ma prima di arrivarci hai chilometri di code dafare. Devi ogni sera trovare la voce, la concentrazione, lo spirito giusto e lacamicia stirata, lasciando giù dal palco qualsiasi problema personale.

Quanto durerà il tuo tour quest’anno?
è un lungo tour che in realtà dura da tutta la vita. Con i “Pooh”diventammo bravi perché suonavamo tutto l’anno, senza fermarci. Tra le canzoniche scrivevamo facevamo le “cover” dei grandi gruppi. Questo, ha fatto crescerela nostra capacità di spaziare nella musica.

Come nascono le tue canzoni eattraverso quale processo creativo le tue idee arrivano ad essere dei prodottifiniti?
a volte nascono degli embrioni di canzone da un pensiero, buttato giù alcomputer (oggi) o su un pezzo di carta appoggiata ad un ginocchio, poi siascolta l’idea e la si elabora vestendola con il testo e con l’arrangiamento. Leidee vengono fuori da libri, film, o da sensazioni che mi provengonodall’esterno. L’artista è come un amplificatore di emozioni. Filtra attraversoil proprio personalissimo senso emotivo, le sensazioni che la vita offre e lerielabora cristallizzandole in suoni e poesia

Hai fatto sposare o fidanzarequalcuno con le tue canzoni?
Si mi è capitato e non solo con le canzoni che hanno avuto successo maanche con quelle minori. La gente legge tra le righe e si appropria dellecanzoni. Questo è straordinario. Talvolta, riesco quasi ad individuare negliocchi delle persone le canzoni alle quali sono più legate.

Sei sempre riuscito adistinguere la persona dal personaggio? A volte. Sopratutto tra i giovani, si tende a fare confusione tra ledue figure. In particolare per quanto riguarda il soggetto al quale è rivoltol’affetto del pubblico, indirizzato più spesso al secondo che non alla prima.

Tieni a lasciare la tua vita fuoridal palcoscenico? C’è chi tiene a lasciare la propria vita personale fuori dalpalcoscenico e chi invece non si crea problemi. La verità forse sta nelmezzo. Io nelle mie canzoni parlo delle mie cose personali. Ho parlato di miofiglio nel brano Sigfrido, perché stavo leggendo Sigfrido e la mia compagnarimase incinta e per me mio figlio era Sigfrido, l’invincibile per un certonumero di mesi nella pancia della mamma. Poi, a metà gravidanza, ho desideratoche il mio bambino fosse solamente un bambino come tutti gli altri. E per fortunalo è. Io non mi nascondo alla gente anzi, vado a fare la spesa al supermercatocon la mia donna e il mio bambino che spinge il carrello. Questo solo per direche sono me stesso, sempre. Del resto non ho difficoltà in questo senso, ancheperché il rapporto che ho con il mondo è molto buono.
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Gigi Finizio con un album live, registrato davanti adiecimila spettatori. Uno dei cantautori napoletani contemporanei piùapprezzati nel panorama musicale italiano. Le sue canzoni sono autentichepoesie.

Angela Saieva

Il nuovo lavoro dal titolo “Piùche posso live” é un cofanetto CD più DVD che contiene una selezionedei momenti e dei brani più belli e significativi del concerto che ilcantautore ha tenuto alle Acciaierie Sonore di Bagnoli. Un album liveregistrato davanti a diecimila spettatori. Un concerto evento di grandesuccesso per Gigi Finizio che ha superato, come numero di spettatori, quellifatti da George Michael la settimana prima nella stessa arena. All’interno delcofanetto, anche il nuovo singolo “Basterebbe”.

Come è nato questo nuovo brano?

Tramite la collaborazione del produttore musicista Niccolò Fragile. Mi sonoinnamorato dei suoi arrangiamenti ascoltando Ramazzotti, Pausini e Stadio. L’hovoluto conoscere ed è nato così un rapporto artistico e di amicizia.

Dove trovi ispirazioneper le tue canzoni, vere poesie?

Dall’anima. Mi ritengo fortunato, non sono improvvisato. Sin da bambino hovoluto studiare musica. Credo che tutto mi arrivi dal cielo, dal mio pubblico,dalle vicende di tutti i giorni. Poi il pianoforte è il mio fratello maggioreche mi aiuta a dar sfogo a quello che in quel momento penso.

Una carriera ricca dicollaborazioni. A quali sei maggiormente affezionato?

Ora sto vivendo un momento artistico felice con Niccolò Fragile però la miavita artistica è caratterizzata da diversi momenti. Ho incontrato diversi amicicome Giorgia, grazie a Pippo Baudo. Ricordo che avevo voglia di partecipare aSanremo, nonostante al sud fossi già conosciuto negli anni 80 e fu lo stessoBaudo a volermi dopo essermi proposto e aver ascoltato un mio brano, senzaintermediari. Altri incontri che mi hanno arricchito tanto, sono stati quellicon Lucio Dalla e Claudio Baglioni.

Al Festival di Sanremo2006 hai portato la voce dei ragazzi di Scampia, perché?

Era un progetto culturale che mi fu proposto con un gruppo di ragazzi Scampia edevo dire che mi ha dato tanto e l’ho fatto per amore della mia Napoli e di unquartiere importante come Scampia.

La canzone napoletanacome si è evoluta in questi ultimi anni?

Io sono un amante della musica della canzone napoletana classica enell’evolversi ha subito dei danni. Diciamo che ora la musica napoletana è benrappresentata, per esempio, da Edoardo Bennato, Pino Daniele, ma di giovaniemergenti non mi viene in mente nessuno.

Come mai quest'incontro primadi un tuo concerto?
Ne sentivo l'esigenza. Da tempo meditavo una cosadel genere. Dopo il Festival ho lavorato tanto in Campania, soprattutto aNapoli, Salerno e nei paesi limitrofi, per aver il contatto diretto con varierealtà. Dopo l'ultimo brano "Musica e speranza" che in fin dei contimi vede impegnato nel sociale, il mio interesse è rivolto soprattutto aigiovani. L'emarginazione di Scampia è un po' l'emarginazione che c'è in tuttoil mondo!

Il progetto Scampia andràavanti?

Sicuramente andrà avanti, soprattutto per iragazzi che ho portato sul palco dell'Ariston e che si sono impegnatitantissimo. Con il mio staff, abbiamo tentato di calmare la loro naturaleadrenalina. Sono comunque dei ragazzi!

Dopo il successo di fans alla "Festa della Pizza" é vereo che hai annunciato un tuo possibileritorno?

Per me è una certezza fare il concerto lì.Potrebbero esserci degli inghippi burocratici ma siamo certi di superarliperchè Salerno, Pontecagnano e le zone vicine mi hanno sempre accolto conaffetto. Questa domanda mi dà l'occasione di annunciare che l'Arena Flegreasarà solo un punto di partenza per il mio tour invernale. Ci saranno tappe aMilano, Torino, Catania, Palermo, per poi tornare nella nostra terra conCaserta e quindi, se risolviamo alcuni problemini, riusciremo a portare il touranche a Pontecagnano

Novità per ilprossimo disco?

In effetti non ho ancora pensato a nulla. Di solitomi metto al pianoforte, raccolgo delle emozioni ed incomincio a spaziare tra lediverse armonie. Mi chiudo in me stesso e cerco di trovare delle immagini, deifotogrammi. Non nego di voler fare un grande pezzo; sto pensando di comporreuna grande canzone. Sarà una canzone semplice, non complicata ma che avràdentro di sè un grande messaggio universale.

Sicuramente sarà figlia delletante emozioni che stai provando in questo periodo!
Si, ora sono tanto emozionato. La mia emozione èfondamentale sempre; voglio tremare sempre quando salgo sui palchi. Tutta lamia musica gira intorno alla mia emozione. Salire sul palco ed avere il cuore cheva a tremila è una sensazione che arriva immediata alla gente. Soprattuttoquando ti esibisci con pianoforte e voce!
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A Pforzheim la settimana santa
Una Pasqua nel rispetto delle tradizioni. Con il rito della lavanda dei piedi, anche la comunitá italiana cosí come anche quella portoghese di Pforzheim ha ripercorso i tre giorni. Una forte valenza drammatica, ritenuta una tra le piú intense e suggestive rievocazioni italiane nel mondo.

Angela Saieva

un percorso di fede, tradizioni e religiosità che ha luogo da decenni. Ha inizio con il Giovedì Santo con la celebrazione della Coena Domini, memoriale dell’Ultima Cena, durante la quale si svolge il rito della lavanda dei piedi. Segno di umiltà e di servizio agli uomini.

A rendere possibile la manifestazione é stata la numerosa presenza della comunitá italiana di Pforzheim, guidata dal padre salesiano Don Santi Mangiaratti, della Missione Cattolica Italiana della Cittá.

I fedeli si sono riversati in silenzio e rispettosi presso la Barfüßerkirche, chiesa che si é spogliata degli arredi e delle luci, coprendo il crocifisso con un enorme manto viola, in segno di cordoglio.

Attraverso un crescendo di episodi e di situazioni drammatiche il buon salesiano Don Santi Mangiaratti ha riproposto ai suoi fedeli, scene degli ultimi giorni della vita terrena del Cristo. Sintesi dell’itinerario esistenziale di Gesù verso il Calvario, dall’ultima cena alla deposizione.

Durante la funzione, aiutato da Padre Victor Cecilio Abrantes, missionario della comunità portoghese a Pforzheim, Don Santi Mangiaratti prese un asciugatoio e se lo legó attorno alla vita ripetendo i gesti di nostro Signore, Gesú Cristo. Versata dell'acqua nel catino, scelse tra i presenti “simbolicamente” i dodici apostoli e incominciò umilmente a lavare i loro piedi, ad asciugarli e a baciarli uno ad uno.

Tramite Tina Marsella, segretaria fedele della Missione Cattolica Italiana di Pforzheim www.mcipforzheim.de , il ruolo dei dodici apostoli è stato rappresentato da: Zimbone Daniele, Russo Giuseppe, Artico Giovanni, Rotondo Vincenzo, Rinallo Diego, Morabito Rosario, Rizzo Angelo, Caruso Salvatore, Tavares Adelino, Tavares Hugo, Calado Gonçalo, Rodrigues Fausto.

Per l’incontenibile folla di fedeli, la Santa Messa di Pasqua é stata poi celebrata nella chiesa Jesu Christi. La Passione di Cristo è ormai una grande tradizione.

La sua forte valenza drammatica é ritienuta una delle più intense rievocazioni italiane. Per cui il nostro connazionale, ovunque si trovi nel mondo, non vuole mancare.
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A Pforzheim il poeta Luigi Moscato
Presenta il suo libro "L'uomo che venne dal sud"

Dopo l'Italia Luigi Moscato sceglie la Germania come seconda tappa per parlare del suo libro e lo fa attraverso la comunità italiana di Pforzheim.

Angela Saieva

L'autore siciliano, trapiantato da sempre in Toscana, specifica che il fine di tutte le sue opere è la non violenza, il prevalere del rispetto per la vita, per le cose, per persone e, infine, la salvaguardia della moralità.

Le sue storie riferiscono dei mille mestieri e delle mille abitudini dell'autore stesso. Non sono, però, i libri di Moscato, libri di un moralista, o uno che fa la paternale. “Un buon libro -egli spiega- deve divertire, commuovere e far riflettere nello stesso tempo.

Un buon libro non deve lasciare l'amaro in bocca ma la delizia nel cuore, affinché si possa ricordare che le cose positive della vita sono davvero tante”.

Luigi Moscato ha le idee chiare anche nella scelta dei personaggi, tra i quali figurano grandi dello schermo come Lino Banfi, Carlo Verdone, Gigi Proietti, Massimo Dapporto, Luigi Pieraccioni, mentre tra le donne affiorano Sabrina Ferilli, Susanna Musetto, Giuliana De Sio e Stefania Sandrelli.

Una vita quella del poeta (nato nella terra di grandi nomi come Sciascia, Pirandello, Tomasi Di Lampedusa) segnata da tanti sacrifici e talvolta anche da umiliazioni, ma premiata da meritati successi letterari e commerciali, come "Uno strano caso per la dottoressa Giò", (da cui il noto sceneggiato televisivo giallorosa, giunto alla 3° serie girato negli USA), o "Vacanze in camping", "Quella valle del Paradiso" che ottiene il Premio speciale al concorso letterario di Viareggio per lettura scolastica, e ancora "Babbo Natale mi regali un papà?", "Il signore del castello", "Un attento Angelo cu-stode" e tanti altri racchiusi nella Collana "Sinfony".

Il motivo che spinge l'autore a presentare le sue opere, anche agli italiani all'estero -fa sapere- è l'ammirazione per chi lotta giornalmente per far rispettare la propria italianità e per far conoscere le proprie origini e tradizioni nel mondo.

"…Inoltre, sapete che sono un fanatico divoratore della carta stampata -aggiunge- e in particolare il “Corriere d'Italia” www.corritalia.de mi attrae in particolar modo, perché è un giusto mezzo di comunicazione, schietto, umano, chiaro e talvolta sottile come una lama tagliente. Sa dirti tanto con discrezione, senza offendere nessuno.

Per questo mi compiaccio ogni qual volta lo trovo, o quando lo ricevo. Ti fa sentire vicino al tuo connazionale, una sensazione unica che in pochi ormai riescono a trasmettere".
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Da Camilleri a Naro e Pforzheim                                                                                        

di  Angela Saieva

Sullo schermo un film tratto da La scomparsa di Patò Esordio sul grande schermo per un adattamento tratto dallo scrittore siciliano Andrea Camilleri: al via il ciak di La scomparsa di Patò. Pippo Morello sindaco del Paese di Naro, in provincia di Agrigento, e Patrizia Salerno, assessore comunale al Turismo e Spettacolo hanno accompagnato il regista Rocco Mortelliti, lo scenografo Biagio Fersini e gli sceneggiatori Maurizio Nichetti e Andrea Camilleri in una visita dei luoghi del set. Ma non solo la provincia agrigentina è in festa. Anche la comunità narese, trasferitasi a Pforzheim, lo è: nel cast, infatti, ci sono due nostri connazionali, Daniele Rotondo e Franco Tesé.

Il libro La scomparsa di Patò, scritto da Andrea Camilleri, sta per diventare dunque un film e il nostro Corriere d’Italia non poteva mancare a questo grande evento. Le riprese sono incominciate in Sicilia tra Naro, Agrigento: nella Valle dei Templi e la Scala dei turchi a Porto Empedocle. Il film, che ha avuto sostegno finanziario dal Ministero dei Beni culturali, è stato sceneggiato da Rocco Mortelliti, Maurizio Nichetti e dallo stesso Camilleri, mentre la casa produttrice è la stessa della serie televisiva di Montalbano, Palomar. Il romanzo è impiantato sulla corrispondenza epistolare, tra gli organi di polizia del Comune di Vigata ed i rispettivi superiori del capoluogo Montelusa. Si aggiungono articoli di cronaca dei quotidiani di Montelusa e Palermo oltre che alcune lettere di alte personalità politiche e burocratiche, in un intreccio gradevole e intrigante che si snoda sull’evento della scomparsa di un impiegato di banca, per l’appunto Patò, che porta all’epilogo di falsare la realtà dei fatti accaduti per compiacere i potenti locali. Tra gli interpreti non mancano grandi nomi come quello del mitico Nino Frassica (l’attuale maresciallo dei carabinieri della fiction Rai, Don Matteo) e Neri Marcoré (nel ruolo di Patò), a cui si aggiungono Maurizio Casagrande, Alessandra Mortelliti, Giliberto Idonea, Flavio Bucci, Simona Marchini, Danilo Formaggia e con la partecipazione di Roberto Herlitzka. Il paese di Naro è stato prescelto quale location poiché conserva intatti molti ambienti di fine Ottocento, sia a livello di interni di palazzo e chiese, sia nella struttura urbana.

L’evento ha suscitato grande scalpore anche tra la comunità narese residente a Pforzheim: i coniugi Melchiorra e Vincenzo Rotondo, orgogliosi raccontano dei loro nipoti fraterni, Daniele Rotondo e Franco Tesé che residenti appunto a Naro fanno parte della troupe del film. “Ci siamo fatti inviare subito la storia di Patò”, racconta Vincenzo. “Siamo amanti della cultura in generale e sapere che lo scrittore Camilleri abbia scelto proprio il nostro Paese di origine per girare il film ci lusinga molto”. Dello stesso avviso anche il sindaco di Naro, Giuseppe Morello: “Siamo felici di ospitare il set di questo film nel nostro Paese, che è ricco di storia e tradizioni. Naro potrà così vivere quest’occasione nella prospettiva di un rilancio culturale e di una promozione e valorizzazione dei propri luoghi storici, nonché del patrimonio artistico e architettonico”. La piena disponibilità data dalla nostra amministrazione comunale alla troupe, nel dirigere e realizzare il film, darà senz’altro pieno risalto alla scenografia naturale del nostro Paese.
http://www.corritalia.de/archivio/dettaglio/da-camilleri-a-naro-e-pforzheim/cf6b807a29230fa69ee69513218566cc/

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Lombardi nel mondo. Una iniziativa contro l'ndrangheta.
Invitata a Mantova il sindaco antimafia di Monasterace, Maria Carmela Lanzetta. „Uno stimolo per i giovani a battersi contro la criminalità organizzata“. Giacomo Magenta informa


di Angela Saieva

“Il Distretto Italia della Fondazione Filitalia International di Filadelfia (USA), la Banda degli Onesti, Associazione per l'educazione alla legalità di Milano e il Portale dei Lombardi nel Mondo in collaborazione con: l'Amministrazione Provinciale di Mantova hanno invitato nella città virgiliana Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace".

A darne la notizia è il portale dei Lombardi nel Mondo, tra gli organizzatori dell'iniziativa. "L'iniziativa è sostenuta e promossa all'estero da: l'Associazione dei Mantovani nel Mondo Onlus e dal Circolo Gente Camuna di Zurigo (Svizzera), gemellato con il sodalizio virgiliano.

In una dichiarazione comune: Daniele Marconcini, presidente dell'Associazione dei Mantovani nel Mondo Onlus, editore del Portale dei Lombardi nel Mondo, ed Emilia Sina, presidente del Circolo di Gente Camuna di Zurigo (Svizzera) hanno evidenziato “come il tema della legalità stia diventando sempre più importante anche nel Nord Italia dove oramai dilaga il fenomeno mafioso”.

L'invito a Maria Carmela Lanzetta e la presenza del sottosegretario Marco Rossi Doria vogliono essere uno stimolo ed un esempio per formare i giovani.

Fondamentale sarà l'apporto dell'Amministrazione Provinciale, il cui impegno è stato garantito: dall'Assessore alla Pubblica Istruzione Francesca Zaltieri.

È stato ribadito un impegno a svolgere una attività sussidiaria “per concorrere “allo sviluppo dell'ordinata e civile convivenza della comunità regionale attraverso il sostegno ad iniziative di sensibilizzazione della società civile e delle istituzioni pubbliche.

Per contribuire all'educazione alla legalità, alla crescita della coscienza democratica, all'impegno contro la criminalità organizzata e diffusa e contro le mafie" come recita Legge Regionale 14 febbraio 2011, n.2”.

Una legge che secondo il consigliere regionale mantovano Marco Carra non ha trovato una reale applicazione per mancanza di fondi ma che dovrà essere sostenuta nella prossima legislatura, qualsiasi maggioranza governi la Regione. Unanime il consenso delle comunità lombarde all'estero all'iniziativa sia da parte di:
 
Emilia Sina, bresciana dalla Svizzera, ma anche da Roberto Serra, anch'egli bresciano, residente in Lussemburgo. Sostegno e solidarietà anche da New York da:
 
Gianluca Galletto per il quale solo con la mobilitazione civile delle coscienze si può vincere contro le varie mafie. Maria Carmela Lanzetta e le altre sindache che si definisco Girasoli, si muovono in una realtà difficile.

Ma come questo fiore estivo, guardano in alto con coraggio e vitalità, risolute nel proprio impegno istituzionale:

Nonostante siano state più volte vittime di gravi intimidazioni, decise ad andare avanti con umiltà, coraggio e senso del dovere.

È a queste donne, lontane dai protagonismi e dai salotti televisivi, che vogliamo dedicare la nostra mobilitazione.

La sindaca calabrese: Maria Carmela Lanzetta, assieme a Carolina Girasole ed Elisabetta Tripodi, sindache calabresi come Carmela, hanno dato vita ad un movimento contro la 'ndrangheta.

Maria Carmela Lanzetta è la sindaca di Monasterace: diventata simbolo della resistenza alle cosche dopo due attentati e mille sforzi per ristabilire le regole della convivenza civile nel suo paesino della Locride.

Accanto a lei, in questa primavera delle donne calabresi, altre amministratrici comunali, che hanno abbandonato professioni di successo e rischiato la vita pur di mettersi, col buonsenso delle madri, a disposizione della cosa pubblica.

Infine, accanto a loro, e questo è forse il dato più incoraggiante, una lunga schiera di giovani donne cresciute nelle famiglie di ‘ndrangheta ma decise a passare dalla parte dello Stato. La scena si svolge nella farmacia della famiglia Lanzetta.

Bruciata.

Ad appiccare il fuoco sono stati quattro figuri che, senza nemmeno il timore delle telecamere di sorveglianza, hanno versato la benzina dalla finestra sul retro prima di buttare dentro un fiammifero.

È successo alle 6 del mattino del 26 giugno 2011. Giorno della festa dell’Infiorata. Poche ore dopo il marciapiede di fronte alla farmacia era un tappeto di fiori, un omaggio della parte sana di Monasterace a Maria Carmela. E le donne del paese erano già al lavoro le mura annerite “per salvare il salvabile” e consentire alla sindaca di riaprire al più presto. Non è finita quella sera, era soltanto l’inizio.

Nove mesi dopo, la ‘ndrangheta si è rifatta viva, stavolta a colpi di pistola, sparati contro la serranda della stessa farmacia e contro l’auto di Maria Carmela.

Che però non si è arresa, ha ritirato le dimissioni che, a caldo, aveva dato sull’onda dell’emotività:

"devo continuare a fare il mio dovere" ha detto.

E ha ripreso a governare uno dei paesi più difficili e remoti d’Italia, combattuta dai clan ma sostenuta dalla sua gente”.

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L’Arcivescovo Mons. Vincenzo Bertolone accolto dalla comunitá Squillacese
A riceverlo il Sindaco con il Prefetto e gli amministratori locali del comprensorio. Non posso darvi soluzioni per tutti i problemi, non ho risposte per tutti i vostri dubbi o timor ma posso, però, ascoltarli e dividerli con voi” dichiara il presule. 

 di Angela Saieva

 Non posso cambiare né il vostro passato né il vostro futuro; però, quando serve, vi sarò vicino. Non sono gran cosa, ma sarò per voi tutto quello che posso essere”. Con questi sentimenti ha fatto ingresso il 4 giugno a Squillace il nuovo arcivescovo mons. Vincenzo Bertolone, insediatosi ufficialmente la domenica precedente a Catanzaro. Il presule, rendendo nota anche la volontà di dare impulso al processo di beatificazione di Cassiodoro, si è presentato alla comunità squillacese e del comprensorio, che lo ha accolto numerosa al suo ingresso in città, fino al 1986 sede di autonoma diocesi.Atteso dal clero e dalle autorità civili e militari dinanzi alla chiesa parrocchiale di Squillace Lido, dopo il saluto rivoltogli dal parroco, don Piero Puglisi, l’arcivescovo ha proseguito fino al centro storico. Qui ha ricevuto l’abbraccio del sindaco, Guido Rhodio, che nell’esprimere la gioia della popolazione e dei suoi colleghi sindaci del comprensorio, ha ricordato la nobile storia di Squillace, segnata dalle civiltà greca e romana e dal connubio con il cristianesimo, con qualche riflessione. A mons. Bertolone il sindaco ha consegnato una opera d’arte realizzata dal maestro orafo calabrese Michele Affidato. “E’ per me – ha detto Rhodio - una grande emozione e un grande onore porgerle a nome di Squillace, di tutti gli squillacesi residenti o sparsi nel mondo, a nome dei colleghi sindaci del comprensorio e di tutte le autorità civili il più caloroso saluto di benvenuto. Lei giunge in un momento non ordinario della vita di Squillace. Molti segni ci dicono che siamo immersi dentro un vero e proprio passaggio d’epoca, forse il più profondo processo di cambiamento dalla fondazione della città medioevale e moderna. Non parlo della situazione sociale, che da meridionale Ella conosce benissimo: i giovani, il lavoro, la stessa criminalità organizzata in alcune realtà contermini, mettono tutti a dura prova, col rischio di vedere crollare tutta l’impalcatura su cui reggeva la civiltà di questo comprensorio.

Noi stessi da alcuni decenni siamo una città più complessa, non più contenuta nelle sue mura medioevali, in cui al ceppo coeso dalla comune storia ed identità, si aggiungono i nuovi quartieri di Squillace Lido e di Fiasco-Baldaia, destinati a svilupparsi velocemente, inframmezzati dalla nuova superstrada 106, vera cerniera di snodo rapido del territorio con i punti nevralgici della Calabria.Viviamo quindi una fase che, senz’altro, ha le caratteristiche, la forza e la dirompenza per imprimere i tratti fondanti di un nuovo sviluppo per un lungo periodo: a questa fase servono, perciò, tutte le energie, tutte le forze, tutte le volontà di cui la nostra comunità può disporre, ed in questo resta cruciale la Chiesa, il suo patrimonio di valori e di stimoli, ideali e pratici, l’ancora sicura per l’inveramento di nuovi cieli e di una terra nuova.

Modificando di poco il luogo tradizionale del ricevimento dei vescovi, questa volta accogliamo Lei sulla spianata del possente castello normanno, che insieme a tante piazze, strade e viuzze stiamo recuperando e valorizzando, in una prospettiva di progresso di questa nostra città. D’intesa con le autorità religiose, abbiamo scelto questo luogo, non solo perché massima espressione del potere civile da Squillace esercitato per secoli, ma perché, soprattutto, la scelta assume un alto valore simbolico anche sul piano ecclesiale. Qui ci riannodiamo storicamente alle origini della Squillace altomedioevale e agli avvenimenti eccezionali che il luogo evoca, anche a livello religioso.

Sugli spalti granitici di questo colle fecondò, infatti, l’alba rigeneratrice dell’evo cristiano, testimoniato da qui per due millenni; attorno a questo castrum quod Scillacium dicitur di San Gregorio Magno si radicarono popolo vescovo e civili istituzioni, trasmigrati dalla morente Scolacium, e quindi fiorì la prima comunità, di cui inaspettatamente, qualche anno fa, intelligenti scavi archeologici hanno scoperto la necropoli e i simboli cristiani del V-VI secolo. Su questi declivi ubertosi splende ancora la luce di Vivarium e di Montecastello; risuona avvincente la preghiera ascetica e operosa di Cassiodoro, umanista, statista, monaco e santo; qui, dal 1091, San Bruno incontra il Gran Conte Ruggero per fondare, sul ceppo delle antiche spiritualità e dell’esperienza bizantina, il nuovo vescovato latino e la certosa a Serra; qui, spenta dagli spagnoli la trama liberatrice, il domenicano e filosofo Tommaso Campanella conosce il primo processo e le prime catene.

Rapidi cenni, che bastano a ricordarci che questa città ha avuto dal Signore un dono immenso, un grande privilegio, una missione particolare: quella di essere la città rappresentata da Matteo: “lucerna collocata sopra un monte che non può restare nascosta”; il privilegio di ospitare la cattedra di verità apostolica, da cui il Vangelo si propagò nelle zone circostanti. Questa predilezione è per noi un tesoro impagabile e irrinunciabile, un tesoro ovviamente non da sigillare in cassaforte, ma una ricchezza di famiglia che non deve essere dispersa, come ci disse nel 1984 il Beato Giovanni Paolo II. La mia età, la certezza di interpretare i sentimenti che in questo momento esprime il mio popolo e il comprensorio, mi impongono che questo saluto non sia solo un gesto formale e di cortesia istituzionale, privo cioè di sincerità e di pertinenti riflessioni. Vogliamo, quindi, confermare davanti a Lei i composti atteggiamenti che hanno distinto Squillace nella recente fase di riorganizzazione e che ci portano a concorrere alla costruzione della nuova comunità diocesana, ma con sincerità Le confermiamo anche che nessuno potrà mai chiederci di cancellare o di svuotare il patrimonio inestimabile che con fierezza possediamo.

Affidiamo alla Sua sensibilità il disagio di dover talvolta assistere impotenti al tentativo di alcuni di affievolire, anzi di spegnere quella “lucerna”; talvolta di veder cadere a brandelli pezzi di importanti edifici, di veder serrate le strutture, lasciati spesso nell’incuria e nell’abbandono. Le chiediamo soprattutto una iniezione di spiritualità, che rinnovelli, in termini moderni certo, il servizio incisivo delle prestigiose istituzioni diocesane, che vanno dal glorioso Seminario, ai tanti monasteri femminili e maschili, che possono rivivere accanto al progettato centro di spiritualità e cultura dedicato a Cassiodoro. Noi vogliamo pensare a questo episcopato che comincia, vogliamo pensare al Suo episcopato come ad un tempo benedetto in cui si rafforza la fede, il sentimento religioso, i valori morali ed umani, la continuità di amore per i nostri vescovi; in una sola parola la continuità del messaggio cristiano annunciato per secoli da questa “incantata collina”, come la definì il Beato Schuster. L’attuale Squillace, erede della grande tradizione cristiana delle origini, L'accoglie, con questi sentimenti e Le augura di realizzare, sostenuto dalla nostra totale collaborazione, il Suo apostolato proprio attingendo alla testimonianza, ai simboli e ai Padri della Chiesa squillacese, affinché se ne proietti sulle generazioni future la forza illuminante e l'intatta continuità del messaggio di speranza. Insieme al sacerdozio Ella ha scelto fin da giovanetto di essere “servo dei poveri”, ha scelto il carisma del Beato Cusmano, ha scelto di servirlo “umilmente”, come ha scritto nello stemma; una scelta che richiama quella di osservare radicalmente la vita evangelica, promessa nel 1310, sulla scia dello spiritualismo e del rigorismo Gioachimita, da Nicola da Squillace, uno dei dodici fraticelli di Calatamuro presso la Sua Agrigento.

Anche questo motto, questo programma, questo stile ci riempie di fiducia; ci fa presagire che Ella guarderà con una attenzione delicata alle nostre povertà materiali, alle ansie dei nostri giovani disoccupati, alle sofferenze dei nostri ammalati, ma anche alle nostre povertà spirituali, ai vuoti, alle delusioni, talvolta alle umiliazioni che anche come comunità abbiamo vissuto e viviamo. Rendendo onore a lei, noi intendiamo rendere onore anche alla lunga e prestigiosa successione di vescovi che si sono avvicendati sulla cattedra di Squillace: da Giovanni, che la tradizione ci segnala nel primo secolo; a Padre Eugenio Tosi, poi Cardinale a Milano, che proprio 100 anni fa entrava come Lei in questa città; ad Armando Fares, nostro cittadino onorario, che tutti ricordiamo con venerazione per la stupenda stagione di rilancio avviata per questa città e diocesi; fino a S.E. Antonio Cantisani, che salutiamo con affetto anche per essersi unito a noi in questa significativa occasione, fino al suo immediato predecessore S.E. Antonio Ciliberti, a cui va, anche da qui, il nostro rispettoso e grato saluto. Lei saprà conoscere ed amare Squillace, con la sua storia così unica e affascinante , fatta di grande generosità , di solide convinzioni cristiane, di alte virtù civili e passioni patriottiche, di intensa capacità di accoglienza: ne conoscerà bellezze ed asperità, una città e un territorio circostante ricchi di potenzialità, di energie, di risorse che scommettono sul futuro.

Eccellenza nostro Pastore, nostro Padre e – mi permetta - nostro fratello ed amico, benvenuto a Squillace, benvenuto nella sua storia plurimillenaria, benvenuto nella sua ricchissima spiritualità, benvenuto nelle sue gioie e nei suoi affanni quotidiani, benvenuto tra noi, nella nostra comunità, che da oggi è anche la Sua comunità, e che l’abbraccia filialmente e devotamente con i suoi venti secoli di cristianesimo. Alla storia ha fatto riferimento anche monsignor Bertolone, manifestando la consapevolezza di doversi inserire “in un cammino umano e cristiano i cui albori si perdono nella notte dei tempi, come ci rammentano le vestigia del Vivarium di Cassiodoro, che tramandano nei secoli l’eco, quasi profetica, di un’esperienza di studio e preghiera concepita come base della nuova Europa che andava formandosi”. Poi ha richiamato la figura di monsignor Antonio Melomo, rettore e professore del Seminario di Cassano, decano del Capitolo di Cassano e canonista di Curia, ordinato vescovo di Squillace il 22 maggio 1922 e rimasto alla guida della Chiesa particolare locale fino al 1927. Il presule ha ricevuto poi l’abbraccio e un omaggio floreale dei giovani della parrocchia di San Pietro, guidati da padre Enzo Lazzaro: i giovani gli hanno donato anche la croce pettorale in argento bagnata nell’oro con pietre preziose, opera dell’orafo squillacese Luigi Mungo; quelli della pastorale giovanile un piatto in ceramica; i ragazzi dello Csi, guidati da frate Franco Lio, un pallone. Mons. Bertolone si è recato successivamente in visita alla necropoli cristiana del V-VI secolo, all’interno del castello. In corteo si è recato prima al monumento della Pace, poi, in piazza del Vescovado, ha deposto una corona di fiori alla statua dell’Immacolata ed è entrato nella concattedrale, dopo aver baciato il crocifisso portogli dal parroco don Giuseppe Megna. Si è, quindi, soffermato in preghiera davanti alle reliquie del patrono S. Agazio, insediandosi sulla cattedra episcopale salutato dal decano del capitolo concattedrale, monsignor Raffaele Facciolo. “E’ il cuore di Squillace cattolica che – ha affermato mons. Facciolo - le dice oggi: benvenuto. Il qui del tempo: che bello questo krònos che attende di diventare sempre più kàiros di Dio. La sua venuta è il kàiros per il luogo della sua missione pastorale e per il tempo già iniziato il 29 maggio nella cattedrale di Catanzaro e che questo 4 giugno più unisce e più riannoda”. Nella sua omelia, parafrasando Cassiodoro, l’arcivescovo si è soffermato sul fascino e sulle bellezze di Squillace, “città che pende come un grappolo sui colli, non perché si inorgoglisce della difficile ascensione, ma per ammirare i campi verdeggianti e il ceruleo dorso del mare”, rivolgendo un pensiero “ai vescovi e i sacerdoti che hanno servito con dignità questa Chiesa particolare, tra i quali monsignor Morisciano, che portò i Salesiani a Borgia e a Soverato; e Monsignor Elli, che si prodigò per i lavoratori istituendo le cooperative sociali”. Entrando nel vivo della Sua riflessione, incentrata sul senso e sul significato della festa dell’Ascensione, richiamo Messia che invita i cristiani, “per essere credibili, a sapere suscitare stupore attorno a sé per dare sulla terra segno visibile del mistero di Cristo”, mons. Bertolone ha aperto il suo cuore alle centinaia di fedeli accorsi a festeggiarlo. “Vengo in mezzo a voi con la trepidazione di chi ha coscienza dei propri limiti. Nella mia opera pastorale tra voi trovo la strada spianata dall’eccellente lavoro pastorale sia del compianto e veneratissimo monsignor Armando Fares, sia delle loro Eccellenze, i monsignori Cantisani e Ciliberti, pastori veramente esemplari e, perciò, tanto amati”. Ha aggiunto il Presule: “Il mondo che cambia con ritmi incalzanti e accelerazioni impetuose parla ormai linguaggi diversi da quelli del Vangelo e della cultura cristiana. Nell’era della globalizzazione viviamo nell’eclissi del sacro e nella rinuncia al senso delle cose. Si è smarrito ogni fondamento di verità: non avendo più certezze metafisiche, ci accostiamo con sospetto anche alla fede. Nondimeno, c’è ancora, per nostra fortuna e consolazione, chi cerca Dio. Per costoro occorre allora chiedersi quali tratti del Cristo sia necessario che l’uomo credente riscopra e testimoni per poterne parlare credibilmente”. Poi, a sorpresa, tra gli applausi, l’annuncio: “La parola non basta più: servono l’immagine, la rappresentazione, il frutto maturo di un’esperienza visiva, di un contatto concreto con la Persona viva del Signore. Per tale motivo, cercherò di dare un forte impulso alla causa di beatificazione ed al culto di Cassiodoro”. Al termine, richiamati i problemi quotidiani che assillano sul piano spirituale, materiale e sociale, persone e famiglie ed invitate la società e le istituzioni a scommettere sui giovani, sui quali oggi pesano non soltanto le condizioni e le contraddizioni materiali e l’insicurezza di valori ideali, ma anche l’incertezza economica e le tensioni derivanti dai problemi sociali, il presule ha concluso con l’esortazione “ad aprire cuore e menti alla speranza: spesso, si cerca di rimandare ogni nuovo inizio, lasciando scorrere quel tempo che è prezioso perché ci è stato assegnato dal Creatore. Nel mio piccolo, amo credere di poter essere la scintilla della fiducia in un cammino di cambiamento. Come un fratello maggiore, sarò un compagno di viaggio che condivide le stesse domande, che partecipa alle stesse esperienze di dolore e di gioia, che dubita, teme, spera e talvolta anche piange, ma mai si sottrae ai sogni ed ai progetti di una fede più salda ed autentica, per una vita ed un mondo migliori”. Centinaia i fedeli giunti a Squillace per festeggiare il nuovo pastore con il prefetto di Catanzaro, parlamentari, rappresentanti della Regione, il presidente della Provincia, i sindaci di tutti i Comuni del comprensorio, autorità civili, militari, forze dell’ordine, rappresentanti sindacali, della scuola, delle associazioni, dei movimenti. Un’accoglienza indescrivibile che ha colto di sorpresa e ha “lasciato di stucco”, come ha detto lo stesso arcivescovo, Mons. Vincenzo Bertolone .
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SCANDALO A PFORZHEIM. Oltre il danno anche la beffa! Questa é la foto con la testata riportata dai mass media: "Festeggiati i 50'anni di missione a Pforzheim" che ha fatto indignare la comunitá italiani di Pforzheim e provincia e il primo narese sbarcato a Pforzheim, Lillo Sferrazza.  

Angela Saieva


A Pforzheim c'é aria di tensione, indignazione e tanta amarezza. Non era questo il progetto che da piú di un anno la Missione Cattolica Italiana di Pforzheim www.mcipforzheim.de guidata dal missionario Don Santi Mangiaratti, lavorava. Come non era questo, il volto ritratto nella foto (a sinistra dello schermo) e fatto passare come organizzatore e ideatore dell'evento in questione, appunto "Festeggiati i 50'anni di missione a Pforzheim". A dirlo sono in tanti, quando aprendo i giornali italiani e tedeschi hanno visto tutt'altra faccia accanto al Sindaco della Cittá di Pforzheim Herr Hager e il Sindaco del Paese di NaroPippo Morello, invece che quello del loro presule Don Santi Mangiaratti quale vero organizzatore. Tutt'altre facce dunque e risultato ZERO. Non é stato facile placare gli animi di molti italiani che si sono sentiti offesi e traditi da un proprio stesso connazionale. In tanti hanno chiesto parola e solidari, abbiamo cercato di ascoltarli. " Ci é stato detto..." racconta chi ha assistito incredulo allo squallido scenario davanti al Comune di Pforzheim"...la riunione al municipio di Pforzheim con i delegati é cosa privata, non serve che venite. Non potete entrare." Con rabbia si sfogano gi italiani rimasti beffati, chiedendosi: "perché? Il programma scritto “casualmente” sbagliato, ci ha sballottati a destra e manca? Non si diceva che si festeggiava i cinquant'anni della comunitá italiana? Ma gli italiani allora dove erano? E a quei pochi perché gli é stato impedito di entrare? Col dubbio che sapessero il significato di una serata di "Gala" offerto da un Ristorante della zona in cambio della solita cantata sul palco, eravamo un centinaio di persone ma incluso l'artefice della bravata, la solita combriccola del centro italiano che fa salire e scendere il loro presidente ogni qualvolta che desiderano, il gruppo teatrale con i delegati e gli sbandieratori venuti dall'Italia o meglio precisiamo, da Catania. Mentre una danzatrice del ventre, con i suoi balli orientali, era intenta a rispecchiare la cultura italiana a Pforzheim...  “bella... ma da quando in quando i balli orientali rispecchiano la nostra cultura?! Perché poi un gruppo di Catania venuti apposta dall’Italia, quando quí nel circondariato ci sono gruppi che ci rappresentano?... Da precisare che Pforzheim e provincia conta ca. 6.200 di soli naresi, se la festa era pubblica, perché lasciarli allo scuro di tutto? 

“Gli articoli che sono usciti da Novembre in poi, sono mongoli, ci sottolinea amareggiato Don Santi Mangiaratti della Missione Cattolica Italiana di Pforzheim. É un'informazione ristretta priva di veri contenuti. C'é troppo risalto su tutt'altro. Queste informazzioni inviate da "chi non so ancora" ai giornali, sono state riportate senza guardarne e verificarne i contenuti. Avevo invitato alla riunione diversi componenti per impegnarli a livello caritatevole alla realizzazione dei 50'anni di comunitá italiana a Pforzheim. Volevo dare loro un compito ben preciso su quello che riesce loro meglio e abitualmente fare. Era un modo di lavorare collettivo senza farli sentire esclusi da un qualcosa che in effetti li lega tutti indistintivamente, l'essere emigrato.Tutti conoscono la mia difficoltá nella lingua tedesca e poi non amo apparire ne mettermi in evidenza su quello che faccio, tralaltro di buon cuore pe la mia comunitá italiana a Pforzheim. Per questo motivo lui si era offerto nel ruolo che gli calzava meglio: parlare con il sindaco della Cittá di Pforzheim per conto della comunitá italiana, in quanto parla il tedesco. Tutto quí. Poi tutto mi é sfuggito di mano inaspettatamente ed é andato ad altri il merito. Vuol dire che doveva andare cosí. Poi, mi spiego in qualche modo la presenza del sindaco di Naro, Giuseppe Morello ma (con tutto il rispetto) non vedo nessuna attinenza peró sulla presenza degli altri due venuti da Naro, Salvatore Giunta e Franco Maluzzo; cosí come del v.s. Nino Pellitteri da “Lissone” che non mi risulta che Lissone sia a Naro, come anche gli sbandieratori venuti da “Catania”; e poi il gruppo in maschera “veneziana” e le ragazze da parte dell'Enas venuti da “Roma” .  Spese non attinenti alla manifestazione “NARESE”. Per l’eccessivo egoismo grave é inoltre non avere nemmeno citato l'arciprete Padre Giunta Gaetano che ha fatto davvero tanto in questi anni, per la nostra comunitá. Ripeto, io non ci tengo ad essere nominato ma a quello della Missione Cattolica Italiana si! Avrei voluto leggere inoltre i nomi di quelli che da un anno avevo interpellato per realizzare a livello caritatevole l'evento e poi esclusi senza un perché, come ad esempio il gruppo Folcloristico di Mühlacker. Che fine ha fatto? Per lo piú gran parte sono anche naresi e vestono comunque costumi tradizionali che rispecchiano il posto. Il dipartimento europa manager SDA Sanremo, vivamente presente da anni a livello artistico nazionale a certi tipi di manifestazioni benefiche. Perché sono stati esclusi? Cosí come molti altri nomi impegnati gratuitamente e realmente per la comunitá italiana a Pforzheim, alla riuscita di una manifestazione che doveva essere collettiva, aperta a tutti i nostri connazionali perché “era la loro festa”. La Giovanna Meduri, ad esempio, della rinomata gelateria di Pforzheim che fu lei ha dare il vero imput ai festeggiamenti. Anche lei inspiegabilmente allontanata. Il ricavato era destinato in donazione come sempre, ció che questa volta non é stato cosí”. 

“A mio avviso é stata data per l'ennesima volta, un'immagine sbagliata all'italiano di Pforzheim, dice il direttore artistico della SDA Sanremo www.sdasanremo.de . Essere rappresentato in questo modo é di cattivo gusto ma non spetta certamente me giudicare gli altri, anche perché questa é una classe che non rispecchia certo la mia cultura. Sarei un'ipocrita peró se nascondo anche io la mia indignazione su quanto é accaduto ma nel rispetto principalmente della Missione Cattolica Italiana di Pforzheim e i suoi componenti e anche di molti connazionali che la pensano allo stesso modo. Premettendo che si naviga nel mondo artistico professionale da piú di 20’anni, l'esperienza non ci porta solo a sapere riconoscere un vero talento artistico ma anche una vera bufala organizzativa. Magari su quest'ultimo tema ci permettiamo di esprimere una nostra opinione: troviamo offensivo, nel rispetto dei nostri miti che hanno fatto davvero la storia della musica italiana nel mondo, leggere su diversi giornali (pilotati) uno "qualsiasi” con il titolo di "CANTANTE" (magari favoreggiato solo perché ha offerto una cena ad un centinaio di persone) cosí come l'altro da "TENORE" solo per dare un valore ad un qualcosa che poi ha fatto scatenare l'ira degli italiani della zona. A tutti piace cantare ma non tutti sono dei professionisti. Non per questo, questi due persone che definisco nella regola della musica "due interpreti" ricchi sicuramente di spirito e meno di malizia, meritano meno attenzione. Non fraintendeteci per caritá! Tralaltro conosco bene entrambe due le persone (uno ha un dignitoso ristorante nei dintorni, l'altro ha o aveva un genere alimentari a Pforzheim e spezzo sempre una lancia in loro favore, proprio perché sono convinto che sono stati raggirati per amore del canto e un pó di pubblicitá. Siamo nati tutti da una gavetta e rispetto oltre che consiglio vivamente anche negli stage accademici che facciamo annualmente con i giovani ma assieme a veri artisti di fama comprovata del mondo della musica, dell'arte, del cinema e della critica, di fare la gavetta. Questo é un vero passo verso la vera storia della musica. Il "Cantanti" viene attribuito di norma a chi lo fa per mestiere, a tempo pieno e solo quello. Chi dedica ore, giorni e magari anni dietro alla musica e si confronta giornalmente con la realtá artistica, senza nemmeno sapere se poi alla fine sei riuscito a far captare al pubblico le tue idee, i tuoi messaggi, i tuoi valori per cui hai combattuto tanto, una vita, giocandoti magari anche la tua infanzia per correre dietro a certi sogni. Serve rispetto a questa categoria. Tutti sappiamo cantare ma non proprio tutti possiamo auto definirci o farci definire "cantanti" per comoditá altrui. A mio avviso bastava formulare correttamente la performance omaggiata da questi due volenterosi che anno intrattenuto in qualche modo (anche se in forma strettamente riservata) quel paio di ore. Tutto quá. Avrebbe rispecchiato sicuramente di piú i loro ruoli, che sicuramente valgono nel loro "io"e non sarebbero stati catapultati in questo gioco meschino. Non bisogna essere per forza famosi per essere bravi ma neanche maestri, se non lo si é realmente. In tutto c'é una categoria, un limite. Per quanto riguarda la richiesta fattaci ufficialmente e più di un anno fa da Don Santi Mangiaratti, é vera, conclude. Mi risulta che non era per una "festa all'italiana" ricreativa ma per un evento unico nel suo genere. Don Santi Mangiaratti sá che puó contare sempre sul nostro organismo, perché le sue richieste sono sempre state di livello culturale e umanitario e mai a scopo di lucro. Ci impegnava  artisticamente e a livello caritativo a dare voce e immagine alla storia vivente attinente all'evento. Si deduce pertanto che era scomoda anche la nostra presenza e non solo quella del missionario, nonché vero artefice della manifestazione. Sapere e capire troppe cose delle volte non é un vantaggio ma é come una lama a doppio taglio,  puó rivelarsi un grosso problema, se non un vero e proprio ostacolo”.

Parlare con un "mezzo secolo di storia" fa un certo effetto. Avrebbe dovuto esserci anche lui ma come gli altri sono stati “eliminati” e indignato, chiede pubblicamente parola, rilasciandoci questa dichiarazione: "Io, insieme a mio fratello Pietro, il compianto Lillo Lo Scavo e Lillo Scanio, il 18 Febbraio 1960 siamo stati i primi a mettere piede a Pforzheim", provato rivela Lillo Sferrazza, 78 anni portati con un'invidiabile luciditá. Mesi dopo arrivó Giuseppe Burgio, Mariano Scalisi, Calogero Novello, Vincenzo Patti. Lui, Gero Lombardo, é arrivato 5/6 anni dopo. Al contrario di quello che ha dichiarato, lui, non ha potuto vedere ne aiutare le nostre difficoltá ne quelle dei miei compaesani, nel cercare lavoro e nell'integrarci in una terra straniera. Mio fratello, ha sfamato lui e i suoi figli, perché senza lavoro. La sua é solo politica. Solo per mettersi in mostra. É sbagliato, aggiunge, che in questa occasione non siamo stati calcolati anzi, mi ha fermato e impedito pure di consegnare al Sindaco di Naro un libro che rispecchia la nostra venuta a Pforzheim. Per questo evento avevo preparato pure un cd con l'inno nazionale italiano, quello tedesco perché ospitati e quella del "silenzio" dedicata a tutti i nostri connazionali emigrati scomparsi e che hanno contribuito a risanare Pforzheim, distrutta dai bombardamenti. Glie lo dovevo. Pforzheim era solo un cumulo di macerie ed é risorta a nuovo con le nostro vite lontano dalla nostra terra. Con il gelo nelle mani e in viso, abbiamo lavorato a dismisura e dormito in letti accomodati in baracche. Avevamo fame, non sapevamo parlare ma sapevamo lavorare. Con la fiducia acquisita nel lavoro, ho accomodato e dato pane, soldi e lavoro a migliaia di miei coetanei senza intenti. Per questo fui ricercato per anni anche dall'Interpool. Ma non mi sono fatto prendere, fiero seguita il racconto, e continuavo ad aiutare l'arrivo a Pforzheim dei miei compaesani. In Germania non era facile entrare. Di nascosto si scavalcava un muro, di notte, passando da un cimitero. Quando ho telefonato a Gero Lombardo a poche settimane dall'evento, perché non avevano ancora ne un programma ne sapevano chi arrivava come ospite, parlandomi male prima di una mia rispettabile compaesana Giovanna Vasco chiamandola "diavola", ha concluso lamentandosi pure del Sindaco di Naro. "Doveva venire prima con solo due persone" mi dice agitato Lombardo "ora invece porta vent'otto mangia ammatula". La politica non mi interessa ma io da analfabeta dico a Gero Lombardo, proveniente dal mio stesso ceto sociale, che deve sapere quello che dice, anche se lui è di altro partito. Lui sapeva la mia storia, la mia vita e cosa avrei rivelato. Ha ignorato me e tutti. Con le parole e i suoi gesti non ha offeso solo me, ma la comunitá narese emigrata, gli scomparsi, lo stesso Sindaco di Naro Giuseppe Morello che ha pagato 5.000 euro per essere ospitato a Pforzheim, con il suo gruppo. E poi, questo Mario Caruso chi é? Cosa ne sa di noi e di quello che abbiamo fatto in passato? Perché non si é documentato prima? Si é fatto avantici dice, ma per quali fini reali? Dopo queste rivelazioni ci interessiamo a verificare quanto ci ha raccontato Lillo Sferrazza e in effetti, in diverse interviste inclusa quella radiofonica si capta chiaramente che, gli intervistati che si presentano quali idealisti del progetto, si arrampicano tutti sugli specchi. Alle domande del cronista nessuno é in grado di documentare in effetti ció che non ha vissuto e pertanto incapaci di affrontare un dialogo sul tema emigrazione. Inoltre, ascoltando piú volte l’intervista e a conoscenza di quanto é successo, sembra davvero piú uno scambio di favoritismi, in cerca di notorrietá sul settore che calza loro meglio. Un’intervista insomma senza senso, almeno per quanto riguarda la manifestazione. Piü importante invece é sembrato evidenziare e specificare le attivitá degli "Ospiti" intervnuti e molto scomodoinvece rivelare la vera fonte e i veri protagonisti dell'iniziativa. Lí, scena muta. Approfondita questa manifestazione, andiamo infondo al nocciolo e scopriamo che l'idea in realtá é nata ca. due anni fa proprio da Lillo Sferrazza. Fu ascoltato da Giovanni Leone e Giovanna Vasco, una delle prime donne che ha davvero fatto molto per l'integrazione narese a Pforzheim. Anche Don Santi Mangiaratti della Missione Cattolica Italiana di Pforzheim orgoglioso conferma che, in quei tempi, si impegnó fermamente e riuscí a fargli ottenere lo stabilimento della missione. Il Giugno di due anni fa, pensandoci bene, nell'occasione della festa a San Calogero anche io ho avuto modo di intervistare personalmente la Sig.ra Giovanna Meduri. Lei stessa in effetti parló di questo progetto, festeggiare i 50’anni di comunitá italiana a Pforzheim confermando inoltre che le era stato suggerito con grande entusiasmo da Lillo Sferrazza. Lei passó voce al centro italiano che si disinteresso da subito all'idea, poi lo riferí a Don Santi Mangiaratti. La MCI di Pforzheim credette fermamente all'iniziativa e si mise subito a lavoro. Con i risultati raccolti, fummo ufficialmente invitati ad incontrare gli interessati alla realizzazione dell'evento, pubblicandone i loro nomi e il contesto sul Corriere d'Italia www.corritalia.de per consentire la comunitá italiana di pforzheim e circondariato di aderire all'evento in costruzzione. - Cinquant'anni di storia, raccontata appunto da chi ha vissuto realmente questo periodo, iniziando no a caso da Lillo Sferrazza. Chi meglio del primo vero narese arrivato a Pforzheim avrebbe saputo parlarne? Insieme a filmati e foto d'epoca ad oggi, avrebbe descritto inoltre il valore vero, l'importanza e il ruolo fondamentale che ha avuto il nostro connazionale a Pforzheim. Canti e balli folcloristici, rappresentati da gruppi italiani di Pforzheim in collaborazione con quelli di Mühlacker avrebbero infine rispecchiato la vera cultura locale, regalando sensaltro a tutti, pubblicamente, un incontro sensato e suggestivo e non certo a porte chiuse. Non era poi cosí difficile tradurre questo tipo di tipologia dettata da Giovanna Vasco, anche lei infine segnata dalla stessa sorte degli altri... eliminata! - . In conclusione il dilemma si affittisce su due cose, PRIMO: non sono stati tre giorni di festa (come é stato voluto far credere alle agenzie stampa e agli italiani di Pforzheim ma “UNA MEZZA GIORNATA”visto che: il venerdí mattina dalle ore 11,00 alle 12,00 c’é stato solo l’incontro con i fantomatici detti “ESPONENTI”  italiani al Comune di Pforzheim ma inspiegabilmente fatta a porte chiuse e poi ogniuno a casa propria; il Sabato sera, dalle 18,00 alle 22,00, ci fu il definito “gala” ma anche questo a porte chiuse, badando bene che i veri interessati non entrassero perché (cosí gli é stato imposto) non invitati o meglio specificato dagli stessi membri “cert’uni non graditi”; e la Domenica, alle ore11,00 solo la consueta Santa Messa domenicale ma per certi fatta passare comodamente per chiusura della “fantomatica manifestazione avvenuta”; SECONDO: il perché un evento che doveva presentarsi cosí importante agli occhi di tutti, sia stato inserito in una tradizionale manifestazione tedesca che si svolge annualmente sempre lo stesso periodo e che chiude di per se, e non  non certo in occasione dei 50 anni di comunitá italiana, con i fuochi d'artificio. La domanda sorge spontanea: a che scopo é stato fatto tutto questo (?!?)
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Benigni... tutto Dante
- canto quinto dell’Inferno -  in tour mondiale. Spettacolo in cui l’attore e regista Roberto Beningni interpreta la Divina Commedia, accompagnato da uno sguardo satirico sull’attualità.

Un Tour  nato per portare gli spettacoli agli italiani all’estero.


Angela Saieva

Una performance nei più prestigiosi teatri internazionali prima di dedicarsi di nuovo al cinema. Sguardo vivace e un saluto caloroso. L’acclamato regista-attore premio Oscar Roberto Benigni, ci tiene a conoscere chi gli sta davanti, fissarne il nome e scoprirne qualche dettaglio. È così che ci accoglie quando andiamo ad incontrarlo. Un solo accenno al suo spettacolo ed è subito un fiume in piena di parole tanto semplici che riescono ad incantarci.

“Il tour è nato per portare gli spettacoli agli italiani all’estero, dice,vengo per loro. C’è dell’allegria in fondo ai loro occhi. Un desiderio vispo, affatto languido che gli fa dire - io tornerò - proprio come nelle canzonette”. La sinergia con il pubblico durante gli spettacoli è  un abbraccio amorosissimo, in lingua “benignana”. Un senso di bellezza che pervade i teatri quasi l’alchimia sprigionasse una sensualità erotica, come é accaduto a Parigi, Bruxelles, Grecia, Svizzera e non solo con i nostri connazionali.

Lo spettacolo poi si espande, perché quel che Dante dice è talmente universale che nella mente di ognuno risuona qualcosa di immenso e per di più mostra la grandezza del nostro Paese. Poi il pensiero torna di nuovo all’Italia di oggi. “Ora è proprio tutta coperta ma queste ceneri nascondono un fuoco possente”. Chiediamo allora:

é tutto Dante é un’operazione di divulgazione letteraria?

No, assolutamente, risponde. Gli studenti hanno i professori. “Tutto Dante” è uno show nel vero senso della parola. Perché Dante è spettacolare e perché spero di fare spettacolo io. Non è nemmeno un fatto politico, seguita, il messaggio è racchiuso nell’abbraccio che rivolgo principalmente agli italiani che vivono all’estero.

Come vede la situazione italiana attuale, specie con riferimento alle nuove generazioni?


Conosco bene la situazione dei giovani in Italia, perché io vengo da là.” Poi la serietà dell’argomento cede subito il passo all’irrefrenabile ironia. “Io non fuggo perché non sono un cervello, giusto per quelllo”. Buffo, per un candidato al premio Nobel.

Se non fosse per quella risata tanto aperta e sincera che quasi vien voglia di crederci. Pensa se ci fosse stata questa fuga dei cervelli nel Rinascimento e avessero lasciato andare all’estero persone come Michelangelo, Leonardo, Galileo, Dante.

Il solo pensiero fa impressione. Cosa sarebbe accaduto? Tutte le arti e tutti i poteri moderni sono imitazioni delle arti e dei poteri italiani, del nostro Rinascimento. Qualsiasi impero è un’imitazione del nostro, almeno in Occidente. Che lo si voglia dire o meno, è così.”

Poi Benigni si ricorda che tutto sommato siamo nella terra di Shakespeare. “Non per essere nazionalista, dice, voglio troppo bene all’Italia per esserlo ma quella voglia, quel desiderio di dire beh, son contento di esser nato lì ce l’ho tanto forte”.

Roberto Benigni non riuscirebbe mai a risultare melenso o scontato. Quando parla dell’Italia arde di passione e si commuove come un bambino. Il tutto mentre pronuncia un’unica frase. Non gli servono telecamere né riflettori per essere ciò che è. Indossa il solito pullover a V con cui lo si vede sempre in foto e una sciarpa come unico vezzo d’artista.

Tutto Dante è uno show dove i versi di Dante si mescolano all’attualità in maniera del tutto inedita. In un viaggio sorprendente fra satira e poesia. Alta letteratura e politica sbeffeggiata alla maniera di Benigni.

Il tutto proposto con la leggerezza di chi è capace di far ammutolire e ridere intere platee, quasi a creare un sortilegio. Benigni promette agli spettatori, divertimento e riflessione insieme. Perché è come Dante e la Divina Commedia.

C’ è l’Inferno e il Paradiso. Un momento per divertirsi e uno per commuoversi. Se non ci si diverte, non ci si può commuovere.

In fondo questa è la sua lezione. Sbarcato nell’affascinante teatro di Londra, il Royal Drury Lane di proprietà del celebre compositore Andrew Lloyd Webber, lo show fa rotta verso l’America.

Il tour si è rivelato un successo senza precedenti che ha superato ogni aspettativa per uno show di poesia unita a satira che ha riempito gli stadi della penisola e fatto il tutto esaurito nelle principali tappe europee. Benigni porta in scena:

il -V Canto dell’Inferno-, il canto più amato della Commedia, quello della lussuria che celebra l’amore di Paolo e Francesca.
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U SCUGNIZZO IN GERMANIA
Il Grande della musica napoletana, Nino D’Angelo, non delude le aspettative. Con Gioia Nova Tour è il suo nuovo album, festeggia i suoi 50 anni e i 36 di carriera. Incontriamo il mito.


Angela Saieva

L'eterno scugnizzo ha stupito ancora con oltre due ore di concerto e un vasto repertorio di successi di cui alcuni classici napoletani.

Un ritorno attesissimo quello del mitico Nino D'Angelo, in concerto con un repertorio che affronta temi come la religione, l’emigrazione, la povertà, con sonorità partenopee e ritmi world music.

Il mito ha festeggiato i suoi 50 anni e 36 di carriera con un nuovo tour teatrale Gioia Nova Tour partito in primavera dall'Italia.

Il suo nuovo album é un disco cantato interamente in napoletano; il primo realizzato “da nonno” ispirato dalla nascita della sua prima nipote.

Una riflessione, una forte presa di coscienza sui nostri tempi. Avere 50 anni ai giorni d’oggi in una città che affonda, dove spari, guai e speranza sono all’ordine del giorno.

Lo spettacolo ha due facce, il presente e il passato. Dove  l'Artista ripercorre la sua lunga carriera dai classici come:

Nu jeans e ‘na maglietta, Maledetto treno, Chiara, alle più recenti come Marì, Senza giacca e cravatta, A storia 'nisciuno e altre che hanno segnato il cambiamento artistico del cantante e la riproposizioni di alcuni classici della canzone napoletana.

Alla domanda:
 
di tutte le cose che incidono alla realizzazione di un disco qual'é la più importante,


lui ci risponde cosí:

la cosa importante per me oggi é diventata il suono, fondamentale per essere moderni. Una cosa che ad esempio mi lascia sempre un po' allibito é il fatto che quando consegni un disco alle radio ti chiedono se rispecchia o meno il target.

Questa cosa mi fa morire. Credo che sia impossibile giudicare una musica per il target, c'é la musica buona e quella cattiva, quella che piace e quella no. La musica é musica.

C'é a una forte contaminazione etnica della musica napoletana, da cosa é dovuta secondo lei?


Evidentemente la world music piace. E' stato Peter Gabriel l'artista che più di tutti ha sperimentato queste contaminazioni così belle e forti. Poi questo modo di fare musica ci ha affascinato un po' tutti e così abbiamo cercato nel nostro genere di arrivare a fare quello che fa Lui.

La sua vita artistica é piena di impegni. É pure attore, é una professione serio?


Quando faccio le cose io cerco sempre di farle con serietà, per imparare. Non sono un grande attore ma mi piace arricchire quello che sono. Però resto soprattutto un cantautore.

Legato alla tradizione, come vive il rapporto con Internet?
 
Mi piace, navigo, mi diverto e poi ho un fans club che gestisco proprio dal sito. Sono tantissimi, però rispondo alla maggior parte.

All’attualità che cosa chiederebbe per Napoli?


La speranza per Napoli è una ricchezza enorme ma mi piacerebbe che i napoletani non si svegliassero solo con la speranza, perché specialmente negli ultimi tempi ne è uscita un’immagine che non corrisponde alla realtà. Perché si deve esagerare su ogni aspetto? Quando si fa un’intervista a un napoletano sbagliato, se ne deve un’altra a un napoletano giusto, invece fa più successo il male del bene. Dovremmo farci un esame di coscienza.

Dai media c’è una forte responsabilità?

Sì, hanno una grande responsabilità. Non bisogna mostrare solo il male ma anche il bene di Napoli che vince sempre. Lasciamo perdere il problema "immondizia" che è mal gestita, questo non è colpa dei napoletani, anzi sono grandissime vittime.

Sul palco Nino D’Angelo si presenta in abito bianco, quasi a mostrare tutta la sua purezza e semplicitá. Canta, comunica con i presenti. Toccante il messaggio che lancia soprattutto ai tedeschi, quello di venire in Campania. Nino ha grinta da vendere e sembra ancora il giovanotto dal mitico caschetto biondo.

Il coinvolgimento del pubblico è stato più intenso quando ha cantato un suo grande successo, Un jeans e una maglietta, mentre sullo sfondo in megaschermo venivano proiettate alcune immagini del film. Altro momento coinvolgente è stato il canto dell'Inno del Napoli calcio. Tra una melodia e l'altra poi ad uno ad uno presenta tutti i componenti del gruppo.

Ma a Mannheim se il grande della musica napoletana non ha deluso le aspettative del caloroso pubblico, ha deludere ci hanno pensato gli organizzatori locali. Le non poche polemiche suscitate a incominciare dalla biglietteria per poi finire agli organizzatori stessi della serata, hanno ritardando di un'ora l'inizio del spettacolo e sono susseguite fin dopo lo spettacolo.

Nell'attesa di intervistare l'Artista strappiamo due parole a Immacolata Leo, 20 anni, parrucchiera. Determinata simpaticamente afferma che con "Nino D'Angelo, ci andrá pure a cena. Seguo tutta la sua musica e i suoi film. Popcorn é patatine é quello che mi ha emozionato di piú. Ho seguito il mutamento musicale ma quello di prima mi piace di piú.

É straordinario trovare sempre piú siciliani in questi concerti, come mai chiediamo ad Angelo Bellavia. Sicuramente é la musica che ci accomuna, risponde. Le sue canzoni e i suoi film hanno fatto parte della mia infanzia, dei miei amori, del mio matrimonio.

Giuseppina Ferrari di Pforzheim, casalinga, non si perde neppure un'intervista del mitico Nino D'Angelo, racconta, ma l''emozione é troppo forte e viene difficile esprimere quanto musicalmente mi trasmette. Nino D’Angelo non ci ha mai deluso.

Su questo le diamo ragione, infatti gli unici a deludere in questa serata sono stati gli organizzatori. Niente foto, vantavano, nessuna intervista. Ma non avevano fatto i conti con i media e il meraviglioso pubblico! Troppo giovani o inesperti? Chi lo sa.

L'euforia e la vanità a volte tira brutti scherzi ma questa organizzazione con il loro strano modo di fare non andrà di certo non andrannolontano!  
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Bud Spencer a Pforzheim
Presentato il suo libro, Mein Leben Meine Filme. Con l’occasione, a Schwäbisch Gmünd l’attore inaugura la piscina comunale a lui intitolata. Lo incontriamo

Angela Saieva

Carlo Pedersoli, per tutti Bud Spencer, noto per i suoi film in coppia con Terence Hill (Mario Girotti) è stato accolto dai pforzheimesi in coda per un autografo sul suo libro autobiografico, Mein Leben Meine Filme ( La mia vita, i miei Film).

Subito dopo, l’attore napoletano, ha preso parte all’inaugurazione della piscina comunale di Schwäbisch Gmünd a lui dedicata, per essere stato il primo italiano nel 1951 a scendere sotto il minuto nei 100 mt. stile libero di nuoto.

Poi ha dicato con grande umanità, ampio spazio alla nostra intervista.

Chi è Bud Spencer sul set e Carlo Pedersoli nella vita reale?
 
Pedersoli è uno che vive, è nato e morirà quando Dio lo chiamerà. Bad Spancer invece è un prodotto del pubblico, un attore famoso che rappresenta migliaia di persone ma non mi sento un mito. Tanto per farle un esempio, un mito è qualcosa di virtuale.

La vita reale mi piace di più, e diversa, più bella, più vera.

Schwäbisch Gmünd le ha intitolato una piscina. Che impressione le ha fatto?


Premetto che l’organizzazione e l’ospitalità avuta é stata impeccabile. Questa piscina mi onora per un grande passato. Ho fatto un incontro di pallanuoto e uno di nuoto con l’Italia.

Ho raggiunto diversi Record importanti all’epoca, tra questi anche i 100 mt. Ho apprezzato molto questa idea.

Qual’é la cosa che le da più fastidio?
 
É quello di non avere capito cosa avevo in mano, intendo dal punto di vista sportivo. Non mi interessava fare l’attore, pertanto questa riuscita fa parte solo dell’efficacia della vita. Non bisogna mai programmare la vita ma desiderare.

Pensi che a diciassette anni andavo già al primo anno di chimica. Mi piaceva come il nuoto. Invece mi trovai di punto in bianco in Brasile con i miei.

Ritornato, lasciai gli studi per le Olimpiadi. Finiti i campionati scelsi Giurisprudenza ma gli esami si incrociarono con le seconde Olimpiadi in Australia.

Lascio dire a lei cosa ho scelto.

All’età di quarantacinque anni optai per sociologia tanto che scommisi con mia figlia che mi sarei laureato prima di lei. Ho perso la scommessa ma ho fatto quello che mi piaceva, un viaggio attraverso l’università.

Una forma di amore e una cosa non esiste nel suo modo di vivere?

Le forme di amore per me sono infinite. Si può amare una cosa, un posto, una pianta, un amico. Difficilmente una donna. Di una donna ci si innamora ma anche li, non puoi pretendere che il tuo amore venga corrisposto. Quindi ama e basta. Mi creda, nel mio modo di vivere non esiste la rabbia né la gelosia né il rancore. Credo che questo sia un lato positivo per un individuo. Quando si è giovani non ci si arriva subito a capirlo.

Un commento sul suo libro autobiografico?
 
Ritengo che non si capiscano subito i valori della vita, nel bene e nel male. Da giovane non avendo esperienza vai avanti alla giornata, così per come ti viene. Quando arrivi invece ad una tenera età di 82 anni, ti rendi conto di avere fatto degli errori, capito tante cose. Così le ho scritte.

La decisione piú importante che ha dovuto prendere nella sua vita?
 
A 28 anni, quando in quello che io credevo che fossi non mi conoscevo. Quando si hanno delle piacevoli priorità, come essere mantenuti dalla famiglia, avere la macchina, soldi, feste, girare le cose e sentirsi dire che sei un campione, glie lo dico in termine napoletano “ ma fatto asci de capa”.

Succede ai giovani che spesso, quando si sentono importanti, fanno un uso cattivo del loro comportamento.

Così partii per il Venezuela, da solo, altrimenti avrei ripetuto gli stessi errori. Me ne sono fatto di pianti. Ma ringrazio questa situazione perché, nel bene e nel male, incominciai a conoscermi con tutti i miei difetti.

Atleta, pilota, attore, ha scritto anche canzoni per Ornella Vanoni, Nico Fidenco. Dove trova il tempo per realizzare tutto questo?

Ho fatto pure film importanti, come Cleopatra. Ma la mia vita é una ricerca continua. Una curiosità. La definirei meglio la vita di un dilettante.

Pensi che non mi sono mai allenato e in più fumavo, un’altra cosa orribile. All’università di Hell, mi trovai a dividere la camera con il campione del mondo Iamanaka gli fumai davanti. Ma i miei errori proseguirono oltre.

Gli chiesi perché qui non cerano donne e quando mi rispose che non servivano gli risposi: ma allora che campi a fa’. Mi rendo conto che tutto questo è sbagliato ma vede, la cosa che mi interessa è dare il massimo su quello che faccio e quando l’ho raggiunto, non mi interesso più.

Le è mai capitato di dovere rinunciare ad un ruolo o ad un personaggio?
 
Moltissime volte. Questa è una domanda meravigliosa. Su centodiciotto film sessanta li ho fatti in inglese, senza conoscerne la lingua.

Un Cow Boy americano per vivere gli bastano ca. 30 parole. La mia decenza mi ha fatto rinunciare a moltissimi ruoli, come a Enrico VIII e Gulliver.

Come fisico ci stavo ma dovevo essere muto. Lei mi ci vedeva con il mio accento napoletano, interpretare una delle maschere più importanti per il popolo inglese?

Con tutti i pugni volati nel set cinematografico, le è mai capitato di darle nella vita reale?

No, raramente, anche perché quando cera un inizio, capivano subito che aria tirava e se la davano a gambe elevate. Poi io sono nato Boxer. Da giovane avevo una posizione. Pensi che feci dieci incontri, tutti vinti per Know Out.
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É il sesto Sanreno, a che devi il ritorno all'Ariston?
I motivi sono cinque. Innanzitutto perchè Sanremo è la più importante vetrinadella musica italiana, la dove gli spazi per i cantautori sono praticamentespariti a favore della discografia straniera. Poi perchè stimo Bonolis e lastima è reciproca perchè condividiamo lo stesso pensiero. Ho avuto il suosostegno per la canzone che è un inno d'amore al nostro paese. Terzo perchè hoavuto un feed back positivo anche dalla commissione, che ha apprezzato e sceltoil pezzo. Quarto perchè dopo "L'uomo volante" il mio pubblico mi havisto poco, nel senso che ho partecipato a molti live ma sono stato pocopresente, anche perchè fa parte della mia natura. E credo sia giusto riproporsia loro e lo faccio esponendomi a 360 gradi. In ultimo perchè ho un album dapresentare, e più la manifestazione è importante e più lo diventa il progetto. Equesto per me lo è perchè è il mio primo album da solo. Ha collaborato con mesolo Beppe Dati, per il resto sono produttore, arrangiatore, realizzatore escopritore di me stesso.

"L'ITALIA". é la tua canzone in gara come vivi e ne parli del tuo Paese?
Lo vivo come lo vivono tutti, non mi difendo. Poi se c'è qualcuno che vive benela situazione ben venga. Il mio è un racconto che prende forma dalle denuncedella gente. Ho fatto una panoramica partendo dagli anni 20 fino ad oggi,dall'epoca di mio nonno, quella dei miei genitori e la mia. A partire dallelotte comuniste contro uno stato fascista guerrafondaio, fino ad arrivare a miopadre. Per mio padre religione e politica erano diavolo e acqua santa. Nelsenso che lui credeva nei comunisti ed in Gesù, ma non nel Dio michelangiolescodei preti, anche se sposava la campagna elettorale della chiesa. Mia mammaappoggiava la democrazia cristiana e convinse papà a spostarsi al centro. E' una lamentela generale verso un paese che deve sempre cambiare affinchè noncambi mai la coalizione politica, intanto si espande il potere mediatico, ilpotere dei profeti della finanza facile che ha diviso ricchi e poveri, hapenalizzato le categorie di basso reddito ed i precari. Insomma la crisi c'è,ed il testo è un riassunto sociale, politico e storico.

É una sorta di fotografia storica la tua?
Si una fotografia, scatti che riguardano l'immigrazione incontrollata,l'indecisione dei partiti, la confusione generale, la credibilità della scuola,il disagio giovanile, un ordine ed una morale che non ci sono più. La musica neaddolcisce la realtà, non è una canzone politica ma è semplicemente storia. E'un mio semplice pensiero, di disillusione e di disincanto. Cerco la speranzaattraverso gli occhi di un giovane.

Sei triste, non funzion, porti sfiga e quant'altro é stato detto su di te. Dove trovi la forza e l'ispirazione nonostante tutto?
Bè se è per questo mi hanno anche definito ad esempio "il profeta dellamalinconoia" ed il "filosofo del disagio"! Trovo forza ed ispirazione nella vita, mi guardo intorno. Forza ed ispirazionesi congiungono, là dove c'è la forza nasce l'ispirazione e dove c'è ispirazionesi crea la forza. Penso che si debbano superare i brutti momenti reagendo senzapolemizzare. Io ho espresso il mio malcontento quando sono rimasto senzacontratto discografico, ma in quell'occasione ho creduto che si stesse facendoun doppio errore: umano e professionale. Con "L'uomo volante" inveceho vinto un premio importante ed ho venduto un numero considerevole di copienonostante la crisi del mercato discografico. Quindi io faccio quello che devofare, propongo il mio progetto, la mia musica. Se ciò non dovesse piacere vuoldire che il prossimo dovrà essere più bello di quello precedente.

Qua'é il nome del tuo Album e quando é prevista l'uscita?
L'album è "L'Italia e altre storie" ed esce il 20 Febbraio.
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Solo un problema scolastico?
presentare quello che lo Stato italiano fa attraverso le istituzioni quale finanzia gestori- operatori del settore scolastico e sociale. L’invito é cooperare unendo risorse e competenze. Incontro con Anna Picardi, coordinatrice del progetto istituito dal Consolato.


Angela Saieva

creare la rete, il Network, spiega Anna Picardi, salita in cattedra anche in rappresentanza del Dr. Bartoletto del reparto scuole del Consolato Generale d’Italia di Stoccarda. Un sistema moderno che non permette più di operare ognuno per i fatti propri. Unire appunto risorse e competenze per affrontare e risolvere le difficoltà che incontrano i nostri giovani e non solo nelle scuole, spiega, quindi bisogna partire da noi. Spesso non si conosce quale è il ruolo o il compito di ognuno perché quello che caratterizza noi italiani è questo modo di agire da soli. La dottoressa stessa ad esempio ammette che non era a conoscenza dell’esistenza di alcuni rappresentanti a Pforzheim perché tenuta allo scuro, quindi non aveva mai avuto l’opportunità di incontrarli prima. Questa non è una critica dice, ma un’osservazione e se mai una  “riflessione” sui comportamenti di noi italiani.

Il “suo” é un invito a cooperare insieme senza ingolfare o schiacciare chi ha la facoltà di essere, di fare, avere un’ idea o un grado di cultura in più.  Da soli si sa non si può fare niente, tanto meno risolvere problemi comuni. L’obbiettivo di questa riunione che solo per questa volta non ha visto la presenza dei genitori è stata appunto di carattere tecnico. Vedere prima tra le istituzioni che operano nel settore scuole e sociale se si conoscono e se riescono ad intraprendere un rapporto di collaborazione. Per i genitori è previsto un’altro intervento, assicura, dove si potrà discutere e riflettere cosa la scuola tedesca si aspetta da loro e qual’è il ruolo dei genitori nel successo scolastico.

La conferenza si è tenuta presso la Landratsamt di Pforzheim e la Dottoressa ha ritenuto soddisfacente la presenza di responsabili di strutture importanti che non hanno declinato il suo invito, come da Pforzheim la Deutsche Italienische Gesellschaft, la Caritasverband, la Jungendamt, la Gesundeitsamt, il Dipartimento Manager SDA dell’Accademia della Canzone Italiana www.sdasanremo.de  il Comites, diversi docenti italiani e tedeschi di istituti scolastici, tra i quali Claudia Stefanelli e Herr Klotzt della Nordstadtschule, Maria Capozzi della Osterfeldschule, e tanti altri venuti dalla provincia. Presente pure Luisa Grussone rappresentante dei genitori italiani degli alunni della 4° elementare e  tra la Stampa, la nostra redazione, il Corriere d’Italia www.corritalia.de quale da fedele lettrice, ringrazia l’importante presenza e per averle dato l’opportunità di lanciare questo suo messaggio.

Da circa un anno è mezzo è stato messo presso quasi tutte le scuole, un’insegnante italiano o in loro assenza degli esperti esterni, sostiene la Dottoressa, così come degli assistenti sociali. A secondo della presenza degli alunni italiani sono stati offerti pure dei “mediatori” incaricati a raccogliere le problematiche e non solo delle scuole ma anche delle famiglie. Questo ruolo andava istituito già anni fa, ribadisce, e che si dovrebbe estendere anche nelle scuole. Questo è anche un’altro modo per segnalare che bisogna conoscersi e cooperare.Tanti i temi confrontati che di certo non c’è stato il tempo di annoiarsi. Peccato che alcuni pur avendo voce in capitolo, non hanno invece speso una parola. Vincenzo Marrone per esperienza vissuta si dibatte almeno per i nostri bambini che non sono ritenuti scolari modello solo perché sono molto vivaci e non -stile robot- come molti insegnanti gradirebbero. Anche il direttore della SDA Sanremo commenta, sono a favore della disciplina scolastica, ammette, ma senza esagerare. Abbiamo frequentato tutti la scuola e sappiamo bene che la colpa più delle volte è degli insegnanti. Si pensa spesso che la causa sia il disinteressamento dei genitori o l’incomprensione della lingua tedesca. Guardatevi intorno, dice, i nostri ragazzi parlano il tedesco meglio di noi. Se i figli non hanno dei buoni risultati scolastici è perché a scuola non si sentono a loro agio, non sono motivati ne invogliati dagli insegnanti. A volte vengono incolpati o puniti per banalità da spazientiti che confondono quasi sempre il temperamento con la disciplina. Il risultato? Dopo un anno di studi aspettano a dirti che tuo figlio va male due o tre mesi prima della chiusura delle scuole, con in mano il classico modulo da fare firmare. Rimandato! Grussone Luisa interessata anche alle tematiche del progetto, lamenta disinteressamento e poca informazione. Spesso si sente dire di innovazioni, leggi, aiuti, diritti e quant’altro che dovrebbe arrivare in mano alle famiglie italiane, dice, ma non è riuscita francamente ancora a capire se questa cadenza di divulgazione di circolari, dipende dai membri competenti consolari o tedeschi. Di certo c’è che lo Stato italiano finanzia operatori per dare maggiore assistenza e informazione diretta ai nostri connazionali. Una lettera non è mai arrivata, eccetto quella su chi dover votare. Quando hai bisogno di qualcosa fai la fila per ore nei centri di assistenza senza essere neanche sicuri di entrare. Più grave diventa quando un figlio ha problemi seri di salute e con tutti i certificati medici  nessuno lo capisce, nessuno lo sostiene. Conta solo una diagnosi “svogliato”. Un caso quest’ultimo reale dove una famiglia di Pforzheim che abbiamo incontrato e ansiosa di essere presente alla prossima riunione per sfogarsi, rivela che da anni lotta per dei diritti mai ottenuti sulle condizioni del proprio figlio. Se ci sono, perché farci sbattere la testa al muro? Intanto lascia a desiderare la statistica della presenza di italiani nelle scuole. Sono stati contati appena 589 scolari, 82 nella Real, 27 nella Gynnasium, contro ca. 4.800 abitanti italiani tra Pforzheim e provincia. Per non parlare della sfilza di rappresentanti di diversi settori presenti a Pforzheim e che se davvero collaborassero tutti insieme terrebbero uniti questo numero di italiani visti sfilare insieme in piazza solo in un'unica occasione e grazie ai nostri “azzurri”. La dottoressa Anna Picardi ce l’ ha messa veramente tutta. È arrivata da Stoccarda decisamente con un bastimento carico di innovazioni, consigli e quant’altro. Ora non resta che vedere se il concetto sia stato chiaro a tutti e in tutti i sensi.
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La festa della Mamma
A Pforzheim festeggiata la Mamma più giovane, la più anziana e quella con la “nidiata” più numerosa.

Angela Saieva

quando si dice che l’italiano sulla fantasia non lo batte nessuno!. E non solo su questo l’italiano è grande, come disse anche il mitico artista Toto Cutugno in un’intervista rilasciata tempo fa al nostro Corriere d’Italia,

-… l’italiano è una fonte di idee inesauribile. Trasmette calore e allegria. È la macchina di invenzioni.

È caotico, non è perfetto e preciso come il tedesco è vero ma è ricco di fantasia, genuinità e spensieratezza. L’Italiano vive!.

Per questo non deve mai perdere l’italianità che ha dentro di se -.

Diventare Madre è uno dei doni più importanti che la donna può ricevere da Dio.

Crescere, accudire i propri figli e talvolta anche quelli degli altri, così come dare il giusto equilibrio della vita è un compito che solo grazie all’amore e l’unione di una famiglia può riuscire bene.

Fare la Mamma è impegnativo, divertente, fantastico, travolgente, talvolta anche duro, faticoso, amaro. In questa occasione la comunità italiana di Pforzheim ha voluto ricordare il valore, i principi e l’importanza di una “madre” ed essere madre dedicando a lei appunto un’intera serata.

I festeggiamenti sono incominciati verso le 19,30 tra balli e canti guidati dall’organista della missione.

Ad allietare la serata ci ha pensato il gruppo giovani con i loro balli caratteristici e con ricchi premi e grande divertimento esausti ma soddisfatti si è arrivati alle 2,00 del mattino.

Tutte le Mamme sono state omaggiate all’entrata da un piccolo pensiero, mentre durante la serata è stata premiata anche la Mamma più giovane:

Amella Lidia di Pforzheim e Marsella Elena di Straubenhardt a parimerito;

la Mamma più anziana:
 
Falci Croce, e la Mamma con la nidiata più numerosa presente in sala è stata Renzino Maria, ben 7 figli.

Ma la premiazione “morale” è andata senz’altro a tutti quelli che anno collaborato alla realizzazione della Festa della Mamma, guidata dal Padre Salesiano Don Santi Mangiaratti della Missione Cattolica Italiana di Pforzheim www.mcipforzheim.de insieme al prezioso aiuto di Tina Marsella, la segreteria della Missione che si definisce un po’ tutto fare, Artico Giovanni, Gallo Katia, Curto Gioacchino e Melina  impegnate in cucina e Gallo Angelo e Marsella Giuseppe al servizio bancone e alla cassa.

Straordinaria anche la partecipazione del pubblico presente. Qualcuno nell’occasione si lascia scappare: - … era da tanto che non mi divertivo così –,  altri puntualizzano  - …menomale che c’è Don Santi… -, mentre un marito divertito, scherzoso esclama, - … questa sera è stata dedicata alla Mamma… gli ho perfino regalato un bel mazzo di rose. Vediamo quando arriva quella del Papà che ci fanno loro! -.

Tutto tace, alla fine della serata.

Stiamo per andarcene anche noi quando tra un rumorio di piatti e bicchieri un’arzilla scopa che scorrazza per lungo e l’argo ci sorpassa intonando a squarciagola i resti di una canzone… no, scusate ho visto male, era guidata da una delle “Mamme” rimaste a rigovernare le ultime cose.

Mamma…mia però che grinta!
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50° Anniversario della Missione Cattolica Italiana di Pforzheim e Circondario
Due giorni intensi per le comunitá italiane di Porzheim, Wilferdingen, Kämpfelbach, Remchingen ed Ersingen. Evento organizzato dal missionario Don Santi Mangiaratti della MCI di Pforzheim con la comunitá pastorale di Wilferdingen

 
di Angela Saieva

Sono stati due giorni quelli del 4 e 5 di Dicembre 2010 per le comunitá italiane di Porzheim, Wilferdingen, Kämpfelbach, Remchingen ed Ersingen. Due giorni festosi e molto partecipati, che sono stati l’occasione d’incontro per gli italiani del posto, l’amministrazione locale e la comunità religiosa, rappresentata anche da alcune prestigiose alte cariche, quali il sindaco di San Biagio Platani Dr. Carmelo Alba, il sindaco di Remchingen Dr. Luca Wilhelm Prayon, il direttore del dipartimento europa managing SDA Sanremo di Pforzheim www.sdasanremo.de  il vice Decano Padre Ottmar Thomas Kuhn della comunitá tedesca di Ersingen, Padre Calogero Nocera, Don Santi Mangiaratti della Missione Cattolica Italiana di Pforzheim www.mcipforzheim.de  L'evento è stato onorato dalla presenza di Sua Eccellenza il Vescovo, Mons. Vincenzo Bertolone, venuto appositamente dalla sede Vaticana, che nel corso della manifestazione ha dichiarato di trovarsi lì proprio “grazie al volere di Sua Santità, Papa Benedetto XVI”. Una presenza, quella del Monsignore in Germania, che si è estesa anche ad altri due importanti eventi: la celebrazione delle nozze di due giovani italiani e il venticinquesimo anno del gemellaggio tra il piccolo comune tedesco di Remchingen e il suo paesino siciliano natale, san Biagio Platani. “Tra le due comunità ho trovato un grande spirito di collaborazione – ha ricordato a proposito il Monsignore – che ha poi definito la collaborazione “un'espressione di vera integrazione che manifesta come si può vivere uniti anche fuori dalla propria terra”. Un importante momento di raccoglimento è stato quello della Messa pontificale, in cui il vescovo Bertolone ha ricordato ai fedeli l’importanza della vita comunitaria e religiosa. L’incontro è stato quindi un esempio di unione tra comunità diverse, quella italiana e quella tedesca appunto. E non è un caso che padre Ottmar Thomas abbia voluto rivolgersi ai fedeli proprio in lingua italiana. “Ho studiato a Roma la vostra lingua”, - ha detto – “e sono felice di potermi esprimere in questo modo, perché anche parlare italiano è fondamentale”. La manifestazione è durata in tutto due giorni, in cui c’è stato spazio anche per la cucina, la musica e il ballo, tutti caratterizzati da quel principio comune che è l’unione nella diversità. Ai partecipanti sono stati quindi offerti piatti tipici mediterranei così come tedeschi, mentre le musiche della banda Musik Verein di Remchingen, diretta dal maestro Roland Eberle, e la voce melodica della cantante solista Tatjana Roser, hanno dilettato i partecipanti all’evento. Presenti tra i mass-media il Corriere d'Italia www.corritalia.de  L’Evento ripreso dalle telecamere della SDA Foto Video di Pforzheim www.sdainfo.de  in collaborazione con TeleVideoItalia.de www.televideoitalia.de  si é concluso con il gruppo folcloristico siciliano, Sacro Cuore di Mühlacker.
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San Biagio Platani - Remchingen, 25 anni di gemellaggio
Venticinque anni di fratellanza tra due popoli sanciti da un gemellaggio ormai passato alla storia e in tale occasione non potevano certo mancare i giusti festeggiamenti tra le due comunità, quella sambiagese e quella di Remchingen in Germania.

di Angela Saieva

Stipulato nel lontano 1986, il gemellaggio è diventato ormai un punto fermo per le due cittadine, momento di scambi culturali, sociali e commerciali non sempre però colti al massimo delle potenzialità. Se è vero infatti che il gemellaggio è stato un propulsore importante per la crescita e lo scambio culturale reciproco, non altrettanto può dirsi per l’aspetto economico, incoraggiato da rari e timidi incontri commerciali, che non hanno dato la giusta spinta per la creazione di un vero canale di scambio tra i prodotti tipici. Ma tornando ai festeggiamenti per l’anniversario, una delegazione di sambiagesi é partita nel fine settimana, direzione Germania, per l’evento che svoltosi dal primo all’undici luglio. Un calendario fitto di eventi che ha visto anche tra la delegazione italiana, un gruppo di musicisti dell’orchestra del Teatro Massimo di Palermo.

Tra  il comune di San Biagio Platani e la cittadina tedesca di Remchingen perdura dunque un gemellaggio da oltre 25 anni . E’ stato voluto dai nostri emigrati che hanno sensibilizzato la due amministrazioni. L’atto costitutivo è stato firmato nel 1986 dal borgomastro Wolfgang Oechsle e dall’allora sindaco Gaspare La Rosa. Il tutto si é concluso in un’atmosfera armonioso con un Galá, dato in onore delle due Cittá gemellate, con la presenza del duo artistico italiano Dino & Angela www.dinoeangela.net . Si voleva dare un segno di riconoscimento tangibile ad un’amicizia maturata negli anni nel rispetto dei nostri concittadini che si sono affrancati dal bisogno con il loro lavoro in un clima di generosa accoglienza da parte delle autorità comunali tedesche rivelatesi particolarmente attente ai loro problemi.

I rapporti tra le due comunità si sono intensificati con annuali scambi di visite sempre improntate a grande cordialità e reciproca stima. Gli amici tedeschi hanno addirittura dedicato una piazza al nostro comune. Il borgomastro Wolfgang Oechsle è rimasto in carica per 36 anni, sino all’anno scorso, ed ha conosciuto tutti i sindaci che si sono avvicendati dal 1986. Proviamo a citarli tutti: Gaspare La Rosa, Piero Calderone, Stefano Amella, Piero Spoto, Biagio Conte, Salvatore Grado, Santino Sabella, Carmelo Alba e Filippo Bartolomeo, cui vanno aggiunti, intercalati, due commissari regionali.

La settimana scorsa è giunta una folta delegazione da Remchingen guidata dal nuovo giovane borgomastro Luca Wilhelm Prayon. Presente, come sempre, il suo predecessore. E’ stata accolta alle porte del paese da tanta gente e dalla banda musicale che ha eseguito gli inni nazionali dei due Paesi. Il sindaco Bartolomeo ha rivolto un cordiale saluto e un sentito ringraziando per il trattamento riservato ai nostri emigrati. Gli ospiti hanno portato al seguito il loro complesso bandistico, diretto dal maestro Roland Eberle, che si è esibito durante le processioni del venerdì santo, del giorno di Pasqua, e nel corso di un concerto tenuto, assieme alla banda musicale di San Biagio, diretta dal maestro Gino Longo, presso il cine-teatro Bellini, ieri sera lunedì di pasquetta. Un intrattenimento molto gradevole in una sala gremitissima di gente che non ha lesinato applausi a scena aperta ai componenti dei due complessi che si sono alternati sul palco con un ricco repertorio.

Per l’occasione, è stato consegnato dal sindaco Bartolomeo un attestato di encomio conferito con propria determina del 5 aprile, al prof. Gaspare La  Rosa “per avere contribuito a rafforzare i rapporti tra le due comunità attivando tutte le procedure attinenti alla proposta di gemellaggio avanzata dal borgomastro Wolfgang Oechsle, sino alla firma congiunta della sua istituzione”. Analogo encomio, conferito con precedente determina, il sindaco ha rilasciato, a Stefano Amella  “per essersi adoperato con ardore ed impegno per la buona riuscita dell’intesa con la cittadina tedesca, con l’augurio che, in qualità di presidente dell’associazione “Pro gemellaggio”, continui ad adoperarsi con lo stesso entusiasmo per incrementare  lo spirito di amicizia e di collaborazione”.

Il prof. La Rosa, in un suo intervento, ha tracciato le tappe dell’iter burocratico per raggiungere l’obiettivo. Mentre il sindaco Bartolomeo ha avuto parole di stima e di apprezzamento per tutti gli ospiti. Anche se col gemellaggio non sono state raggiunte tutte le ambiziose finalità di interscambio economico  (non certo per demerito dei nostri interlocutori tedeschi), resta il fatto che i rapporti instaurati con Remchingen hanno sicuramente contribuito a dissipare le incomprensioni e i pregiudizi che spesso ci accompagnano lungo il nostro cammino al di fuori della nostra Isola. Un traguardo da non sottovalutare.
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Ventennale del gemellaggio tra Vicenza e Pforzheim
sabato 17 settembre il sindaco Variati ha incontrato Gert Hager, sindaco della città tedesca e una delegazione da Pforzheim

di Angela Saieva

Vent’anni fa, il 28 aprile 1991, in una sala Bernarda gremita di amministratori e di cittadini di Vicenza e di Pforzheim, il sindaco di Vicenza Achille Variati e il sindaco della città tedesca di Pforzheim Joackim Becker sottoscrivevano il primo gemellaggio nella storia di Vicenza, considerato da entrambe le città un punto di partenza verso duraturi e proficui interscambi in campo economico, culturale e sociale. A seguito il sindaco della città tedesca Joackim Becker, concluse per eccellenza l’incontro con un Gala dato in onore delle due Cittá unite. Intrattenimento che fú onorevolmente allietato e non a caso dalla presenza degli artisti Dino & Angela www.dinoeangela.net , il noto duo italiano che in un’altra occasione si evidenzió televisivamente con l’esordio ottenuto all’Europa Festival, nel rappresentare in una loro originale performance canora appunto l’Italia.

Sabato 17 settembre lo stesso Variati, insieme al consigliere delegato ai gemellaggi Federico Formisano, ha celebrato il ventennale del gemellaggio incontrando a palazzo Trissino, in sala Stucchi con il sindaco di Pforzheim Gert  Hager e una delegazione di trentacinque cittadini della città tedesca in viaggio a Vicenza fino al 20 settembre. Poi, il consigliere Formisano ha accompagnato il gruppo ai giardini Salvi, dove il 28 aprile di vent’anni fa è stato piantato un tiglio donato da Pforzheim a Vicenza. La formula contenuta nell’accordo sottoscritto vent’anni fa prevedeva l’impegno a mantenere vivi i legami tra le due municipalità; a favorire in ogni campo gli scambi tra i concittadini per sviluppare, con una migliore comprensione reciproca, il sentimento della fraternità; a congiungere gli sforzi verso il compimento dell’unità europea nella giustizia e nella pace, valori di riferimento fondamentali; a coordinare azioni comuni volte alla diffusione della cultura della solidarietà, con l’impegno per l’aiuto a comunità sottosviluppate, oppresse e perseguitate.

La città di Pforzheim, prima che con Vicenza, aveva già siglato due gemellaggi. Il primo con la città basca di Guernika, a cui è legata da una storia comune: entrambe sono state rase al suolo durante la seconda guerra mondiale. Il secondo con la città francese di Saint Maur des Fosses per affinità di tipo sportivo. L’iter che ha portato Vicenza e Pforzheim al gemellaggio è stato lungo ed è iniziato già negli anni ottanta con contatti e scambi in ambito imprenditoriale, in particolare tra aziende del settore orafo ed in ambito associativo, grazie anche ai contatti con l’associazione di cultura italo-tedesca che aveva ed ha tutt’ora una propria sede a Vicenza. Tuttavia, è nel settembre 1989 che il consiglio comunale di Vicenza approva ufficialmente il gemellaggio motivando la scelta con l’individuazione di un comune che abbia caratteristiche socio-economiche e demografiche affini a quelle di Vicenza. In particolare, l’affinità maggiore con Pforzheim fu riscontrata nella vocazione della città (definita “la città dell’oro” come Vicenza) per la lavorazione dell’oro, degli orologi e dei gioielli che, fin dal 1767, ha dato fama e prestigio a livello internazionale. Gli obiettivi del gemellaggio non si fermavano solo a rapporti di collaborazione a livello imprenditoriale, ma la volontà fu quella di dare un grande impulso anche agli scambi tra studenti e scuole, per contribuire a far crescere e rinsaldare nei giovani un forte sentimento europeo, perché i giovani di Vicenza e di Pforzheim si sentano prima europei che italiani o tedeschi e perché possano coltivare sentimenti di pace e di tolleranza attraverso la reciproca conoscenza e lo studio delle proprie culture. Inoltre, il gemellaggio si proponeva anche un’incentivazione degli scambi tra cittadini, tra associazioni in ambito culturale, sportivo, ricreativo e sociale.

Principi questi, ribaditi anche nelle linee di indirizzo approvate dal consiglio comunale di Vicenza nel febbraio 2010 in materia di gemellaggi, patti di amicizia, patti di fratellanza e scambi nazionali ed internazionali. In questi vent’anni, pur con alcune fasi alterne, l’attività è stata sempre intensa a livello scolastico con migliaia di giovani studenti che sono ospitati annualmente nelle  famiglie di Vicenza e di Pforzheim durante le attività di scambio tra le scuole superiori delle due città e che continuano tutt’ora grazie anche al grande impegno ed alla passione di tanti insegnanti che hanno creduto e continuano a credere nell’esperienza del gemellaggio come ottima occasione di scambio linguistico ma anche come opportunità formativa personale per i giovani.

Anche in ambito sportivo nel corso degli anni sono state organizzate significative attività tra associazioni, sia in ambito calcistico che cicloturistico, con interessanti escursioni di sportivi vicentini lungo il sistema di piste ciclabili della Foresta Nera, facendo apprezzare, oltre al valore ricreativo anche la valenza ambientale della regione. Consolidati e sempre entusiastici sono anche gli scambi tra le associazioni alpinistiche delle due città che coinvolgono costantemente anche altre città gemellate, tra cui Gernika, gemellata con Pforzheim e Annecy gemellata con Vicenza, in iniziative comuni ed escursioni. Sempre attivi e produttivi sono stati gli scambi a livello amministrativo tra le due municipalità ed importante per Vicenza è stata anche l’opportunità di apprendimento sul piano tecnologico, avvenuta a Pforzheim, anche in occasione della visita di un parco tecnologico molto avanzato realizzato in una zona industriale dismessa della città.

Per quando riguarda l’ambito imprenditoriale, in particolare quello orafo, primo impulso e stimolo alla realizzazione del gemellaggio, in questi vent’anni ha attraversato fasi difficili e risentito pesantemente della difficile situazione economica sia a livello nazionale che internazionale. Tale congiuntura ha avuto come conseguenza, prima a Pforzheim e poi a Vicenza, la ristrutturazione e la conseguente contrazione della consistenza numerica delle aziende attive nel settore. Ciò ha comportato anche una progressiva riduzione delle presenze delle aziende di Pforzheim alle diverse edizioni delle annuali fiere dell’oro vicentine, che la città di Vicenza in collaborazione con la Fiera sta cercando di favorire ed incentivare. L’ambito in cui le due città hanno deciso negli ultimi anni di impegnarsi sempre più è quello della partecipazione a programmi e bandi europei, attraverso la costruzione di una rete di collaborazioni e partenariati con le rispettive città gemellate o legate da patti di amicizia e cooperazione, che consentano l’accesso ai fondi europei per progetti in ambito ambientale, delle nuove tecnologie, culturale e sociale
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Revival o semplice nostalgia? Ne parliamo con un trio popolare della canzone italiana, I Ricchi e Poveri a Stoccarda

Angela Saieva

non hanno di certo bisogno di presentazione. Franco Gatti, Angela Brambati ed Angelo Sotgiu hanno dato vita ad una delle formazioni più popolari della canzone italiana, mietendo successi in Italia e all'estero per più di 35 anni. In occasione di un'esibizione live a Stoccarda, tappa obbligatoria per chi vuole gustare "il revival". Li abbiamo incontrati per scambiare quattro chiacchiere.

Quale è il segreto del vostro successo?
Franco: "Sicuramente la voglia e l'entusiasmo di fare questo mestiere. Naturalmente, non dobbiamo dimenticare i nostri collaboratori che abbiamo incontrato lungo il nostro percorso, che ci hanno permesso di arrivare fin qui".

Oggi il pubblico vuole ritornare indietro, c'è voglia di revival, forse il tempo presente è troppo pieno di incertezze?
Angelo: "Io credo che le incertezze ci siano sempre state e ci saranno sempre. Diciamo pure che forse è la forza delle canzoni che porta il pubblico a sentire l'esigenza di ritornare indietro. Le nostre canzoni sono diventate popolari perché hanno sempre captato gli umori e gli entusiasmi del pubblico".

Quanto vi è servito il festival di Sanremo per amplificare la vostra popolarità?
Angela: "Sicuramente è stato importante nel nostro percorso anche se non posso dire se saremmo arrivati fin qui se non ci fosse stato. Nel senso, chi lo può dire. Diciamo pure che, quando siamo saliti la prima volta sul palco dell'Ariston, c'era un solo modo di fare televisione e la gente rimaneva incollata davanti al piccolo schermo. Adesso ci sono mille altre distrazioni, e quindi anche per i Ricchi e Poveri sarebbe stato più difficile venir fuori dalla mischia".

Che rapporto avete con le nuove tecnologie? Quando avete iniziato vi sareste mai aspettati una rivoluzione come quella di Internet?
Angelo: "Certamente, no. Ci piace molto tutto questo anche se il progresso ci spaventa in un certo senso. Chi lo ha messo in piedi era cosciente del fascino di tutto ciò ma anche del rischio di perdere un contatto più vero con il mondo che ci circonda. Osservando i miei figli, mi rendo conto sempre di più che le giovani generazioni hanno perso il contatto con il supporto musicale, quello che per noi era il disco. E forse la perdita di questo contatto sarà un disastro per la musica".

Se vi chiedo un sondaggio  per realizzare una classifica ideale? Angela
: al primo posto vedrebbe "Sara perché ti amo" afferma "...Ci ha portato molta fortuna e va rispettata. In una preferenza personale sceglierei Come Vorrei";

Angelo: "Sarà perchè ti amo" la canzone più votata nel sondaggio;

Franco: "...dipende dalle situazioni. Sarà perchè ti amo ci ha portato al successo internazionale. Il mio gusto mi suggerisce Che Sarà. Anche se il business è...". Il passare del tempo non fa perdere identità ma evidenzia ancora una volta la qualità della musica "Made in italy".
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L'arte di Giucas Casella.
I suoi numeri inducono stupore e incredulità. La sua figura ha sempre diviso il pubblico tra chi ci crede e gli scettici. Rende protagonista la forza del pensiero. Lo incontriamo e scambiamo quattro chiacchiere con lui.

Angela Saieva

Giucas Casella non ha certo bisogno di presentazione vista la sua lunga militanza nei programmi Rai e la sua attività di mago e ipnotizzatore. Ma la sua figura ha sempre diviso il pubblico tra chi ci crede e gli scettici.

L' appellativo che le viene attribuito è quello di mago. Le sue capacità nascono da particolari studi o si tratta di sue capacità innate?

Sicuramente per la maggior parte si tatta di capacità innate affinate con gli studi.

E' molto difficile per un mentalista riuscire a ottenere certi risultati solo con lo studio se non c' è un talento innato di base, è come per un musicista o per un pittore, devi avere una vocazione o un talento iniziale che coltivi e affini con lo studio

Le richiedono dei numeri magici anche le persone che vi incontrano per caso per strada?

Quando sono in giro per lavoro e mi ritrovo in aeroporti o autogrill e incontro dei fan o anche delle semplici persone che mi hanno riconosciuto c' è sempre tanta simpatia.

Non mi chiedono dei numeri di magia ma bensì mi chiedono  dei veri e propri i numeri come quelli del lotto o del superenalotto, in ogni caso sono sempre incontri molti simpatici e divertenti.

Se non foste diventato un mago ha mai pensato a una carriera alternativa?

Non ci ho mai pensato anche perché già da ragazzino quando avevo 9 anni avevo già iniziato a coltivare questo talento e quindi mi è sembrato naturale proseguire in questa direzione.

Quando si stà per esibire trova che le persone  siano più scettiche di fronte ai vostri numeri o più piacevolmente incuriosite?

Inizialmente c' è un fortissimo scetticismo generale, l' 80/90% delle persone presenti sono veramente scettiche ed è quella la prima cosa che noto, che mi dà al tempo stesso una grande carica e gratificazione quando tutti cambiano idea man mano che il numero và avanti.

Come é entrato nel piccolo schermo?

Ho iniziato la mia carriara a 18 anni nelle navi da crociera,  a 27 anni dopo 9 anni di lavoro mi sono trovato a Roma e volevo cambiare vita e lavoro, insomma volevo ritirarmi dalle scene.

Era il 1979 e Il destino volle che proprio nella capitale incontrai una signora conosciuta nelle navi da crociera che saputo appunto della mia volontà di ritirarmi,organizzò uno spettacolo al Magazzino di Roma.

Tra gli ospiti era presente la segretaria di Pippo Baudo che rimase molto colpita e mi volle organizzare un incontro con il presentatore.

Dopo 7 giorni conobbi Baudo che mi volle a Domenica In e da li iniziò la mia avventura televisiva.

Tra i suoi numeri qual è il suo cavallo di Battaglia
?

Sicuramente l' incrocio delle mani è un numero immancabile nei miei Spettacoli
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Silvia Mezzanotte é in Tour  l’artista si sta preparando per una tournée che la vedráimpegnata per tutta l’estate. Incontriamo la regina dei Matia Bazar. Un nome,una garanzia

Angela Saieva


Come hai cominciato quest’avventura musicale ?
A 16 anni, cantando nei piano-bar a Modena. Dopo un po' di esperienza, tentai con una piccola etichetta. Poiè arrivato Sanremo. Ma dopo quell’esperienza, un po' per lagiovane età e un po' perché non ero supportata da una struttura discografica digrandi dimensioni, sono ritornata a fare serate e musica dal vivo.

Com’è stata l’esperienza con i MatiaBazar e perché hai deciso poi di intraprendere la strada da solista? E’ stata di sicuro l’esperienza professionale più importante di tutta la miavita. Non è stato facile prendere questa decisione ma ho sentito la necessitàdi esprimermi in modo differente, personale. Di esprimere in musica le mie emozioni,come individuo e come professionista. Mi piacerebbe anche scrivere dei brani.

Quale sará la tua nuova avventura? Una tournèe che mi impegnerà per tutta l’estate e permettere in piedi un buon progetto è necessario avere uno staff diprofessionisti che ti seguano e ti supportino. Stiamolavorando per preparare un nuovo album che ruoterà totalmente intorno al miomondo emotivo. Vorrei cantare cose che abbiano anche un certo spessore poetico ma senza dimenticare ilmondo pop, dal quale provengo.

Nel tuo mondo, quanto è riuscito a rimanere nell’emozionepura e quanto invece ha ceduto alla routine? Una percentuale di routine non si può negare c’é, ma io credo chenel mio caso serva soltanto a mettermi a mio agio. Nonostantei concerti fatti, ancora faccio impazzire i tecnici delle luci. Io cerco sempre di avvicinarmi, fisicamente alle persone che sono sotto il palco. Cerco il più possibile il contattocon la gente che ancora mi da una grande energia e a cui spero di dare ancoratutta l’emozione che mi porto dentro.”

Gi autori che ascolti di piú e con chi ti piacerebbeduettare, se potessi scegliere? Decisamentecon Claudio Baglioni e Lucio Dalla. Ho un debole per la loro discografia deglianni ’80 e ’90. Mi piacerebbe duettare inoltre con Noah ad esempio. Con lacantante spagnola Rosario e con la cantante portoghese Dulce Pontes.

Tra la persona e il personaggio, ti é difficile tenereseparati i due aspetti? Credo chequando una persona è sempre se stessa, non si ponga proprio il problema di cuiparli. Io resto io comunque, che sia in casa o in una trasmissione televisiva.Io vado a fare la spesa, lavo, stiro, vivo in un piccolissimo appartamento peril quale ho appena finito di pagare le rate del mutuo.  Insomma, non credo debba esistere unamaschera, un personaggio.

Segui i reality show?” Si, e non mi vergogno di dirlo. Li guardo perché, secondo me, hanno perlomenoil merito di mostrare i personaggi dello spettacolo come persone normali, conle loro paure, le loro ansie, le loro insicurezza.
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“Ritratti”di Toto Cutugno
lo incontriamo e facciamo una chiacchierata a ruota libera. 

Angela Saieva

É la nostra bandiera italiana, uno dei cantautori italianipiù famosi tra la Russia,  Canada e Belgio. Chedifferenza c’è tra i suoi fan di questi paesi e quelli italiani?

Devo dire che ho un pubblico che mi ama moltissimo anche in Italia, ma quandovado a trovare gli italiani all’estero mi fanno venire la pelle d’oca per tuttele emozioni che mi fanno provare. Molte emozioni si provano anche con altripopoli ma sono sensazioni leggermente diverse, sempre belle però.

15 volte al Festival di Sanremo. Che emozione si prova a calcare il palcodell’Ariston?
Un’emozione inspiegabile,unica. É talmente forte che sembra sempre la prima volta.

Che emozione si prova a essere un protagonistadella storia della musica italiana?
No, la storiadeve aspettare ancora un po’. Vedi, ti dico che ho inciso più di trecento branima fortunatamente non mi sento ancora nella storia. Ho ancora molte cose dadire e da fare.

Qual è lostato di salute della musica italiana?
Vedo in giro tantissimi talenti e pochissimi autori. L’altra sera guardavo“Amici” ed ero strabiliato dalle capacità di molti di questi ragazzi, da Emmaalla Amoroso. Tra i nuovi mi piaceva molto Gerardo, originale, particolare.

L’avrei cercato per produrlo personalmente, se non l’avesse già per le manil’ottima Mara Maionchi, credo. I ragazzi comunque oggi fanno molta più faticadi noi. Per noi era più facile: oggi se sbagli il primo singolo, poi vai neldimenticatoio. Magari ti ripesca qualcun altro più in là, ma non è detto».

C’é un ricordo indelebile nella sua vitaartistica?
Io sono semprestato un po’ spericolato e la mia casa discografica, mi ha sempre vietatotutto, per evitare rischi. A Zagabria in quei giorni c’era il Festival dellemongolfiere e io di nascosto ne presi una.

Il pilota, un po’ pazzo, iniziò ascendere e salire, tra monti, vallate e quant’altro. Alla fine atterrammomalauguratamente in un fiume.

Ci salvammo, ma avevo l’acqua che arrivava alpetto. Dovetti chiamare, sempre di nascosto, il mio agente con i soccorsi chearrivarono a ripescarmi.

Le hanno mai proposto di fare il giurato in un talent-show?
No, ma mi piacerebbe molto essere nella rosa di “X-Factor” qui in Italia. Incompenso me l’hanno proposto per l’edizione ucraina e non è detto che nonaccetti. Il discorso è ancora aperto.

Lei ha scritto per Celentano,Vanoni, Califano,Ricchi e Poveri, Peppino Di Capri, Drupi e molti altri. Per chi scriverebbeancora?
Sarei felicissimodi poter scrivere un brano per Mina, la più grande interprete italiana di tuttii tempi

Essendo stato anche un presentatore tv. Le piacerebbe tornare a condurre unsuo programma?

Moltissimo. Spero che ciòavvenga. Ma dovrebbe trattarsi di un programma che mi piaccia, perché la tvtanto per fare non mi interessa

Ha qualche nuovo progetto in atto?
Sì, sto lavorando a un nuovo Cd che uscirà tra marzo e aprile 2012.
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Edoardo Bennato suipalchi tedeshi
anche se non é stato veramentetutto rose e fiori, il mito guarda con orgoglio il suo passato. Lo incontriamo subitodopo il suo spettacolare debutto

Angela Saieva


Comé fare musica?
 
Fare musica non è come progettare poltrone o automobili, dove il nome o ilrapporto qualità-prezzo basta a se stesso. In molti campi sono solo i numeriche sanciscono le tue capacità. Nel mio mestiere non è mai stato così

Qualcuno sostiene ilcontrario?
 
Quando uscì il primo album“Non farti cadere le braccia” avevo già anni di gavetta alle spalle. Ildirettore della Ricordi di allora, nonostante le canzoni fossero benrealizzate, mi chiamò per dirmi che ce l’avevano messa tutta, ma la mia vocesecondo alcuni era sgraziata e per questo i miei pezzi non passavano. Era comenon esistere, nessuno avrebbe comprato un mio disco se non funzionavo in radioo in televisione.

Come se ne é uscito da questoimpatto negativo?
 
Presi il mio tamburello apedale e mi piazzai di fronte al bar Vanni di Roma, vicino alla sede della Rai.Così venni notato dal direttore di “Ciao 2001”, settimanale di musica moltoimportante in quel periodo. Iniziai a suonare nei festival con Franco Battiatoe molti altri cantautori della mia generazione. Fu allora che mi guadagnai lapatente, quella che fino a quel momento mi era stata negata dall’industriadiscografica e dal mondo dorato dello spettacolo.

Come é arrivato alla popolaritáe nelle classifiche?
 
Da cantantedi avanguardia ho raggiunto la popolarità con brani di un certo contenuto macomunque rivolti a tutti. Per questo ho conquistato le classifiche. A quelpunto però ho dovuto affrontare la diffidenza, non solo di chi all’inizio avevacreduto in me ma anche quella dei discografici che cominciavano a guardare consospetto il mio percorso alternativo, in continua crescita. Così sono rimastoda solo, con la mia rabbia e la mia disperazione.

Lei è stato il primoartista italiano a essersi esibito a San Siro. Che emozioni ha provato nelbattezzare un luogo così importante per la musica?

Èstato un momento fondamentale della mia carriera, non per i 75 mila paganti diquel concerto ma perché in quei giorni avevo riempito gli stati di MassaCarrara, Genova, Torino e Napoli. Il tutto nel giro di sole due settimane. Unrisultato cui avevo iniziato a lavorare quando, dopo il primo disco, mi disseroche non c’era più niente da fare.

In che modo va difesal’identità regionale nella musica leggera italiana?
 
La nostra identità regionale è un tesoro apprezzatoall’estero alla stregua della nostra identità nazionale. Bono degli U2, peresempio, quando ha iniziato a collaborare con Pavarotti ha scoperto la canzonenapoletana e i suoi grandi interpreti. In realtà, il nostro pop si è evolutocon l’influenza della musica in arrivo dagli Stati Uniti. Penso a Mina,Celentano, Morandi, Little Tony e anche a Peppino Di Capri, un artista checonsidero d’avanguardia. Un precursore della musica dei Beatles.

Sanremo è stato spessoveicolo d’esportazione?

Già, dal Festival hanno presoil volo carriere importanti come quelle di Eros e Vasco, Però, sotto certiaspetti Sanremo è sempre stata una barzelletta. Per esempio, il regolamentoprevede che si presentino solo pezzi inediti. In realtà, molti casi nel passatodimostrano che quella norma non è stata rispettata.

In questomomento qul’è il problema sociale che le sta più a cuore?

Mi preoccupano le donne. Con tutto ilrispetto che nutro per il mondo maschile, sono loro che con il loro impegnoportano avanti la baracca, in ogni campo. Tuttavia, imitano troppo gli uomininei comportamenti peggiori. Parlano, fumano e amano come loro. Chiedo alledonne di credere nella loro femminilità e di difenderla a ogni costo.

Due aggettivi per descrivereNapoli?

Bella,perché nonostante tutto Napoli resta la città più bella del mondo. Econdannata, in quanto non sembra in grado di sfuggire al suo destino negativo.In fondo, però, ho ancora la speranza che la situazione possa cambiare. E, comecanto nel ritornello di “La mia città”, non cambierà mai niente se ci credosolo io.
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Angelo Branduardi in Germania
Musica e italianitàsono senz’altro elementi principali che vengono apprezzati.

Angela Saieva

La sua musica ha avuto successo inun era esplosiva del punk e mentre negli Stati Uniti nascevano i Ramones e inInghilterra Malcom McLaren. Lo incontriamo a Stoccarda, anteprima il suo debutto

Lei éuno dei cantanti italiani piú apprezzati dal pubblico tedesco. Perché?
Il pubblico inGermania è meraviglioso e non lo dico solo perché in questo momento mi trovoqui, con loro. Trovo sempre un calore, una partecipazione, un affettoincredibili. Gli spettatori ci fanno la standing ovation addirittura durantel’esecuzione dei brani. Tengo a dire che come tutti gli artisti ho avuto ancheio momenti di alti e bassi ma il pubblico tedesco non mi ha mai abbandonato. Hacapito, ha aspettato e nel momento in cui sono tornato, i miei fan erano comeprima e più di prima.

Cos’è chenon le piaceva della musica moderna?
Penso in tutta franchezza che la musica abbia dimenticato le proprie radici, leproprie tradizioni. Il nostro mondo ha sostituito la musica come fatto storico.Che accompagnava ogni momento della vita dell’uomo, con l’arte per l’arte. Cheè una cosa bella. Niente da dire ma in un certo senso fine a se stessa. Lamusica extraeuropea e la nostra antica non scinde mai la musica da quello a cuila musica serve: c’è la musica per nascere, per sposarsi, per festeggiare ilraccolto e quella per morire. Questovale anche per qualsiasi altra forma della cultura umana. 

Rispetto al pubblico dioggi,  pensa che negli anni settanta era più sensibile?

In realtà, quando portai il nastro finito di Alla fiera dell’Est alle casediscografiche ci fu addirittura chi si mise a ridere, perché era il momento“dell’impegno” e di parole d’ordine molto precise, mentre quella canzone era asfondo religioso, spirituale, cosa a cui la musica per me è legatissima. Il miomaestro diceva che il talento senza il carattere non serve a niente, ed io,ammesso che avessi talento, di sicuro avevo originalità e carattere. Quindiriuscii ad impormi anche se ero diverso dagli altri.

Come si è trovato a dover esprimere inmusica un componimento interno a una religione definita come il cattolicesimo?
Molto bene! Io mica sono contrario alle religioni. Non ho mai detto se sono ono praticante, semplicemente perché la ritengo una cosa molto privata. Ma hoben presenti le radici giudaico-cristiane del nostro vivere. Vede, ci ho messomesi prima di dire di sì ai francescani, perché ritenevo la cosa un po’ al dilà delle mie possibilità, non perché fosse lontana dalla mia sensibilità odalle mie convinzioni.
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Gert Hager visita Naro
Naro riceve il Borgomastro tedesco, per l’intitolazione del largo adiacente San Calogero.

Angela Saieva

in occasione dell’intitolazione del largo adiacente, della rotonda di San Calogero alla città di Pforzheim, Naro si è svegliata in un clima di festa. L’evento è stato presieduta dal Sindaco della città di Pforzheim, Gert Hager. Con l’inno nazionale tedesco e quello italiano, diretto dal maestro Rosa Maria Giunta del Coro Polifonico dei Pueri Cantores, il Sindaco Pippo Morello ed i consiglieri comunali Lillo Burgio, Angelo Gallo, Lidia Mirabile, Agostino Scanio, Vincenzo Fontana e Salvatore Milazzo, hanno dato vita alla seduta consiliare. Tra i numerosi cittadini hanno preso parola Ignazio Bonanno, ex emigrato, Calogero Sferrazza tutt’ora residente a Pforzheim, Giovanni Tesè dirigente regionale del Centro Orientamento Emigrati Siciliani, il Maresciallo dei Carabinieri Gaetano Pallavanti e il Priore della Matrice don Stefano Casà. L’intervento di Horst Basert, presidente dell’Associazione Italo-Tedesca, Anita Gondek, responsabile dell’ufficio integrazione del Comune di Pforzheim, Rolf Constantin, consigliere comunale e il Sindaco di Pforzheim Gert Hager, è stato conclusivo. L’intestazione della “Piazza Pforzheim” fortemente voluta dai naresi emigrati, viene dal fatto che a Pforzheim ne risiedono in ca. seimila. A lubrificare il “motore” burocraticamente inceppato da anni, ci ha pensato il Sindaco Pippo Morello. È stata un’ottima occasione, per consolidare questo contatto vivo ed illuminante tra Naro e Pforzheim – ha dichiarato – faró fede alle promesse fatte al Borgomastro di Pforzheim, Gert Hager, ai fini di definire non solo un programma di scambi interculturali e commerciali ma di mostrare: sia che Naro ha un patrimonio storico, monumentale ed artistico, sia di fare constatare origini e radici di coloro che hanno contribuito a ricostruire Pforzheim e a supportarne lo sviluppo economico ed industriale. Visitare  Naro è stata una bella esperienza che sicuramente ripeterò, ci dice il Sindaco Gert Hager – conservo un’ottima impressione dell’ospitalitá avuta dal collega, Pippo Morello. Parlare con i naresi ritornati in patria, dopo cinquant’anni di emigrazione a Pforzheim, mi ha fatto un certo effetto. Nella nostra Cittá, rispetto al lato oscuro dell’integrazione di ieri, l’emigrato di oggi si confronta decisamente meglio.

Pippo Morello gestisce bene il suo Paese e i suoi abitanti, conclude, pertanto la loro prossima visita a Pforzheim rafforzerà di certo i nostri rapporti. Suggestiva è stata la mostra fotografica, allestita nella villa comunale dall’Associazione Culturale Indara, seguita dalla degustazione di prodotti tipici casarecci, a cura dell’Associazione AUSER e della cooperativa sociale Network Word Social Project, concludendo con la rappresentazione della commedia “La Giara” di Pirandello a cura del Teatro Dialettale Calogero Gueli Alletti. Il consigliere comunale Lillo Burgio ci fa sapere che – Il legame di Pforzheim con l'Italia é fortemente legato al tema dell'emigrazione. Oggi sono consigliere, mentre ieri ero un emigrato a Pforzheim. La mia posizione e quella della mia generazione, testimonia in parte l’ineluttabilità del fatto che Italia e Germania sono insieme ed egualmente Europa.

Naro si apre a Pforzheim, in una prospettiva che possa assumere valenza diversa rispetto al passato. Pforzheim, all’inizio degli anni sessanta, è stata scelta dai naresi per la possibilità di lavoro nei cantieri edili, essendo stata semi-distrutta dai bombardamenti anglo-americani, nella seconda guerra mondiale.

I primi emigrati a Pforzheim, quale i fratelli Calogero e Pietro Sferrazza aiutarono gli altri a salire e a sistemarsi dignitosamente nella denominata “Goldstadt” Cittá dell’oro, sino a formare la comunità narese più numerosa tra quelle residenti all’estero. Oggi, grazie al Sindaco Pippo Morello con l’attiva Giunta e i consiglieri, anche per i “naresi” simboleggia  una meritata targa.
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La Karlsruher FV compie 100 anni
Targa di riconoscimento alla squadra piú vecchia del Sud della Germania. I campioni della Bundesliga, riscendono in campo con una formazione composta al 90% da italiani. La prova vincente di un duro ma sano lavoro.

Incontriamo la mitica squadra e i suoi componenti.


Angela Saieva

All'insegna del Made in Italy é ritornata in campo piú forte che mai. Il Karlsruher FV, ricca di sani principi, ha rafforzato quello che era da lunghi anni il loro principale obbiettivo, scendere in campo a fare risplendere la meritata stella d'argento incisa nella maglietta.

Portiamo il nome di una delle piú anziane societá di calcio di Karlsruhe conosciuta quasi in tutto il mondo, racconta Vincenzo Pinelli, allenatore, calciatore e dirigente della squadra. Siamo riusciti a fare ciò che in pochi riescono e cioé di comporre una squadra col 90% di italiani. In questi anni passati, non è stato tutto rose e fiori, rammaricato confessa.

Abbiamo avuto una serie di spiacevoli circostanze, troppa suscettibilitá tra coetanei, difficoltá e quant'altro, hanno portato il Karlsruher FV al fallimento.

Ma il nostro gruppo non ha minimamente pensato a mollare tutto anzi, rimboccate le maniche si é rialzata come solo un buon italiano sa fare.

Noi italiani sparsi nel mondo, orgoglioso conclude, ad ogni caduta troviamo sempre il modo di rialzarci sensa perdere tempo nel leccarci le ferite.

Nel 1910 siamo stati campioni della Bundesliga spiega Pietro Caiazzo, portiere e direttore sportivo della societá. Sono entrato a far parte del Karlsruher FV con l'intento di realizzare una squadra tutta italiana. Progetto riuscito alla grande. Sono da trentadue anni in Germania, mi sono integrato bene anche con la scuola e la maturitá. Non nascondo peró che mi manca il calore della mia Napoli.

Quí in Germania c'é un vivere più meccanico, alla tedesca. Casa, lavoro, casa.
L'orgoglio italiano lo sfoggio con i miei compagni connazionali e in questo modo, grazie anche a mia moglie e i miei figli che mi seguono da vicino, riesco a sentire la sensazione di essere in Italia. Sono interessato al gruppo perché ha cuore e mi ricorda molto l'Italia, sostiene Calignani Emilio Salvatore, Vice direttore sportivo e medico della squadra.

Da esperto, questi ragazzi sono ottimi elementi e hanno le facoltá di andare avanti in categorie superiori.

L'obbiettivo é di ricevere ottimi risultati. Per rinforzare la squadra, stiamo selezionando altri tre giocatori da inserire nella prossima stagione. Quello a cui tengo di più, fa sapere, è la disciplina e l'educazione.

Il Sindaco della Cittá di Karlsruhe ci ha consegnato con tutti i noveri una Targa di riconoscimento, quali campioni della Germania. Sono solo cinque le Targhe in giro, sottolinea fiero Calignani, le altre quattro ce l'hanno i soci.

Tra l'armonia delle mogli dei giocatori incontriamo Marcella Santamaria che confessa di non amare il calcio ma in compenso ama Vincenzo Pinelli, a Luglio infatti si sposano. Ho trovato un'ottima compagnia ci dice Maria Caiazzo e culturalmente é un buon motivo per riunirci e stare insieme.

Campanella Giuseppe di Racalmuto (Agrigento) rivela che segue da una vita la "vecchia signora"  Karlsruher FV. L'ha vista giocare e cadere. Grazie al nipote Giancarlo Clinca, capitano della squadra, da un anno sta avendo l'opportunitá di vederla rialzare con stile.

Sotto i nostri occhi e le telecamere di Tele Video Italia, il Karlsruher FV vince fuori casa cinque a tre. Un risultato davvero strabiliante. Buon sangue non mente. Basta ricordare con amore e tanto affetto il Papá di Vincenzo Pinelli, ex calciatore anche del Napoli, scomparso prematuramente.

Al di lá di tutto, questa squadra in formazione tutta italiana ha grinta da vendere e vederla giocare oggi, ci ha fatto molto riflettere. Merita davvero un sostegno morale sia dai tifosi che dai diversi sponsor locali. Affiancarla ne vale la pena.

Il punteggio ottenuto non li ha scomposti, anzi a fine partita, le squadre si sono riunite a gustare le specialitá culinarie del posto. Abbiamo visto un gioco di squadra compatto, cosí come quello della tifoseria che ha seguito l'emozionante partita. Un esempio di sportività da prendere in considerazione, anche nei grandi stadi.
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La Cresima, un passo importante     
Liturgia e sacramento. In occasione della Cresima la missione cattolica italiana di Pforzheim beneficia della presenza del Vescovo, Monsignor Toso Mario venuto da Roma. Grande partecipazione ed emozione tra la comunitá italiana e quella pastorale.

Angela Saieva

In occasione della Cresima la missione cattolica italiana di Pforzheim beneficia della presenza del Vescovo, Monsignor Toso Mario venuto da Roma. Grande partecipazione ed emozione tra la comunitá italiana e quella pastorale.

Quest'anno, in occasione della Santa Cresima, la missione cattolica italiana di Pforzheim ha beneficiato della presenza del Vescovo mons. Mario Toso, attuale segretario della giustizia e pace del Vaticano.

La santa messa é stata celebrata presso la Barfüßerkirche della cittá da mons. Mario Toso in compagnia di Don Santi Mangiaratti della MCI di Pforzheim e da Padre Franco Paracchini, quest’ultimo pittore nonché autore dei dipinti raffigurati nei calendari distribuiti nei centri delle missioni in Europa e paesi scandinavi.

Tanta é stata l'emozione tra i fedeli del posto e gli stessi cresimanti ma in particolare modo quella del padre selesiano Don Santi Mangiaratti. Commosso e orgoglioso ci rivela che lo stesso monsignor Mario Toso é stato suo confratello selesiano, in Italia. Averlo avuto ora suo ospite nei tre giorni presso la sua missione a Pforzheim é stato come una ricompensa mandata da nostro Signore Gesú, a nome di tutti i confratelli sparsi per il mondo.

Nell'omelia, mons. Mario Toso, ha sottolineato l'importanza della Cresima soffermandosi molto con i giovani e con i fedeli accorsi per la sua presenza. Durante la celebrazione, 20 giovani hanno ricevuto il sacramento. I cresimanti che provenivano anche da Karlsruhe, hanno seguito il percorso di catechesi con molta dedizione. Alla liturgia hanno partecipato un numero non indifferente di persone. Tra la gioia e riflessione spirituale unanime é stata anche la risposta della comunitá presente.

Lodevole la presenza di un Vescovo in questa circostanza ma al di lá di tutto, questi sono momenti indimenticabili che rafforzano senza alcun dubbio le nostre origini e tradizioni soprattutto per noi che siamo lontani dalla nostra terra.

Forse non tutti sanno che, il rito della Confermazione o Cresima è un Sacramento della Chiesa cattolica che in occidente si separa dal Battesimo solo dal V secolo come una "seconda fase" del cammino dell'iniziazione cristiana che lo inserisce pienamente nella Chiesa, tramite l'incontro sacramentale col vescovo.

Per molti oggi questo termine connota il fatto che gli stessi confermano i loro voti e promesse battesimali fatti anteprima dai genitori, padrini e madrine al momento del loro battesimo. Storicamente peró il suo significato é più complesso.

Infatti, le parole confirmation o confirmare, cominciarono ad essere usate nell'unzione post-battesimale o imposizione delle mani, quando il vescovo, appunto, ratificava o confermava ciò che era iniziato con il battesimo.
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Rosalinda Celentano sui palchi tedeshi
incontriamo una personalità davverounica e rara.

Angela Saieva 

L’abbiamo incontrata a Pforzheim, ospite nella Notte Italiana organizzata dal dipartimento europa managing SDA SANREMO, dell’Accademia della Canzone Italiana in Germania. Artista poliedrica, Rosalinda Celentano si interessa di pittura e scultura. Ma anche nel cinema ha dimostratodi essere capace di provarsi in ruoli completamente diversi.

C’è qualcuno a cui è particolarmente affezionata?


Confesso che la “Passione di Cristo”è stata un’esperienza così estrema che ha segnato una forte impronta nella miaanima. Sono un’autrice atipica, che ama l’arte come l’amore e l’amore comearte. Nei miei quadri ho invertito la bocca con gli occhi e viceversa e non houn’idea ordinata del cinema nella mia testa. Il ruolo donatomi da Gibson rimaneforse il più importante per la durezza e per tutta una serie di eventi che nehanno fatto da sfondo.

Con il suoSatana della “Passione di Cristo”di Mel Gibson, ha dato dimostrazione di come oggi sia ancora possibilecomunicare e trasmettere emozioni mediante lo sguardo. Che tipo di lavoro èstato fatto per raggiungere quell’intensità?


Confesso che il ruolo di Satana non era presente nella sceneggiatura originalema Gibson, dopo aver visto una mia foto ha voluto riscriverla per inserire ilmio personaggio. A quel punto ho accettato, dichiarando di voler lavoraregratis. L’ho fatto per cinque splendidi mesi e confesso che al momento delprovino in aramaico, non avevo ancora capito di che genere di esperienzasarebbe stata.

Mi è stato chiesto di tagliare le sopracciglia e forse questo haincrementato l’intensità dello sguardo. Sono felice per i complimenti checontinuo a ricevere, ma il merito è soprattutto di un genio come Mel Gibson,grande attore, formidabile regista.

Perché l’addio al cinema?

Mi sentoun'attrice atipica. Io non ho la testa da attrice. É un complimento che mi hafatto Mel Gibson. Non amo molto chi fa questo mestiere. Gli attori sono troppoegocentrici, pensano solo allo specchio ma dovrebbero averne più d'uno, dentroe fuori. Tutti ti dicono quanto sei brava ma poi ti propongono solo lavori dibasso profilo.

Cosa pensa di una Famiglia se artisti?

Quando si èartisti, sarebbe meglio non avere bambini, perché loro hanno bisogno diattenzioni e di amore. Di una presenza che non può essere sostituita dalletate. La famiglia forte che hanno costituito mia madre e mio padre ad esempio, ècostituita da loro due e basta.

É una cosa bellissima ma crea dei vuoti a unfiglio. Quando manca l’amore materno e paterno accade un disastro. Spesso sicerca la distruzione.

É vero che vuole lasciare l'Italia?


Voglio andare inSpagna o a New York per studiare. Per fortuna ho la pittura, i miei quadrineo-impressionisti.

Sto preparando un’altra mostra, dopo la prima personale aBrera, se ricordo bene ha dei suoiesordi al cinema, da “Yuppi Du”a “Treno di Panna”?Della primissimavolta ricordo solo un aneddoto. Ogni volta che il regista gridava “azione”, iopuntualmente gridavo “stop”.

Mio padre allora cercava di farmi capire che ognivolta che dicevo “stop” i soldini scalavano, ma all’epoca mi divertivo così, eforse già li si intravedeva un lato del mio carattere. Per il resto, delle mieprime volte sul set ricordo davvero poco.

Si parla della difficoltà di fare cinema in Italia. Cosa ne pensa?

Credo che in questo momento in Italia stia avvenendo un vero genocidioculturale. E’ totalmente il desiderio culturale di andare oltre il semplicesguardo perché la novità fa paura.

Penso seriamente che o prima o dopo andròvia, perché qui non riesco a trovarmi bene. No ho il computer per scelta e ilprimo cellulare l’ho comprato solo tre anni fa, ma forse in questo sono un po’troppo “estremista” io.

Ma se è vero che oggi, accendendo una tv , unaragazzina si ritrovi incinta, visti i messaggi che continuano a passare, a quelpunto scusate, ma io scappo!
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incontriamo Francesca Alotta
la cantante di “Non amarmi”. Una canzone cantata in tutto il mondo. Tra l’altro l’hanno cantata addirittura in due differenti versioni, nel disco  di J. Lo “Onthe six”.

Mi piace sempre misurarmi con forme d’arte diverse. É stato un onore e motivo d’orgoglio per me ed  Aleandro Baldi. Ora sto riprendendo a suonare il pianoforte


Angela Saieva

Col nuovo album parte con una tournèe internazionale.

Diventa una cantante famosa con “Non amarmi” cantata in coppia con Aleandro Baldi, si aggiudicano il podio al Festival di Sanremo. 

Il brano ricantato da Jennifer Lopez e MarcAnthony lusinga le aspettative di Francesca Alotta.

É stato un onore e motivo d’orgoglio per me ed  Aleandro Baldi che Jennifer Lopez e Marc Anthony abbiano decantato così tanto la nostra canzone, addirittura definendola una delle più belle canzoni in duetto degli ultimi vent’anni.

Tra l’altro l’hanno cantata addirittura in due differenti versioni, nel disco  di J. Lo “Onthe six”.

Ed è una cosa ancora più eccezionale che sia divenuta una canzone famosa in tutto il mondo, dalla Russia all’America. Questo è sicuramente un altro grande motivo di orgoglio.

Tre anni ospite a Domenica In. Si è trovata bene nell’ambiente televisivo? Le piacerebbe condurreun programma tutto suo?


Mi piace molto fare televisione, anche se non mi piace affatto che spessola musica venga utilizzata a piacimento degli autori televisivi che non ti danno più di un minuto e mezzo per  canzone.

Quindi ti costringono a stravolgere brani bellissimi, tagliando testi e musiche in maniera impropria. In nome dell’audience non ti fanno cantare quasi mai brani nuovi.

La recitazione è una forma artistica nella quale si riconosce e che le appartiene?
                                                                        

Sicuramente sono più a mio agio nel ruolo di cantante. Recitare implica doversi calare inun personaggio. Significa provare empaticamente quello che lui prova, ed èquello che si fa interpretando una canzone a mio avviso.

Cerchi di sentire intimamente e profondamente quello che la storia di quel testo dice. Non trovo dunque che si discosti molto una cosa dall’altra.

In entrambi i casi tiri fuori da dentro tutte le emozioni e le sensazioni più profonde interpretando.

Si vedrebbe di più nellevesti di cantante, conduttrice o attrice?
                                               
Come dicevo prima, sono sicuramente più a mio agio nelle vesti di cantante ma mi piace sempre misurarmi con forme d’arte diverse.

Ora sto riprendendo a suonare il pianoforte, dopo che avevo abbandonato gli studi al quinto anno di conservatorio.

Ha duettato con Loredana Bertè, con Fiordaliso, ecc.. Con chi duetterebbe ancora?                

Ci sono diversi artisti con cui mi piacerebbe duettare, per esempio Michele Zarrillo, mi piace tantissimo e spero che un giorno o l’altro possa accadere.

Che genere di musica ascolta e quali punti di riferimento ha avuto?
                                                                                                       
In particolare amo la musica nera, soul, blues e quella inglese. Del resto, ascolto moltissimi generi totalmente diversi l’uno dall’altra, dalla musica classica aquella rock.

Come punti di riferimento sono andata da Aretha Franklin a OletaAdams, a Mia Martini.

C’è un nuovo album in uscita?
                                                                                                            
Sto preparando un nuovo disco prodotto da Marco Falagiani autore anchedi brani come “Non amarmi”,” Gli uomini non cambiano”  di Mia Martini edautore per altri grandi artisti da Marco Masini, Umberto Tozzi a  Gianni Morandi,  la Oxa.

Inoltre sto preparando una tournèe internazionale con un grande chitarrista jazz Antonio Forcione, famoso soprattutto all’estero dove sistanno sperimentando nuove cose  solo chitarra e voce.

Un po di storia:

Francesca Alotta, nata a Palermo nel 1968, è una cantante italiana.
Nel 1991 ha vinto il Cantagiro con Chiamata urgente.

Ha vinto il Festival di Sanremo nella categoria Nuove Proposte con Non amarmi in coppia con Aleandro Baldi.

Nel 1993 partecipa di nuovo al Festival con Un anno di noi.

Nel 1997 esce il suo album Buonanotte alla luna completamente formato da canzoni dedicate alla luna appunto.

Tra queste, e la luna bussò, storica canzone di Loredana Bertè, con la quale duetta in questa rivisitazione.

Nel 2004 partecipa al reality show Music Farm condotto da Amadeus, ed esce perdendo la sfida contro Marco Armani.
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Enzo Ghinazzi o meglio conosciuto Pupo.
Dalla musicaalla televisione, facendo un'incursione inaspettata in teatro, ecco chi ama lesfide.

Angela Saieva

Dalla musicaalla televisione, facendo un'incursione inaspettata in teatro, ecco chi ama lesfide.

Sul palco de teatro deiFilodrammatici di Milano è di scena fino al 22 febbraio "Il grandeCroupier" che vede come protagonista Enzo Ghinazzi, conosciuto algrande pubblico come Pupo. Una scelta inaspettata.

Dagli studi di "Affari Tuoi" sul palco di un teatro milanese.Perché questa scelta?

In realtà è una scelta venuta molto prima del successo televisivo
degli ultimi mesi. Sono due anni che stiamo capendo con il regista Navonee
la persona che mi supporta nei testi come avvicinarsi al teatro. E alcuni fattiveri o verosimili della mia vita sono lo spunto ideale. Così è nato IlGrande Croupier".

Le piace essere spericolato?

Spericolato no ma rimettersi sempre in gioco sì. E il teatro fa partedella sperimentazione del mio lavoro e della ricerca di forme artistiche semprenuove e diverse senza farsì che uno si adagi nella stessa solita veste.L'obiettivo non è il pericolo ma dovrebbe essere quello di stupire".

Lei ha un rapporto d'amore e di odio con "il gioco". Delle suevicende biografiche quanto vedremo dietro al sipario?
Il grande croupier è un recital sulla mia vita, e in teatroci sono alcuni dei momenti più importanti, tragici, toccanti ed anchedivertenti della mia vita. Porto in scena per esempio alcuni degli episodi chemi hanno toccato particolarmente, da quando rischiai la vita in una rouletterussa, a quando in un colpo solo nel 1983 persi 130 milioni al tavolo dellechemin".

Quanto pensa la abbia aiutato "Affari tuoi" per ritornare sullacresta dell'onda?

Diciamo che Affari Tuoi mi ha aiutato relativamente, questoprogramma è arrivato dopo un percorso artistico preciso durato cinque-sei anni che ha consentito di riposizionarmi e di darmi nuova luce e visibilità, programmi come il Funambolo, la mia vita in 5 puntate su Rai tre, Lafattoria come inviato dal Brasile  e il Maloppo sono state tappe importanti chemi hanno portato ad Affari Tuoi".

Poco più di trenta anni fa usciva il suo primo singolo. Ne è passata diacqua sotto i ponti?

Era Ti scriverò di Pupo, il primo brano firmato con il mionome d'arte. Mia madre pensava fosse una lettera a un bambino. Oggi a teatropresento La mia nuova sfida ed è come la prima volta".

E' già fatta la nuova squadra del prossimo festival di Sanremo. Cosa nepensa Lei che ha diverse partecipazioni sul palco dell'Ariston?
Non ho seguito molto le vicende sanremesi. Comunque mi sembra un castdignitoso. In bocca al lupo a Panariello e Mazzi".

Se tornasse agli esordi, che cosa non farebbe mai?
Artisticamente rifarei esattamente tutto quello che ho fatto, come tiho detto nella vita ho sempre rischiato ed ogni cosa che ho combinato nella mia
vita mi è servita per capire e per crescere. Forse non rifarei lepazzie che ho fatto per il gioco rovinandomi la vita".

Enzo Ghinazzi domani?

Non ci penso. Se poi passa una corriera e vengo investito?".

Ci tolga una curiosità: perché Pupo? Se dovesse cambiarlo, come si
 chiamerebbe?

Questo nome mi è stato dato da Freddy Naggiar, il discografico dellaBaby Records che mi ha scoperto e mi ha lanciato nel mondo della musica.

All'epocaavevo una vocina dolce e vellutata  un po' da effemminato, non ero moltoalto, e con il tempo almeno l'altezza non è cambiata. Era il pegno da pagareper il mio  primo contratto discografico".
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Incontriamo Gigi D’Alessio 12 milioni di copie di dischi vendute, 1 disco di diamante, oltre 100 dischi di platino. “Chiaro” è il più venduto, dopo Sanremo

Angela Saieva
Passo dopo passo, concerto dopo concerto è riuscito ad imporsi sul mercato nazionale ed estero, con più di dodici milioni di copie di dischi venduti. Un disco di diamante. Oltre cento dischi di platino vinti. Oltre un anno di presenza nella top ten dei più  venduti. Numerosi i premi ricevuti. Il suo ultimo album “Chiaro” è il più venduto dopo Sanremo, riuscendo a posizionarsi nella top 5. Un successo clamoroso che gli ha permesso onestamente di riscattare i sogni chiusi da tempo nel suo cassetto.

Napoli è un microcosmo?
Novantanove volte su 100 finisci scugnizzo. Vengo dai quartieri popolari, cresciuto dalla nonna. Quando entravo in casa, battevo forte i piedi per far scappare i topi. E niente doccia. Scendevi per strada e ti fottevano la cartella. Poi la bicicletta. Poi il motorino. Alla quarta diventavi scugnizzo. Alla delinquenza ho preferito la musica, dieci anni di conservatorio.

Coi matrimoni quando ha chiuso?
Nel 1996. Dal ‘92 al ’96 facevo fino a 13 matrimoni al giorno, poi, finalmente, la svolta con un concerto a Napoli. Attaccavo i manifesti di notte, camuffato. A Caianiello non mi conosceva già più nessuno ma in città impazzivano. Affittai lo stadio e feci 40mila paganti. Lì è cambiato tutto. E nel 2000 mi sono trasferito a Roma. Senza più manager: ti fottono.

Se deve, a chi deve la sua carriera da solista?
Ad un povero posteggiatore. Mi chiamò per la comunione della figlia. Aveva 2 milioni e 500mila lire in pezzi da mille. Tutti i suoi risparmi. Mi vergognai e cantai gratis.

Ha picchiato dei fotografi ultimamente. Tutti hanno ascoltato la versione di tutti ma la sua, quella vera, qualé?
Erano appostati fuori, stavo da poco con Anna “Tatangelo”. Mi avvicino. Uno dei due, detto Er Millelire, si rivolge all’altro, detto Foggia: ‘Anvedi ‘sto napoletano der cazzo’. Non ci ho visto più e l’ho colpito. Gli si è aperta la fronte, sangue ovunque. Colpa dell’anello col rosario: vede, questo qua.

Lei è un neomelodico?
Il neomelodico non esiste. E’ una parola usata da un giornalista che amava Nino D’Angelo. Il melodico era lui, i neomelodici tutti gli altri. Dire che sono il principe dei neomelodici è come dire che sono il primo degli stronzi.

Scrive solo canzoni d’amore?
Non so fare altro. La parola più forte che ho usato è “carcere”. Sono un cantautore napoletano, mi esprimo in due lingue, l’italiano è quasi una lingua straniera.

E’ vera la storia su Umberto Bindi?
Si. Lessi che gli avevano pignorato tutto, anche il pianoforte. Ne fui colpito, così gliene mandai uno. Mi ringraziò, commosso. Quattro giorni dopo morì.

Cosa cantò per il Presidente Clinton?
Malafemmina. ‘Mister President, this is Bad Woman’. Era il periodo di quella lì, ci stava bene.
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Paki e i Beat Generation anni '60 Il leader del gruppo I Nuovi Angeli, Paki Canzi, porta una ventata di allegria. 
 
Angela Saieva

Al Teatro San Babila di Milano in prima assoluta ha presentato lo spettacolo Beat Generation Anni ‘60.

Il leader del gruppo I Nuovi Angeli, Paki Canzi lo ha presentato insieme a Duilio Martina, comico e imitatore, Renato Converso, comico.
 
Ed ancora Jessica Resteghini attrice di prosa, Gianpieretti e Donatello, big della canzone degli anni ‘60/’70, decennio “Beat”, caratterizzato dalla contestazione giovanile e da mutamenti del gusto tali da influenzare ogni settore.

Tutti riuniti dall’abile regia di Davide Saccà. Lo abbiamo incontrato durante le prove e Paki Canzi si fa loro portavoce  

Da dove deriva Canzi?
è antico cognome di una famiglia che i Visconti resero nobile e gli Sforza riconfermarono, io sono la pecora nera

Uno spettacolo bello e divertente.

Pensate di portarlo in tournée? Sensaltro. Ci sarà una tournée contemperata con gli impegni di ciascuno.

Ci divertiamo molto e anche sul palco siamo noi stessi. Il pubblico si diverte, perché coglie la nostra spontaneità oltre a vivere o rivivere emozioni. 

Come è nata l’idea di realizzare questo spettacolo e da chi?

Davide Saccà che ho conosciuto da poco è un ‘fan’ da sempre.

A quattordici anni sulla costa romagnola ha scavalcato un muro per assistere a uno spettacolo e ora è lui che ci ha messi insieme

A distanza di circa quarant’anni, come giudica quel periodo storico?

Irripetibile perché basato su professionalità, senso del dovere e sprezzo della fatica per conseguire lo scopo, dalla conquista di una donna al suonare bene.

Oggi invece c’è molta strafottenza accompagnata da invidia.

Si preferisce invidiare chi lavora piuttosto che sacrificarsi.

Quali pregi e difetti ha avuto la beat generation?

Il pregio principale è stato la spontaneità.

Più che di difetti si può parlare di strumentalizzazioni dovute all’invidia, che è il vero cancro del mondo, del successo senza considerare i sacrifici e la fatica necessari per qualsiasi risultato.

Per fortuna non sono affetto da invidia, il che mi permette di sorridere sempre alla vita, di per sé così fugace, nei momenti belli e brutti.

Cosa pensa dell’attuale clima culturale?

Detesto gli sgrammaticati e i reality come Amici.

La fabbrica del nulla,  X Factor, ce la fa uno su mille, e le trasmissioni in cui la gente pretende di diventare personaggio o litigando o dicendo scempiaggini o insultando.

Sgarbi è antesignano del modello, ma ha dalla sua l’essere intelligente diversamente dai tanti che sono ignoranti. 
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il maestro Massimo Morini, a Ludwigsburg
                                           
in occasione della kermesse finale del concorso canoro nazionale radiotelevisivo, Disco Estate Compilation, promosso e condotto in Europa dal dipartimento europa managing della SDA SANREMO EVENTI di Pforzheim, intervistiamo l'artista ligure, nonché leader dei Buio Pesto 

Angela Saieva

attore, sceneggiatore, cantante. Il maestro Massimo Morini detiene il record di partecipazioni al Festival di Sanremo, tra direttore d’orchestra e direzione tecnica. Un artista eclettico, profondamente legato alla sua terra e non solo.

Cos’é per te Genova?

Adoro questa città, ma amo più che altro definirmi ligure. Genova è come un grande capo, il punto di riferimento per gli altri 234 comuni ed è questo connubio che rende la Liguria la più bella regione d’Italia e poi, è il centro dell’attività dialettale dei Buio Pesto.

Che ne pensi del dialetto?

Se fossi sindaco promuoverei un’ordinanza per l’obbligo dell’insegnamento del dialetto nelle scuole e dopo averlo firmato mi dimetterei subito. Il dialetto dovrebbe avere più spazio. Molti non sanno che esistono più di cento compagnie teatrali dialettali in Liguria. Se io gestissi un teatro, non rinuncerei a una serata dedicata al dialetto, anche una volta al mese.

Nell’ambito musicale, é indispensabile fare le valigie per provare a giocarsi le proprie carte?

Si è indispensabile guardare altrove. I management musicali sono quasi istinti e non solo a Genova. In generale, il mercato si è ridotto. La musica è gratuita e non si vendono più cd. Ogni cosa è figlia del suo tempo, non esistono più le dogane e i doganieri. Oggi fanno le pizze, lo stesso è accaduto nella musica.

Chi ha la fortuna di essere riuscito e di riuscire a vivere con questo mestiere, oggi non può fare altro che pensare a se stesso. Non può permettersi di curarsi di altro e di nessuno. Io ho fatto il discografico per determinati anni, poi ho dovuto rinunciare. 
                                                                                         

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Zucchero, un dolce incontro
Stoccarda accoglie con tutto esaurito l’ambasciatore del Rock-blues: il Fly tour partito da Milano con l’Album della figlia Irene Fornaciari che ha aperto le date in Svizzera, é approdato finalmente in Germania. Incontriamo il "Re del Rock Bluese"

Angela Saieva

É straordinaria l’accoglienza che ha riservato Adelmo Fornaciari, per il mondo Zucchero, al pubblico tedesco. Sfavillanti lampadari, lunghi festosi tappeti sotto i suoi piedi e su tutto il palco, enormi dipinti attaccati a pareti inesistenti ad effetto tridimensionale, riflettori variopinti quasi come un suggestivo carosello, pronti ad inquadrare il suo salotto settecentesco en nel centro... lui... “Sugar” seduto in una suggestiva poltrona trono in velluto rosso, con bordi dorati e in mano il suo inseparabile “scettro” la sua chitarra. É cosí che il Re del Rock Blues accoglie le migliaia di persone accorse per ascoltare la sua reale musica. Protagonista indiscusso nel panorama internazionale e anche se é stato il palcoscenico del Festival di Sanremo nell’82 che lo ha fatto conoscere al grande pubblico, a consacrare la sua carriera artistica é stato il suo stile, unico e intramontabile. Il grande evento partito da Milano con la presentazione del primo Album della figlia Irene Fornaciari “Vertigini in fiore” e che sta facendo da supporter al Fly Tour, non ha tradito le aspettative. Trasgressivo e geniale, il cantautore Zucchero non ha bisogno certo di molte presentazioni.Indimenticabile sono i duetti con Joe Cocker, Paul Young, Eric Clapton, Brian May, Luciano Pavarotti e tanti altri miti che hanno fatto grande la musica italiana nel mondo. Sono pagine storiche pure per milioni di fan che ormai hanno inciso la colonna sonora della propria vita attraverso i suoi brani, ricordando il passato ad esempio con molto “Rispetto” e proiettandosi nel futuro prendendo il “Volo”.  Molti suoi capolavori rappresentano un misto di ricordi del passato ed emozioni del presente. Brani racchiusi ad esempio nel “Blue Sugar” ricordando percorsi che partiti dai paesaggipadani hanno navigato sul delta del Mississipi, portando la sua musica alle porte del rock inglese di fine millennio. La sua musica é un misto di tradizioni e futuro in un viaggio tra i profumi dell’infanzia e le immagini della sua terra natale, l’Emilia. Straordinaria la presenza di una buona percentuale di italiani residenti a Pforzheim al grande evento di Stoccarda il 17  Maggio. Prima di incontrare il Re del Rock Blues, Zucchero, seguiamo l’interminabile coda silenziosa e rispettosa che si lascia controllare dalle forzhe dell’ordine. In sala poi, il pubblico é in delirio mentre i nostri connazionali invocando l’inno del “popoporopopó” gli fá capire che é giunta l’ora di mostrarsi a loro. Puntuale come sempre si é alzato nel frattempo il sipario sorretto dallo stemma imperiale “Sugar Fornaciari”. La sala si riempie subito di un magico boato. Indesrivibile la scena. Partono subito i primi soccorsi causati da forte emozioni, dalle pressioni calcate tra il pubblico e dalla lunga attesa. Poi di colpo tutto tace, la sua magica voce li abbraccia teneramente e li tranquillizza  e il pubblico rispettoso lo ascolta soddisfatto. Zucchero ha lasciato il segno ed é per questo che ad ogni appuntamento in compagnia della sua melodia é sempre da non mancare. É tarda notte quando incontramo “Sugar Fornaciari”. Impensabile che ci avesse dato retta invece... via con le domande

Ha chiamato suo figlio, la sua nuova canzone e il suo nuovo album Blue Sugar. Non c’é niente di nuovo? Come sarebbe a dire niente di nuovo? E’ tutto nuovo. Nei contenuti ho smesso di piangere mia moglie Angela. Nella musica è il disco più internazionale che ho fatto. E’ il più rock, il meno rithm & blues. C’è sempre la matrice soul, c’è molto delta del Mississippi ma c’è anche molta contaminazione moderna, ci sono i Verve, i Radiohead”. Mi armo di finto sguardo intelligente e annuisco.

Parliamo dei contenuti? Sopita la grande passione, sono venute fuori le mie radici, l’Emilia, la mia vita quando avevo 11 anni, la solarità della mia infanzia.
Un album di ricordi. Una metafora sbiadita. Ricordi di sapori, di colori. Simbolismi. Una ballata di amore e di speranza. Se leggi tra le virgole, i testi hanno continui doppi sensi.

Come era lei da ragazzino? Ero un bambino positivo, un capobranco allegro, forte. Gli altri avevano le crisi mistiche, le depressioni, le grandi domande, chi sono, da dove vengo, dove vado. Io no. Forse ero un poco ritardato. Pensavo a divertirmi e a suonare. Volevo solo trovare la mia strada. Organizzavo feste. Formavo gruppi musicali, i Duca, i Monatti. Erano i tempi dell’Equipe 84, dei Nomadi, di Mal dei Primitives, di Patty Pravo.

Lei si sente un cantante emiliano? Come temperamento si. Come scuola no. Io sono lunisiano. Mezzo Lunigiana, mezzo Lousiana. Ma in Emilia c’è amore per il rithm & blues. E’ sempre stata una terra amante della musica di colore e del rock. Vasco. Ligabue. I veri talenti della musica italiana vengono dall’Emilia e da Napoli. Milano e Roma hanno dato meno.
Panella, l’autore di molti suoi testi, dice: “Zucchero canta di epiglottide. La sua non è una interpretazione, è una pronuncia immediata”. Lei capisce? Ogni volta che canto una canzone è una cosa nuova. Dipende dall’umore. Chi ama la musica che amo io, tipo Eric Clapton, non sta tanto a studiare. Va sul palco e si butta.

Cosa pensa di quelli che della propria voce ne fanno uno strumento? Non mi sono mai piaciuti quelli che usano la voce come uno strumento. Tom Waits, Ray Charles, Joe Cocker non hanno una bella voce ma quando aprono la bocca ti danno delle sensazioni incredibili.

Ricordi dell’Emilia rossa. E’ un disco politico il suo? Mio nonno, Roberto detto “Cannella”, era un mezzadro che prendeva le botte dai padroni. Mio zio, Enzo detto “Guerra”, era un maoista. Mio padre, Giuseppe detto “Pino”, mi raccontava delle corriere che partivano il sabato per Mosca e tornavano il lunedi mattina. Io sono nato nell’Emilia dei comunisti e sono cresciuto nella Carrara degli anarchici. Ma la politica non mi ha mai interessato più di tanto.

Lei ha ottimi rapporti con i preti? Mio zio maoista; quando andava a lavorare nei campi e vedeva don Giovanni che leggeva la Bibbia sul sagrato gli diceva, “Non ho mai visto un prete magro”. Io non ce l’ho con i preti, ce l’ho con le istituzioni.

Si è mai rifiutato di cantare per il papa?A Bologna. E Bob Dilan cantò. Dissi scherzando, Vengo se mi fanno cantare “Solo una sana e consapevole libidine libera l’uomo dallo stress e dall’Azione Cattolica”. Successe un putiferio. Mi dissero: anche Bob Dylan si è redento sulla via di Damasco. Io risposi: si è redento sulla via dei 400 mila dollari per tre canzoni.

Lei è un provocatore? Ma no. Si trattava di sbruffonate goliardiche. Ma avevano un fondo di verità.

Le e mai capitato di avere uno stadio vuoto? Agli inizi. Una balera. C’era un solo spettatore. Che adorava una mia canzone “Una notte che vola via”. Glie l’ho cantata per un’ora e mezza. Sempre la stessa.

Ha paura della folla?La folla mi dà energia positiva. Mi fido della folla. Mi lascio cadere a braccia aperte giù dal palco sulla massa dei miei fans. Si chiama “Stage diving”. Peter Gabriel lo fa all’indietro. Io in avanti. Loro mi accolgono, mi sorreggono e mi ritirano su. Tranne quella volta a New York, al Beacon Theatre. Accecato dalle luci non mi sono accorto che la folla non era sotto il palco ma a due metri di distanza. Io ho allargato le braccia e lentamente mi sono lasciato cadere. I miei fans urlavano come pazzi. Ma come potevo capire? Un tonfo terribile. Mi sono rotto tutto. Sembravo il Gatto Silvestro dopo la bomba.
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Jo Squillo sui palchi tedeschi. Pforzheim accoglie la “Kandeggina Gang”

Angela Saieva

l'indiscutibile bellezza affermata nel mondo della musica e non solo, calca i palchi tedeschi. Nella Notte Italiana tenutasi a Pforzheim con altrettanti artisti di fama, lei é stata la piú quotata.

Da dove nasce questo nome d’arte, Jo Squillo?
Mi chiamo Jo Squillo perché una notte ho avuto un incubo. Sceglievo un nome e volevo un nome ‘forte’, sonoro ed anche poetico, romantico. Volevo un nome che ‘suonasse’, che scuotesse la massa delle persone, spesso un po’ addormentate rispetto ad una generazione che cercava di fare delle cose nuove, proporre un modo di fare musica, arte, un po’ forte, un po’ alternativo, ma anche provocatorio. Gli anni ottanta sono stati anni brutti, si è vissuto un periodo molto grigio, molto nero e quindi la musica permetteva ai giovani di restare fuori da tante situazioni pericolose. La musica ha salvato molte vite.

Che emozioni provi quando sali sul palcoscenico?
E’ importante che ci sia sempre emozione. Quello è fondamentale. Per me è come se fosse sempre la prima volta, emozionante e appassionante come un primo amore, come nell’innamoramento e questo è molto bello. E’ anche vero che ho imparato a stare bene più sul palcoscenico che nella televisione, perché con la musica stai sul palcoscenico tre minuti e via, non riesci a comunicare quello che sei. Invece, attraverso il palcoscenico, la musica e i concerti, la comunicazione che faccio con altre manifestazioni, i talk show, riesco di più ad esprimere me stessa, quella che sono.

Perché hai scelto questa strada?
Per poter esprimere un’altra me, ho fatto il liceo artistico e quindi volevo essere un’artista, per calcare il palcoscenico. E’ un modo per ‘tirarti fuori’. Mi ha aiutato molto, moltissimo, ma perché mi sono aiutata, non perché il palcoscenico ti aiuta, anzi, ti terrorizza. Il palcoscenico deve diventare la palestra della tua anima, della tua comunicazione delle cose migliori di te. Il palcoscenico non dà sicurezza: se non sei sicuro, il palcoscenico amplifica quello che sei… Allora, se hai qualche cosa da dire stai sul palcoscenico, se non hai nulla da dire stai giù…. (Anche se è vero che spesso le persone che hanno qualcosa da dire sono sotto il palcoscenico e sopra ci sono persone che non hanno assolutamente nulla da dire!)

Sei stata la reginetta del punk italiano, credevi in quella musica o era solo per motivi commerciali?
Guarda, io per motivi commerciali mai ho fatto qualcosa:. io ho scritto le mie canzoni; erano canzoni provocatorie, canzoni che servivano a rompere, contro un muro di indifferenza, che esisteva negli anni ottanta. Sicuramente è stato un movimento che è partito un po’ in tutto il mondo, in modo contemporaneo, dall’Italia all’Inghilterra. Era il modo, di una nuova generazione, di dire che esisteva una voglia di fare delle cose in modo diverso, creativo, al di là del business, soprattutto al di là degli interessi, soprattutto per la passione. Quindi, io per passione ho fatto moltissime cose, cose che oggi la maggior parte degli artisti si sognano. Nel senso che oggi ci si muove solo per logica economica, in realtà negli anni ottanta si è fatto moltissimo. Ho fatto concetti a scopo umanitario, con manifestazioni sociali, quindi per me la musica è stata sempre importante da legare all’impegno sociale. Sicuramente il punk ha rappresentato un nuovo modo di provocare, per poter riscrivere una parte della musica italiana.

Perché una donna, per dimostrare che ‘c’è di più’ deve comunque mostrare le gambe?
Noi abbiamo qualcosa di più degli uomini, abbiamo la femminilità, la sensibilità, la voglia di non nascondere tutto questo dietro divise, dietro armamenti. Le gonne sono la cornice di gambe che, soprattutto in questi decenni, hanno fatto tanti cambiamenti: prima celate sotto gonnone castigatissime, mentre oggi abbiamo la possibilità di poter scegliere: gonne o pantaloni. Gli uomini eh… di scelte ne hanno sicuramente meno. Oggi una donna che arriva a coprire cariche importanti nel mondo del lavoro, non deve per forza nascondere le gambe e ciò significa non dover nascondere uno stile di vita differente, o anche un pensiero differente, che a volte, in alcuni lavori, è anche una ricchezza. La bellezza nel mondo del lavoro è un elemento in più: quindi, a pari contenuti, a pari obiettivi, non vedo perché le donne debbano rinunciare a tutto quello che è la loro cultura. E’ chiaro che poi spesso vengono usate le gambe delle donne per altre cose, ma credo che non bisogna guardare soltanto all’esteriorità, all’estetica; questo è quello che vuole dire la mia canzone: guardare a un’etica e quindi essere libere di mettere una mini shirt, una gonna o un paio di pantaloni ed essere giudicate per quello che vali, per quello che fai e per quello che pensi.

Ti sentivi quindi parte di questo movimento?
Ma, credo di aver creato in parte questo movimento. Iin Italia sicuramente. E’ stato un movimento in cui appunto ho inventato un certo tipo di musica: mi tingevo i capelli di verde, facevo delle performances nelle gallerie d’arte, dipingevo quadri, tagliavo vestiti su di me mentre cantavo. Siamo stati una generazione molto eclettica, innovativa ed evolutiva.

La moda aiuta le persone ad esprimere meglio la loro personalità, oppure è un qualcosa che opprime fisicamente, psicologicamente ed economicamente, perché devono comunque confrontarsi con dei modelli difficili da raggiungere?
No, io credo che oggi la moda sia come negli anni 80, che hanno significato molto per quanto riguarda l’immagine (non a caso si chiamava la look generation, la generazione dell’immagine). Attraverso l’immagine si voleva creare un concetto di personalità e quindi io mi tingevo i capelli di verde perché ero vicina all’ecologia, per difendere la natura, dando dei messaggi. Ancora oggi la moda e gli abiti danno un messaggio di te, è un biglietto da visita. L’originalità delle persone, quello che è l’aspetto più unico di te stessa. E’ chiaro che è una voglia di farsi vedere agli occhi degli altri più bella e più rinnovata. Purtroppo i modelli imposti sono esteriormente molto falsi. Credo molto nella disciplina, in una corretta alimentazione, in un concetto di benessere e salute, attraverso lo sport, i sacrifici e anche il sudore. Non credo nella trasformazione chirurgica e quindi non credo in questo tipo di stereotipo femminile (ma anche maschile, perché anche per gli uomini pare che sia molto di moda che si rifacciano). Infatti, io sono forse una delle poche donne della televisione a non avere niente di ritoccato, ricostruito. Sono autentica, anche nei miei difetti. E’ importante quindi il concetto di accettare i propri difetti come originalità e unicità.

Perché secondo te, nel mondo dello spettacolo, gli amori hanno vita breve? Cosa succede che fa scoppiare le coppie?
Mah, per non dire delle banalità, è difficile oggi sopportarci, starci vicino e ci sono tantissime esigenze e c’è molta libertà. C’è libertà nel costume, in alcuni ambienti, c’è una grande liberta. Ma comunque credo che tutte le donne abbiano tutte più libertà, più liberta di costume, di movimento, di socializzazione. Quindi c’è più possibilità di scelta e una minore attenzione a certi valori, fondamentali invece per continuare a superare i propri problemi. Oggi credo invece che ci sia un grande problema di incomprensione fra uomo e donna. Bisogna sopportarsi a vicenda. Nel mondo dello spettacolo non c’è niente di diverso. Forse ci sono più persone portate al cambiamento e… pronti e via ! Ci si rinnova. Ci sono uomini che trovano più facilmente ragazzine più giovani e dunque ‘mollano’. Io però non faccio parte di quel tipo di mondo che segue i rotocalchi e che, per dimostrare di esistere, per business, per avere delle copertine, deve rinnovare gli amori.

Oggi le donne sono molto più libere, informate e consapevoli, ma anche più esigenti nei confronti dei loro partners. Pensi che le donne di oggi siano più felici delle donne di ieri?
Prima ci si accontentava di più, c’era meno consapevolezza e alla fine la felicità era anche mangiare una spaghettata insieme. Oggi invece, avendo di più e volendo di più…. Diciamo che ‘chi si accontenta gode’ in fondo è assolutamente vero, sono le cose più semplici quelle che danno la felciità.

Il tuo è il ‘mondo dell’effimero’ ?
Mah, è stato sempre considerato effimero lo spettacolo ed anche la moda. Credo che sia assolutamente uno dei mondi in cui puoi avere la possibilità di essere più creativo, di essere artista, di essere te stesso fino in fondo. Soprattutto la musica ti fa essere sempre più te stessa, vicino all’anima e credo che anche la moda, la ricerca del bello, ti porti ad una ricerca del bello anche dentro di te.

Quali sono i tuoi valori?
E’ molto difficile. Sai, anzitutto la ricerca di un benessere che non è soltanto legato al business di oggi della ‘salute’, ma è legato ad una ricerca culturale, interiore, psicologica e morale che porta sempre di più ad una correttezza di vita. Essere delle belle donne significa essere belle fuori e dentro. Spesso si pensa ai massaggi, ai trattamenti, ma poi dentro si è assolutamente vuote.Credo nel lottare, come donna, per raggiungere delle cose, costruirsi il proprio pane. Ho fatto la scuola dello sport, del sudore, della fatica, non credo alle strade facili. Credo soprattutto nel bene, nel fare del bene agli altri, il che porta a farlo anche a sé stessi. Faccio sempre beneficenza, senza dirlo troppo sui giornali, non la faccio solo quando ci sono da fare delle fotografie come spesso fanno molti…

Cliccando sul tuo sito esce ‘ Milano da bere’, questi anni ottanta ti sono davvero rimasti dentro?
Sinceramente non lo so. In ogni caso la ‘Milano da bere’ che ho conosciuto era molto più viva, energica, di oggi. Allora Milano era una capitale europea: la moda, la musica, l’arte, il design. Oggi non è così valutata, ecco.

Attualmente di che cosa ti occupi?
L’essere punk si è ripercosso ovviamente in forme diverse, in modo diverso, con il creare nuove cose e quindi pensare a una logica sempre creativa ed artistica del percorso della musica, ma anche dell’immagine e quindi creando una mia produzione televisiva, dove ho aperto un canale satellitare che parla di stile di vita, di moda, che va in giro per il mondo e capta tutte quelle che sono le nuove tendenze. E’ un canale satellitare, che si vede in quaranta paesi del mondo: si chiama TV Moda. E’ un canale che parla appunto di stile, 24 ore su 24, in tutte le lingue; è un canale italiano, però ha un occhio di riguardo a quello che è la musica, la moda. il teatro, l’approfondimento, la poesia. La frequenza è Sky 812, in chiaro, non è a pagamento.
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Emma Marrone, avevo due mesi di vita" la cantante parla della sua malattia, avevo un tumore maligno. La Marrone firmò per autorizzare l'espianto degli organi nel caso non ce l'avesse fatta

Angela Saieva

La cantante reduce dal successo del suo nuovo lavoro, torna a parlare della sua malattia, il tumore.

La Marrone firmò per autorizzare l'espianto degli organi nel caso non ce l'avesse fatta. 

La cantante salentina torna a parlare di uno dei periodi più difficili della sua vita: la lotta contro il tumore.

Lo fa spesso, quasi ad esorcizzare la paura, il fantasma.

“Oggi è il mio secondo anniversario di vita".

Vincitrice di Amici 9 e seconda classificata al Festival di Sanremo ha rilasciato cosí un'intervista shock, raccontando di aver superato la malattia, un tumore, scoperto durante i viaggi con la sua band.

Era il 2009 quando ebbe la notizia che la sua vita era appesa ad un filo.
 
Mi avevano dato due mesi di vita se l’intervento non avesse funzionato, racconta Emma Marrone.

Doveva partire un minitour, dice, ma non parte mai, perché io comincio a stare male.

Sono sempre stanca mi si bloccano alcune funzioni vitali e arrivo a pesare 40 chili.
 
Sentivo un peso enorme dentro di me poi, prosegue la cantante, i medici scoprono che nell'utero ho una massa  grande e maligna.

Mi operano d'urgenza a Roma.

L'intervento dura sette ore, ma mi salvano l'utero.

Mi sveglio con un taglio lungo, ma mi sento già un'altra persona.

Ricordo che qualche ora prima di essere operata, senza dire niente ai miei genitori ho firmato io le carte per la donazione dei miei organi, nel caso non ce l’avessi fatta.

Ma fortunatamente l’operazione andò bene e già il giorno successivo all’intervento, la cantante si sentiva un’altra.

Sentivo di  avere vinto io. Mi sono alzata dal letto e mi sono tolta il catetere da sola contro il parere dei medici.

Sapevo di essere guarita.

Sono crollata solo uscendo dall’ospedale con la stampella, ma sono uscita da vincitrice, loro volevano mettermi su una sedia a rotelle.

Emma incalzata dalle domande dice la sua anche sul figlio che Belen aspetta dal suo ex Stefano De Martino, augurando loro il meglio.
 
Sono una persona fin troppo buona, oltre al cervello ho anche un cuore e non posso non augurare a tutti e due il meglio.

Davanti a una vita che nasce bisogna deporre ogni rancore.

Emma Marrone non l'aveva mai detto a nessuno, solo a Maria De Filippi, perché non era il momento giusto.

Non volevo passare per una vittima, io voglio testimoniare.

Alle ragazze, alle mie fan voglio dire che non sono un mito, vivo sotto le vostre stesse nuvole, sono stata graziata.

I loro problemi sono i miei.

E ancora Emma dice una cosa importante:

Hanno comprato 150mila copie del mio disco e non me ne interesso? Ho i loro soldi in tasca, mi ascoltano e io li devo ascoltare.

Leggo le loro e-mail, rispondo a tutti.

Io non sono la vostra cura, sono la colonna sonora della vostra guarigione. 
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MOGOL e il Festival. Abbiamo intervistato Giulio Rapetti in arte Mogol, dal 2007 Presidente di Giuria del festival che in soli 3 anni e’ riuscito a coinvolgere piu’ di 6000 artisti da tutta la penisola.

Angela Saieva

In occasione dell’apertura delle iscrizioni del Tour Music Fest 2010, abbiamo intervistato Giulio Rapetti Mogol, dal 2007 Presidente di Giuria del festival che in soli 3 anni e’ riuscito a coinvolgere piu’ di 6000 artisti da tutta la penisola.

Da poco finita l’esperienza Sanremo, molto contestata dalla maggior parte degli addetti ai lavori. Cosa sta succedendo in Italia a livello di produzione musicale?

Mi sembra che stiamo vivendo un periodo di canzoni di passaggio che non rimangono nel cuore della gente. In Italia quando si tratta di produzione, siamo ‘al lumicino’…se la produzione nuova continua a basarsi sugli show televisivi, le scuole televisive, X Factor e cosi’ via, i contratti discografici continueranno ad allinearsi non con la qualita’ ma con l’auditel e le manifestazioni tv non si basano sulla meritocrazia.

Lei ha lavorato con le più belle e straordinarie voci e con le più importanti band della storia della musica ed è stato definito il massimo autore italiano.Quali erano le possibilità di affermazione nell’ambito musicale italiano degli anni Sessanta?

Le possibilità di affermazione negli anni Sessanta erano sicuramente maggiori rispetto a quelle di oggi anche se il livello artistico era sicuramente minore.
Intendo dire dal punto di vista degli arrangiamenti e delle sonorità, rispetto a oggi bastava un’aria felice e la canzone o il progetto discografico si lanciavano da sé, mentre oggi i grandi problemi riguardano la promozione e la visibilità…negli anni Sessanta era molto più semplice riuscire a farsi ascoltare e quindi incidere un disco e promozionarlo su larga scala

Cosa pensa del panorama musicale attuale?

Purtroppo i prodotti e le iniziative sono tante e di una qualità di arrangiamenti decisamente superiore a quando ho cominciato io. Il grande problema è l’omologazione e l’impossibilità di avere visibilità e promozione a prescindere da alcuni standard imposti. La musica si “adopera” e fruisce venti volte di più rispetto a quaranta anni fa e costa di meno, ma le necessità di mercato impongono l’adeguamento a prototipi e una promozione ristretta al genere di riferimento.

Quali prospettive vede per chi si affaccia in questo periodo nel mondo e nel mercato della musica italiana?

La maturità artistica si raggiunge solo attraverso la formazione, la sperimentazione sul palco, la voglia di mettersi in gioco e una promozione reale. Per questo ultimamente non si riscontrano nuovi grandi artisti, sono tutti nomi piccoli che stentano ad affermarsi e che spesso rimangono vincolati al loro mercato di riferimento senza un’ulteriore diffusione e possibilità di visibilità, sia per il rock che per la musica leggera.

E’ d’accordo con chi ritiene che per produrre e diffondere musica di qualità sia necessario rivolgersi al mercato estero?

La stessa situazione italiana si propone anche su scala europea perché è figlia del profitto e del marketing, ma l’artista o la band oggi si deve confrontare necessariamente con il mercato internazionale, per poter fare sperimentazione e crescere artisticamente. Anche per questo sono importanti le grandi vetrine nazionali, per poter essere conosciuti anche in Europa.

A proposito di grandi vetrine, quanto spazio è riservato ai giovani emergenti?

Lo spazio riservato ai giovani emergenti è poco…è difficile avere visibilità, farsi conoscere e anche farsi ascoltare oltre il proprio circuito locale. Alla musica, attraverso la radio, è riservato ampio spazio, ma il mercato è frazionato. Ciò che colpisce è il frazionamento dato dalla soggettività delle singole radio o delle singole manifestazioni, legate a un determinato ambiente artistico e musicale che impedisce una promozione e una visibilità totali e su larga scala che si tratti di pop, di rock, di progressive, di musica d’autore e così via.  La formazione resta un fattore fondamentale.

Quali sono le possibilità di affermazione e le caratteristiche fondamentali che dovrebbe avere un giovane o  una band  emergente?

 Deve mettersi alla prova, sperimentarsi, crearsi una cultura musicale e farsi conoscere. Formazione e promozione: le due parole d’ordine. Le caratterisriche... una grande passione e la voglia di sperimentarsi e crescere.

Ma per affermarsi, secondo lei, conta più il talento o lo studio?A questa domanda ha risposto anche Albert Einstein: “l’1% è l’ispirazione, il 99% la traspirazione” ossia il sudore, l’impegno. Anche Leonardo Da Vinci e tutti i grandi hanno risposto così a questa domanda. Il talento, la scintilla senza impegno e sudore non valgono nulla. Solo lo studio ti permette di diventare artisticamente imprevedibile. Bisogna ragionare sull’impegno, il sudore, i tempi lunghi…

In un momento in cui tanti speculano sui sogni dei giovani artisti, perché ha scelto di esserne il presidente di giuria? La possibilità di crescere e maturare artisticamente. L’unica garanzia di un artista è il suo impegno e la voglia di mettersi alla prova. Il talento lo devi far crescere e senza la cultura musicale non vale. Bisogna lavorare, coltivare la propria passione, avere una passione critica e autocritica, che si acquisisce solo mettendosi alla prova direttamente e ascoltando gli altri

Qual è la prima cosa che nota quando deve giudicare una band, un giovane interprete o cantautore? Cosa cerca nella nuova musica? La sincerità, sicuramente la sincerità e la voglia di crescere. Nei giovani cerco la credibilità ciò che viene espresso e la possibilità che ciò che esprimono sia creduto e reale…sentito

Cosa la spinge ancora dopo tanti anni e tante soddisfazioni ad appassionarsi ai giovani aspiranti interpreti e cantanti? La musica serve a riscattare le persone, la cultura popolare…e la cultura popolare non può fallire! E’ questo che mi spinge ancora ad interessarmi all’argomento e a cercare nuove scintille anche partecipando ai lavori.

Tre cose che servono per entrare nel mondo della musica e tre cose che non si devono fare. Impegno, impegno e impegno. Ciò che non bisogna fare è considerare l’arte al livello di mestiere, lavorare con la musica per la voglia di realizzare qualcosa di bello. Preferisco un dilettante con la passione a un professionista che ha come obbiettivo il guadagno!
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intervista al regista Mark Andrews e a Noemi, artista emergente del panorama musicale italianoLi abbiamo incontrati per scambiare quattro chiacchiere su questo progetto, del tutto nuovo per Noemi.

Angela Saieva

Si potrebbe pensare quasi che l’abbiano scelta per il colore dei capelli. Eh sì, perché Noemi, artista emergente del panorama musicale italiano, ha una bella chioma fulva come Merida, protagonista di Ribelle The Brave, ultima fatica targata Pixar e Disney.

Noemi è la voce italiana delle canzoni del film d’animazione, colei che dà forma e consistenza sonora alle riflessioni della giovane principessa scozzese, alle prese con un matrimonio imposto e divisa tra l’obbedienza ai genitori ed il desiderio di ribellarsi e costruirsi un proprio destino.

Parliamo di Merida. Cosa ti ha colpito di questo personaggio?

Merida ha un cuore grande e coraggioso, come suggerisce il titolo del film.

Affronta mostri e magie, ma soprattutto affronta se stessa e le proprie paure. Ed essere se stessi nonostante tutto e tutti è il più grande atto di coraggio del mondo.

Ribelle – The Brave è un film incentrato sul rapporto tra una figlia ribelle e anticonformista, Merida, ed una madre, la regina Elinor, piuttosto severa. Il rapporto con tua madre è stato simile a quello tra le protagoniste del film?

In un certo senso sì. Qualunque adolescente può riconoscersi facilmente in Merida, perché qualunque ragazza sente il bisogno di distaccarsi dalle figure genitoriali per capire chi è veramente.

Anch’io, da adolescente, cercavo di costruirmi i miei spazi, di ritagliarmi un’autonomia, anche se mia madre non è mai stata particolarmente severa.

Eppure, nelle occasioni ufficiali, tua madre è sempre qualche passo indietro rispetto alla figura di tuo padre o di tua sorella.

Beh, mia madre è una donna che non sta sotto i riflettori. Ama la vita di casa, è un’artista, dipinge e forse per questo emerge meno rispetto ad altre persone che mi sono vicine.

Aveva ventuno anni quando sono nata, quindi posso dire che siamo cresciute insieme.

Ha sempre avuto un approccio piuttosto anticonvenzionale con noi, ci portava al mare a fare i compiti, non ci lasciava mai vincere una partita… insomma, è sempre stata una bambina più di me!

È la prima volta che ti trovi ad affrontare un impegno nella realizzazione di una colonna sonora. Cosa puoi dirci di questa esperienza?

Che è stata incredibilmente stimolante. Le musiche del film sono straordinarie, e si discostano moltissimo dal genere di sonorità a cui sono abituata, sia come cantante che come ascoltatrice.

È stata una sfida, ho cercato dei nuovi colori, nella mia voce, che potessero adattarsi al meglio a questo sound così scozzese, davvero meraviglioso.

Inoltre, l’emozione è stata incredibile perché cantavo guardando le immagini del film. Solitamente, quando canti sei abituato a creare delle immagini nella tua testa, non a vederle davanti a te!

Devo dire che mi ha aiutata molto, sono stata suggestionata e ispirata da tutti quei paesaggi mozzafiato.

La musica che faccio è lo specchio di ciò che amo nel mondo. Ribelle – The Brave è un progetto magnifico, ed essendo laureata in storia del cinema, entrare in un mondo di cui finora avevo goduto solo come spettatrice è stata un’esperienza  che porterò nel cuore per sempre.

Tra vent’anni, la mia voce sarà ancora associata a questo film. È una cosa bellissima.

Mark Andrews, Ribelle – The Brave, è il primo lungometraggio targato Pixar con un’ambientazione storica. Come mai questa scelta?

Ci sono molti motivi diversi dietro. John Lasseter (direttore creativo della Pixar e dei Walt Disney Studios, ndr) dice che, per fare un buon film, occorrono tre elementi: un protagonista forte, una storia avvincente e un mondo favoloso da raccontare.

In Ribelle – The Brave ci sono tutti e tre, e la Scozia medievale, con le sue leggende, i suoi misteri e le sue atmosfere, si adattava perfettamente alla storia che volevamo raccontare.

Tuttavia, né a me né a Brenda Chapman, l’altra regista del film, interessava un taglio filologico.

Il film è ambientato tra il nono e il decimo secolo, ma ci siamo presi una certa libertà.

Spero che nessuno sia così pignolo da sbraitare “eh no, quella cosa lì non c’era ancora nel decimo secolo!”.

Merida è un personaggio visivamente impressionante, con quella massa di capelli rossi continuamente in movimento. Com’è stato concepito?

La scelta cromatica non è casuale. I capelli rossi di Merida la dovevano connotare come parte di un clan: suo padre ha i capelli rossi e i suoi tre fratellini hanno i capelli rossi.

Inoltre, i ricci sono il simbolo della sua indole ribelle: la madre cerca sempre di contenerli e Merida, invece, li porta sciolti e li fa uscire dalle cuffiette.

Dal punto di vista realizzativo, posso dire senza dubbio che sono stati una delle sfide maggiori per i nostri animatori.

Caratterialmente, Merida vive il dramma di ogni adolescente, quello di doversi ribellare all’autorità genitoriale.

L’ambientazione storica di  Ribelle – The Brave ci ha aiutati, paradossalmente, a sottolineare come certe dinamiche familiari siano assolutamente senza tempo.

Cosa aggiunge Ribelle – The Brave rispetto agli altri lungometraggi della Pixar?

Artisticamente, ha affrontato ogni tipo di sfida. Ha portato l’animazione a superare limiti finora invalicabili. È stata dura, ma il risultato è sorprendentemente realistico.

Abbiamo spinto la tecnologia al massimo delle sue potenzialità, per poter creare un mondo appassionante e visivamente ricco, nel quale lo spettatore potesse credere. Se non ci credi, non ti emozioni.

Inoltre, ha una tematica nuova: Merida combatte non per vendicare qualcuno, ma per la propria libertà, per il suo diritto ad essere autonoma e responsabile delle proprie scelte.

Tratta temi universali, come la ricerca di se stessi ed il passaggio dall’infanzia all’età adulta.

Credi che tematiche simili si adattino bene ad un medium come un film d’animazione?

Certo! Anzi, la maggiore sfida credo sia proprio questa: dimostrare che, ormai, l’animazione non è più un genere rivolto esclusivamente ai bambini.

Abbiamo avuto parecchi esempi di film maturi e trasversali per target anagrafico, eppure ancora si guarda ai film d’animazione come a prodotti destinati solo ai più piccoli.

Trovo che sia ingiusto e riduttivo, e sono stato onorato di aver lavorato ad un film che, in questo senso, affronta argomenti drammatici di grande importanza, attraverso una storia che si rivolge a tutti.
                                                                                                             

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Lucio Dalla, la pryvacy senza maschere. Padre Bernardo Boschi che domenica ha pronunciato l’omelia ai funerali del cantante torna sulle polemiche, per la presenza sull’altare della basilica di San Petronio di Marco Alemanno, compagno del cantante. La replica dell’Arcigay di Bologna. 

 
Angela Saieva

Lucio Dalla se ne é andato stroncato da un infarto. Se ne è andato alla sua maniera, in un silenzio imprevedibile, rumoroso come nei suoi celebri scat di Intervista con l’avvocato.

Se ne è andato tre giorni prima di festeggiare 69 anni e di ricevere dagli addetti ai lavori, dai suoi fan che amava, dai tanti amici e colleghi che aveva visto crescere e che aveva cresciuto, lanciato verso l’olimpo musicale, dagli Stadio a Ron passando per l’ultimo Pierdavide Carone con cui si é esibito a Sanremo 2012.

Il grande Lucio e le sue mille versioni, eclettico sempre diverso. In cinquant’anni di carriera ha reinventato e mischiato jazz, pop, tribal, lirica sempre a suo piacimento, diventando un manifesto nel mondo con la sua Caruso.
 
Ma raccontando le storie degli ultimi di Piazza Grande, dei folli e degli erotomani soli e abbandonati di Disperato Erotico Stomp, degli innamorati ed illusi con Cara, Canzone e Telefonami tra vent’anni.

Negli anni Sessanta e Settanta cantava il progresso con sguardo lucido, anticipando tempi, modi, luoghi e sensazioni, legando ad un solo unico e grande filo comune la possibile soluzione di una vita fatta di incertezze, fatta di noia e di paura di vivere: l’amore.

Lucio Dalla ha avuto un grande successo non solo per il suo carattere istrionico, per la sua follia ma perchè aveva quella capacità sensazionale e, allo stesso modo, semplice che hanno solo grandi: lui era universale.
 
Come un grande classico di Shakespeare, Lucio Dalla sapeva parlare dei particolari, in maniera grandissima ed universale.

Qualsiasi cosa lui cantasse o scrivesse acquistava immediatamente la dimensione del “tempo zero”, vi basterà ascoltare pezzi come 1983, come L’anno che verrà, come Il motore del 2000 oppure tutto lo storico album Anidride Solforosa (datato 1975) per capire di cosa si sta parlando.

Di quale artista, oggi in questo mese pazzo quanto lui, da domani dovremmo fare a meno.

Eppure incalzano le polemiche. Così Dalla in un’intervista del 1979. Il suo padre spirituale: "Le polemiche su di lui, una vendetta gay"

La Chiesa condanna il peccato, non il peccatore, quando questi fa un certo cammino».

Padre Bernardo Boschi, il confessore di Lucio Dalla che domenica ha pronunciato l’omelia ai funerali del cantante, torna sulle polemiche per la presenza sull’altare della basilica di San Petronio di Marco Alemanno, compagno del cantante.

Dalla era «una persona di grande fede e non ha mai voluto conclamare la propria omosessualità», dice Boschi, secondo cui le polemiche sono una «vendetta dei gay che volevano fare del cantante una bandiera».

E che Dalla non avesse alcune intenzione di dichiararsi gay lo conferma anche un’intervista del 1979 alla rivista «Lambda», periodico del movimento di liberazione omosessuale che uscì dal 1977 al 1981 e che ieri ha ripreso a girare in Rete.

Incalzato da Pietro Savarino, nel 1979 Lucio Dalla si rifiuta di dirsi gay e di fare dell’identità sessuale una questione pubblica: «Non mi interessa parlartene, dice, perché dovremmo stare sulla questione per giorni interi.

E poi credo che non ve ne sarebbe bisogno, nel caso fosse vero. Io sostengo che ognuno deve comportarsi correttamente secondo la sua organizzazione mentale, la sua organizzazione sociale, ma fare dichiarazioni di voto mi sembra ridicolo.

Non appartengo a nessuna sfera sessuale».

Dalla rivendica con orgoglio la sua «non appartenenza» a qualsiasi area, politica, di pensiero, sentimentale: «Sono un uomo isolato, ecco perché mi rifiuto di collocarmi nel Pci, col quale non ho alcuna “area culturale” in comune.

Sono un uomo abbastanza appartato anche a livello di sentimenti. Sono solo perché lo voglio essere, organizzo il mio mondo forse malinconicamente ma con coraggio, mi sento molto vicino al mondo del lavoro.

Il fatto stesso di comunicare alla gente, a tanta gente, è un’esemplificazione di tante tensioni, tensioni emotive e a volte anche tensioni sessuali».

Infine, il cantautore chiarisce una volta per tutte: «Non mi sento omosessuale, ma veramente, spero che lo capisca. Non mi sento omosessuale.

Mi sento pronto e disponibile a tutte le situazioni di amore, di affetto, di amicizia, di sentimenti, di tenerezza.

Ecco, sono un uomo disponibile, ma la mia cultura non è una cultura omosessuale, il mio modo di organizzare il lavoro non è omosessuale, ho amici quasi tutti eterosessuali; ho anche amici omosessuali che rispetto e ai quali voglio molto bene.

Sono un uomo molto confuso, in tutto, ma credo che gli uomini abbiano il diritto a essere confusi, perché sono sgradevoli quelli che si ritengono conclusi.

E poi sono vecchio, ho 36 anni, ma non vecchissimo. Spero di cambiare. Magari se ci vediamo fra tre anni, ti faccio tutte le dichiarazioni che vuoi».

Di anni ne sono passati più di trenta, ma Dalla quello che ora si definisce «coming out» non l’ha mai compiuto. A

nche per questo ieri padre Boschi ha aggiunto: «Ho avuto una sensazione molto sgradevole, di mancanza di civiltà nel leggere le polemiche sui giornali.

Quelli che criticano sono sciacalli, iene. Sputano sentenze su cose più grandi di loro. Questi soloni che imperversano, dicendo che la Chiesa è ipocrita non sanno niente della Chiesa».

Per il domenicano, le polemiche sono «micidiali sul piano umano». Anche «Gesù andava dalle prostitute perché si convertissero. Io sono andato tante volte a casa di Lucio, c’era anche Marco Alemanno, e non ho mai visto nulla».

Sbaglia anche, secondo il religioso, chi ha malinteso la mano tesa verso il giovane: «Era un ragazzo che soffriva.

Si dà quello che si ha, e dobbiamo dare il bene. Ma se dentro le persone c’è la malizia, la si vede ovunque».

Mentre per Monsignor Giovanni Silvagni, vicario generale dell’Arcidiocesi di Bologna «si è voluto inventare un problema che non esiste, cavalcando l’onda mediatica per interessi che mi paiono un po’ estranei alla vicenda e ai sentimenti delle persone coinvolte».

«Lucio Dalla non è mai stato una nostra bandiera né lo sarà»: replica l’Arcigay di Bologna. «Non abbiamo mai chiesto a Dalla di partecipare a un nostro “Pride” né ad altre iniziative perché sapevamo della sua scelta di riservatezza, anche se non nascondeva la sua omosessualità, e l’abbiamo sempre rispettata».

Perciò «nessuna vendetta da parte dei gay.

Anzi, nel movimento molti ci hanno rimproverato di non essere intervenuti. Messa alle strette, la Chiesa pensa di difendersi aggredendo noi. È la solita ipocrisia».

E «sono molto rattristato dalle parole di padre Boschi che trovo sinceramente ammantate di livore ideologico» aggiunge il presidente nazionale di Arcigay, Paolo Patanè.

«Nessuno ha mai mancato in vita nei confronti di un artista sublime come Lucio Dalla e nessuno ha mai inteso mancare in morte.

A me personalmente ora preme solo il rispetto, l’affetto e il sostegno al compagno di Lucio Dalla e spero che una bella storia d’amore che la sorte ha colpito, possa generare libertà per la moltitudine di gay e lesbiche senza notorietà né diritti».
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